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L'Etica dell'Amore
Chi conosce Dio lo "vede" in tutti e Ama tutto |
Video per trasformare i sensi di
colpa in Amore - Provare rancore significa negarsi l'Amore |
Aiutare consapevolmente
Apri il cuore a te, al prossimo e a Dio, Sii semplicemente Amore. |
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L'essenza della ricerca spirituale
L’intero mondo appare nell’individuo, più lui è spirituale e più il suo mondo vibra di Pace |
Chi non è Desto, dorme. |
Vedere il mondo nella Luce dell’Amore è Naturale, l’Amore è la Sostanza dell’universo.
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| VUOI AVERE TUTTI GLI UNDICI LIBRI 1) Amare Divenire 2)Realtà e Amore 3)Karma e incarnazione 4)Eternamente Qua 5)Il cavaliere delle energie 6)L'Esistenza senza tempo 7)Essere 8) La maturazione del Conscio 9)Guarire con le energie 10)Il Conscio Maturo 11) Essere
DI ANDREA PANGOS EDIZIONI
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Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità 1. AMARE E "VOLER BENE" 2. DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE 3. MEDITAZIONE PER CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE ero e sincero? Amore di coppia, Amore famigliare, Amore spirituale, Amore Divino
AMARE E "VOLER BENE" Il concetto Amore è utilizzato per definire diversi stati emotivi e questo può far smarrire il suo significato sostanziale, confondendo l’Amore con ciò che non lo è. I concetti sull’Amore sono punti di riferimento molto importanti perché è lo stato naturale dell’attività emotiva. Se sono di bassa qualità possono facilmente fuorviare e nuocere alla qualità del divenire, dei rapporti e della vita in generale. L’incomprensione di cos’è veramente l’Amore è uno dei motivi principali dei conflitti, della sofferenza e di molte scelte che incidono negativamente sui processi vitali. La ragione primaria delle definizioni poco qualitative dell’Amore, è che rari Amano, o perlomeno hanno Amato una volta soltanto. Questo porta spesso all’equiparazione del “voler bene” con l’Amare, che equivale circa a quella dei colori con la trasparenza. Spiegato in questo contesto l’Amare è trasparenza, mentre lo spettro del “voler bene” va progressivamente dal nero (voler male) al bianco. Durante l’Amare, la percezione, l’attività emotiva e quella intellettiva sono trasparenti, mentre quando c’è “voler bene” sono colorate. L’affermazione l’amore è rosa può addirsi all’innamoramento, non all’Amore. Espresso con un’altra metafora: quando c’è Amore il cielo è terso mentre durante il “voler bene” è coperto, secondo la qualità del “voler bene”, da un minor o un maggior numero di nubi, più o meno scure. Nonostante ciò, alla mente non abbastanza consapevole può sembrare che il cielo sia proprio pulito. A molti i concetti “voler bene” e Amare sembrano sinonimi, mentre indicano a due stati diversi. Il “voler bene” esclude l’Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L’Amare è l’espressione primaria, massima e nello stesso tempo naturale dell’attività emotiva. Chi Ama è pienamente consapevole della diversità tra questi due stati, mentre chi non ha mai Amato può soltanto immaginare questa differenza, che si assottiglia con l’aumento della qualità del “voler bene”, con l’avvicinarsi dello stato emotivo all’Amare. I concetti amore e amare possono essere utilizzati come meglio si ritiene, ma se con loro si vuole designare la massima qualità dello stato emotivo, è bene servirsene come proposto in questo articolo, anche perché così: DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE Si può maturare la capacità di essere Amore anche riflettendo in modo consapevolizzante sulle differenze tra il “voler bene” e l’Amare. I concetti che seguono andrebbero utilizzati proprio in questo modo. L’Amore è l’emozione primaria che scaturisce dalla pura percezione di esistere dell’individuo. Le emozioni diverse dall’Amore sono distorsioni dell’Amore, “Amore espresso in modo deviato”. Le loro vibrazioni non sono in armonia con quella dell’Amore, che è la vibrazione emotiva basilare. Il “voler bene” è una disfunzione emotiva, una contraffazione della naturalezza dell’Amare. Quando lo stato emotivo è caratterizzato completamente dall’Amore, si Ama, o più precisamente si è Amore, nel senso che la consapevolezza è integralmente Amore. La presenza di emozioni diverse dall’Amore significa