La ricerca spirituale è quella della Reale Identità: la mente che cerca Dio indaga sulla Reale Identità. La domanda Chi sono in Realtà? equivale al quesito Chi è Dio?
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ARTICOLI
LE DOMANDE ILLUMINANTI
Articolo di Andrea Pangos

Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

LE DOMANDE ILLUMINANTI

1. LE DOMANDE ILLUMINANTI

1.1. QUALITÀ DELLA DOMANDA E DELL’UTILIZZO

2. DOMANDE  SULLA TOTALITÀ – VERA IDENTITÀ

3. LE DOMANDE ILLUMINANTI SULLA REALE IDENTITÀ

3.1. LA RICERCA DELLA REALE IDENTITÀ

3.2. QUAL È LA REALE IDENTITÀ?

4. DOMANDE SULLA COSCIENZA

5. DOMANDE SULLA MENTE - LA MENTE CHE SI CHIEDE DI SÉ

6. DOMANDE RIGUARDANTI L’IDENTITÀ IMMAGINATA

6.1. IL CONCETTO IO

7. MEDITAZIONI CON LE DOMANDE ILLUMINANTI

7.1. MEDITAZIONE DINAMICA

7.2. MEDITAZIONE APPARTATA

7.3. MEDITAZIONE COMBINATA

7.4. MEDITAZIONE PER CONSAPEVOLIZZARE IL SONNO

***

1. LE DOMANDE ILLUMINANTI

Utilizzate in modo opportuno, le domande illuminanti sono strumenti meditativi per scoprire la Verità riguardo alla Reale Identità (Assoluto, Dio, Sé, Realtà, Uno Reale), alla Vera Identità (Totalità, Uno Totale) e all’identità individuale (mente, principio io sono)

Nel senso stretto del termine, il concetto di domanda illuminante riguarda specifici quesiti dall’alto potenziale consapevolizzante, per esempio: Chi sono in Realtà? oppure Qual è la Reale Identità?

Nel senso ampio del concetto invece, ogni domanda impiegata in modo da aumentare la consapevolezza è illuminante. Adoperata per stimolare il Divenire veritiero, anche l’interrogazione sull’ameba è un ottimo strumento meditativo: Dove avviene l’ameba?, Si è formata nel tempo e nello spazio?, Li percepisce?, A chi l’ameba appare come tale?, Qual è la sua Origine?

Interpellando(si) in modo consapevolizzante (illuminante), la mente si comporta da buona governatrice di sé ed elimina gli ostacoli per il riconoscerSi[1] (Divenire veritiero). Interrogando(si) invece in modo non consapevolizzante può facilmente nuocersi e nuocere, stimolando il definirsi dell’identità immaginata (Divenire ingannevole).

La mente può porsi domande in modo da:

-          eliminare la propria ignoranza riguardo a se stessa, alla Coscienza, alla Reale Identità… Interpellarsi in modo consapevolizzante è uno degli aspetti dell’uso illuminante che può fare di sé; oppure

-          diversificare la propria ignoranza, facendole magari assumere nuove false vesti di “vera” conoscenza, stratificandola e rendendola più: complessa, affascinante, intrigante, credibile, supportata da calcoli, dati statistici, prove scientifiche…

Nel primo caso si tratta di acquisizione di conoscenza nobilitata dalla maturazione della consapevolezza, che può portare la mente a conoscere l’illusorietà del sapere e a trascenderlo integralmente. Nel secondo caso invece, è conoscenza appresa in modo non illuminante e questo porta l’intelletto ad essere sempre più soggiogato del proprio concettualizzare non abbastanza consapevole. Si tratta del sapere che attribuendosi sempre più valore si impedisce di conoscere la propria illusorietà e limitatezza. Fruite in modo congruo, le domande illuminanti sono uno strumento per eliminare la conoscenza superflua e per contribuire al costituirsi di verità sostanziali.

Interrogandosi in modo consapevolizzante la mente può superare le ramificazioni concettuali, emotive e percettive che le impediscono di cogliere integralmente la purezza: della sensazione primaria (pura percezione di essere), dell’emozione primaria (Amore) e della conoscenza primaria (Io sono). In questo modo si affranca dalla propria fossilizzazione e favorisce la costituzione di risposte sempre meno suggestionate dai condizionamenti limitanti che incombono sulla sua esistenza. Per esempio, la maggioranza degli individui (delle menti[2]) fantastica di trovarsi nell’universo e questo forma e potenzia concetti abbaglianti del tipo: sono nato, sto vivendo, morirò. In un certo senso, questi concetti corrispondono all’effettivo stato dei processi, perché l’individuo (la mente) è nato, vive e un giorno morirà. L’abbaglio consiste nella fantasia di essere in Realtà l’individuo, nel vaneggiamento che esso rappresenta l’Identità Reale. Questo farneticare impedisce la (piena) consapevolezza che:

-    l’universo appare nella mente (individuo) e come tale è un suo segmento,

-          l’universo Origina dalla Reale Identità,

-          soltanto la mente è nata e morirà,

-          la vita avviene nella mente, che è la vita stessa,

-          in Realtà si Sussiste come Origine (Reale Identità) di ogni forma di vita[3],

-          la Reale Identità Sussiste Eterna, non nata.

