Aforismi e pensieri illuminanti
Realizzazione Integrale (Spirituale - materiale)
Spiritualità, Amore e sessualità consapevole
Tu Sei per te stesso il più grande dei Misteri,
il Principio di tutte le soluzioni
Trasformare i sensi di colpa in Amore Risveglio della Coscienza: L'Origine spirituale Divenire integralmente Amore e ScoprirSi Sua Origine, questa è la Soluzione Aprire il cuore all'Amore La mancanza di Amore è il problema numero uno dell'umanità La vita che è Amore non conosce timore Non c'è Verità senza Amore, i dogmi sono figli della sofferenza Essere Verità significa essere ogni cosa Perché ci si dovrebbe Illuminare? Non hai compiti, non hai missioni. Semplicemente Sii Felice! |
Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità 1. L’ABBANDONARSI DELLA MENTE ALLA REALE IDENTITÀ L’abbandonarsi della mente alla Reale Identità (Sé, Assoluto, Realtà, Dio) è una modalità del suo governarsi beneficamente per far emergere il Naturale funzionamento dell’ambito Reale Identità – individuo (mente, sé individuale): l’Alternanza della Consapevolezza integrale con l’Estinzione. La Reale Identità Sussiste Origine di ogni mente e in una certa misura ognuna è abbandonata a Lei - ogni mente è nelle mani di Dio. L’abbandonarsi significa soprattutto l’intenzione della mente di abbandonarsi maggiormente seguito da un maggior abbandono e questo comporta anche il suo tendere, conscio o inconscio, a conoscere la propria illusorietà e Dio come unica Realtà. Abbandonandosi alla Reale Identità, la mente stimola direttamente la maturazione di uno dei tre approcci fondamentali al Divenire veritiero: la “via” dell’Amore – il “percorso” della devozione o via dell’abbandonarsi a Dio. Nel senso ampio del processo, il soggetto che si abbandona è la mente nel suo complesso. In quello stretto invece, è l’identità immaginata (falso individuo) e più specificatamente alcuni suoi segmenti. L’intenzione di abbandonarsi scaturisce sostanzialmente sempre dal falso individuo, in assenza del quale non c’è alcun bisogno sostanziale di abbandono (perché c’è), a meno che permanendo nel vero abbandono la mente non esprima l’intenzione di abbandonarsi completamente per favorire l’abbandono totale. 2. MOTIVI DELL’ABBANDONARSI DELLA MENTE ALLA REALE IDENTITA’ La mente si abbandona alla Reale Identità per migliorare la propria condizione, sapendo o ignorando che si tratta dell’abbandonarsi, il quale può essere: - non intenzionale, quando le attività della mente (meditazione, preghiera, attività creativa…) portano la stessa ad abbandonarsi senza sapere di star facendolo, perché non sa in cosa consiste l’abbandonarsi ovvero ignora questo concetto; - intenzionale, quando la mente si abbandona volontariamente sapendo di cosa si tratta. I motivi per cui l’identità immaginata o la mente si abbandona intenzionalmente sono sostanzialmente due: - sa che l’abbandonarsi è benefico e lo utilizza spesso come soluzione prima, - si trova in una situazione difficile (problemi, emozioni pesanti, pensieri superflui, confusione, conflitti…) e non riuscendo a risolverla diversamente, si abbandona, spesso come “soluzione ultima”. Queste due ragioni sono aspetti di un unico motivo: - il primo aspetto, è relativo primariamente all’identità immaginata che ha già sperimentato gli effetti benefici dell’abbandonarsi e lo fa per eliminare gli ostacoli per la consapevolizzazione, essendo consapevole che l’ostacolo primario è proprio lei. L’abbandonarsi intenzionale è per la mente un toccasana per liberarsi dalla morsa della propria confusione (emozioni nocive e pensieri superflui), soprattutto quando non ha né la forza né la lucidità necessaria per: meditare qualitativamente, porsi domande illuminanti in modo consapevolizzante (per esempio: Qual è la Reale Identità?), testimoniare con qualità, fare come dovuto affermazioni illuminanti (per esempio: Io sono) … - il secondo aspetto, è caratteristico soprattutto per la mente che ignora il profondo