Il "voler bene" esclude l'Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L'Amare è l’espressione primaria, massima e Naturale dell'attività emotiva.
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Articolo di Andrea Pangos

Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

1. AMARE E "VOLER BENE"

2. DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE

3. MEDITAZIONE PER CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE

      ero e sincero? Amore di coppia, Amore famigliare, Amore spirituale, Amore Divino

AMARE E "VOLER BENE"

Il concetto Amore è utilizzato per definire diversi stati emotivi e questo può far smarrire il suo significato sostanziale, confondendo l’Amore con ciò che non lo è. I concetti sull’Amore sono punti di riferimento molto importanti perché è lo stato naturale dell’attività emotiva. Se sono di bassa qualità possono facilmente fuorviare e nuocere alla qualità del divenire, dei rapporti e della vita in generale. L’incomprensione di cos’è veramente l’Amore è uno dei motivi principali dei conflitti, della sofferenza e di molte scelte che incidono negativamente sui processi vitali.

La ragione primaria delle definizioni poco qualitative dell’Amore, è che rari Amano, o perlomeno hanno Amato una volta soltanto. Questo porta spesso all’equiparazione del “voler bene” con l’Amare, che equivale circa a quella dei colori con la trasparenza. Spiegato in questo contesto l’Amare è trasparenza, mentre lo spettro del “voler bene” va progressivamente dal nero (voler male) al bianco. Durante l’Amare, la percezione, l’attività emotiva e quella intellettiva sono trasparenti, mentre quando c’è “voler bene” sono colorate. L’affermazione l’amore è rosa può addirsi all’innamoramento, non all’Amore. Espresso con un’altra metafora: quando c’è Amore il cielo è terso mentre durante il “voler bene” è coperto, secondo la qualità del “voler bene”, da un minor o un maggior numero di nubi, più o meno scure. Nonostante ciò, alla mente non abbastanza consapevole può sembrare che il cielo sia proprio pulito.

A molti i concetti “voler bene” e Amare sembrano sinonimi, mentre indicano a due stati diversi. Il “voler bene” esclude l’Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L’Amare è l’espressione primaria, massima e nello stesso tempo naturale dell’attività emotiva.

Chi Ama è pienamente consapevole della diversità tra questi due stati, mentre chi non ha mai Amato può soltanto immaginare questa differenza, che si assottiglia con l’aumento della qualità del “voler bene”, con l’avvicinarsi dello stato emotivo all’Amare.

I concetti amore e amare possono essere utilizzati come meglio si ritiene, ma se con loro si vuole designare la massima qualità dello stato emotivo, è bene servirsene come proposto in questo articolo, anche perché così:
- si determina un punto di riferimento chiaro e preciso cui tendere per realizzarsi emotivamente - Divenendo del tutto,
- ci si aiuta a non fantasticare di star Amando quando si sta soltanto “volendo bene”.
L’espressione “voler bene” è virgolettata perché non sempre ciò che è definito voler bene è veramente voler bene. L’affetto, la simpatia, l’ “essere vicini a qualcuno”, provare empatia… possono indicare un “voler bene” di qualità, ma possono essere anche espressioni di forte dipendenza o di empatia per somiglianze molto negative (forme emozione e pensiero di bassa qualità) che sono ostacoli per l’Amare.

DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE

Si può maturare la capacità di essere Amore anche riflettendo in modo consapevolizzante sulle differenze tra il “voler bene” e l’Amare. I concetti che seguono andrebbero utilizzati proprio in questo modo.

L’Amore è l’emozione primaria che scaturisce dalla pura percezione di esistere dell’individuo. Le emozioni diverse dall’Amore sono distorsioni dell’Amore, “Amore espresso in modo deviato”. Le loro vibrazioni non sono in armonia con quella dell’Amore, che è la vibrazione emotiva basilare. Il “voler bene” è una disfunzione emotiva, una contraffazione della naturalezza dell’Amare.

Quando lo stato emotivo è caratterizzato completamente dall’Amore, si Ama, o più precisamente si è Amore, nel senso che la consapevolezza è integralmente Amore. La presenza di emozioni diverse dall’Amore significa che c’è “voler bene”.
Il “voler bene” è viziato dalla tripartizione immaginaria in amante-“amare”-amato, che cessa con l’emergere dell’Amore. Quando c’è Amore, la consapevolezza è totale amante di tutta sé. L’amante, l’amare e l’amato coincidono.

