Aforismi e pensieri illuminanti
Realizzazione Integrale (Spirituale - materiale)
Spiritualità, Amore e sessualità consapevole
Tu Sei per te stesso il più grande dei Misteri,
il Principio di tutte le soluzioni
Trasformare i sensi di colpa in Amore Risveglio della Coscienza: L'Origine spirituale Divenire integralmente Amore e ScoprirSi Sua Origine, questa è la Soluzione Aprire il cuore all'Amore La mancanza di Amore è il problema numero uno dell'umanità La vita che è Amore non conosce timore Non c'è Verità senza Amore, i dogmi sono figli della sofferenza Essere Verità significa essere ogni cosa Perché ci si dovrebbe Illuminare? Non hai compiti, non hai missioni. Semplicemente Sii Felice! |
5. QUALITÀ DEL CONOSCITORE E DEL CONOSCIUTO La qualità della testimonianza, può essere definita anche secondo la qualità del conoscitore e del conosciuto e del loro rapporto. La maturazione della testimonianza porta: a consapevolizzare l’unità[1] del conoscitore e del conosciuto, a maturare l’eguaglianza dei due e alla loro temporanea Estinzione. Questa è anche la mappa essenziale del percorso spirituale: l’aumento della frequenza e della durata di questi tre stati (1. consapevolezza dell’unità, 2. eguaglianza e 3. Estinzione, del conoscitore e del conosciuto) rappresenta la sostanza del progresso spirituale. Ignorare ciò, è uno dei motivi fondamentali per cui molti cercano tanto senza scoprire nulla di veramente essenziale. La testimonianza non caratterizzata dalla percezione unitaria, immagina il conoscitore separato dall’atto conoscitivo e da ciò che conosce[2], mentre quella unitaria sperimenta, giustamente, la loro unità. Quando il conoscitore e il conosciuto sono dissimili, pur facendo chiaramente parte sempre della stessa testimonianza, lei “è in movimento” e si sussegue nel tempo, nel senso che è svolgersi di avvenimenti percepiti come passanti dal passato verso il futuro. Quando il conoscitore e il conosciuto sono eguali[3], la testimonianza è “immobile”. Il tempo non scorre: c’è la piena consapevolezza riguardo all’Attimo presente, che esiste alla base del testimone e che non può essere percepito pienamente[4]. Questa è la forma massima di testimonianza diretta totale. Più il conoscitore è dissimile dalla Pace dell’Amore della pura Conoscenza di essere, più proietta il proprio mondo, la cui ampiezza (gravità) e non qualità, aumentano in proporzione alla quantità e alla non qualità delle sue idee ed emozioni. “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami.” Matteo 13,31-32 Consapevolizzandosi, il conoscitore si volge verso l’Origine (Testimone) e così ritrae il mondo in sé, sino a divenire conoscitore allo stato puro: immobile, non proiettante (ma semplicemente osservante) il mondo e integralmente caratterizzato dalla qualità della consapevolezza primaria. Questo stato può essere definito come Regno dei Cieli. La qualità della testimonianza è definita anche dalla “profondità” in cui avviene la consapevolezza di esserci, cioè dalla chiarezza della percezione di essere, che è determinata da quanto la frequenza vibrazionale della testimonianza nel suo insieme, è vicina a quella del “confine-nesso” in cui inizia e termina la percezione di sé. Questa “frontiera-unione” è anche il “punto” più importante su cui puntare l’attenzione della ricerca spirituale (Ricerca della Reale Identità), quello più importante da sperimentare integralmente (cioè diventare completamente, come testimonianza), anche perché è il confine primo e ultimo della sperimentazione: di ciò che è “oltre” non si può fare esperienza. Tendendo a consapevolizzare questo “confine-nesso”, la testimonianza si concentra sull’essenziale e stimola la trasformazione qualitativa di altri suoi segmenti. Così rende il suo percorso spirituale un tragitto sempre più sostanziale, anche perché questo le consente di diminuire il rischio di: a) impaludarsi in zone proprie, l’esame delle quali può sembrare di grande importanza, senza però esserlo, e b) crearsi un percorso di ricerca zigzagante o peggio ancora circolare, per percorrere il quale brucia molte energie e consuma molto tempo, senza però incenerire gli ostacoli per il Divenire veritiero. Tendere direttamente a consapevolizzare il “punto” primo e ultimo di percezione, è anche la via diretta verso il Discernimento del Reale dall’irReale, che è di fondamentale importanza nella ricerca del Testimone, per scoprirLo come Reale Identità e unica Realtà. Un altro indicatore della qualità della testimonianza è determinato dal suo grado di attaccamento a se stessa (specificatamente l’attaccamento al corpo fisico, alle emozioni, ai pensieri, ma anche alla consapevolezza primaria), perché ritiene di essere Reale. [1] Il conoscitore e il conosciuto possono essere dissimili anche durante la percezione unitaria: la piena consapevolezza dell’unità del conoscitore e del conosciuto non sottintende la loro eguaglianza. [2] Questo può essere correlato al concetto uno senza secondo, che non va confuso con l’espressione Uno senza secondo, relativa all’Uno Reale (Testimone, Assoluto), perché soltanto Lui è Reale e dunque in Realtà non c’è altro, ma può essere accostata anche all’Uno Totale (Totalità), perché la Totalità non ha secondo, essendo Lei il tutto. [3] La perfetta eguaglianza tra conoscitore e conosciuto è un confine molto sottile, perché appena un “passo” dopo che il conoscitore e il conosciuto sono compiutamente lo stesso, scompare anche la testimonianza (consapevolezza di sé) e subentra lo stato di Estinzione, quando il testimone esiste solamente come processo vitale privo di testimonianza. [4] La consapevolezza riguardo all’Attimo presente non è l’Attimo presente di per sé. |
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