Karma e incarnazione
Karma e incarnazione
Karma e incarnazione
Come avviene l'incarnazione? C'è un "io" che si incarna oppure un “io” che appare in sé, come ci hai già accennato in altri dialoghi…
Come risultato di processi onnicomprensivi si manifesta un concepimento, che è l’inizio di un nuovo esprimersi dell’Assoluto attraverso una vita individuale e può essere definito aincarnazione. L’Assoluto è il Sé Reale, la vita è il sé individuale nel quale si forma il sé immaginario, cioè il falso io. Essere l’incarnazione di Dio è dunque un fatto naturale, non un evento eccezionale.
Perché l'Assoluto si manifesta, perché la vita?
Le cause della vita sono inspiegabili perché avvengono nel senza tempo e ogni spiegazione esige il tempo, che è inscindibile dalla vita stessa. Ogni perché tange la vita, mentre l’Assoluto, l’Origine della vita, è intangibile e senza tempo.
Si può speculare su cosa avviene nell'ambito del senza tempo, ma si tratta di idee legate alle dinamiche temporali proiettate sul senzatempo inteso come concetto. Il Senzatempo non è veramente definibile.
Se la manifestazione noi e questo pianeta in noi è stata una manifestazione non causale, ma spontanea dell'Assoluto, anche la cessazione di noi umanità e del pianeta sarà una terminazione spontanea?
Ci sono sicuramente le cause della manifestazione, altrimenti non ci sarebbe alcuna manifestazione, ma le cause non sono spaziotemporali. Il tempo-spazio stesso è una conseguenza di queste cause.
L'umanità non finirà perché finirà il mondo. Sarà il mondo a terminare perché finirà l'umanità, poiché non ci sarà più l'uomo che produce in sé l'esperienza chiamata mondo. L'umanità non finirà a causa di catastrofi, ma perché in un certo momento tutti saranno Realizzati e cesserà anche lo stimolo a procreare. Il tempo contiene in sé il seme della propria scomparsa. Dopo la fine del tempo, non ci sarà nemmeno un dopo. Il prima e il dopo esigono il tempo.
Quando, come si forma l'anima?
L'Anima intesa come Assoluto non si forma e non si trova da nessuna parte. Esiste eternamente come senza tempo, quindi senza luogo. Se invece ci riferiamo all'anima individuale, ci sono vari elementi che possono essere associati a questo concetto. L’anima individuale può essere intesa anche come vita individuale, cioè come individuo, oppure come Amore, che è la pura esperienza di esserci prodotta dall’individuo stesso. L'anima individuale può essere intesa anche come processo trino che determina la modalità di creazione, mantenimento e trasformazione delle vibrazioni, quindi anche delle energie e della parte fisica, dell'individuo.
Dove risiede l'anima individuale?
Se come anima individuale intendiamo la vita, ogni aspetto dell’individuo è l’anima stessa. Se invece intendiamo l'Amore, allora l’anima individuale risiede in tutte le regioni dell'individuo che vibrano d'Amore. Se invece con il concetto di anima ci si riferisce al processo trino, allora risiede primariamente alla base della vita individuale, antecedente l'esperienza di esserci, e poi anche in tutto l'esserci: il processo trino si proietta o espande in tutto l'individuo ed è presente su ogni piano dell'individuo.
C'è differenza tra anima e spirito?
Dipende a cosa ci si riferisce con questi due concetti, che sono usati per definire vari fenomeni e questa è una delle ragioni per cui li uso raramente. Ora li adopero per risponderti usando la tua terminologia.
Ci sono tradizioni esoteriche che differenziano l'anima come nostra parte emozionale purificata nell'Amore tramite le esperienze, riflessa nel campo astrale, mentre lo spirito come matrice senza differenziazione sessuale che si manifesta di vita in vita.
In questo caso, da quanto mi sembra di capire, l’Anima è la parte di noi che è Amore e fa parte dell’individuo, mentre lo spirito è la Coscienza Originale. Non si tratta quindi di uno spirito individuale, ma dell’unico spirito di cui ogni vita è un’espressione. Andrebbe comunque considerato che l’Amore è senza sesso, anche nel senso che sia gli uomini che le donne percepiscono, cioè producono, lo stesso Amore.