Porgendosi domande in modo consapevolizzante la mente si stimola a trascendere ogni bisogno di chiedersi/chiedere e rispondersi/rispondere: la mente caratterizzata dalla Consapevolezza integrale dispone di risposte sostanziali praticamente senza bisogno di porsi domande - tutto è sostanzialmente chiaro alla mente Chiara.

Utilizzate qualitativamente, le domande illuminanti sono inoltre un modo in cui la mente può diminuire il preoccuparsi e migliorare l’occuparsi. Solitamente, invece che occuparsi di sanarsi (consapevolizzandosi) e risolvere i problemi, la mente poco consapevole si preoccupa molto, si pone molte domande superflue e pochi quesiti sostanziali, senza praticamente offrirsi qualitative risposte fondamentali.

1.1. QUALITÀ DELLA DOMANDA E DELL’UTILIZZO

Come nel caso delle affermazioni (potenzialmente) illuminanti ( Io sono, Sono Pace, Sono Amore, Sussisto Assoluto, Sussisto Origine dell’Amore …), anche le domande dal maggior potenziale consapevolizzante (per esempio: Chi sono in Realtà?, o Qual è la Reale Identità?) sono soltanto potenzialmente illuminanti:

-          fruite in modo qualitativo (consapevolizzante), fanno emergere risposte veritiere sempre più libere dall’influsso nocivo di condizionamenti linguistici, famigliari, scolastici, sociali, religiosi…,

mentre

-          adoperate in modo inopportuno (non consapevolizzante), sono soltanto punti di partenza di mera concettualizzazione priva di consapevolizzazione, che di norma induce risposte molto limitate da: identità immaginata, condizionamenti, meccanismi intellettivi, preconcetti, paure, attaccamenti, pigrizia intellettuale e altri fenomeni nocivi. Possono cioè facilmente dare alla mente tante mani a intricarsi ancor più nei propri labirinti elucubrativi a fondo cieco, caratterizzati dall’immaginare: “se stessi”, il prossimo, il mondo e Dio; la separazione da se stessi, dal prossimo, dal mondo e da Dio; la “felicità”; la conoscenza; l’“amore”; la divisione del mondo in interiore e in esteriore; la particolarità; la “realtà” del mondo, del concepimento, della nascita, della vita, della morte…

Ci sono quindi due elementi:

1) il potenziale consapevolizzante della domanda di per sé – il suo potenziale di stimolare il Divenire veritiero, e

2) la qualità con cui la mente utilizza la domanda, determinata primariamente da quanto l’uso stimola l’accrescimento della consapevolezza.

2. DOMANDE  SULLA TOTALITÀ – VERA IDENTITÀ

La Reale Identità Sussiste sempre con la Manifestazione.  In Realtà si Sussiste Dio e in Verità si È La Totalità: l’Assoluto è la Reale Identità (Uno Reale), la Totalità è la Vera Identità (Uno Totale). Questa è l’Eterna Verità che l’identità individuale (mente) non sufficientemente consapevole si cela e che può scoprire maturando la Consapevolezza integrale.

In Verità Sono la Totalità.

In Realtà Sussisto Assoluto.

Cos’è la Totalità?

Come si è formata?

Qual è la sua origine?

Ha un’origine?

Perché è comparsa la Totalità?

Quando terminerà?

Terminerà veramente?

Può terminare?

La Totalità è Reale?

Interamente o parzialmente?

Pur potendo sperimentare unicamente se stessa, profondandosi verso la propria Origine (Reale Identità), la mente può divenire consapevole della Totalità nel suo complesso, anche chiedendosi come dovuto riguardo alla Stessa. In questo modo può maturare:

- il Discernimento dell’Identità Reale da quella individuale,

- la certezza che Dio è inscindibile dalla Manifestazione, e

- la consapevolezza che è impossibile rispondere lecitamente alle domande Perché, quando e come si è formata la Totalità? e Quando e come terminerà?, perché:

Ø       la Totalità esiste da sempre, e

Ø       ogni spiegazione fondata è limitata alla mente, mentre la Totalità comprende anche la Coscienza e la Reale Identità che non hanno alcun fondamento mentale e pertanto non sono comprensibili, determinabili, sperimentabili, quantificabili… Le risposte della scienza sono limitate alla mente, perché soltanto questa è testabile, misurabile, tangibile: lo scienziato, la ricerca scientifica e l’oggetto della ricerca/sperimentazione sono aspetti della mente, che indaga su se stessa.

3. LE DOMANDE ILLUMINANTI SULLA REALE IDENTITÀ

Cos’ è la Reale Identità?

Dove si trova?

Si trova veramente da qualche parte?

Si può sperimentarLa?, ConoscerLa?, Come?

Che cosa significa consapevolizzare la Reale Identità?

Chi la consapevolizza?

Chi è Dio?

Cos’è l’Assoluto?

Cos’è la Realtà?

Perché la Realtà è Reale?

Chi sono in Realtà?

In Realtà, sono colui che vive oppure Colui dal Quale Origina ogni vita?

In Realtà, penso o Sussisto Origine di ogni pensatore?

Qual è la Reale Identità?