Gelosia, tristezza, ansia, nostalgia, rabbia, tristezza, paure e altre emozioni nocive sono elementi del “voler bene”-voler male e quindi impossibilitano l’essere Amore. Alcune, per esempio la gelosia, sono spesso definite come espressioni di vero amore. Il significato sostanziale di senza gelosia non c’è amore corrisponde però profondamente a quello di senza maltrattamento non c’è benessere. Chi è dipendente da emozioni pesanti può trovare molte ragioni per spiegare perché, secondo lui, alcune emozioni nocive fanno parte dell’amare. Chi Ama sa con totale certezza che impediscono l’Amare, anche perché a differenza di chi non conosce l’Amore, conosce ambedue le parti della medaglia, l’Amore e le emozioni nocive che ha prodotto quando non Amava.

Il “voler bene” è “amore” viziato dall’ “io” (identità immaginata). L’Amore è libero dall’ “io”. Questa è la vera libertà – la libertà dall’ “io”, ben diversa dalla mera libertà dell’ “io”. Più si è liberi dall’identità immaginata, più si è vicini a essere Amore e meglio si può consapevolizzare (non sperimentare o comprendere) la “Libertà” Assoluta (della) Reale Identità.

La sofferenza è spesso associata all’Amore, per esempio con concetti inebrianti come soffrire per Amore e l’Amore è sofferenza, ma come ogni aspetto del “voler bene”, l’afflizione impossibilita l’Amare che è uno stato del BenEssere (l’altro è l’Estinzione).
L’Amare è uno stato unico, non ci sono diverse forme d’Amare. La Sua qualità è invariabilmente una. Essere Amore è di per sé Qualità e Virtù. La qualità del “voler bene” invece cambia e dipende in sostanza dalle caratteristiche della consapevolezza, specificatamente dalla qualità: del soggetto che “vuole bene” (che è un segmento della consapevolezza), dell’oggetto del “voler bene” (che è un altro suo segmento, appare in lei) e delle condizioni in cui si svolge il “voler bene” (anch’esse segmenti della consapevolezza).

Il “voler bene” è spesso dominato dall’emozionalità concettuale (processi emotivi condizionati dalle definizioni sulle emozioni) e alimenta la concettualizzazione delle emozioni, che è anche un modo di sostituire ingannevolmente la mancanza d’Amore. L’Amare è libero dall’emozionalità concettuale e libera dalla concettualizzazione delle emozioni, anche perché è eguale alla pura Conoscenza di esserci.
Quando “vuole bene”, l’individuo immagina la separazione tra soggetto e oggetto. Quando Ama sperimenta l’effettiva unità dei cosiddetti soggetto e oggetto ed è consapevole che si tratta di due suoi aspetti, inscindibili tra loro e da lui. L’Amare è anche percezione unitaria. La consapevolezza che è integralmente Amore sperimenta la (propria) “dualità” in modo unitario, mentre quella che “vuole bene” sperimenta la (propria) sostanziale unità come se fosse dualità.

Quando “vuole bene”, la consapevolezza percepisce l’immaginaria separazione del mondo esteriore da quello interiore, quando Ama no. Tutto ciò che è sperimentato fa parte della consapevolezza, sono sempre suoi segmenti che percepiscono se stessi e altri suoi segmenti. La consapevolezza che Ama è consapevole che il tempo, lo spazio e l’universo avvengono in lei. Maturando la capacità di Amare accresce la cognizione che sia il mondo interiore sia quello che prima percepiva e definiva come esteriore, sono suoi aspetti. La convinzione errata che il secondo si trovi fuori è primariamente una conseguenza dell’identificazione con il corpo fisico, io sono il corpo e ciò che è esterno al corpo è fuori di me.

