A molti i concetti “voler bene” e Amare sembrano sinonimi, mentre indicano a due stati diversi. Il “voler bene” esclude l’Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L’Amare è l’espressione primaria, massima e nello stesso tempo naturale dell’attività emotiva.
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AMARE E VOLER BENE

AMARE E "VOLER BENE"

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Articolo di Andrea Pangos

(scritto nel 2004, aggiornato il 10.02.2010)

1. AMARE E “VOLER BENE”

2. DIFFERENZE TRA IL “VOLER BENE” E L’AMARE  

3. MEDITAZIONE PER CONOSCERSI ORIGINE DELL’AMORE

AMARE E “VOLER BENE”

Il concetto Amore è utilizzato per definire diversi stati emotivi e questo può far smarrire il suo significato sostanziale, confondendo l’Amore con ciò che non lo è. I concetti sull’Amore sono punti di riferimento molto importanti perché è lo stato primario e Naturale dell’esserci (campo esperienziale). Se sono di bassa qualità possono facilmente fuorviare e nuocere alla qualità della vita. L’incomprensione di cos’è veramente l’Amore è uno dei motivi principali dei conflitti, della sofferenza e di molte scelte che incidono negativamente sui processi vitali. 

La ragione primaria delle definizioni poco qualitative dell’Amore, è che rari Amano, o perlomeno hanno Amato una volta soltanto. Questo porta spesso all’equiparazione del “voler bene” con l’Amare, che equivale circa a quella dei colori con la trasparenza. Spiegato in questo contesto l’Amare è trasparenza, mentre lo spettro del “voler bene” va progressivamente dal nero (voler male) al bianco. Durante l’Amare, la percezione, l’attività emotiva e quella intellettiva sono trasparenti, mentre quando c’è “voler bene” sono colorate. L’affermazione l’amore è rosa può addirsi all’innamoramento, non all’Amore. Espresso con un’altra metafora: quando c’è Amore il cielo è terso mentre durante il “voler bene” è coperto, secondo la qualità del “voler bene”, da un minor o un maggior numero di nubi, più o meno scure. Nonostante ciò, all’individuo non abbastanza consapevole può sembrare che il cielo sia proprio pulito.

A molti i concetti “voler bene” e Amare sembrano sinonimi, mentre indicano a due stati diversi. Il “voler bene” esclude l’Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L’Amare è l’espressione primaria, massima e nello stesso tempo naturale dell’attività emotiva.

Chi Ama è pienamente consapevole della diversità tra questi due stati, mentre chi non ha mai Amato può soltanto immaginare questa differenza, che si assottiglia con l’aumento della qualità del “voler bene”, con l’avvicinarsi all’Amare.

I concetti amore e amare possono essere utilizzati come meglio si ritiene, ma se con loro si vuole designare la massima qualità dello stato emotivo, è bene servirsene come proposto in questo articolo, anche perché così:

- si determina un punto di riferimento chiaro e preciso cui tendere per realizzarsi emotivamente - Divenendo del tutto,

- ci si aiuta a non fantasticare di star Amando quando si sta soltanto “volendo bene”.

L’espressione “voler bene” è virgolettata, perché non sempre ciò che è definito voler bene è veramente voler bene. L’affetto, la simpatia, l’ “essere vicini a qualcuno”, provare empatia… possono indicare un “voler bene” di qualità, ma possono essere anche espressioni di forte dipendenza o di empatia per somiglianze molto negative[1], che sono ostacoli per l’Amare.

DIFFERENZE TRA IL “VOLER BENE” E L’AMARE  

Si può maturare la capacità di essere Amore anche riflettendo in modo illuminante sulle differenze tra il “voler bene” e l’Amare. I concetti che seguono andrebbero utilizzati proprio in questo modo. 

L’Amore è l’emozione primaria[2] che scaturisce dalla pura percezione di esistere dell’individuo. Le emozioni diverse dall’Amore sono distorsioni dell’Amore, “Amore espresso in modo deviato”. Le loro vibrazioni non sono in armonia con quella dell’Amore, che è la vibrazione esperienziale basilare. Il “voler bene” è una disfunzione emotiva, una contraffazione della naturalezza dell’Amare.

Quando l’esserci è caratterizzato completamente dall’Amore, (si) Ama. Più precisamente, (si) è Amore, nel senso che l’esserci Lo è integralmente. La presenza di emozioni diverse dall’Amore significa che c’è “voler bene”.

