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Dio, la Reale Identità
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ABBANDONARSI ALLA REALE IDENTITA'
Abbandonandoci alla Reale Identità ci abbandoniamo a Noi Stessi Dio. L’abbandonarsi dell’individuo alla Reale Identità è una modalità del suo governarsi beneficamente, per maturare l’Esistenza illuminata.
La Reale Identità Sussiste Origine di ogni individuo e in una certa misura siamo tutti abbandonati a Lei. Si è sempre nelle mani di Dio. L’abbandonarsi significa quindi soprattutto l’intenzione di farlo in maggior misura, seguito da un abbandono più rilevante, il che comporta anche il tendere, conscio o inconscio, a conoscere la propria illusorietà individuale e Dio come unica Realtà e Reale Identità. Abbandonandosi alla Reale Identità, si stimola direttamente la maturazione di uno dei tre approcci fondamentali al divenire veritiero, l’abbandonarsi a Dio, la via dell’Amore, il percorso della devozione. Nel senso ampio del processo, il soggetto che si abbandona è l’individuo nel suo complesso. In quello stretto, invece, è l’identità immaginata, più specificatamente, alcuni suoi segmenti. L’intenzione di abbandonarsi scaturisce sostanzialmente sempre da lei. In sua assenza non c’è alcun bisogno sostanziale di abbandono, perché c’è già, salvo che, permanendo nel vero abbandono, non si esprima l’intenzione di abbandonarsi completamente, per favorire l’abbandono totale. MOTIVI DELL’ABBANDONARSI ALLA REALE IDENTITÀ Ci si abbandona alla Reale Identità per migliorare la propria condizione, sapendo o ignorando che si tratta dell’abbandonarsi, che quindi può essere: - non intenzionale, quando le attività (meditazione, preghiera, attività creativa…) ci portano all’abbandonarsi senza sapere che lo si sta favorendo; - intenzionale, quando ci si abbandona volontariamente sapendo di cosa si tratta. Ci si può abbandonare come soluzione prima, consapevoli dell’efficacia dell’abbandonarsi, oppure come soluzione ultima [1], perché non si riesce a risolvere altrimenti una situazione difficile: problemi, emozioni pesanti, pensieri superflui, confusione, conflitti… Questo coincide spesso anche con l’inizio del divenire veritiero. [1] Quando l’abbandonarsi è percepito come “ultima via di uscita”, è spesso caratterizzato anche da pensieri del tipo: Prego Dio di miracolarmi/Chiedo di essere miracolata. L’abbandonarsi è un toccasana per liberarsi dalla tensione/confusione, soprattutto quando non ci sono né la forza né la lucidità necessaria per: meditare qualitativamente, porsi domande in modo consapevolizzante, testimoniare con qualità, fare come dovuto affermazioni illuminanti… L’identità immaginata che si abbandona qualitativamente favorisce la propria scomparsa. Questo è uno dei motivi per cui non è la sua interezza a decidere di abbandonarsi, ma ci sono segmenti favorevoli all’abbandono e altri che lo osteggiano, perché potrebbe farli sparire (eliminazione delle subpersonalità). Maggiore è la consapevolezza e più i segmenti di mente sostenitori prevalgono su quelli opponenti, che sino a che non sono stati pienamente trasformati sono potenzialmente sempre in guardia. Spesso più sono in pericolo e vicini a scomparire, più diventano astuti e maliziosi a manipolare quei segmenti che appoggiano la maturazione della consapevolezza. Questa è una delle ragioni principali per cui molti non divengono veramente (maturazione spirituale effettiva), ma si allucinano con il divenire ingannevole (falsa spiritualità), spacciandolo magari come la più pura e migliore delle vie spirituali. L’abbandonarsi: - dell’identità immaginata cessa con il vero abbandono, che è anche il trascendimento della stessa. Temporaneo se l’identità immaginata ritorna, definitivo se non ricompare più; - dell’individuo nel suo complesso termina, invece, con l’abbandono totale. L’abbandono totale è di fondamentale importanza per la maturazione della Consapevolezza integrale. Con il ritorno al vero abbandono dopo quello totale, la mente beneficia di una profonda trasformazione. L’intenzione di abbandonarsi alla Reale Identità sottintende la fede in Lei, la credenza in Qualcosa che esiste “di là” di noi e in cui si ha fiducia. In una prima fase di consapevolizzazione, questa credenza e fiducia sono chiaramente positive, ma per Compiere il proprio Divenire bisogna trascenderle consapevolizzando pienamente il Sussistere (della) Reale