Il “voler bene” è inerente a qualcuno/qualcosa di particolare e quindi c’è “voler più bene” a qualcuno (qualcosa) che a qualcun altro (qualcosa d’altro). Il “voler bene” è una particolare forma di attenzione, indirizzata da alcuni segmenti dell’identità immaginata verso:
- altri suoi segmenti, cioè verso le subidentità immaginate (“subpersonalità”)
- altri processi della mente, tra i quali ci sono i segmenti che lei percepisce e definisce come amico, moglie, figlio, collega…
Questo significa anche che il convincimento che gran parte dei genitori Ama i figli è una leggenda metropolitana. Quelli che Amano (i figli) sono rarissimi. Se gran parte dei genitori Amasse veramente:
- quasi non ci sarebbero problemi nei rapporti;
- moltissimi figli sarebbero molto consapevoli e molti sarebbero Divenuti del tutto o sulla strada per diventarlo;
- il mondo fiorirebbe di abbondanza;
- i sistemi scolastici e educativi sarebbero profondamente diversi da quelli attuali, visto che invece di dover acquisire sapere molti esprimerebbero spontaneamente profonde conoscenze qualitative.
È indubbio che molti genitori dedicano veramente buona parte della vita ai figli e vogliono loro molto bene, ma la dedizione e il “voler bene” non sono da confondere con l’Amare. Fare le cose con dedizione non implica il farle con Amore. Soltanto chi Ama può farle con Amore, anche perché tutto ciò che sperimenta e interpreta come fare, oggetto del fare, soggetto del fare, risultato del fare… sono suoi elementi, integralmente caratterizzati dall’Amore. L’Operare con Amore esige l’assenza dell’agente immaginario (identità immaginata) e la presenza della totalità della consapevolezza nell’azione, la Consapevolezza integrale che “agisce con tutta se stessa”.

L’Amare è esente da distinzioni. È Amare tutto e tutti indiscriminatamente, anche perché si sperimenta il tutti come unico tutto. L’Amare c’è quando la consapevolezza è globalmente indirizzata verso se stessa, senza immaginare la frammentazione della propria totalità. Si tratta della consapevolezza che è consapevole di tutta se stessa con tutta se stessa, e anche dei suoi singoli processi. Non si tratta, come nel caso della contaminazione da identità immaginata e quindi del “voler bene”, di un segmento della consapevolezza che indirizza i processi (sensazioni, emozioni, pensieri…) verso un altro, ma è la totalità della consapevolezza che integralmente consapevole della propria interezza e dei singoli processi, esprime l’Amore di tutta sé verso tutta se stessa. Ama tutto e tutti indiscriminatamente, pienamente consapevole che ogni ognuno sperimentato è un suo segmento, ma è anche profondamente consapevole delle esigenze effettive altrui e del loro sognare necessità immaginarie. L’Amare può essere temporaneamente focalizzato maggiormente verso un segmento della consapevolezza, per esempio verso quello definito madre, ma questo non varia la qualità dello stato emotivo globale (Amare) e a focalizzarlo è sempre la consapevolezza nella sua globalità e non un suo segmento particolare ([sub]identità immaginata). Diversa è solo la quantità di vibrazioni dell’Amore indirizzata verso il singolo segmento, perché c’è maggior attenzione verso esso.