La mente può definire la Reale Identità in molti modi, ma sono soltanto congetture senza effettivo fondamento. Sussistendo “oltre” la mente, Dio non è: definibile, localizzabile, sperimentabile. L’Assoluto Sussiste “di là” di ogni spiegazione, “oltre” la massima comprensione, esente da ogni fondamento. Ogni spiegazione riguardo alla Realtà è sostanzialmente sbagliata: ogni illustrazione è un’interpretazione della mente che utilizza i propri parametri, mentre la Reale Identità Sussiste “immune” da ogni parametro. Ogni definizione sottintende l’utilizzo di valutazioni, ogni parola è di per sé una misura che definisce che cosa è e quindi che cosa non è l’oggetto della spiegazione, mentre l’Assoluto Sussiste “oltre” ogni oggetto e concetto. Utilizzando i propri parametri per definire la Reale Identità, la mente li “proietta” su Lei, nel senso che utilizza misure come: quantità, qualità, spazio, tempo…, per definire Quello che Sussiste indefinibilmente “di là” di ogni quantità e qualità, “oltre” il tempo e lo spazio. Gli stessi concetti: Reale Identità; Dio; ; Realtà; Assoluto; La Reale Identità Sussiste Eterna; L’Assoluto Sussiste come unica Realtà; Soltanto Dio Sussiste Realmente; “oltre” la mente; “di là” della mente; La Reale Identità Sussiste “di là” di ogni spiegazione, “oltre” la massima comprensione, esente da ogni fondamento…, sono soltanto indicazioni per stimolare la maturazione della consapevolezza riguardo alla Reale Identità, e non possono in alcun modo condurre alla “Meta” (Reale Identità) che Sussiste irraggiungibile. La destinazione più lontana “raggiungibile” (sperimentabile) dalla mente, è la piena consapevolezza del “confine tra” la presenza di consapevolezza di sé e la sua assenza. Con fondamento la mente può soltanto definire cosa non è l’Assoluto, non cos’È. La funzione sostanziale delle domande sulla Reale Identità non è stimolare definizioni riguardo alla Stessa, ma è favorire il trascendimento di ogni espressione per scoprire Quello che Sussiste sostanzialmente Innominabile. Dio non va definito, ma va scoperto anche attraverso la consapevolizzazione di ciò che non è: il corpo, le emozioni, i pensieri, la consapevolezza, la Coscienza

Per consapevolizzare pienamente la Sussistenza della Reale Identità, la mente deve utilizzare le domande illuminanti per giungere alla Consapevolezza integrale e trascenderla con il subentrare dell’Estinzione, caratterizzata anche dalla totale assenza di consapevolezza di sé. Cessata l’Estinzione, con il ritorno della Consapevolezza integrale, la mente si rende conto che durante l’Estinzione era tanto dissolta da non poter testimoniare (percepire), ma che comunque Sussisteva Quel Qualcosa che lei non può né sperimentare, né comprendere – Dio, il Testimone eternamente Sussistente. Il ripetersi dell’Alternanza tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione matura la certezza che la Reale Identità Sussiste come unica Realtà. La mente Vedente è pienamente consapevole che l’Assoluto è il Testimone Eterno.

3.1. LA RICERCA DELLA REALE IDENTITÀ

La ricerca spirituale è quella della Reale Identità: la mente che cerca Dio indaga sulla Reale Identità. La domanda Chi sono in Realtà? equivale al quesito Chi è Dio? L’intelletto che cerca la verità sostanziale cerca la Verità riguardo all’Assoluto. Ritornare da Dio, cercare il Sé, maturare spiritualmente, riconoscerSi, cercare Se Stessi, tendere a realizzare il sé, individuazione, autorealizzazione, guarigione spirituale… sono tutte espressioni che indicano la ricerca della Reale Identità. Molti i nomi, molteplici le vie, una la sostanza.

Chi sono in Realtà? oppure Qual è la Reale Identità? è il quesito primario di ogni ricercatore spirituale veritiero, a prescindere: dal suo modo di cercare Dio, dalla tipologia del suo percorso spirituale, dal metodo consapevolizzante utilizzato…, anche quando questa domanda non è esplicita, come può essere nel percorso spirituale caratterizzato primariamente dalla devozione.    

È naturale che la domanda Chi sono (in Realtà)? sia la domanda primaria[4]. Si tratta del riflesso spontaneo alla conoscenza primaria[5] Io esisto o Io sono che scaturisce dalla percezione primaria, dalla sensazione della mente di esistere. Inoltre, cercare la Reale Identità è un impulso radicato in ogni mente, anche perché ogni mente origina da Lei.

In pratica, ogni individuo si chiede riguardo alla sua (reale o vera) identità e quando il percorso vita:

-          è consapevolizzante, la ricerca della risposta alla domanda Chi sono (in Realtà)? è un percorso di riconoscerSi, di eliminazione dell’identità immaginata e di scoperta di quella Reale,

-          non è consapevolizzante, la vita è anche un susseguirsi di definizioni riguardo al “se stessi” (identità immaginata), un tragitto abbagliante di definirsi dell’identità immaginata e conseguente occultamento della Reale Identità. 

Il definire l’identità in modo ingannevole (immaginario) è un utilizzo distorto dell’impulso a cercare Quella Reale. La conoscenza riguardo alla Reale Identità è sostanzialmente un riscontro libero da definizioni, non una definizione derivante dall’immaginazione di essere questo e quello.