Il “voler bene” è viziato dalla tripartizione immaginaria in amante-“amare”-amato, che cessa con l’emergere dell’Amore. Quando c’è Amare, l’esserci è totale amante di tutto sé. L’amante, l’amare e l’amato coincidono.

Gelosia, tristezza, ansia, nostalgia, rabbia, tristezza, paure e altre emozioni nocive sono elementi del “voler bene”-voler male, quindi impossibilitano l’essere Amore. Alcune, per esempio la gelosia, sono spesso definite come espressioni di vero amore. Il significato sostanziale di senza gelosia non c’è amore corrisponde però profondamente a quello di senza maltrattamento non c’è benessere. Chi dipende da emozioni pesanti può trovare molte ragioni per spiegare perché, secondo lui, alcune emozioni nocive fanno parte dell’amare. Chi Ama sa con totale certezza che impediscono l’Amare, anche perché a differenza di chi non conosce l’Amore, conosce ambedue le parti della medaglia, l’Amore e le emozioni nocive prodotte quando non Amava.  

Il “voler bene” è “amore” viziato dall’ “io” (identità immaginata). L’Amore è libero dall’ “io”. Questa è la vera libertà – la libertà dall’ “io”, ben diversa dalla mera libertà dell’ “io”. Più si è liberi dall’identità immaginata, più si è vicini a essere Amore e meglio si può consapevolizzare (non sperimentare o comprendere) la “Libertà” Assoluta (della) Reale Identità.     

La sofferenza è spesso associata all’Amore, per esempio con concetti inebrianti come soffrire per Amore e l’Amore è sofferenza, ma come ogni aspetto del “voler bene”, l’afflizione impossibilita l’Amare che è BenEssere.

L’Amare è uno stato unico, non ci sono diverse forme d’Amare. La Sua qualità è invariabilmente una. Essere Amore è di per sé Qualità e Virtù. La qualità del “voler bene” invece cambia. Dipende in sostanza dalle caratteristiche del campo esperienziale, specificatamente dalla qualità: del soggetto che “vuole bene” (che è un segmento dello stesso campo), dell’oggetto del “voler bene” (che è un altro suo segmento, appare in lui) e delle condizioni in cui si svolge il “voler bene” (anch’esse segmenti del campo esperienziale).

Il “voler bene” è spesso dominato dall’emozionalità concettuale (processi emotivi condizionati dalle definizioni sulle emozioni) e alimenta la concettualizzazione delle emozioni, che è anche un modo di (cercare di) sostituire ingannevolmente la mancanza d’Amore. L’Amare è libero dall’emozionalità concettuale e libera dalla concettualizzazione delle emozioni, anche perché è pura Conoscenza di esserci.

Quando “vuole bene”, l’individuo immagina la separazione tra soggetto e oggetto. Quando Ama sperimenta l’effettiva unità dei cosiddetti soggetto e oggetto ed è consapevole che si tratta di due suoi aspetti, inscindibili tra loro e da lui. L’Amare è anche percezione unitaria. Il campo esperienziale che è integralmente Amore sperimenta la (propria) “dualità” in modo unitario, mentre quello caratterizzato dal  “voler bene” sperimenta la (propria) sostanziale unità come se fosse dualità o molteplicità. 

Quando si “vuole bene”, si percepisce l’immaginaria separazione del mondo esteriore da quello interiore, quando si Ama no. Tutto ciò che è sperimentato fa parte del campo esperienziale, sono sempre suoi segmenti che percepiscono se stessi e altri suoi segmenti. Chi Ama è consapevole che il tempo, lo spazio e l’universo avvengono in lui[3]. Maturando la capacità di Amare, accresce la cognizione che sia il mondo interiore sia quello che prima percepiva e definiva come esteriore, sono suoi aspetti. La convinzione errata che il cosiddetto mondo esteriore si trovi fuori di noi, è primariamente una conseguenza dell’identificazione con il corpo fisico, io sono il corpo e ciò che è esterno al corpo è fuori di me. Sia il corpo sia l’universo sono forme che appaiono nella nostra percezione (sono percezioni definite corpo e universo), non possono quindi essere esteriori a noi.     