che c’è “voler bene”. Gelosia, tristezza, ansia, nostalgia, rabbia, tristezza, paure e altre emozioni nocive sono elementi del “voler bene”-voler male e quindi impossibilitano l’essere Amore. Alcune, per esempio la gelosia, sono spesso definite come espressioni di vero amore. Il significato sostanziale di senza gelosia non c’è amore corrisponde però profondamente a quello di senza maltrattamento non c’è benessere. Chi è dipendente da emozioni pesanti può trovare molte ragioni per spiegare perché, secondo lui, alcune emozioni nocive fanno parte dell’amare. Chi Ama sa con totale certezza che impediscono l’Amare, anche perché a differenza di chi non conosce l’Amore, conosce ambedue le parti della medaglia, l’Amore e le emozioni nocive che ha prodotto quando non Amava. Il “voler bene” è “amore” viziato dall’ “io” (identità immaginata). L’Amore è libero dall’ “io”. Questa è la vera libertà – la libertà dall’ “io”, ben diversa dalla mera libertà dell’ “io”. Più si è liberi dall’identità immaginata, più si è vicini a essere Amore e meglio si può consapevolizzare (non sperimentare o comprendere) la “Libertà” Assoluta (della) Reale Identità. La sofferenza è spesso associata all’Amore, per esempio con concetti inebrianti come soffrire per Amore e l’Amore è sofferenza, ma come ogni aspetto del “voler bene”, l’afflizione impossibilita l’Amare che è uno stato del BenEssere (l’altro è l’Estinzione). Il “voler bene” è spesso dominato dall’emozionalità concettuale (processi emotivi condizionati dalle definizioni sulle emozioni) e alimenta la concettualizzazione delle emozioni, che è anche un modo di sostituire ingannevolmente la mancanza d’Amore. L’Amare è libero dall’emozionalità concettuale e libera dalla concettualizzazione delle emozioni, anche perché è eguale alla pura Conoscenza di esserci. Quando “vuole bene”, la consapevolezza percepisce l’immaginaria separazione del mondo esteriore da quello interiore, quando Ama no. Tutto ciò che è sperimentato fa parte della consapevolezza, sono sempre suoi segmenti che percepiscono se stessi e altri suoi segmenti. La consapevolezza che Ama è consapevole che il tempo, lo spazio e l’universo avvengono in lei. Maturando la capacità di Amare accresce la cognizione che sia il mondo interiore sia quello che prima percepiva e definiva come esteriore, sono suoi aspetti. La convinzione errata che il secondo si trovi fuori è primariamente una conseguenza dell’identificazione con il corpo fisico, io sono il corpo e ciò che è esterno al corpo è fuori di me. Il “voler bene” è inerente a qualcuno/qualcosa di particolare e quindi c’è “voler più bene” a qualcuno (qualcosa) che a qualcun altro (qualcosa d’altro). Il “voler bene” è una particolare forma di attenzione, indirizzata da alcuni segmenti dell’identità immaginata verso: L’Amare è esente da distinzioni. È Amare tutto e tutti indiscriminatamente, anche perché si sperimenta il tutti come unico tutto. L’Amare c’è quando la consapevolezza è globalmente indirizzata verso se stessa, senza immaginare la frammentazione della propria totalità. Si tratta della consapevolezza che è consapevole di tutta se stessa con tutta se stessa, e anche dei suoi singoli processi. Non si tratta, come nel caso della contaminazione da identità immaginata e quindi del “voler bene”, di un segmento della consapevolezza che indirizza i processi (sensazioni, emozioni, pensieri…) verso un altro, ma è la totalità della consapevolezza che integralmente consapevole della propria interezza e dei singoli processi, esprime l’Amore di tutta sé verso tutta se stessa. Ama tutto e tutti indiscriminatamente, pienamente consapevole che ogni ognuno sperimentato è un suo segmento, ma è anche profondamente consapevole delle esigenze effettive altrui e del loro sognare necessità immaginarie. L’Amare può essere temporaneamente focalizzato maggiormente verso un segmento della consapevolezza, per esempio verso quello definito madre, ma questo non varia la qualità dello stato emotivo globale (Amare) e a focalizzarlo è sempre la consapevolezza nella sua globalità e non un suo segmento particolare ([sub]identità immaginata). Diversa è solo la quantità di vibrazioni dell’Amore indirizzata verso il singolo segmento, perché c’è maggior attenzione verso esso. Il “voler bene”: L’Amare esclude il risentimento. Quando c’è Amare non c’è chi (identità immaginata) può risentirsi. Essendo condizionato dall’identità