Il ricercatore qualitativo (la mente che Diviene in modo veritiero) si chiede in modo illuminante riguardo al Se Stesso (Assoluto), per cessare di immaginare il “se stesso” e per trascendere ogni domanda e ogni risposta. Quello fasullo, che il più delle volte nemmeno sa di essere un ricercatore, cerca in modo ingannevole e pertanto riceve e crea risposte allontananti dalla Verità riguardo alla Reale Identità.

Una è la mente che Ricerca la Reale Identità per scoprirla, di là di ogni definizione. Ben altra è quella che definisce l’identità, modellando quella immaginata, perdendosi nel labirinto delle caratterizzazioni della falsa identità. Il primo approccio porta alla liberazione dall’identità immaginata, mentre il secondo aumenta la prigionia della stessa, che si incarcera sempre più, con le catene del definirsi, nell’oscurità dell’ignorare Dio.

3.2. QUAL È LA REALE IDENTITÀ?

La domanda Chi sono io? ha insita anche una specie di insidia spirituale. Essendo la percezione e la conoscenza di esistere (Io sono) relative alla mente, c’è il rischio che la ricerca della risposta a Chi sono io? si limiti alla mente, mentre l’Assoluto Sussiste “di là”: scaturendo dalla sensazione (conoscenza) di esistere, la domanda Chi sono io? è accompagnata dal potenziale di ostacolare l’emersione della conoscenza riguardo a Se Stessi Dio, anche perché è la mente a porla e può quindi sembrare che significhi Cos’è la mente?[6].

Pur essendo (potenzialmente) uno strumento qualitativo per stimolare un processo virtuoso come lo è la Ricerca della Reale Identità, la domanda Chi sono io? è anche virtualmente viziata dalla sua stessa causa: dalla sensazione (conoscenza) Io esisto. Questo potenziale vizio di forma, può essere utilizzato in modo molto malizioso dai processi mentali che temono la consapevolizzazione, per raggirare quelli propensi ad essa, per limitare la ricerca all’ambito della mente e per non far consapevolizzare Quello che Sussiste “oltre” la stessa e le sue massime potenzialità conoscitive. Il rischio che la mente non indaghi “oltre” se stessa è spesso molto grande, anche perché investigare in modo qualitativo sulla Reale Identità mette in bilico ogni “equilibrio” e ogni “certezza” della mente e denuda il suo abbaglio di essere Reale, poiché la porta a confrontarsi con la verità che Dio Sussiste come unica Realtà, mentre lei esiste soltanto come illusione.

L’attaccamento alla consapevolezza (integrale) è uno degli ostacoli più sottili per il Divenire veritiero, e può essere uno degli ultimi baluardi della mente nel suo cercare di mantenere il proprio abbaglio di essere reale e di non “arrendersi” alla Realtà della Reale Identità. Il convincimento errato che la Consapevolezza integrale è Reale è un fraintendimento che può impedire l’Alternarsi tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione. Concetti come: la Consapevolezza integrale è tutto, la tappa ultima del percorso spirituale, è lo stato supremo…, possono facilmente sviare e impedire la conoscenza che la Consapevolezza integrale è un aspetto dell’esprimersi dello “Stato” Supremo (Reale Identità).

Per diminuire questi rischi, invece della formulazione Chi sono io? l’intelletto può utilizzare le formulazioni: Chi sono in Realtà? oppure Qual è la Reale Identità? Per diminuire il rischio di nuocersi, la mente deve inoltre tenere ben presente che è lei a chiedere Chi sono in Realtà?, ma la domanda riguarda Dio – l’Io, non lei – l’io.

“Sintesi”:

La domanda primaria Chi sono io? scaturisce dalla constatazione primaria Io esisto o Io sono, che riguarda l’esistenza individuale (mente). La risposta riguardo alla Reale Identità (Sussisto Assoluto) concerne invece l’Esistenza Assoluta. La percezione o conoscenza di esistere io esisto o io sono concerne la mente, mentre Dio Sussiste “oltre” la stessa, ne è l’Origine. L’abbaglio di essere, in Realtà, chi percepisce l’esistenza (io esisto o io sono) rappresenta l’identificazione con la mente e nuoce alla qualità del Divenire e quindi della vita, anche perché è la base dell’identificazione con il corpo, le emozioni, i pensieri e dell’attaccamento alla vita, che la storpia.

Qual è la Reale Identità?

In Realtà Sussisto Assoluto.

Affinché il Divenire possa essere veritiero deve basarsi su concetti veritieri e non su menzogne, soprattutto per ciò che riguarda i concetti relativi l’identità. Se la mente vuole Divenire del tutto è bene che operi affinché il concetto: l’Assoluto è la Reale Identità (in Realtà Sussisto Assoluto), diventi la sua prima pietra concettuale sui cui poggiare l’edificazione di ulteriori concetti. Questo anche:

-          per un più facile trascendimento della percezione (conoscenza) io esisto o io sono, vale a dire dell’identificazione con la mente; e

-          perché se la mente definisce che la “vera”/“reale” identità è il corpo ovvero la mente nel suo insieme, anche gli altri concetti sono inevitabilmente contaminati da questa convinzione fallace e di conseguenza anche la visione della vita è falsata.