Il “voler bene” è inerente a qualcuno/qualcosa di particolare, quindi c’è “voler più bene” a qualcuno (qualcosa) che a qualcun altro (qualcosa d’altro). Il “voler bene” è una particolare forma di attenzione, indirizzata da alcuni segmenti dell’identità immaginata verso:

- altri suoi segmenti, cioè verso le subidentità immaginate (“subpersonalità”)

- altri segmenti del campo esperienziale, tra i quali ci sono quelli percepiti e definiti[4] come amico, moglie, figlio, collega…

Questo significa che il convincimento che gran parte dei genitori Ama i figli, è una leggenda metropolitana. Quelli che Amano (i figli) sono rarissimi. Se gran parte dei genitori Amasse veramente:

- quasi non ci sarebbero problemi nei rapporti;

- moltissimi figli sarebbero molto consapevoli e molti sarebbero Divenuti del tutto o sulla strada per diventarlo;

- il mondo fiorirebbe di abbondanza;

- i sistemi scolastici e educativi sarebbero profondamente diversi da quelli attuali. Invece di dover acquisire nozioni, molti esprimerebbero spontaneamente profonde conoscenze qualitative.

È indubbio che molti genitori dedicano buona parte della vita ai figli e vogliono loro molto bene, ma la dedizione e il “voler bene” non sono da confondere con l’Amare. Fare le cose con dedizione non implica il farle con Amore. Soltanto chi Ama può farle con Amore, anche perché tutto ciò che sperimenta e interpreta come fare, oggetto del fare, soggetto del fare, risultato del fare… sono suoi elementi, integralmente caratterizzati dall’Amore. L’Operare con Amore esige l’assenza dell’agente immaginario (identità immaginata) e la presenza integrale (nell’azione). L’Operare è l’Amare, che agisce totalmente attraverso tutto se stesso.

L’Amare è esente da distinzioni. È Amare tutto e tutti indiscriminatamente, anche perché si sperimenta il tutti come unico tutto. L’Amare c’è quando l’esserci non immagina la frammentazione della propria totalità. È l’esserci che è consapevole di tutto se stesso con tutto sé. Non si tratta, come nel caso della contaminazione da identità immaginata (quindi del “voler bene”), di un segmento dell’esserci che indirizza i propri processi (sensazioni, emozioni, pensieri…) verso un altro segmento, ma è la totalità dell’esserci, che consapevole della propria interezza e di ciò che avviene in lui stesso, esprime l’Amore di tutto sé verso tutto se stesso. Ama tutto e tutti indiscriminatamente, pienamente consapevole che ogni ognuno sperimentato è un suo segmento, ma anche profondamente consapevole della sofferenza altrui, delle loro esigenze effettive[5] altrui e del loro sognare necessità immaginarie.

L’Amare può essere temporaneamente focalizzato maggiormente verso un segmento di percezione, per esempio verso il segmento definito madre, ma questo non varia la qualità dello stato esperienziale globale, che rimane Amare. Inoltre, a focalizzarlo è il campo esperienziale nella sua globalità, non un suo segmento particolare. Diversa è solo la quantità di vibrazioni dell’Amore indirizzata verso il singolo segmento, perché c’è maggior attenzione verso esso.

Il “voler bene”:

- il “voler bene” è ebbrezza emotiva e concettuale, irRazionalità. L’Amore è Lucidità e Razionalità.

- è macchiato dall’attaccamento a sé e ai fenomeni in generale. L’Amare ne è affrancato.

- è anche percezione di divisione, mentre durante l’Amare non c’è la percezione (di) distacco. Chi Ama non fantastica la separazione dagli altri e dal mondo, ma è pienamente consapevole che ogni sua percezione è un’esperienza di sé.

- impedisce la consapevolizzazione dell’Amore Originale (Coscienza Originale) e della Beatitudine (intesa come Reale Identità). Essendo Amore, si diventa invece consapevoli[6] di Questi due Stati e di essere, come individuo, una loro espressione.

- è caratterizzato dal giudizio, mentre le osservazioni che scaturiscono dall’Amare sono limpide constatazioni senza giudizio. Amare significa non soltanto aver accettato pienamente l’umanità come propria proiezione, ma aver trasceso anche questa accettazione, che è sempre nel campo della dualità accettazione-rifiuto, mentre l’Amore è unità.

- è contratto da meccanismi comportamentali, emotivi e intellettivi limitanti. L’Amare ne è libero ed è spontaneità armonicamente dirompente.

- è sintomo di consapevolezza ristretta e la restringe, impedendo la consapevolizzazione della Totalità e della Reale Identità. L’Amare è armonico effondersi dall’immensità della Pace.