Il “voler bene”:
- rende impossibile la Consapevolezza integrale. L’Amare è l’Amare della Consapevolezza integrale per se stessa.
- il “voler bene” è ebbrezza emotiva e concettuale, irRazionalità. L’Amore è Lucidità e Razionalità.
- è macchiato dall’attaccamento a sé e ai fenomeni in generale. L’Amare ne è affrancato.
- è anche percezione di divisione, mentre l’Amare è (anche) assenza della fantasia distacco. Chi Ama non fantastica la separazione, è pienamente consapevole che quelli che comunemente sono percepiti e definiti come altri, sono suoi segmenti.
- impedisce la consapevolizzazione dell’Amore Originale (Coscienza) e della Beatitudine (intesa come “Stato” [della] Reale Identità). Essendo Amore, invece, si è consapevoli (ovvero si diventa consapevoli) dell’Amore Originale e della Beatitudine e di essere, come individuo, una loro espressione.
- è caratterizzato dal giudizio, mentre le osservazioni che scaturiscono dall’Amare sono chiare espressioni esenti dal giudicare, limpide constatazioni della spontaneità espressiva globale. Amare significa non soltanto aver accettato pienamente l’umanità come propria proiezione, ma aver trasceso anche questa accettazione, che è sempre nel campo della dualità accettazione-rifiuto, mentre l’Amore è unità.
- è contratto da meccanismi comportamentali, emotivi e intellettivi limitanti. L’Amare ne è libero ed è spontaneità armonicamente dirompente.
- è sintomo di consapevolezza ristretta e la restringe, impedendo la consapevolizzazione della Totalità. L’Amare è armonico effondersi “infinito” dall’ “infinità” della mente in Pace.
- è caratterizzato dallo sforzo, anche se chi è assuefatto allo stesso lo nota soltanto in minima parte. L’Amare è caratterizzato dall’assenza di sforzo. Ci si può sforzare di tendere ad Amare, ma l’essere Amore sorge con la cessazione di ogni sforzo.
- il “voler bene” è imbrattato dall’attaccamento ai frutti delle azioni. L’Amare è lindo da ogni azione e da ogni frutto, essendo agire e frutto massimo di per sé.
- significa anche dipendenza, mentre Amare vuole dire anche vera autonomia (sostanziale libertà dai condizionamenti del mondo oggettuale-concettuale).
- è oberato dalle paure. Amore significa anche assenza di paure, che sono causate principalmente dall’immedesimazione con il corpo fisico (immaginazione che il corpo sia il sé reale) e dalla sensazione di separazione dagli altri.
- è caratterizzato dall’attaccamento all’oggetto del “voler bene” e al rapporto. L’Amare compare con la scomparsa dell’attaccamento.
- è caratterizzato dall’identificazione con il corpo, le sensazioni, le emozioni, i pensieri, l’individualità. L’Amore ne è libero, non si identifica nemmeno con se stesso.

L’Amare esclude il risentimento. Quando c’è Amare non c’è chi (identità immaginata) può risentirsi. Essendo condizionato dall’identità immaginata, il “voler bene” è invece complice del risentirsi, anche perché combattendo per mantenere i propri abbagli, l’identità immaginata può facilmente offendersi se le sue idee riguardo a sé, alla giustizia, al bene, al male, al mondo, a Dio…, non sono accettate o sono “addirittura” contrastate. Sino a che c’è “voler bene” non ci può essere completo perdono. Quando c’è costantemente Amore il perdono è più che completo, l’Amore è trascendimento del perdono. Chi è Amore si è perdonato, accettandosi in tutto e per tutto, e quindi non può soggiacere al proiettare il proprio risentimento su altri. La mente sufficientemente matura è consapevole che le ragioni del risentimento consistono sostanzialmente nel conflitto tra suoi segmenti, vale a dire che il soggetto effettivo con cui è in conflitto non è esterno, ma fa parte di lei. Il risentimento può essere stimolato dall’influsso di altri, ma le sue ragioni sostanziali e quelle della risoluzione dei rancori risiedono nella mente risentita o che ha perdonato. Perdonare compiutamente altri significa la piena consapevolezza che in Verità e in Realtà non ci sono: l’Uno è Uno.

Le amarezze della vita: la vita che “vuole bene” è amara, la vita che Ama è Amore.
A differenza della consapevolezza che è compiutamente Amore, quella che “vuole bene” di norma subisce il condizionamento limitante dei propri e altrui concetti.

Il “voler bene” è viziato dall’immaginaria tripartizione del tempo in passato, presente e futuro e questo forma fenomeni come: nostalgia, attaccamento al passato, aspettative, “vagare della mente tra passato e futuro”… Quando è integralmente Amore, la consapevolezza non immagina la tripartizione del tempo ed è esente dai fenomeni appena elencati. L’Amore è libero dal condizionamento (“psicologico”) del tempo. È piena consapevolezza dell’Attimo presente. Affinché il grigiore del “voler bene” si dissolva nella “Luce” dell’Amore, bisogna abbandonare l’attaccamento al passato e al futuro in favore della presenza integrale ora-qui.

Il “voler bene” fa percepire le cose come sembrano (molteplicità), invece di come sono effettivamente (unità). L’Amare rivela pienamente che soltanto Uno È Veramente (Totalità, Uno Totale) e che solamente Uno Sussiste Realmente (Reale Identità, Uno Reale).La Manifestazione esiste soltanto dalla prospettiva della manifestazione stessa, come illusione, naturalmente.