4. DOMANDE SULLA COSCIENZA

Cos’è la Coscienza?

La Coscienza è la consapevolezza?

Dove si trova la Coscienza?

Si trova veramente da qualche parte?

Dove inizia e termina? Inizia? Termina? Quando? Come?

Può essere sperimentata?

Consapevolizzata?

Cosa significa consapevolizzare la Coscienza?

Chi la consapevolizza? Come?

Qual è l’Origine della Coscienza?

        

         La Coscienza esiste “oltre” la mente e pertanto, a differenza della consapevolezza, non è sperimentabile, localizzabile, comprensibile. La mente può comunque maturare la consapevolezza: riguardo all’esistenza della Coscienza, di essere una Sua espressione e uno strumento di “decodifica” dei Suoi processi che sono gli Accadimenti effettivi.

Utilizzate in modo opportuno, le domande sulla Coscienza sono molto illuminanti, anche perché:

- per “comprendere” cos’è la Coscienza la mente deve armonizzarsi con Lei e questo stimola una profonda consapevolizzazione dei processi mentali;

- portano (la mente) a consapevolizzare che la Coscienza è il Nucleo della Manifestazione;

maturano il Discernimento della Coscienza dalla consapevolezza, la comprensione che seconda è un aspetto del manifestarsi della Prima;

- favoriscono la comprensione che gli Accadimenti effettivi si svolgono nella Coscienza e che gli avvenimenti percepiti dalla mente (immagini, emozioni, pensieri, corpo fisico, vibrazioni, energie, rapporti, vita, universo, tempo, spazio, consapevolezza, percezione di esistere, conoscenza di esistere…) sono “proiezioni” di questi Accadimenti, che non sono né sperimentabili né fondatamente definibili.  In questo senso, la mente è, per così dire, anche uno strumento per “dare forma mentale” ai processi della Coscienza, che restano comunque “informi”;

- consapevolizzando l’esistenza della Coscienza e soprattutto la Sussistenza della Reale Identità, il piano mentale diventa sempre meno autoreferenziale, diminuisce cioè il suo abbaglio che i processi spazio-temporali sono la realtà. Questo aumenta la fede, che con il tempo dovrebbe maturare in conoscenza, riguardo all’esistenza di un Qualcosa “di là” della mente, che la stessa riconosce essere superiore a lei e che diventa un suo punto di riferimento sempre più chiaro e fondato. Ciò la aiuta a liberarsi dagli attaccamenti e dalle paure e ad abbandonarsi a Dio sino a riconoscerlo come unica Realtà;

- stimolano la maturazione della consapevolezza riguardo all’Amore Originale e alla Conoscenza Originale[7] e la comprensione che le emozioni e i pensieri sono loro manifestazioni. Questo concorre a trasformare le emozioni in Amore e a diminuire il numero di pensieri e ad aumentarne la qualità;

- riprogrammano positivamente[8] i processi della Coscienza, anche perché maturando la consapevolezza riguardo all’esistenza della Stessa, la mente stimola nella Coscienza processi che nell’ambito della mente si manifestano come favorevoli per il Divenire veritiero. Si tratta della trasformazione positiva del destino (tempo - spazio), cioè  dell’eliminazione degli ostacoli per il Divenire veritiero tramite la riprogrammazione del Karma (Coscienza), che è l’Agente primario e di cui il destino è una manifestazione;

- maturano la consapevolezza che la Coscienza “inizia nella” Reale Identità e “termina in” Lei;

- stimolano l’Alternanza tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione, che matura la certezza  riguardo all’esistenza della Coscienza. L’Estinzione è il miglior insegnamento riguardo alla Coscienza. 

5. DOMANDE SULLA MENTE - LA MENTE CHE SI CHIEDE DI SÉ

La mente è potenzialmente uno strumento di verità, ma quella poco consapevole è un vero e proprio opificio di abbagli, anche perché ignora se stessa, i suoi elementi fondamentali e la sostanza del modo in cui funziona. Per esempio, la mente sufficientemente matura è consapevole che il tempo e lo spazio avvengono in lei, mentre quella poco consapevole di norma ignora ciò. Consapevolizzando che il tempo e lo spazio sono suoi processi, la mente diviene, tra l’altro, consapevole che tutto ciò che sperimenta (dalla vibrazione più “sottile”, al corpo fisico, all’intero universo percepito) avviene in lei e così smette di fantasticare la divisione del mondo in interiore ed esteriore. Questo migliora profondamente la prospettiva di osservazione e interpretazione, avvicinandola a quella Naturale dell’Amore.