Puoi spiegare meglio cosa intendi come Coscienza Originale?
Mi stai chiedendo di spiegarti l’inspiegabile, nel senso che la Coscienza Originale è senza tempo e ogni definizione implica la temporalità. Giusto per rendere l’idea su Ciò che precede ogni idea, dico che l’Origine, cioè l’Assoluto, è una specie di Spazio infinito oppure di Vuoto assoluto, ma questi termini non devono ingannare. Lo Spazio e il Vuoto di cui sto parlando
non sono esperienziali, non si tratta dello spazio e del Vuoto mentale che fanno parte dell’esperienza umana.
In questo Spazio infinito, cioè nell’Assoluto, avvengono dei processi non definibili e non misurabili, perché sono senza tempo, che nel loro esprimersi producono il tempo-spazio. Questi processi possono essere definiti Coscienza Originale. Dunque: nell’Assoluto si formano dei processi atemporali che possiamo definire Coscienza Originale, dalla quale scaturisce l’individuo, che produce in sé l’esperienza tempospazio nella quale può apparire anche l’esperienza chiamata universo. La Coscienza Originale non è la pura esperienza di esserci, che in quanto esperienza esige il tempo, cioè il presente. Va considerato che la definizione nell’Assoluto è puramente metaforica, perché essendo senza tempospazio, le definizioni spazio temporali non sono idonee per definire l’Assoluto.
Se noi non siamo creature sperdute nell'universo, ma l'universo appare in noi individui contemporaneamente al software "noi" e alle capacità percettive, e contemporaneamente Sussistiamo Origine, perché ci manifestiamo attraverso questo processo?
Come individui non possiamo scegliere di incarnarci. Con il concepimento inizia a formarsi un individuo, che prima non c'era e quindi non c'era nemmeno chi potesse scegliere di manifestarsi. Non abbiamo scelta nemmeno come Assoluto e nemmeno come Amore. L'Assoluto non ha consapevolezza di esserci e quindi non può scegliere. L'Amore non può scegliere, è destinato a rimanere Amore, senza nemmeno poter pensare. L'Amore è esente da pensieri. E poi, l'dea di scegliere è soltanto un'idea.
E perché, soprattutto, non siamo affatto consapevoli di questo processo, e ne diventiamo consapevoli, forse, solo grazie all'insegnamento veritiero di un Maestro Autentico? Perché ci dimentichiamo di essere l’Origine?
Non possiamo dimenticare di essere l’Origine, non ne abbiamo mai avuto memoria: l’Assoluto è uno stato senza memoria, ricordo. Non si può dimenticare ciò che non si è mai saputo, la memoria è inscindibile dalla vita. Ciò che possiamo fare è maturare la conoscenza riguardo all’Origine.
L'individuo illuminato si reincarna? E l'uomo ordinario? Esiste una continuità del Sé?
Il Sé Reale continua a esprimersi attraverso i sé individuali, ma il Sé Reale non è individuale: è Uno e quindi in comune a tutti gli individui in quanto loro Origine. A essere precisi, il Sé Reale non ha nemmeno continuità, la quale esige il tempo, che è inscindibile dal sé individuale. Il Sé Reale è senza tempo e in quanto sua Origine, precede anche il principio di continuità.
Il sé individuale non ha continuità, inizia con il concepimento e termina con la morte. Non si reincarna né l'individuo Illuminato né chi non si è Illuminato. L'individuo, cioè il sé individuale, non si può reincarnare in nessun caso. L'Illuminazione e l'individuo riguardano la vita, cioè il manifesto. Ripeto, sul piano dell'Immanifesto non ci sono individui e quindi nemmeno Illuminati: non solo non c'è un individuo che possa decidere di incarnarsi, non c’è nemmeno un individuo che possa incarnarsi. Il soggetto che si incarna non è l'individuo, l'individuo è l'incarnazione stessa. Il soggetto che si incarna è l’Assoluto, ma non nel senso che l’Assoluto entra nel corpo o nello spazio-tempo, bensì nel senso che un nuovo sé individuale trae origine dall’Assoluto. Incarnazione umana andrebbe intesa come espressione dell’Assoluto tramite un singolo individuo. L’Assoluto non diventa comunque mai un individuo per poi ridiventare Assoluto: l’Assoluto permane sempre Assoluto, altrimenti non potrebbe essere Assoluto.