Identità. AFFIDAMENTO E ABBANDONO L’abbandonarsi può essere classificato in quattro fasi: 1) intenzione di abbandonarsi, inizio di un maggior abbandono, 2) affidamento alla Reale Identità, 3) vero abbandono e 4) abbandono totale. L’affidamento è un abbandono parziale e a differenza di quello vero e totale implica: presenza di aspettative, bisogno di controllare la situazione, presenza dell’identità immaginata, paure… Alcuni indicatori del grado di abbandono sono: - il grado di presenza dell’identità immaginata. Se non è caratterizzato dal suo scomparire, l’abbandonarsi si riduce sostanzialmente a un insieme di idee riguardo allo stesso. Primariamente idee sulla Reale Identità, su “se stessi” come di colui che si abbandona, sull’abbandono stesso e sui suoi significati. Sino che c’è l’idea io (identità immaginata) mi abbandono non c’è vero abbandono[2]. [2] Durante il vero abbandono, cioè in assenza di identità immaginata, si può comunque constatare sono veramente abbandonato, ma questo è comunque ben diverso dalla constatazione basata sull’identità immaginata: io (identità immaginata) sono veramente abbandonata. - il vero abbandono sottintende la Pace integrale. L’inquietudine deriva dalla presenza dell’identità immaginata: no identità immaginata = sì Pace. - il numero di pensieri. L’aumento dell’abbandonarsi diminuisce il numero di pensieri e aumenta l’armonia delle loro vibrazioni con quella dell’Amore. Durante il vero abbandono si può anche pensare, ma questo non turba la Pace; - quanto la mente “vaga tra passato e futuro”. Quella veramente abbandonata non immagina la tripartizione passato - presente - futuro, ma è pienamente consapevole dell’Attimo presente (è integralmente il qui-ora); - la varietà delle emozioni e la loro qualità. Abbandonandosi qualitativamente si trasforma il “voler bene” in Amore. Durante il vero abbandono la consapevolezza è integralmente Amore. Dunque, si Ama il prossimo come se stessi, che è conosciuto come parte di sé, anche perché c’è la consapevolezza che quello che è comunemente percepito come il prossimo o altro individuo è un aspetto di se stessi (un’apparizione nella propria percezione), mentre il prossimo inteso come altro individuo vero e proprio, è un elemento di Sé Totalità (Vera Identità, Uno Totale); - la qualità della testimonianza. Durante il vero abbandono la consapevolezza non immagina la tripartizione in conoscitore, conoscere e conosciuto, ma è pienamente consapevole che tutto ciò che sperimenta sono suoi aspetti; - la misura in cui si discerne il vero (percezione unitaria e consapevolezza dell’Unità) dal falso (immaginazione della molteplicità e della separazione); - quanto l’individuo è consapevole della propria illusorietà e Discerne il Reale (Reale Identità) dall’irReale (identità individuale); - la misura in cui si è liberi dal condizionamento dei concetti sulla perfezione e si percepisce l’effettiva perfezione di ciò che si sperimenta; - essendo consapevole che tutto ciò che si sperimenta sono propri processi, durante il vero abbandono non si ha alcun bisogno di manipolare, anche perché c’è la consapevolezza che facendolo ci si manipolerebbe. L’identità immaginata ha invece bisogno di manipolare e facendolo si comporta similmente a una sardina che vorrebbe controllare i flussi oceanici. Durante il vero abbandono non c’è la sardina (identità immaginata) che combatte contro l’oceano, ma c’è l’agire come oceano stesso; - durante il vero abbandono non ci sono paure; - il numero e l’intensità di aspettative e di delusioni, che non ci sono durante il vero abbandono. Ogni delusione deriva da attese ed è sempre l’identità immaginata ad averle e a essere scontenta. L’abbandono totale trascende tutto ciò. È l’Estinzione, durante la quale non c’è la minima percezione di esserci e quindi non ci sono nemmeno la testimonianza integrale, il pieno discernimento, la consapevolezza dell’attimo presente, la Pace, l’Amore, la pura Conoscenza di esserci e altri stati qualitativi caratteristici per il vero abbandono. Se non ci sono progressi relativi a questi indicatori, si immagina soltanto l’aumento dell’abbandonarsi e si “arricchisce” l’identità immaginata di tipo spirituale con il concetto di mi sto abbandonando sempre più a Dio. L’INDIVIDUO CHE SI ABBANDONA TRAMITE SE STESSO La Reale Identità non è localizzabile, sperimentabile, concepibile. In questo senso, l’abbandonarsi non è una