Porsi domande illuminanti riguardo a sé, è uno dei modi della mente di trasformarsi da strumento velante a opportunità disvelante. I quesiti illuminanti sulla mente possono essere classificati in:

- generici sulla mente nel suo complesso: Cos’è la mente?, Dove inizia e sino a dove arriva?, È il cervello oppure questi è un suo segmento?, Qual è l’Origine della mente?, Cos’è la mente vuota (il vuoto mentale)?, Può veramente essere vuota, come e perché?, Il suo vuoto è assoluto, può esserlo?,

-          specifici sugli elementi principali della mente:

Ø       l’attività percettiva: Come funziona la percezione?, Dove avviene?, Chi percepisce (e) cosa?, Chi percepisce è separato dal percepito?, Quello che è generalmente definito mondo esteriore è veramente tale?, Esteriore per chi e a cosa?, Qual è la percezione primaria?;

Ø       l’attività emotiva: Cosa sono le emozioni?, Dove e come si formano, avvengono?, Chi le prova?, Perché si formano quelle nocive e cosa sono?, Le emozioni altrui possono essere sperimentate? Perché (non) possono essere percepite?, Qual è l’emozione primaria?;

Ø       l’attività intellettiva: Che cosa sono i pensieri?, Perché e come si costituiscono?, Chi è il pensatore?, È Reale?, Chi pensa veramente e chi pensa di pensare?, Chi pensa é veramente chi pensa di pensare? Qual è il pensiero primario?

- specifici su singoli processi mentali: Cos’è il tempo?, Quando è iniziato?, È iniziato veramente?, Come?, Cosa c’era prima del tempo?, Può esserci il prima del tempo?, Dove termina il tempo?, Termina veramente?, Cosa ci sarà dopo?, Può esserci il dopo il tempo?, Cos’è la vita?, Dove e a chi avviene?, Chi la vive?, Il corpo c’è quando non è percepito?, Sì?!, in quale forma?, Che aspetto ha l’universo non percepito?, C’è?...

Chiedendosi in modo qualitativo riguardo a sé, la mente consapevolizza, tra l’altro:

-          che lei costantemente crea, mantiene e trasforma il proprio universo individuale e incide sulla qualità dell’universo che si costituisce singolarmente in altre menti;

-          che l’universo da lei sperimentato si forma come conseguenza della sua percezione (conoscenza) di esistere. Senza la mente l’universo esiste soltanto come potenziale nell’ambito della Coscienza, mentre con i cinque sensi inattivi è “racchiuso” nel Nucleo della mente (nel puro principio io sono) “in attesa” di costituirsi in forma tangibile (visibile, udibile, sentibile, odorabile, tastabile e gustabile) con la loro attivazione;

-          che tutto ciò che sperimenta fa parte di lei e può così dissolvere la percezione che il conoscitore sia diviso dal conosciuto, cioè l’abbaglio che il mondo interiore sia diviso da quello “esteriore”;

-          che non può sperimentare né altre menti, né la Coscienza, né la Reale Identità;

-          che le varie strutture energetiche individuali (corpi sottili, Aura, Anima, corpo illuminato, Segno Divino, chakra…) sono suoi processi;

-          i processi emotivi e così trasforma” le varie emozioni in un’unica Emozione – in Amore;

-          l’attività intellettiva, il che riduce il numero di pensieri, ne aumenta la qualità e matura la capacità della mente di essere Pace anche durante le attività quotidiane;

-          di essere una “proiezione” dei processi della Coscienza;

-          che lei e la Coscienza traggono Origine dalla Reale Identità;

-          l’Attimo presente e questo matura la sua capacità di essere integralmente presente ora – qua  senza “vagare tra passato e futuro”;

-          che il corpo avviene in lei, che è un suo segmento, ma anche che senza di esso non ci può essere lei;

-          che lei è l’unico elemento individuale, mentre la Coscienza è la Reale Identità non sono individuali - le menti sono tante quante le vite umane, ma esiste soltanto una Coscienza e Sussiste soltanto una Reale Identità (Dio Sussiste Uno);

-          che è iniziata con il concepimento e terminerà con la morte del corpo fisico[9], e quindi:

Ø       non esiste alcuna esistenza individuale prima del concepimento e dopo la morte[10];

Ø       come individuo “attuale” non si è vissuta alcuna vita passata e non si vivrà alcuna vita futura[11],

Ø       non esiste alcuna reincarnazione dell’esistenza individuale (l’Anima non conosce individualità). Come individuo si vive una vita soltanto, mentre come Reale Identità, ma anche come Coscienza, si è incessantemente incarnati in ogni forma di vita, nel senso che ogni forma di vita scaturisce da Dio attraverso la Coscienza. Chi crede di aver vite passate o future, farebbe bene a chiedersi Chi io? Indagando in modo sincero, liberandosi dall’attaccamento all’individualità e al bisogno di sperare nella continuità dell’io[12], la mente comprenderà che la cosiddetta trasmigrazione dell’Anima (Dio o Coscienza) non è una questione individuale, ma riguarda l’incessante esprimersi della Reale Identità ovvero della Coscienza attraverso “innumerevoli” processi individuali[13]. Il soggetto che si incarna non è l’individuo, che è frutto dell’incarnazione (più precisamente è l’incarnazione stessa), ma è la Reale Identità attraverso la Coscienza. Inoltre, il processo di incarnazione si manifesta come temporale e spaziale, ma l’Anima (intesa come Dio oppure come Coscienza) è senza tempo e spazio e quindi non può “viaggiare” attraverso essi, per reincarnarsi. Inoltre, il tempo e lo spazio dell’individuo scompaiono definitivamente con la sua morte; 

-          che non si può uscire dal corpo, anche perché:

Ø       in Realtà non Si “è” nel corpo, ma si Sussiste come Origine di ogni corpo, e

Ø       il corpo appare nella mente. Ciò che è spesso definito come uscita dal corpo fisico è un cambio dello stato mentale; si tratta della mente che sperimenta se stessa in modo “particolare” e interpreta ciò come uscita dal corpo;