immaginata, il “voler bene” è invece complice del risentirsi, anche perché combattendo per mantenere i propri abbagli, l’identità immaginata può facilmente offendersi se le sue idee riguardo a sé, alla giustizia, al bene, al male, al mondo, a Dio…, non sono accettate o sono “addirittura” contrastate. Sino a che c’è “voler bene” non ci può essere completo perdono. Quando c’è costantemente Amore il perdono è più che completo, l’Amore è trascendimento del perdono. Chi è Amore si è perdonato, accettandosi in tutto e per tutto, e quindi non può soggiacere al proiettare il proprio risentimento su altri. La mente sufficientemente matura è consapevole che le ragioni del risentimento consistono sostanzialmente nel conflitto tra suoi segmenti, vale a dire che il soggetto effettivo con cui è in conflitto non è esterno, ma fa parte di lei. Il risentimento può essere stimolato dall’influsso di altri, ma le sue ragioni sostanziali e quelle della risoluzione dei rancori risiedono nella mente risentita o che ha perdonato. Perdonare compiutamente altri significa la piena consapevolezza che in Verità e in Realtà non ci sono: l’Uno è Uno. Le amarezze della vita: la vita che “vuole bene” è amara, la vita che Ama è Amore. Il “voler bene” è viziato dall’immaginaria tripartizione del tempo in passato, presente e futuro e questo forma fenomeni come: nostalgia, attaccamento al passato, aspettative, “vagare della mente tra passato e futuro”… Quando è integralmente Amore, la consapevolezza non immagina la tripartizione del tempo ed è esente dai fenomeni appena elencati. L’Amore è libero dal condizionamento (“psicologico”) del tempo. È piena consapevolezza dell’Attimo presente. Affinché il grigiore del “voler bene” si dissolva nella “Luce” dell’Amore, bisogna abbandonare l’attaccamento al passato e al futuro in favore della presenza integrale ora-qui. Il “voler bene” fa percepire le cose come sembrano (molteplicità), invece di come sono effettivamente (unità). L’Amare rivela pienamente che soltanto Uno È Veramente (Totalità, Uno Totale) e che solamente Uno Sussiste Realmente (Reale Identità, Uno Reale).La Manifestazione esiste soltanto dalla prospettiva della manifestazione stessa, come illusione, naturalmente. Chi è Amore è libero dai concetti sulla perfezione, poiché, sperimentando soltanto Amore, sperimenta l’ effettiva perfezione di ciò che percepisce. Amore è anche sinonimo di perfezione relativa, che non è questione di forma, ma di come viene percepita. I concetti Assoluto, Dio, Realtà, Sé, Reale Identità sono invece sinonimi di Perfezione Assoluta. A sua volta, il “voler bene” è spesso caratterizzato dalla concettualizzazione della perfezione: questo è perfetto, questo è imperfetto, la perfezione è questo e quello, che è primariamente una conseguenza della mancata sperimentazione della perfezione relativa, cioè dell’Amore. La Perfezione Assoluta è una, inconcepibile e non sperimentabile, è la Reale Identità. Quella relativa è una ed è sperimentata individualmente da ognuno che Ama, che, tra l’altro, non ha percezione di essere un individuo. Le perfezioni concettualizzate sono invece diverse da individuo a individuo. Sono tante quante le menti che le elaborano: ogni singolo che non è Amore immagina una perfezione diversa, ignorando quasi sempre che la perfezione (relativa) non è una questione di concettualizzazione, ma di consapevolezza che l’Amore è la sostanza “informe” di ogni (apparente) forma. La consapevolezza che Ama permane imperturbata. Quella che “vuole bene” è turbata, anche se non nota di esserlo, perché assuefatta a questo stato. Quando È Amore, l’individuo si sente realizzato e non sente mancanze. I suoi processi sono pienamente integrati tra loro. Si Ama e si Conosce integralmente, totalmente in Pace con la propria interezza. Quando soltanto “vuole bene” si sente invece sostanzialmente non realizzato, anche perché non è sufficientemente consapevole che tutto ciò di cui può fare esperienza sono suoi processi. Perciò cerca in un ipotetico fuori ciò che, invece, è in lui. In questo modo non può trovare la vera realizzazione, anche perché (immaginare di) cercare in un immaginario fuori non può portare che immaginaria realizzazione. Chi cerca “fuori” tenta di trovare in un luogo che non c’è. Per farsi e fare del bene, invece di cercare nel presunto “fuori”, si farebbe bene a consapevolizzare l’ “Oltre”, la Coscienza e la Reale