Chi è Amore è libero dai concetti sulla perfezione, poiché, sperimentando soltanto Amore, sperimenta l’ effettiva perfezione di ciò che percepisce. Amore è anche sinonimo di perfezione relativa, che non è questione di forma, ma di come viene percepita. I concetti Assoluto, Dio, Realtà, Sé, Reale Identità sono invece sinonimi di Perfezione Assoluta. A sua volta, il “voler bene” è spesso caratterizzato dalla concettualizzazione della perfezione: questo è perfetto, questo è imperfetto, la perfezione è questo e quello, che è primariamente una conseguenza della mancata sperimentazione della perfezione relativa, cioè dell’Amore. La Perfezione Assoluta è una, inconcepibile e non sperimentabile, è la Reale Identità. Quella relativa è una ed è sperimentata individualmente da ognuno che Ama, che, tra l’altro, non ha percezione di essere un individuo. Le perfezioni concettualizzate sono invece diverse da individuo a individuo. Sono tante quante le menti che le elaborano: ogni singolo che non è Amore immagina una perfezione diversa, ignorando quasi sempre che la perfezione (relativa) non è una questione di concettualizzazione, ma di consapevolezza che l’Amore è la sostanza “informe” di ogni (apparente) forma.

La consapevolezza che Ama permane imperturbata. Quella che “vuole bene” è turbata, anche se non nota di esserlo, perché assuefatta a questo stato.

Quando È Amore, l’individuo si sente realizzato e non sente mancanze. I suoi processi sono pienamente integrati tra loro. Si Ama e si Conosce integralmente, totalmente in Pace con la propria interezza. Quando soltanto “vuole bene” si sente invece sostanzialmente non realizzato, anche perché non è sufficientemente consapevole che tutto ciò di cui può fare esperienza sono suoi processi. Perciò cerca in un ipotetico fuori ciò che, invece, è in lui. In questo modo non può trovare la vera realizzazione, anche perché (immaginare di) cercare in un immaginario fuori non può portare che immaginaria realizzazione. Chi cerca “fuori” tenta di trovare in un luogo che non c’è. Per farsi e fare del bene, invece di cercare nel presunto “fuori”, si farebbe bene a consapevolizzare l’ “Oltre”, la Coscienza e la Reale Identità.

Chi non conosce Amore può soltanto immaginare l’effettivo significato di Ama il prossimo tuo come te stesso. Chi è Amore, Ama il prossimo come se stesso, perché lo conosce come parte di sé (perché è un’apparizione nella sua percezione) e di sé (perché è un segmento della Vera Identità, Totalità) e come espressione di Sé Assoluto. Chi tende ad Amare è un potenziale vero cristiano, che da cristiano retorico si trasforma in conoscitore dell’insegnamento essenziale di Gesù. Chi rende possibile l’Alternanza dell’Amare con il Trascendimento dell’Amare (Estinzione), ha invece realizzato la sostanza dell’insegnamento di Gesù, anche se non è stato battezzato e non ha letto i Vangeli, conoscere i quali è poca cosa rispetto all’essere Amore, cioè essere Conoscenza di per sé.

In minor o maggior misura, in modo conscio o inconscio, il “voler bene” è sempre volto a ottenere qualcosa: affetto, sicurezze, opportunità, soddisfazione... I secondi fini del “voler bene” sono spesso così sottili che la mente non li nota nemmeno, anche perché è profondamente assuefatta a essi o perché li definisce come aspetti dell’ “amare”. L’Amare non è invece volto a ottenere niente, ha già tutto o meglio è consapevolezza che in Verità si è Tutto (come Uno Totale, non come individuo).