-          il tempo e lo spazio sono inscindibili da lei e appaiono in ogni singola mente “separatamente”. Collettivi (in comune a tutte le menti) sono i modi di misurare il tempo e lo spazio[14], e i processi della Coscienza relativi al principio che permette il formarsi del tempo e dello spazio nell’ambito della mente. La comprensione che senza lei non ci sono il tempo e lo spazio, le apre la possibilità di comprendere:

Ø       che non esiste la continuità integrale del tempo e dello spazio, nel senso che non c’è uno spazio – tempo assoluto, in comune a tutti gli esseri viventi: con la comparsa (concepimento) e la scomparsa (morte) della singola mente, inizia e termina il suo tempo - spazio;

Ø       che l’evoluzione della specie “sino alla forma umana” non è avvenuta attraverso il tempo, ma atemporalmente (“in un attimo [presente]”);

Ø       che il c.d. Big Bang non può essere avvenuto prima dell’uomo, perché senza la mente non ci sono il tempo e lo spazio e quindi non ci può essere un prima o un dopo l’uomo. Per consapevolizzare ciò, la mente può utilizzare il concetto di Big Bang come indicante:

v      al processo che avviene nell’attimo del concepimento quando si costituisce una nuova mente che è il grembo di un nuovo universo individuale;

v      ad alcuni aspetti del processo trino di creazione, mantenimento e trasformazione della mente.

***

Di chi è la mente?

Di, giusto per citare un nome, Giovanni.

Di Giovanni? Chi è Giovanni?

Giusto, chi è Giovanni?!

Il nome Giovanni è un concetto con il quale la mente identifica un insieme di concetti relativi, appunto, a ciò che definisce come Giovanni - Giovanni è questo e quello: è il corpo, è padre di quattro figli, è un avvocato, è un ottimo sciatore, è scontroso, è nato a… Giovanni è quindi una mera identità concettuale (identità immaginata), non effettiva e tanto meno Reale – tolti i concetti relativi all’identità concettuale Giovanni, “Giovanni” non è più definibile e quindi la mente non può essere di Giovanni.

Di chi è la mente, allora?

In ambito stretto, la mente è di se stessa, mentre relativamente a uno più ampio, è corretta l’affermazione che poiché ogni mente trova Origine nella Reale Identità, tutte le menti sono Sue, la Quale non sa di avere menti, mentre la mente, consapevolizzandosi, può scoprire di Originare dal Lei.

6. DOMANDE RIGUARDANTI L’IDENTITÀ IMMAGINATA

Chi sono io?

Sono chi si è appena chiesto ciò?

Chi si sta interrogando?

Io.

Io chi?

Io Assoluto o io individuo?

Che cosa significa io?

L’identità immaginata è il “se stessi”, ciò che la mente immagina di essere il sé reale. In sostanza è l’insieme di idee riguardanti il “se stessi”. L’io sono questo e quello: sono nato, sono colui che vive, sono sana, sono ammalato, sono il corpo, sono le mie emozioni, sono quella che si emoziona, sono i miei pensieri, sono quello che pensa, sono bionda, sono forte, sono un fallito, sono il peggiore, sono il migliore, sono il capofamiglia, sono la somma delle mie esperienze[15]

Le idee su “me stesso” sono me stesso o Me Stesso? Entrambi o nessuno dei due?

Sono la somma di esperienze o la loro Origine? O ambedue?

L’identità immaginata è frutto del definirsi (della stessa) e ostacola il riconoscerSi. La maturazione della Consapevolezza integrale coincide con la neutralizzazione dell’individuo immaginario: meno la mente è contaminata da lui e meglio può consapevolizzare il vero individuo (la mente esente da identità immaginata), l’esistenza della Coscienza e la Sussistenza della Reale Identità.

Utilizzate in modo qualitativo, le domande sull’identità immaginata stimolano la consapevolizzazione che la molteplicità è solo apparente: eliminando la suddivisione immaginaria primaria io – non io (me – non me) matura la percezione unitaria ed emerge l’Amore, perché si dissolve la ragione fondamentale a causa della quale la mente si percepisce come (se fosse) frammentata.

Usate in modo non idoneo le stesse domande fomentano invece la mera analisi non illuminante, che non matura di certo la percezione unitaria, ma “semplicemente” trasforma le modalità con cui la mente fantastica la molteplicità.

L’esistenza dell’identità immaginata rende anche l’abbaglio di essere in Realtà il corpo, ma è anche una conseguenza di tale fraintendimento e identificazione, e questo stimola la formazione e il potenziamento di altri equivoci che rendono la mente insana e nuocciono alla qualità della vita, per esempio gli abbagli:

- di essere un puntino nell’universo, mentre esso avviene in se stessi individuo e in Realtà (come Dio) Si Sussiste Origine dell’universo;

- di essere solamente una parte del tutto[16], mentre in Verità (non come individuo) si è la Totalità;

- che (in Realtà) si nati, si vive e si morirà, mentre in Realtà Si Sussiste eterni, immortali, mai nati;

- di dover trovare il proprio posto nella società[17], mentre in Realtà si Sussiste come Origine della società;