Identità. Chi non conosce Amore può soltanto immaginare l’effettivo significato di Ama il prossimo tuo come te stesso. Chi è Amore, Ama il prossimo come se stesso, perché lo conosce come parte di sé (perché è un’apparizione nella sua percezione) e di sé (perché è un segmento della Vera Identità, Totalità) e come espressione di Sé Assoluto. Chi tende ad Amare è un potenziale vero cristiano, che da cristiano retorico si trasforma in conoscitore dell’insegnamento essenziale di Gesù. Chi rende possibile l’Alternanza dell’Amare con il Trascendimento dell’Amare (Estinzione), ha invece realizzato la sostanza dell’insegnamento di Gesù, anche se non è stato battezzato e non ha letto i Vangeli, conoscere i quali è poca cosa rispetto all’essere Amore, cioè essere Conoscenza di per sé. In minor o maggior misura, in modo conscio o inconscio, il “voler bene” è sempre volto a ottenere qualcosa: affetto, sicurezze, opportunità, soddisfazione... I secondi fini del “voler bene” sono spesso così sottili che la mente non li nota nemmeno, anche perché è profondamente assuefatta a essi o perché li definisce come aspetti dell’ “amare”. L’Amare non è invece volto a ottenere niente, ha già tutto o meglio è consapevolezza che in Verità si è Tutto (come Uno Totale, non come individuo). Il “voler bene” è anche un continuo spettacolo scadente di equilibrismo. Per trovare un po’ di “pace” e di “equilibrio”, chi non Ama deve far quadrare i rapporti tra i suoi segmenti, scambiando, tra l’altro il rapporto ideale per ottimale. Chi “vuole bene” sogna spesso il compagno o la compagna ideale, mentre chi Ama è pienamente consapevole di essere il proprio compagno/la propria compagna ottimale. L’equilibrio di chi “vuole bene” è sostanzialmente un equilibrio concettuale, basato molto su idee sulla vita equilibrata, sul rapporto equilibrato, sulla personalità equilibrata, sull’equilibrio interiore ed esteriore… Quando i processi sono sperimentati e interpretati come corrispondenti ai propri parametri di equilibrio, si definisce questo stato equilibrio e ci si sente in pace (si pensa di essere in pace, ma si tratta soltanto di una diminuzione del turbamento). Questo è comunque un equilibrio fallace, anche perché con il cambiamento di significato che la mente attribuisce a un concetto (per esempio a io), l’ “equilibrio” può facilmente diventare squilibrio, mostrarsi cioè per quello che è (era) effettivamente: squilibrio mascherato da equilibrio. Per quanto sopraffini possono essere i suoi concetti sull’equilibrio, chi non Ama è sempre squilibrato: la presenza dell’identità immaginata esclude il vero equilibrio e implica equilibrismo. Chi Ama è invece equilibrio di per sé. Consapevole della propria unità e di quella onnicomprensiva (Uno Totale), non ha bisogno di cercare di relazionare i propri segmenti che, tra l’altro, sono già in Equilibrio reciproco perché le loro vibrazioni sono armonizzate con quella dell’Amore. Chi cerca l’equilibrio senza consapevolizzarsi, tenta di coordinare i propri segmenti tra loro, in questo modo accondiscende soltanto ai loro desideri non abbastanza consapevolizzati e alle loro tendenze deleterie. Chi invece ha deciso di maturare la Consapevolezza integrale, stimola i propri segmenti a essere Amore. Chi “vuole bene” è egocentrico, mentre chi Ama non ha segmenti abusanti ed è pienamente il centro di se stesso, perché ha trovato la Centratura in Dio. La ricerca dell’equilibrio che non matura la consapevolezza modifica le modalità dello squilibrio, mentre quella qualitativa porta all’assenza di punti da equilibrare, perché porta a essere pienamente perno di se stessi, completamente consapevoli che la Reale Identità Sussiste come unico “punto” di riferimento Reale. Essendo Amore si stimolano automaticamente e senza sforzo gli altri ad Amare. Volendo bene si stimolano gli altri a voler bene. Solamente Amando si può Conoscere che cosa sono l’effettivo Bene (stimolazione del divenire veritiero) e l’effettivo Voler Bene. Il “voler bene” è sicuramente meglio del voler male, anche se spesso “voler bene” a qualcuno implica il “voler male” ad altri, ma la soluzione sostanziale e naturale è l’Amare che lascia spazio al proprio Trascendimento (Estinzione). 3. ESERCIZIO MEDITATIVO PER CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE 1) Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima. |
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