valore dell’abbandonarsi e si abbandona per scoramento o disperazione. Questo coincide spesso anche con l’inizio del Divenire veritiero. Nel primo caso, l’abbandonarsi è utilizzato in modo intenzionale come strumento consapevolizzante, mentre nel secondo è usato molte volte come via d’uscita[1] dai problemi, senza lo scopo di stimolare la consapevolizzazione. L’identità immaginata che si abbandona qualitativamente a Quella Reale è una specie di suicida, perché facendolo favorisce la propria scomparsa. Questo è uno dei motivi per cui non è la sua interezza a decidere di abbandonarsi, ma ci sono segmenti favorevoli all’abbandono e altri che lo osteggiano, perché potrebbe farli sparire (eliminazione delle subpersonalità). Maggiore è la consapevolezza e più i segmenti sostenitori prevalgono su quelli opponenti, che sino a che non sono stati pienamente neutralizzati o trasformati in favorevoli, sono potenzialmente sempre in guardia e spesso, più sono in pericolo e vicini a scomparire, più diventano astuti e maliziosi a manipolare quei segmenti che appoggiano il Divenire veritiero. Questa è una delle ragioni principali per cui molte menti non Divengono veramente (maturazione spirituale effettiva), ma si allucinano con il Divenire ingannevole (falsa spiritualità), spacciandolo magari come la più pura e migliore delle vie spirituali. L’abbandonarsi dell’identità immaginata alla Reale Identità cessa con il vero abbandono, che è anche il trascendimento (temporaneo o definitivo[2]) dell’identità immaginata. Quello della mente nel suo complesso finisce invece con l’abbandono totale, quando lei è quasi completamente estinta[3] e quindi praticamente non c’è più il soggetto dell’abbandono. L’abbandono totale è di fondamentale importanza per la maturazione della Consapevolezza integrale. Ritornata al vero abbandono dopo quello totale, la mente beneficia di una profonda trasformazione. 3. AFFIDAMENTO E ABBANDONO L’abbandonarsi può essere classificato in due oppure quattro elementi o fasi: 1) l’intenzione della mente di abbandonarsi, cioè l’inizio di un maggior abbandono; 2) l’affidamento alla Reale Identità; 3) il vero abbandono e 4) l’abbandono totale. L’affidamento è un abbandono parziale e a differenza di quello vero e totale implica: presenza di aspettative, bisogno di controllare la situazione, presenza dell’identità immaginata, paure… Alcuni indicatori della misura in cui la mente è abbandonata sono: - il grado di presenza dell’identità immaginata. Se non è caratterizzato dal suo scomparire, l’abbandonarsi si riduce sostanzialmente ad un insieme di idee riguardo allo stesso (primariamente idee: su “se stessi” come di colui che si abbandona, sull’abbandono stesso e sui suoi significati, e sulla Reale Identità). Sino che c’è l’idea io (identità immaginata) mi abbandono (io mi sono abbandonato, io sono abbandonato, io mi sto abbandonando) non c’è il vero abbandono e chiaramente nemmeno quello totale. Durante il vero abbandono la mente può constatare io mente sono veramente tutta abbandonata, ma questo è ben diverso dalla constatazione basata sull’identità immaginata: io (identità immaginata) sono veramente abbandonata. - il vero abbandono sottintende la Pace compiuta della mente. L’inquietudine deriva dalla presenza dell’identità immaginata: no identità immaginata = sì Pace. - il numero di pensieri. L’aumento dell’abbandono diminuisce il numero di pensieri e aumenta l’armonia delle loro vibrazioni con quella dell’Amore. Durante il vero abbandono la mente può anche pensare, ma questo non turba il suo essere integralmente Pace; - quanto la mente “vaga tra passato e futuro”. Quella veramente abbandonata non immagina la tripartizione passato - presente - futuro, ma è pienamente consapevole dell’Attimo presente (è integralmente il “qui - ora”); - la varietà delle emozioni e la loro qualità. Abbandonandosi qualitativamente, la mente trasforma il “voler bene” in Amore. Durante il vero abbandono la mente