questione tra l’individuo e Lei, ma tra vari segmenti dell’individuo: consiste nell’abbandonarsi di alcuni segmenti della mente ad altri segmenti della stessa. Si tratta primariamente dell’abbandonarsi: - di segmenti generalmente identificati con il concetto “io” (identità immaginata) che si abbandonano a quelli relativi alle definizioni di Reale Identità: la Reale Identità è Dio, la Reale Identità è…, Dio è…, L’Assoluto è…, l’Origine è…, il Sé è… “Abbandonandosi alla Reale Identità”, i segmenti relativi all’“io” diminuiscono il proprio manipolare i processi, abbandonandoli ad altri segmenti meno personalizzati (meno legati al concetto di io) e più universali o globali (maggiormente relativi a concetti sul transpersonale e sul Divino). Il concetto di Reale Identità è così il punto referenziale di un governarsi meno basato sul personale (identità immaginata) e fondato maggiormente sull’idea riguardo alla nostra Origine. - al segmento di consapevolezza relativo alla percezione primaria, vale a dire al “confine-nesso” tra la percezione di esserci e la sua assenza, che è il “primo e ultimo punto” sperimentabile, l’inizio e la fine del campo esperienziale. In questo senso, l’abbandonarsi è il volgersi della consapevolezza verso il proprio inizio (percezione primaria di esistere). L’abbandonarsi consiste quindi anche nel tendere a: - indirizzare le emozioni e i pensieri verso i segmenti di consapevolezza relativi a Dio e verso il segmento “percezione prima”, sino a trascendere ogni tendere; - controllare sempre meno i processi, per lasciarli fluire sempre più consapevolmente (abbandono sempre più vero), sino al pieno dissolvimento della consapevolezza di esserci (totale abbandono). BENEFICI DELL’ABBANDONARSI L’abbandonarsi qualitativo è indispensabile per la maturazione della consapevolezza. Divenire del tutto è inscindibile dal vero e dal totale abbandono, anche perché abbandonarsi alla Reale Identità: - matura il meccanismo benefico del volgersi verso la Reale Identità[3], dell’abbandonarsi a Se Stessi Assoluto, [3] Ogni volgersi verso la Reale Identità è sostanzialmente un abbandonarsi a Lei: ogni abbandonarsi implica il volgersi della verso la Reale Identità. - aumenta la qualità di emozioni e di pensieri: abbandonandosi a Dio si trae sempre più ispirazione da Lui e si è sempre meno condizionati dal cosiddetto mondo oggettuale o esteriore; - favorisce la diminuzione dell’attaccamento ai frutti delle azioni, anche perché stimola la consapevolizzazione dell’agente immaginario (identità immaginata) e di quello effettivo (Totalità), - diminuisce le aspettative e i suoi effetti nocivi; - aiuta a liberarsi dagli abbagli, il principale dei quali è quello di essere Reali come individuo; - migliora la qualità dello stato psicofisico; - avvicina le risoluzioni ottimali e diminuisce l’immaginare la soluzione ideale (concettuale); - sollecita la consapevolizzazione di conoscenze specifiche; - favorisce la maturazione della capacità di: meditare, scrivere, guarire, dipingere…; - aumenta il fruire della Grazia Divina... MODI DI ABBANDONARSI Ogni attività che facilita il vero abbandono e quello totale è abbandonarsi, per esempio: - le preghiere rivolte alla Reale Identità, - gli esercizi meditativi di qualità, - i canti devozionali, - le attività in cui l’individuo si avvicina a dimenticarsi (non per sbadataggine, ma causa Estinzione), per esempio le attività creative tramite le quali l’autore (inteso sia come identità immaginata sia come mente) perde la percezione di esserci; - la danza consapevolizzante; - le domande e le affermazioni (potenzialmente) illuminanti: Chi sono in Realtà?, Da dove provengo come individuo?, Cos’è la mente?, Io sono, Sono Amore, Sussisto Assoluto… - le riflessioni consapevolizzanti; - la lettura illuminante di testi consapevolizzanti (per esempio: I Vangeli, Bhagavadgita, Tao te ching); - le visite ai Luoghi di Potere (Musei Vaticani, Westminster Abbey, Piramidi di Giza, La città Proibita a Pechino, Piramide del Sole e della Luna…); - l’interagire con chi è più consapevole e soprattutto con i Maestri Autentici. L’AFFERMAZIONE/INTENZIONE DIRETTA Si può aumentare il proprio abbandono alla Reale Identità anche “direttamente”, affermando: Mi abbandono totalmente alla Reale Identità[4], [4] Questa espressione va intesa come io individuo mi abbandono a Me Reale Identità, Me Dio. oppure nello specifico: - Abbandono le