E allora non accade alcuna trasmigrazione dell'anima?
L'Anima intesa come Assoluto è Una ed è senza tempo, spazio e differenziazione, quindi non può trasmigrare. Un’eventuale trasmigrazione esigerebbe perlomeno il tempo, lo spazio, la differenziazione e due soggetti, il mittente e il destinatario dell’anima.
Nemmeno l'anima individuale può trasmigrare. Con la morte dell'individuo scompare il suo tempo spazio e quindi ogni possibilità di trasmigrazione, viaggio. L'idea che l'anima possa trasmigrare deriva anche dal fatto che si pensa che c’è un universo a prescindere da chi lo sperimenta, e si pensa che le anime entrano in questo universo oppure lo abitano e poi discendono nei corpi per incarnarsi. Invece, non siamo noi come individui a venire al mondo, è il mondo a prendere forma in noi. Il concepimento è anche una specie di big bang e rappresenta l'inizio del manifestarsi di un nuovo universo individuale. Il mondo è percepito in modo simile da tutti gli esseri umani, a meno che non ci siano danni cerebrali ovvero mancanze sensoriali, ma non viviamo tutti nello stesso mondo. Ognuno produce e sperimenta il proprio mondo in se stesso.
Se l'anima entrasse veramente in un corpo preesistente si tratterebbe di una specie di possessione, fenomeno che avviene quando l'individuo si collega con le energie negative di qualche defunto e queste energie iniziano a determinare in modo spesso predominante il comportamento di chi è stato posseduto. In questi casi è utile meditare con la richiesta: chiedo l'eliminazione delle cause delle vibrazioni negative.
Come si può conoscere direttamente ciò, per esperienza diretta?
Volgendosi verso l’Origine, anche riflettendo profondamente sull’argomento stiamo trattando, si può scoprire che l’universo percepito è un’esperienza interiore. Consapevolizzando il confine tra l’esperienza di esserci e la sua assenza, si può comprendere che il principio del big bang avviene incessantemente in noi come principio trino che determina il modo in cui si creano, mantengono e trasformano le nostre dinamiche spaziotemporali e che il nostro universo inizia e termina ogni attimo.
Se non viviamo tutti nello stesso mondo e ognuno produce e sperimenta il proprio mondo in se stesso, come mai il mondo appare in noi, è percepito oggettivamente da tutti noi soggetti come identica, globalmente condivisa scenografia?
Ogni individuo è un’espressione della Coscienza Originale, nell’ambito della quale c’è il modello sostanziale, in comune all’umanità intera, per percepire il mondo producendolo in se stessi.
E che cosa ne è della Coscienza dei Maestri Ascesi, degli Avatar a cui gli individui in carne ed ossa continuano a rivolgersi come modelli e con le preghiere?
Con la morte scompare la consapevolezza di esserci, che è inscindibile dalla vita e può essere definita anche coscienza individuale o coscienza di sé. Rimane la Coscienza Originale, che però non è individuale e non ha coscienza di sé intesa come esperienza di esserci.
I processi che i Maestri avevano avviato nella Coscienza Originale quando erano vivi, permangono come processi della Coscienza stessa e si manifestano in modo accentuato come energie nell'individuo che si rivolge a loro. La forma energetica percepibile necessita del tempo e dello spazio, che esistono soltanto durante la vita.
Siccome dopo la morte non c'è più consapevolezza di esserci, né Buddha né Gesù né altri sentono le richieste di chi si rivolge loro, anche perché non esistono più come Buddha o Gesù. Le preghiere, le meditazioni e i pensieri rivolti loro, anche solo leggendo le loro parole, attivano comunque una reazione automatica dei processi relativi a loro alla base dell’esserci e nell'ambito della Coscienza Originale e questo produce cambiamenti spaziotemporali benefici per l'individuo.