- è caratterizzato dallo sforzo, anche se chi è assuefatto allo stesso lo nota soltanto in minima parte. L’Amare è caratterizzato dall’assenza di sforzo. Ci si può sforzare di tendere ad Amare[7], ma l’Amare sorge con la cessazione di ogni sforzo.

- il “voler bene” è imbrattato dall’attaccamento ai frutti delle azioni. L’Amare è lindo da ogni azione e da ogni frutto, essendo agire e frutto massimo[8] di per sé.

- significa anche dipendenza, mentre Amare vuole dire anche vera autonomia, sostanziale libertà dai condizionamenti del mondo oggettuale-concettuale.

- è oberato dalle paure. Amore significa anche assenza di paure, che sono causate principalmente dall’immedesimazione con il corpo fisico o con l’individuo, cioè dall’immaginare che il corpo o l’individuo sia il sé reale.

- è caratterizzato dall’attaccamento all’oggetto del “voler bene” e al rapporto. L’Amare compare con la scomparsa dell’attaccamento.

- è caratterizzato dall’identificazione con il corpo, le sensazioni, le emozioni, i pensieri, l’individualità. L’Amore ne è libero, non si identifica nemmeno con se stesso.

L’Amare esclude il risentimento. Quando c’è Amare non c’è chi (identità immaginata) può risentirsi. Essendo condizionato dall’identità immaginata, il “voler bene” è invece complice del risentirsi, anche perché combattendo per mantenere i propri abbagli, l’identità immaginata può facilmente offendersi se le sue idee riguardo a sé, alla giustizia, al bene, al male, al mondo, a Dio…, non sono accettate o sono “addirittura” contrastate. Sino a che c’è “voler bene” non ci può essere completo perdono. Quando c’è costantemente Amare, il perdono è più che completo, c’è trascendimento del perdono. Chi è Amore si è perdonato, accettandosi in tutto e per tutto. Non può quindi soggiacere al proiettare il proprio risentimento su altri. L’individuo sufficientemente maturo, è consapevole che le ragioni del risentimento consistono sostanzialmente nel conflitto tra suoi segmenti, vale a dire che il soggetto effettivo con cui è in conflitto non è esterno, ma fa parte di lui stesso. Il risentimento può essere stimolato dall’influsso di altri, ma le sue ragioni sostanziali e quelle della risoluzione dei rancori, risiedono in chi si è risentito o che ha perdonato. Perdonare compiutamente altri significa la certezza illuminata che in Verità e in Realtà non ci sono: l’Uno è Uno.

Le amarezze della vita: la vita che “vuole bene” è amara, la vita che Ama è Amore.

A differenza di chi è Amore, chi soltanto “vuole bene” di norma subisce il condizionamento limitante dei propri e altrui concetti.

Il “voler bene” è viziato dall’immaginaria tripartizione del tempo in passato, presente e futuro. Questo forma fenomeni come: nostalgia, attaccamento al passato, aspettative, vagare tra passato e futuro… Chi Ama non immagina la tripartizione del tempo; è libero dai fenomeni appena elencati. L’Amore è libero dal condizionamento (“psicologico”) del tempo. È piena consapevolezza dell’Attimo presente. Affinché il grigiore del “voler bene” si dissolva nella “Luce” dell’Amore, bisogna abbandonare l’attaccamento al passato e al futuro in favore della presenza integrale ora-qui.

Il “voler bene” fa percepire le cose come sembrano (molteplicità), invece di come sono effettivamente (unità). L’Amare rivela pienamente che soltanto Uno È Veramente (Totalità, Uno Totale) e che solamente Uno Sussiste Realmente (Reale Identità, Uno Reale).La Manifestazione esiste soltanto dalla prospettiva della manifestazione stessa, come illusione, naturalmente.

Chi è Amore, è libero dai concetti sulla perfezione. Sperimentando soltanto Amore, sperimenta l’ effettiva perfezione di ciò che percepisce. Amore è anche sinonimo di perfezione relativa, che non è questione di forma, ma di come è percepita. I concetti Assoluto, Dio, Realtà, , Reale Identità sono invece sinonimi di Perfezione Assoluta. A sua volta, il “voler bene” è spesso caratterizzato dalla concettualizzazione della perfezione: questo è perfetto, questo è imperfetto, la perfezione è questo e quello, che è primariamente una conseguenza della mancata sperimentazione della perfezione relativa, cioè dell’Amore. La Perfezione Assoluta è una, inconcepibile e non sperimentabile, è la Reale Identità. Quella relativa è una ed è sperimentata individualmente da ognuno che Ama, che, tra l’altro, non ha percezione di essere un individuo. Le perfezioni concettualizzate sono invece diverse da individuo a individuo. Sono tante quanti gli intelletti che le elaborano: ogni singolo che non Conosce l’Amore immagina una perfezione diversa, ignorando quasi sempre che la perfezione (relativa) non è una questione di concettualizzazione, ma di consapevolezza che l’Amore è la sostanza “informe” di ogni (apparente) forma.