aspettative alla Reale Identità. - Abbandono le paure alla Reale Identità. - Abbandono l’ignoranza alla Reale Identità. - Abbandono i pensieri alla Reale Identità. - Abbandono l’inconscio alla Reale Identità. - Abbandono il divenire alla Reale Identità. - Abbandono i conflitti alla Reale Identità. - Abbandono alla Reale Identità il pensiero: io sono il corpo, le emozioni e i pensieri. - Abbandono i sensi di colpa alla Reale Identità. - Abbandono la quotidianità alla Reale Identità. Dopo l’affermazione si testimoniano i processi senza analizzarli, essendo il più possibile aperti all’abbandono vero e a quello totale. L’affermazione completa (per esempio Mi abbandono alla Reale Identità) serve soltanto in una fase, poi, maturati i processi necessari, basta l’intenzione ed è sufficiente che la mente pensi: abbandonarsi alla Reale Identità o semplicemente abbandono… e più avanti nemmeno questo. RICHIESTA E ABBANDONO Fatta seguire alla preghiera, l’affermazione Mi abbandono… o Questa mente (si) abbandona… ottimizza i processi avviati con la stessa preghiera, per esempio: 1) Chiedo alla Reale Identità l’eliminazione dei pensieri superflui. 2) Abbandono i pensieri superflui alla Reale Identità. Dopo aver fatto la richiesta, solitamente si hanno aspettative sui risultati e su come dovrebbero svolgersi i processi stimolati con la richiesta/preghiera. Le aspettative e le paure che non si realizzino, limitano lo svolgimento dei processi benefici. Abbandonandosi alla Reale Identità si facilita l’abbandono delle aspettative, delle paure, delle idee su come dovrebbero svolgersi i processi… e questo diminuisce il loro influsso negativo. ABBANDONO E SONNO PROFONDO L’individuo è in gran parte abbandonato alla Reale Identità anche durante il sonno profondo. I benefici psicofisici di questo stato possono in una certa misura indicare la fondamentale importanza dell’abbandono totale (Estinzione), ma soltanto chi ha consapevolizzato (non sperimentato) l’Estinzione, può comprendere veramente quanto l’Estinzione sia molto più profonda del sonno profondo. Se questi fosse eguale all’abbandono totale, durante l’ “entrata” nel sonno profondo, l’ “uscita” dallo stesso e durante lo stesso, la mente beneficerebbe di una profonda trasformazione consapevolizzante. In questo caso gran parte delle menti esistite ed esistenti si sarebbero consapevolizzate pienamente, ma non è così. Per aumentare la qualità del sonno, ai fini della maturazione della consapevolezza, prima di addormentarsi si può fare la richiesta: Chiedo alla Reale Identità di maturarmi il sonno. Facendola costantemente lo si trasforma in esercizio meditativo. ABBANDONO E FATALISMO L’abbandonarsi qualitativo non è fatalismo, anzi, aiuta a trascendere il fato (destino). Si tratta di due fenomeni profondamente diversi: - il fatalismo implica l’identità immaginata che immagina un destino individuale e che subisce il fato, senza poter influire sostanzialmente sui processi, anche se fantastica di esercitare un grande influsso (la sardina che fantastica di muovere l’oceano); - l’abbandono vero e proprio implica l’assenza dell’identità immaginata e la non identificazione con l’individuo e con il destino individuale. Chi tende ad abbandonarsi qualitativamente alla Reale Identità, tende a trascendere l’attaccamento a se stesso individuo e quindi anche il destino. Chi invece non lo fa è sostanzialmente una fatalista, anche se può facilmente fantasticare di poter decidere il corso degli eventi e cambiare sostanzialmente il proprio destino. Se l’abbandonarsi qualitativo fosse fatalismo, Gesù sarebbe stato uno dei fatalisti maggiori della storia dell’umanità, mentre è stato uno degli esseri più fatali, soprattutto per l’identità immaginata che contaminava gli apostoli e altri che sono divenuti qualitativamente, grazie anche al suo influsso. Così pure, se l’abbandonarsi fosse fatalismo, lo sarebbe anche il “lasciarsi andare” al sonno profondo. L’abbandonarsi totale può comunque essere considerato la massima espressione positiva del fatalismo, inteso come atteggiamento di chi, causa Estinzione, “subisce” la Realtà (non la realtà). ESERCIZIO MEDITATIVO Per migliorare il proprio abbandonarsi è utile fare questo esercizio meditativo: 1. Chiedo l’eliminazione degli ostacoli per abbandonarmi alla Reale Identità. Tempo: minimo 3’. 2. Mi abbandono totalmente alla Reale Identità. Tempo: minimo 5’. L'abito non fa il monaco, |