Ama integralmente la propria interezza e c’è l’Amare il prossimo come se stessi, che è conosciuto come parte di sé: c’è la piena consapevolezza che quello che è comunemente percepito e definito come il prossimo è un aspetto di se stessi (individuo, mente) e un elemento di Sé Totalità (Vera Identità, Uno Totale); - la qualità della testimonianza. Durante il vero abbandono, la mente non immagina la tripartizione testimone – testimoniare – testimoniato, ma è pienamente consapevole che tutto ciò che sperimenta sono suoi aspetti; - la misura in cui discerne il vero (percezione dell’Unità) dal falso (immaginazione della molteplicità); - quanto la mente è consapevole della propria illusorietà e Discerne il Reale (Reale Identità) dall’irReale (identità individuale; - la misura in cui è libera dal condizionamento dei concetti sulla perfezione e percepisce la perfezione relativa[4] di ciò che sperimenta; - essendo consapevole che tutto ciò che sperimenta sono suoi processi, durante il vero abbandono la mente non ha alcun bisogno di manipolare, anche perché è consapevole che facendolo si manipolerebbe. L’identità immaginata ha invece bisogno di manipolare e facendolo si comporta similmente ad una sardina che vorrebbe controllare i flussi oceanici. Durante il vero abbandono non c’è la sardina (identità immaginata) che combatte contro l’oceano, ma c’è l’agire come oceano stesso; - durante il vero abbandono non ci sono paure; - il numero e l’intensità di aspettative e di delusioni, che non ci sono durante il vero abbandono. Ogni delusione deriva da attese ed è sempre l’identità immaginata ad averle e ad essere delusa. L’abbandono totale è oltre tutto ciò. Durante l’Estinzione non c’è percezione di sé e quindi non possono esserci nemmeno: la testimonianza integrale, il pieno discernimento, la consapevolezza dell’attimo presente e altri stati qualitativi caratteristici per il vero abbandono. L’Estinzione trascende anche la Pace, l’Amore e la Conoscenza. Se non ci sono progressi relativi a questi indicatori, la mente soltanto immagina di essersi abbandonata e “arricchisce” così l’identità immaginata di tipo spirituale con il concetto di abbandono alla Reale Identità. 4. ABBANDONO E FEDE L’intenzione di abbandonarsi alla Reale Identità sottintende la fede in Lei, la credenza in Qualcosa che esiste “di là” della mente e in cui lei ha fiducia. In una prima fase di consapevolizzazione, questa credenza e fiducia sono chiaramente positive, ma per Divenire del tutto la mente deve trascenderle, consapevolizzando (non sperimentando) pienamente la Sussistenza della Reale Identità. L’abbandono vero e totale escludono la fede. Il primo è la Consapevolezza integrale che esclude la fede, mentre durante il secondo non c’è chi può avere fede, non c’è percezione di sé. 5. La Reale Identità non è: localizzabile, sperimentabile, concepibile. In questo senso, l’abbandonarsi non è una questione tra mente e Lei, ma tra vari segmenti mentali: consiste nell’abbandonarsi di alcuni segmenti della mente ad altri. Si tratta primariamente: - di segmenti generalmente identificati con il concetto “io” (identità immaginata) che si abbandonano a quelli relativi alle definizioni di Reale Identità: - del segmento di mente relativo alla prima percezione che lei ha di sé, vale a dire del “confine-nesso” tra la percezione di sé e la sua assenza, che il “punto” “primo e ultimo” che la mente può sperimentare. In questo senso, l’abbandonarsi della mente alla Reale Identità è volgersi della mente verso la propria Origine. L’abbandonarsi della mente alla Reale Identità consiste quindi anche nel suo tendere a: - indirizzare le emozioni e i pensieri verso i segmenti di mente relativi a Lei e verso il segmento “prima percezione di sé”, sino a trascendere ogni tendere; - controllare sempre meno i processi, per lasciarli fluire sempre più consapevolmente –vero abbandono, sino al pieno dissolvimento della consapevolezza di sé – totale abbandono.