Chi Ama permane imperturbato, mentre chi “vuole bene” è agitato, anche se non nota di esserlo, perché assuefatto all’inquietudine. 

Quando È Amore, l’individuo si sente realizzato e non sente mancanze. I suoi processi sono pienamente integrati tra loro. Si Ama e si Conosce integralmente, totalmente in Pace con la propria interezza. Quando soltanto “vuole bene” si sente invece sostanzialmente non realizzato, anche perché non è (sufficientemente) consapevole che tutto ciò di cui può fare esperienza sono suoi processi. Perciò cerca in un ipotetico fuori ciò che, invece, è in lui. In questo modo non può trovare la vera realizzazione, anche perché (immaginare di) cercare in un immaginario fuori non può portare che immaginaria realizzazione. Chi cerca “fuori” tenta di trovare in un luogo che non c’è. Per farsi e fare del bene, invece di cercare nel presunto “fuori”, si farebbe bene a consapevolizzare l’ “Oltre”, la Coscienza Originale e la Reale Identità.

Chi non conosce Amore può soltanto immaginare l’effettivo significato di Ama il prossimo tuo come te stesso. Chi è Amore, Ama il prossimo come se stesso, perché lo conosce come parte di sé (perché è un’apparizione nella sua percezione) e di sé (perché è un segmento della Vera Identità, Totalità) e come espressione di Sé Assoluto. Chi tende ad Amare è un potenziale vero cristiano, che da cristiano retorico si trasforma in conoscitore dell’insegnamento essenziale di Gesù. Chi rende possibile l’Alternanza dell’Amare con il Trascendimento dell’Amare (Estinzione), ha invece realizzato la sostanza dell’insegnamento di Gesù, anche se non è stato battezzato e non ha letto i Vangeli, conoscere i quali è poca cosa rispetto all’essere Amore, cioè Conoscenza di per sé.

In minor o maggior misura, in modo conscio o inconscio, il “voler bene” è sempre volto a ottenere qualcosa: affetto, sicurezze, opportunità, soddisfazione... I secondi fini del “voler bene” sono spesso così sottili da non essere nemmeno notati, anche perché si è assuefatti a essi o perché vengono definiti come aspetti dell’ “amare”. L’Amare non è invece volto a ottenere niente, ha già tutto; è consapevolezza che in Verità si è Tutto (come Uno Totale, non come individuo).

Il “voler bene” è anche un continuo spettacolo scadente di equilibrismo. Per trovare un po’ di “pace” e di “equilibrio”, chi non Ama deve far quadrare i rapporti tra i suoi segmenti, scambiando, tra l’altro il rapporto ideale per ottimale. Chi “vuole bene” sogna spesso il compagno o la compagna ideale, mentre chi Ama è pienamente consapevole di essere il proprio compagno/la propria compagna ottimale. L’equilibrio di chi “vuole bene” è sostanzialmente un equilibrio concettuale, basato molto su idee sulla vita equilibrata, sul rapporto equilibrato, sulla personalità equilibrata, sull’equilibrio interiore ed esteriore… Quando i processi sono sperimentati e interpretati come corrispondenti ai propri parametri di equilibrio, si definisce questo stato equilibrio e ci si sente in pace (si pensa di essere in pace, ma si tratta soltanto di una diminuzione del turbamento). Questo è comunque un equilibrio fallace, anche perché con il cambiamento di significato che l’intelletto attribuisce a un concetto (per esempio a io), l’ “equilibrio” può facilmente diventare squilibrio, mostrarsi cioè per quello che è (era) effettivamente: squilibrio mascherato da equilibrio. Per quanto sopraffini possono essere i suoi concetti sull’equilibrio, chi non Ama è sempre squilibrato: la presenza dell’identità immaginata esclude il vero equilibrio e implica equilibrismo. Chi Ama è invece Equilibrio di per sé. Consapevole della propria unità e di quella onnicomprensiva (Uno Totale), non ha bisogno di cercare di relazionare i propri segmenti che, tra l’altro, sono già in Equilibrio (reciproco), perché le loro vibrazioni sono armonizzate con quella dell’Amore. Chi cerca l’equilibrio senza consapevolizzarsi, tenta di coordinare i propri segmenti tra loro, accondiscendendo ai loro desideri e alle loro tendenze deleterie. Chi invece ha deciso di divenire con qualità, stimola i propri segmenti a essere Amore. Chi “vuole bene” è egocentrico[9], mentre chi Ama non ha segmenti abusanti ed è pienamente il centro di se stesso, perché ha trovato la Centratura in Dio. La ricerca dell’equilibrio non nobilitata dalla consapevolizzazione, modifica le modalità dello squilibrio. Il percorso di consapevolizzazione (percorso spirituale) porta invece all’assenza di punti da equilibrare, perché conduce a essere pienamente perno di se stessi, completamente consapevoli che la Reale Identità Sussiste come unico “punto” di riferimento Reale.