Non si tratta comunque di acquisizione di conoscenza dall'esterno o di un aiuto esterno, ma di una conoscenza e di un aiuto interiore che emergono in chi si rivolge al Maestro.
Sarebbe utile liberarsi dal concetto di Maestro asceso, altrimenti ci si può illudere che il Maestro sia asceso da qualche parte, mentre non è asceso da nessuna parte. Ha semplicemente cessato di esistere come individuo e con questo ha cessato di esserci anche il suo spaziotempo, che era prodotto dal Maestro in questione. Scomparso il tempospazio, non c'è chi possa ascendere o scendere.
Dunque non c'è vita dopo la morte?
L’Assoluto, il Sé Reale è la Vita Eterna che Sussiste sempre, più precisamente Eternamente; sempre è un concetto relativo al tempo, mentre il Sè Reale è senza tempo: Sussiste prima del concepimento, durante la vita e dopo la morte. "Prima, dopo e durante" esistono solo dalla prospettiva della vita individuale. Il Senzatempo non conosce prima, dopo o prospettiva. Per essere più precisi, il Sé Reale non Sussiste, ma è il Sussistere stesso: l’Assoluto non vive la Vita Eterna, è la Vita Eterna stessa.
La vita individuale, invece, termina con la morte. La Vita Eterna non è qualcosa da conseguire, già si è la Vita Eterna stessa, ma non come individui. Come individui si può scoprire l'Esistenza definita Vita Eterna, senza però poterla sperimentare, in nessun caso.
Cioè si scopre la Vita Eterna durante l'Estinzione?
L’Estinzione, lo stato che ho descritto in alcuni dialoghi precedenti, favorisce la consapevolizzazione, non esperienziale, della Vita Eterna. Dalla prospettiva della vita individuale, l’Estinzione è lo stato che più si avvicina alla Vita Eterna, senza però esserla, poiché l’Estinzione è uno stato che deriva dalla scomparsa dell’esperienza di esserci, mentre la Vita Eterna è senza esperienza di esserci: è l’Origine della vita individuale, che a sua volta produce in sé l’esperienza di esserci.
Come andrebbe inteso allora il concetto di liberarsi dal ciclo delle rinascite?
Come scoperta che in Realtà nessuno nasce e nessuno muore, perché soltanto il Sé Reale è Reale ed esiste Eternamente, mai nato.
Come può esistere da sempre non essendo mai nato?
La stessa parola sempre è inadeguata, perché implica il tempo, mentre il Sé Reale è senzatempo: l’Assoluto esiste da sempre pur non essendo mai iniziato. Ogni inizio e fine riguardano il tempo, esistono solo dalla prospettiva temporale. L'Assoluto non ha alcuna prospettiva.
E cosa puoi dirmi dei così detti livelli evolutivi dell'anima? Anime giovani, antiche, bambini indaco e cristallo…
L'Anima Reale, l’Assoluto, non ha livelli. L'Anima intesa come Amore nemmeno: l'Amore non conosce qualità diversa da Sé, fa sempre e soltanto esperienza di Sé.
Essendo l’Anima senzatempo è assurdo parlare in termini di anime giovani e anime vecchie. Cercare di applicare regole e valori temporali all’atemporalità può essere una ragione di profonde incomprensioni.
L'anima intesa come individuo può, invece, essere più o meno matura. Più produce Amore e più realizza i propri potenziali positivi, maggiore è il suo livello evolutivo, che non comunque è un bonus per una presunta vita futura o derivante da presunte vite precedenti, come si illudono alcuni. L'anima individuale inizia con il concepimento e termina con la morte.
Chiaramente, ci possono essere anime individuali più dotate di altre, nel senso hanno maggiori potenziali rispetto ad altre, ma questo non per meriti relativi a presunte vite passate, benché perché rese tali dagli influssi onnicomprensivi che hanno partecipato al loro concepimento.
Di conseguenza non ci sono né lezioni karmiche da assimilare né cause ed effetti a cui porre rimedio, forse, di vita in vita?