6. BENEFICI PER L’abbandonarsi qualitativo è indispensabile per il Divenire veritiero: la mente Divenuta del tutto è inscindibile dal vero e dal totale abbandono. La mente beneficia sempre dall’abbandonarsi, che tra l’altro: - matura il meccanismo benefico del volgersi della mente verso - aumenta la qualità di emozioni e di pensieri: abbandonandosi a Dio la mente trae sempre più ispirazione da Lui ed è sempre meno condizionata dal c.d. mondo oggettuale o esteriore; - favorisce la diminuzione dell’attaccamento ai frutti delle azioni, - stimola la consapevolizzazione dell’agente immaginario (identità immaginata) e di quello effettivo (Totalità), - diminuisce le aspettative e i suoi effetti nocivi; - aiuta la mente a liberarsi dei propri abbagli, il principale dei quali è quello di essere Reale; - migliora la qualità dello stato psicofisico; - avvicina la risoluzione ottimale e diminuisce l’immaginare la soluzione ideale (concettuale); - sollecita la consapevolizzazione di conoscenze specifiche; - favorisce la maturazione della capacità di: meditare, scrivere, guarire, dipingere…; - aumenta il fruire della Grazia Divina; - fa emergere l’Alternarsi della Consapevolezza integrale con l’Estinzione; - … 7. MODI DELLA MENTE DI ABBANDONARSI ALLA REALE IDENTITÀ Ogni attività che facilita il vero abbandono e quello totale è abbandonarsi. Tra questi comportamenti ci sono anche: - le preghiere rivolte alla Reale Identità, - gli esercizi meditativi di qualità, - i canti devozionali, - le attività in cui la mente si avvicina a dimenticarsi (non per sbadataggine, ma causa dissolvimento), per esempio le attività creative tramite le quali l’autore (inteso sia come identità immaginata sia come mente) perde percezione di sé; - la danza consapevolizzante; - le domande e le affermazioni (potenzialmente) illuminanti: Chi sono in Realtà?, Da dove provengo come individuo?, Cos’è la mente?, Io sono, Sono Amore, Sussisto Assoluto… - le riflessioni consapevolizzanti; - la lettura illuminante di testi consapevolizzanti (per esempio: I Vangeli, Bhagavadgita, Tao te ching); - le visite ai Luoghi di Potere (Musei Vaticani, Westminster Abbey, Piramidi di Giza, La città Proibita a Pechino, Piramide del Sole e della Luna…); - l’interagire con menti maggiormente Divenute e soprattutto con quelle Divenute del tutto. 8. L’AFFERMAZIONE/INTENZIONE DIRETTA La mente può aumentare il proprio abbandono alla Reale Identità anche “direttamente”, affermando: Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità o Mi abbandono totalmente alla Reale Identità, oppure nello specifico: - Questa mente abbandona completamente le aspettative alla Reale Identità. - Abbandono totalmente le paure alla Reale Identità. - Questa mente abbandona tutta l’ignoranza alla Reale Identità. - Abbandono completamente i pensieri alla Reale Identità. - Questa mente abbandona completamente l’inconscio alla Reale Identità. - Abbandono il Divenire alla Reale Identità. - Questa mente abbandona completamente i conflitti alla Reale Identità. - Abbandono alla Reale Identità il pensiero: io sono il corpo, le emozioni e i pensieri. - Questa mente abbandona i sensi di colpa alla Reale Identità. - Abbandono totalmente la vita alla Reale Identità. Dopo l’affermazione, la mente testimonia i processi senza analizzarli, essendo il più possibile aperta all’abbandono vero e a quello totale. L’affermazione completa (per esempio Questa mente si abbandona alla Reale Identità) serve soltanto in una fase, poi maturati i processi necessari basta l’intenzione, è sufficiente che la mente pensi: abbandonarsi alla Reale Identità o semplicemente abbandono… La formulazione Mi abbandono alla Reale Identità oppure Abbandono a Dio…, va intesa come io individuo mi abbandono a Me Reale Identità. Altrimenti il concetto mi abbandono a Dio può facilmente potenziare l’abbaglio che sia il “nostro” sé reale ad abbandonarsi a Dio[6], mentre in Realtà si Sussiste Dio (non in veste di individuo, ma in Quella di Realtà). Utilizzata in modo opportuno, la formulazione Questa mente si abbandona alla Reale Identità stimola la consapevolizzazione che in Realtà non siamo l’individuo (mente), perché egli è un’espressione di Quella che Sussistiamo in Realtà, cioè di Colei (Reale Identità) a cui è consacrato l’abbandono. Inoltre: i problemi, l’inconscio, i sensi di colpa, gli attaccamenti, le paure, le emozioni in generale, i pensieri… sono della mente e non della Reale Identità. Per la mente è bene consapevolizzare questi processi, ma è anche bene che maturi la certezza che soltanto sono suoi aspetti e non della Reale Identità. 9. RICHIESTA E ABBANDONO
Fatta seguire alla preghiera, l’affermazione Mi abbandono… o Questa mente si abbandona ottimizza i processi avviati con la stessa preghiera, per esempio: 1) Chiedo alla Reale Identità l’eliminazione dei pensieri superflui. 2) Abbandono i pensieri superflui alla Reale Identità.