Essendo Amore si stimolano automaticamente e senza sforzo gli altri ad Amare. Volendo bene si stimolano gli altri a voler bene, ma solo Amando si può Conoscere che l’effettivo bene è la consapevolizzazione e ciò che la stimola. Il “voler bene” è sicuramente meglio del voler male, anche se spesso “voler bene” a qualcuno implica il “voler male” ad altri, ma la soluzione sostanziale e naturale è l’Amare che lascia spazio al proprio Trascendimento (Estinzione).

MEDITAZIONE PER CONOSCERSI ORIGINE DELL’AMORE

1) Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima.

Visualizzazione: la testa. Tempo: 2’-3’.

2) Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per Amare. Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: 2’-3’.

3) Abbandono gli ostacoli all’Amore.

Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: minimo 3’

4) Mi apro a consapevolizzare l’Amore in me.

Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: minimo 3’.

5) Sono Amore.

Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: minimo 3’.

Affermare una volta: Sono Amore e lasciarsi andare all’essere Amore, anche testimoniando i propri processi (immagini, sensazioni, emozioni, pensieri…) senza identificazione.

6) Qual è l’Origine dell’Amore?

Chiedersi una volta soltanto: Qual è l’Origine dell’Amore?, poi osservare le emozioni e i pensieri sino al Vuoto mentale. Se dopo 5’ - 15’, la risposta (per esempio: Tu Assoluto, Io Realtà, Dio, la Reale Identità…) non emerge spontaneamente, si afferma direttamente: Sussisto Origine dell’Amore (punto numero 7).

7) Sussisto Origine dell’Amore.

Senza visualizzazione. Tempo: minimo 5’.

Si afferma una volta Sussisto Origine dell’Amore, poi si testimonia la creazione, la durata e la fine delle emozioni e dei pensieri, cercando di essere consapevoli dell’intervallo tra un pensiero e quello seguente (o tra un’emozione e l’altra), prolungandolo il più possibile. Nota: chi fa l’affermazione, l’individuo, non è l’Origine dell’Amore, ma con questa affermazione esprime che l’Assoluto Sussiste Origine dell’Amore, per maturare la propria consapevolezza riguardo a ciò.



[1] Forme emozione e pensiero di bassa qualità.

[2] Il concetto di emozione primaria associato alla parola Amore, non va inteso nel senso classico di emozione, ma come puro esserci, pura conoscenza di esserci, esente da pensieri.

[3] Durante i primi periodi di Amare può non esserci questa consapevolezza.

[4] Immaginando in genere che sono soggetti esteriori, mentre si tratta di segmenti della percezione che non può essere che interiore (all’individuo).

[5] Tra cui l’esigenza fondamentale di maturare la consapevolezza, cioè integrare l’esserci, il campo esperienziale.

[6] Essere consapevoli dell’Amore Originale e della Beatitudine non significa farne esperienza. Non sono sperimentabili, perché precedono ogni esperienza, anche  quella primaria, la pura percezione di esserci.  

[7] Tendere ad Amare significa anche cercare di ottimizzare la reciproca integrazione dei propri  segmenti.

[8] Il frutto massimo dell’individuo è comunque la sua capacità di rendere possibile l’Esistenza illuminata.

[9] Nel senso che è condizionato dall’identità immaginata (“ego”).     

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