Il Karma è la Coscienza Originale, la quale può essere definita come Amore senza esperienza, anche perché l’Amore esperienziale è un’espressione della stessa Coscienza. Dunque, un ottimo modo di interpretare il concetto di lezione karmica è che bisogna sbrigarsi ad imparare ad Amare.
Più siamo lontani dall'Amare, più gli eventi sembrano dualistici, guidati dalla legge di causa-effetto. Quando si Ama si può, invece, osservare lo spontaneo esprimersi dell'Amore e come la legge della spontanea creatività divina sostituisce la legge di causa e conseguenza. La sola idea di causa ed effetto rafforza il nesso tra causa ed effetto e potenzia l'effetto di certe cause, soprattutto quando si tratta di un'idea collettiva in atto da millenni. Per comprendere ciò è utile consapevolizzare che le leggi fisiche sono segmenti dell'uomo. L'Amore permette di liberarsi dal circolo vizioso della legge di causa e conseguenza, favorisce il trascendimento di questa legge rendendo possibili soluzioni altrimenti inarrivabili secondo la logica della legge di causa e conseguenza, la quale è, per così dire, soltanto un anello dell'esprimersi del Karma, cioè della Coscienza Originale, attraverso il tempo-spazio.
Basare la propria vita e ricerca spirituale sulla legge di causa e conseguenza significa negarsi le immense possibilità di riprogrammazione delle dinamiche spaziotemporali, le quali sono automatiche e costanti in chi Ama, ma si possono stimolare anche con affermazioni come: chiedo la riprogrammazione del Karma, chiedo l'eliminazione delle cause degli ostacoli per la Realizzazione Integrale. Meditando così si trasforma direttamente il destino, che è spazio-temporale e non andrebbe confuso con il Karma. Il destino è una manifestazione del Karma.
Lagnarsi del proprio cosiddetto Karma negativo produce ulteriori ostacoli. è molto meglio meditare per riprogrammare il Karma e migliorare la qualità del proprio destino. Chi si sente sotto esame, magari karmico, dovrebbe alleggerirsi dai concetti limitanti relativi al Karma, e iniziare piuttosto a godersi consapevolmente la vita. Molti passano dall'idea di dover passare gli esami nella scuola ordinaria a dover passare quelli della scuola spirituale. Così possono essere manipolati da maestri di cattiva vita, cioè di falsa spiritualità. Non sentirsi più sotto esame è una tra le lezioni più importanti da imparare.
La vita può essere intesa come scuola sopratutto nel senso che bisogna imparare velocemente a liberarsi dalla sofferenza e a trasformare la vita in divertimento Divino.
Perché tante coincidenze nelle esperienze di pre-morte?
La risposta sostanziale e inequivocabile a questa domanda si può ottenere direttamente in meditazione profonda. I vari passaggi meditativi che si manifestano con l'immergersi in Sé corrispondono ai passaggi pre morte e parzialmente alla morte.
In meditazione la disattivazione dell'attività sensoriale avviene in modo guidato, mentre con il sopravvenire della morte in modo forzato. L’Amore è lo stato esperienziale meditativo più profondo ed è anche lo stato che sperimenta il morente negli attimi prima di morire.
L’Amore è caratterizzato da una sensazione di assenza di gravità, dall'esperienza di Unità o di Eguaglianza e talvolta dalla luce meditativa, che può somigliare al tunnel di luce descritto da chi ha avuto esperienze di pre morte. In meditazione e nella fase pre morte possono apparire anche visioni di conoscenti morti, di santi e di altre forme, perché la mente è ancora in grado di proiettare queste immagini.
In meditazione, con l'Estinzione temporanea dell’esperienza di esserci accade una morte parziale: l’assenza dell'esperienza di esserci in meditazione è uguale a quella della morte, ma con l'Estinzione i processi vitali rimangono attivi e permettono il ritorno all'esperienza di esserci, mentre con la morte i processi vitali cessano definitivamente.
L’Estinzione dell’esperienza di esserci e il ritorno di quest’ultima permette di consapevolizzare che con la morte scompare l'esperienza di esserci e anche l'individuo, ma permane comunque l'Esistenza Assoluta, il Sé Reale, che non è individuale ed è senza esperienza. Per trascendere la paura della morte è necessario superare la paura di morire, soprattutto maturando la certezza che non è il Sé Reale a morire, ma avviene la morte di un individuo manifestazione di noi stessi Assoluto.