Il “voler bene” è anche un continuo spettacolo scadente di equilibrismo. Per trovare un po’ di “pace” e di “equilibrio”, chi non Ama deve far quadrare i rapporti tra i suoi segmenti, scambiando, tra l’altro il rapporto ideale per ottimale. Chi “vuole bene” sogna spesso il compagno o la compagna ideale, mentre chi Ama è pienamente consapevole di essere il proprio compagno/la propria compagna ottimale. L’equilibrio di chi “vuole bene” è sostanzialmente un equilibrio concettuale, basato molto su idee sulla vita equilibrata, sul rapporto equilibrato, sulla personalità equilibrata, sull’equilibrio interiore ed esteriore… Quando i processi sono sperimentati e interpretati come corrispondenti ai propri parametri di equilibrio, si definisce questo stato equilibrio e ci si sente in pace (si pensa di essere in pace, ma si tratta soltanto di una diminuzione del turbamento). Questo è comunque un equilibrio fallace, anche perché con il cambiamento di significato che la mente attribuisce a un concetto (per esempio a io), l’ “equilibrio” può facilmente diventare squilibrio, mostrarsi cioè per quello che è (era) effettivamente: squilibrio mascherato da equilibrio. Per quanto sopraffini possono essere i suoi concetti sull’equilibrio, chi non Ama è sempre squilibrato: la presenza dell’identità immaginata esclude il vero equilibrio e implica equilibrismo. Chi Ama è invece equilibrio di per sé. Consapevole della propria unità e di quella onnicomprensiva (Uno Totale), non ha bisogno di cercare di relazionare i propri segmenti che, tra l’altro, sono già in Equilibrio reciproco perché le loro vibrazioni sono armonizzate con quella dell’Amore. Chi cerca l’equilibrio senza consapevolizzarsi, tenta di coordinare i propri segmenti tra loro, in questo modo accondiscende soltanto ai loro desideri non abbastanza consapevolizzati e alle loro tendenze deleterie. Chi invece ha deciso di maturare la Consapevolezza integrale, stimola i propri segmenti a essere Amore. Chi “vuole bene” è egocentrico, mentre chi Ama non ha segmenti abusanti ed è pienamente il centro di se stesso, perché ha trovato la Centratura in Dio. La ricerca dell’equilibrio che non matura la consapevolezza modifica le modalità dello squilibrio, mentre quella qualitativa porta all’assenza di punti da equilibrare, perché porta a essere pienamente perno di se stessi, completamente consapevoli che la Reale Identità Sussiste come unico “punto” di riferimento Reale.

Essendo Amore si stimolano automaticamente e senza sforzo gli altri ad Amare. Volendo bene si stimolano gli altri a voler bene. Solamente Amando si può Conoscere che cosa sono l’effettivo Bene (stimolazione del divenire veritiero) e l’effettivo Voler Bene. Il “voler bene” è sicuramente meglio del voler male, anche se spesso “voler bene” a qualcuno implica il “voler male” ad altri, ma la soluzione sostanziale e naturale è l’Amare che lascia spazio al proprio Trascendimento (Estinzione).

3. ESERCIZIO MEDITATIVO PER CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE

1) Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima.
Visualizzazione: la testa. Tempo: 2’-3’.
2) Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per Amare. Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: 2’-3’.
3) Chiedo alla Reale Identità di ottimizzarmi il livello di ossitocina.Visualizzazione: l’ipofisi. Tempo: 2’-3’
4) Chiedo alla Reale Identità di consapevolizzare l’Amore in me. Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: 2’-3’.
5) Sono Amore.
Visualizzazione: il centro del petto. Tempo: minimo 3’.
Affermare una volta: Sono Amore e lasciarsi andare all’essere Amore, anche testimoniando i propri processi (immagini, sensazioni, emozioni, pensieri…) senza identificazione.
6) Qual è l’Origine dell’Amore?
Ci si chiede una volta soltanto: Qual’è l’Origine dell’Amore?, poi la mente si svuota per far emergere la risposta. Se dopo 5’ - 15’, la risposta (per esempio: Tu Assoluto, Io Realtà, Dio, la Reale Identità…) non emerge spontaneamente, si afferma direttamente: Sussisto Origine dell’Amore (punto numero 7).
7) Sussisto Origine dell’Amore
Senza visualizzazione. Tempo: minimo 5’.
Si afferma una volta Sussisto Origine dell’Amore, poi si testimonia la creazione, la durata e la fine delle emozioni e dei pensieri, cercando di essere consapevoli dell’intervallo tra un pensiero e quello seguente (o tra un’emozione e l’altra), prolungandolo il più possibile. Nota: chi fa l’affermazione, l’individuo, non è l’Origine dell’Amore, ma con questa affermazione esprime che l’Assoluto Sussiste Origine dell’Amore, per maturare la propria consapevolezza riguardo a ciò.

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