Dopo aver fatto la richiesta, la mente ha solitamente aspettative riguardo ai risultati e su come dovrebbero svolgersi i processi stimolati con il rivolgersi alla Reale Identità. Le aspettative e le paure che non si realizzino limitano lo svolgimento dei processi benefici. Abbandonandosi alla Reale Identità la mente facilita l’abbandono delle aspettative, delle paure, delle idee su come dovrebbero svolgersi i processi… e questo diminuisce il loro influsso negativo. 10. ABBANDONO E SONNO PROFONDO La mente è in gran parte abbandonata alla Reale Identità anche durante il sonno profondo. I benefici psicofisici di questo stato possono in una certa misura indicare la fondamentale importanza dell’abbandono totale, ma soltanto la mente che ha fatto esperienza dell’Alternanza può veramente comprendere che l’Estinzione è uno stato molto più profondo del sonno profondo. Se questi fosse eguale all’abbandono totale, durante l’ “entrata” nel sonno profondo, l’ “uscita” dallo stesso e durante lo stesso, la mente beneficerebbe di una profonda trasformazione consapevolizzante. In questo caso gran parte delle menti esistite ed esistenti sarebbero Divenute del tutto, ma non è così. Per aumentare la qualità del sonno (ai fini della maturazione della consapevolezza), prima di addormentarsi la mente può fare la richiesta: Questa mente chiede la maturazione del sonno. Così facendo lo trasforma in esercizio meditativo.
11. ABBANDONO E FATALISMO L’abbandonarsi qualitativo non è fatalismo, anzi, aiuta a trascendere il fato (il destino). Si tratta di due fenomeni profondamente diversi: -il fatalismo implica l’identità immaginata che immagina un destino individuale e che subisce il fato, senza poter influire sostanzialmente sui processi, anche se fantastica di esercitare un grande influsso (la sardina che fantastica di muovere l’oceano); - l’abbandono vero e proprio coincide con l’Alternanza della Consapevolezza integrale con l’Estinzione e implica quindi l’assenza dell’identità immaginata e la non identificazione né con l’individuo e con il destino individuale. La mente che tende in modo sincero, dedito e qualitativo ad abbandonarsi alla Reale Identità, tende a trascendere l’attaccamento a se stessa individualità e quindi anche il destino. La mente che invece non si abbandona qualitativamente alla Reale Identità è sostanzialmente una fatalista, anche se può facilmente fantasticare[7] di poter decidere il corso degli eventi e cambiare sostanzialmente il proprio destino. Se l’abbandonarsi qualitativo fosse stato fatalismo, la mente Gesù sarebbe stata una delle menti più fataliste della storia dell’umanità, mentre è stata una delle più fatali, soprattutto per l’identità immaginata che contaminava gli apostoli, soprattutto quelli Divenuti del tutto, e per le altre menti Divenute qualitativamente, grazie anche al suo influsso. Così pure, se l’abbandonarsi sarebbe fatalismo, lo sarebbe anche il “lasciarsi andare” della mente al sonno profondo. L’abbandonarsi totale può comunque essere considerato la massima espressione positiva del fatalismo, inteso di atteggiamento di chi (mente quasi completamente dissolta) “subisce”
12. ESERCIZIO MEDITATIVO
Per migliorare il proprio abbandonarsi la mente può fare questo esercizio meditativo: 1. Questa mente chiede l’eliminazione degli ostacoli per abbandonarsi alla Reale Identità.
Tempo: minimo 2. Questa mente si abbandona totalmente alla Reale Identità. Tempo: minimo oppure 1. Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per abbandonarmi. Tempo: minimo Tempo: minimo Come già spiegato in precedenza, la mente può fare anche affermazioni per abbandonare specifici processi mentali, per esempio: il corpo fisico, le emozioni, i pensieri, la consapevolezza… - Questa mente abbandona completamente il corpo alla Reale Identità. - Questa mente abbandona completamente le emozioni alla Reale Identità. - Questa mente abbandona completamente i pensieri alla Reale Identità. - Questa mente abbandona completamente la consapevolezza (di sé) alla Reale Identità.
Un’affermazione interessante è quella che esprime l’intenzione di abbandonare
- Questa mente abbandona completamente
[1] Quando l’abbandonarsi della mente alla Reale Identità è visto come “ultima via di uscita”, è spesso caratterizzato anche da concetti/pensieri del tipo: Prego Dio di miracolarmi/Chiedo di essere miracolata. [2] La mente ha abbandonato l’identità immaginata: temporaneamente se non è Divenuta del tutto e “definitivamente” se invece è Divenuta del tutto. [3] Esiste nella misura necessaria per la continuazione dell’esistenza del corpo fisico. Cessa di esistere completamente soltanto con la morte del corpo fisico, che è un aspetto della sua fine. [4] [5] Ogni volgersi della mente “verso” [6] È l’identità individuale che si abbandona a Quella Reale – il temporale che si offre al Senza Tempo. [7] Fuorviata anche dalle elucubrazioni dell’identità immaginata.
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