E il culto, diffuso in quasi ogni dottrina religiosa e/o spirituale, dei morti? Il bardo, le connessioni energetiche con gli antenati, le costellazioni familiari?
Grazie all'Estinzione si può comprendere che con la morte scompare l'esperienza di esserci e quindi non ci possono essere esperienze dopo la morte. Il bardo esiste soltanto dal punto di vista dei vivi. I morti non fanno esperienza ed esistono soltanto dalla prospettiva dei vivi, anche perché senza un conoscitore temporale non ci può essere prospettiva. C'è la morte, non il morto. La morte è la fine dell'individuo e quindi non ci può essere l'individuo morto. Ciò che rimane dopo la morte non è né individuale né esperienziale. Le connessioni energetiche con gli antenati ci sono e bisognerebbe agire per liberarsi dai condizionamenti negativi famigliari, anche meditando con la richiesta: chiedo l'eliminazione della cause dei condizionamenti famigliari. Questa richiesta agisce anche su tutti i processi che altrimenti si trattano durante le sessioni di costellazioni familiari. Inoltre, semplifica la liberazione, non rende dipendenti da un sistema o da altri ed evita il rischio di collegarsi con campi energetici famigliari negativi, anche altrui, come potrebbe accadere partecipando a sessioni terapeutiche basate sulle costellazioni famigliari.
Cosa accade allora a chi sperimenta parziali frammenti di presunte vite precedenti?
Riconosce segmenti della memoria collettiva. Molti tra i segmenti riconosciuti sono direttamente collegati proprio a chi li riconosce. Nel momento del concepimento le vibrazioni di alcuni individui precedentemente vissuti, soprattutto di individui Realizzati, influiscono sul neoconcepito. Le informazioni contenute da queste vibrazioni possono poi essere elaborate come immagini e scene del passato.
Il caso forse più indicativo dell'influenza delle vibrazioni della memoria collettiva è la credenza buddista sulla reincarnazione del Dalai Lama. Si tratta di un fenomeno molto curioso, considerato il fatto che appartiene a una cultura basata sull'insegnamento della non esistenza di un sé permanente.
Può succedere che a causa di un lavoro specifico per lo sblocco di alcuni traumi, si formino delle visioni "terapeutiche" animate da personaggi del passato, ma non si tratta di frammenti di proprie vite passate, bensì di elementi della memoria collettiva.
Chi parla di proprie vite precedenti farebbe bene a indagare su chi è l'io a cui si riferisce. Chi sono io? Chi sta vivendo questa vita? C'è qualcuno in particolare a viverla? Indagando a fondo comprenderà che gran parte delle idee su se stesso sono false. Molti immaginano che l’io che si incarnerà è l’io che immaginano di essere, cioè il falso io. Altri dicono in modo convinto che sarà la loro anima a reincarnarsi. Farebbero bene a chiedersi cos’è l’anima e chi è questo qualcuno che ha l’anima, se esiste questo qualcuno! Potrebbero scoprire che l’Anima, intesa sia come Amore sia come Assoluto, non è individuale.
Immergendosi in sé e liberandosi da pensieri e da esperienze diverse dall’Amore si può comprendere che l’Amore è l’Io esperienziale, precedente ogni definizione e qualsiasi idea di io. è vero che l’Amore ha bisogno della vita temporale, quindi dell'individuo, per prodursi ma è altrettanto vero che sul piano dell’Amore non c'è alcuna idea di individualità o particolarità: l’Amore si riproduce attraverso ogni riproduzione del processo chiamato vita individuale, ma non appartiene a nessuno in particolare. è universale, anzi è oltre l’universalità: l'esperienza universo esiste grazie all'esperienza Amore, senza la quale non ci può essere alcuna altra esperienza.
Indagando ancora più a fondo, sull'Origine stessa dell'Amore, vale a dire sull’Assoluto, si favorirà favorirà l'Estinzione e si potrà così comprendere che l'Io Reale, l’Assoluto: precede l'Amore, non è individuale, non è sperimentabile e non conosce differenziazione. Questa ricerca approfondita è comunque impegnativa ed esige un impegno, metodo e maestro qualitativo, o ancora meglio un Maestro Autentico, nonché la liberazione da innumerevoli meccanismi e concetti che servono a mantenere l'abbaglio di essere un io particolare e l'attaccamento alla propria particolarità.
Prima di morire alcuni determinano addirittura il luogo e il giorno della loro presunta reincarnazione. Siccome il pensiero concorre a produrre energie ed eventi, questa convinzione può fare in modo che su un determinato concepimento influiscano in modo accentuato le vibrazioni del, chiamiamolo così, profeta di se stesso; sopratutto se la sua idea che si reincarnerà in un certo modo si impossessa dei suoi seguaci. Per comprendere meglio l’assurdità della convinzione di reincarnarsi, soprattutto tramite un futuro individuo prescelto, è bene considerare approfonditamente che ogni individuo è un’espressione della Coscienza Originale, che a sua volta scaturisce dal Sé Reale, e che la Coscienza e il Sé non hanno caratteristiche individuali, non hanno coscienza di sé e non decidono nulla.
Cos'è dunque il karma? Individuale o collettivo che sia…
Il Karma è l'azione ovvero l'agente. L'agente vero è la Coscienza Originale, di cui l’individuo e tutte le dinamiche spaziotemprali sono espressioni. Non bisogna illudersi che l'individuo o addirittura il corpo sia l'agente vero, altrimenti si rischia di stravolgere la verità riguardo il Karma.
Il Karma non è esperienziale né individuale e non conosce dualità, positivo-negativo, bene-male. In quanto Coscienza Originale, il karma non è neanche collettivo. Piuttosto, la collettività è un'espressione del Karma, il quale non conosce differenziazione, molteplicità.
E qual'è dunque, se c'è, il rapporto tra Karma e sofferenza o le malattie soprattutto con quelle che si manifestano come gravi menomazioni dalla nascita…le morti premature, etc.
Le malattie e la sofferenza sono conseguenza dello stato di malattia in cui ha versato e versa l'umanità. Più l'umanità sarà caratterizzata dall'Amore meno sofferenza e malattie ci saranno.
Il mondo in cui regnerà l'Amore sarà salutare e praticamente privo di sofferenza. Le gravi menomazioni dalla nascita, le morti premature, sono da attribuirsi sostanzialmente ai danni causati al patrimonio genetico umano da millenni di emozioni, idee e fenomeni negativi prodotti primariamente dall'uomo. Le cause delle disgrazie individuali che hai elencato non andrebbero attribuite a presunte vite precedenti o a particolari scelte dell'anima incarnata fatte prima di incarnarsi. Come ho già spiegato, prima dell’inizio dell’incarnazione, cioè del concepimento, non c’è alcun individuo o anima individuale. Inoltre, la scelta o presunta tale esige il pensiero e quindi il tempo, che a sua volta esige l’individuo e la sua esperienza chiamata tempo.
Immaginando l'esistenza di un piano Divino si potrebbe pensare che debba esserci una specie di legge di compensazione, ma non esiste nessun piano Divino. Se il piano Divino prevedesse veramente delle punizioni, come asseriscono alcuni, Dio sarebbe cattivo e talvolta sadico. Molto di ciò che accade nel mondo può sembrare ingiusto, invece è perfettamente giusto nel senso che è il risultato ineluttabile di determinate condizioni. La giustizia Divina è soltanto un concetto. Per Dio, inteso sia come Origine sia come Amore, il mondo è privo di valore. Ogni valore è un'insieme di pensieri e l'Assoluto e l'Amore non pensano.
Se l’uomo desidera un mondo migliore, ed è positivo che lo desideri, deve aprirsi alla propria missione la quale consiste sostanzialmente nel maturare il maggior grado di consapevolezza possibile, nel realizzare i propri talenti e nel condividere questa ricchezza con gli altri.
Esiste, allora, il concetto di debito karmico?
Il concetto di debito karmico sì, il debito karmico vero e proprio no. Se proprio si vuole utilizzare il concetto di debito karmico, visto che questo concetto esiste, è bene interpretarlo come peso dell'ignoranza collettiva sul singolo e quindi sulla collettività stessa. è una specie di peccato originale, cioè un'insieme di processi negativi prodotti dalla collettività che impediscono lo stato Divino, cioè l'Amore alternato all'Estinzione. Questo è comunque solo un modo di definire ciò ce non c’è. Il Karma non conosce dualità e quindi non conosce né debiti né crediti.
Cos'altro sulla coppia karmica nonché all'astrologia relativa…
L'astrologia riguarda il tempo-spazio e quindi definisce l'esprimersi di alcuni processi del Karma attraverso il tempo e lo spazio. Il Karma non si può illustrare perché è senza tempo.
Sul piano astrologico alcuni individui hanno grandi affinità e potrebbero essere considerati una coppia Karmica, nel senso che i processi onnicomprensivi, di cui il Karma è quello fondamentale, hanno prodotto due vite individuali con molte affinità. Quando si associa il concetto di coppia Karmica a presunte vite precedenti condivise si cade in un sogno dai connotati spirituali. O meglio, non si cade nel sogno, lo si diversifica. Per cadere nel sogno bisogna essere svegli e chi è Desto non sogna, tanto meno coadiuvato dal concetto di coppia Karmica.
Qual è il rapporto tra Karma e libero arbitrio?
Ogni pensiero fa parte dell'esprimersi del Karma, perché ogni individuo è un'espressione del Karma stesso. Il Karma è senza pensiero, mentre il libero arbitrio è un pensiero relativo alla presunta libertà di scelta. L’individuo non ha un Karma, ma è una manifestazione del Karma. Si può dire che l’individuo è un singolo destino espressione del Karma, cioè della Coscienza Originale.
Perché allora questo assurdo teatro di insegnamenti, tradizioni e rituali basati su un clamoroso abbaglio, mistificato e mitizzato, ma fortemente radicato e attivo nella coscienza collettiva e nella vita dei singoli individui? Perché un condizionamento così errato, basato su falsi concetti di Karma e reincarnazione, avrebbe snaturato la ricerca spirituale?
Rari sono andati alla ricerca delle verità più profonde. L'Illuminazione implica l'Amore, che è la Verità esperienziale, ma non la comprensione intellettiva di tutti i processi esistenziali. Il discernimento intellettuale esige un ulteriore lavoro di ricerca e per essere qualitativo anch'esso esige l'Amore.
La teoria della reincarnazione è molto utile per chi vuole mantenere vivo l'abbaglio della continuazione dell'io individuale, o ancora peggio dell’io immaginario. Questa teoria permette anche di mascherare la scarsità di alcuni insegnamenti, che non permettendo una consapevolizzazione qualitativa, per celare le proprie lacune si appoggiano al concetto che ci vogliono molte vite per illuminarsi. Così facendo stimolano la speranza della continuazione dell'io individuale e creano attaccamento all'io, il che è chiaramente un limite per l’autoconoscenza. La teoria della reincarnazione può essere usata anche come palliativo per superare la paura della morte, ma questo può essere un ostacolo per la scoperta che in Realtà non possiamo morire, perché in Realtà non siamo mai nati. Alcuni trovano rifugio nella teoria sulla reincarnazione per lenire la loro frustrazione, per dare un senso alla propria sofferenza e non realizzazione e per sperare in vite future mi maggior qualità. Questo non è certo un atteggiamento consapevolizzante, cioè spirituale: la spiritualità vera porta Destarsi non ad anestetizzarsi con concetti spirituali.
Anche se, ipoteticamente, ci fossero vite future e passate, ci si dovrebbe comunque concentrare sul presente e sul raggiungimento della Felicità e dell'Illuminazione il più velocemente possibile. L'Amore è Presenza integrale ora-qua. E poi, la continuità dell’Io esiste veramente ed è oltre la continuità: l’Io Reale è l’Origine del principio di continuità stesso.
Dialogo tra Claudia Catani e Andrea Pangos