- di dover diventare (essere) qualcosa o qualcuno[18], mentre si è già l’Unico Uno, sia che per Quello si intenda l’Uno Reale (Reale Identità, Assoluto), sia che si intenda l’Uno Totale (Vera Identità, Totalità);

- di essere separati da “altri”, mentre ciò che la mente definisce altri appaiono in lei e da questa prospettiva sono suoi processi, non separati dall’osservatore, che è un processo della stessa mente;

- di potere ascendere in altre dimensioni, mentre ciò è impossibile anche perché:

Ø       ogni mente è una dimensione a sé, che può sperimentare soltanto se stessa e non “altre dimensioni”;

Ø       l’individuo (mente) non può ascendere in altre dimensioni. Il suo confine primo e ultimo (inizio e fine del suo principio io sono) è l’inizio - fine della sua dimensione individuale, che non può varcare: l’individuo non può andare oltre se stesso, non può esserci senza il principio io sono relativo a lui e non può percepire nemmeno la dimensione spazio – tempo altrui. Come Assoluto si è già la “dimensione” Assoluto e come Coscienza si è già la “dimensione” Coscienza, ma non come individui;

Ø       la sensazione di ascendere in altre dimensioni o di trovarsi in un'altra dimensione sono stati mentali “particolari”. Alcuni confondono certi stati di maggior consapevolezza o di consapevolezza alterata con il trovarsi in altre dimensioni. Per fare chiarezza riguardo a ciò, farebbero bene a chiedersi: Chi si trova in un’altra dimensione?, Come è/sono entrato?, È entrato/sono entrato per davvero?, Cosa significa entrare o ascendere in un’altra dimensione?, È veramente possibile? Come?, Cosa significa nuova dimensione o dimensione diversa?;

Ø       chi sarebbe il soggetto di un ipotetico passaggio in altre dimensioni? Il corpo? Impossibile: il corpo appare nella mente ed è sempre al “centro” della (“sua”) mente che lo percepisce e il “centro” della stessa;

Ø       l’idea di trovarsi nel tempo e nello spazio rende l’abbaglio di essere colui che si muove nel tempo – spazio. Questo fraintendimento può stimolare la formazione dell’idea di poter (uscire dal tempo – spazio per) entrare in altre dimensioni. Essendo il tempo – spazio inscindibile dalla mente (che lo percepisce), in effetti, non c’è né viaggiatore, né viaggio. Ciò che è solitamente definito viaggio è un susseguirsi di stati mentali, di “fotogrammi mentali” che si susseguono e che la mente contaminata dall’identità immaginata sperimenta e definisce come viaggio del viaggiatore, anche perché condizionata nocivamente dal concetto io sono il corpo. Anche il viaggio nello spazio e l’esplorazione dell’universo, per esempio attraverso il telescopio, è un susseguirsi di fotogrammi mentali che appaiono nella mente, che esplora se stessa “su ampia scala” facendo comparire in sé immagini di luoghi del cosmo che altrimenti non esisterebbero come tali, se non come potenziali nell’ambito della Coscienza e nell’ambito delle vibrazioni universali.

6.1. IL CONCETTO IO

Il concetto io è l’espressione concettuale primaria e generalizzata relativa all’identità immaginata e generalizzante il singolo. Generalizzata anche perché la mente utilizza questo concetto meccanicamente innumerevoli volte e senza quasi mai riflettere a fondo sul suo effettivo significato. Generalizzante anche perché la sistematicità dell’utilizzo del concetto io concorre a celare la Vera Identità e la Reale Identità dietro ad un generico e abbagliante io. Affinché possa emergere la luce della conoscenza riguardo all’Io Reale (Assoluto) e all’Io Vero (Totalità) devono dissolversi le abbaglianti tenebre dell’abbaglio falso io (identità immaginata).      

Per la singola mente ogni concetto significa soltanto ciò che lei immagina significhi. In questo, il termine io non differisce da altri, ma è particolare anche perché i punti di (non) riferimento su cui si basa il suo significato sono talmente tanti e mutabili, che il valore di io cambia praticamente con ogni situazione, pensiero ed emozione. Il fenomeno io è talmente ampio e mutabile che la mente poco consapevole lo ignora in grandissima parte. La mente non sufficientemente consapevole utilizza l’espressione io per definire un qualcosa che conosce soltanto molto parzialmente. Si tratta di una particolare forma di ignoranza, perché oltre ad ignorare la Reale Identità e la Vera Identità, l’individuo (la mente) poco consapevole conosce molto parzialmente e in modo distorto anche ciò che “lui” immagina di essere. L’essere umano non è certamente soltanto l’ “io” (identità immaginata), ma moltissimi individui (menti) identificano se stessi proprio con questo io.

Per liberarsi dal giogo dell’identità immaginata e dell’utilizzo inappropriato del concetto io, è bene che la mente si chieda qualitativamente:

Cosa intende questa mente quando dice io?  (e non: Cosa intendo quando dico io?, perché la Reale Identità non intende e non dice; sono sempre alcuni segmenti della mente a intendere e a dire);

A chi o cosa si riferisce questa mente con il concetto io?  (e non: A chi o a cosa mi riferisco con il concetto io?, perché l’Assoluto non si riferisce; sono sempre alcuni segmenti della mente a riferirsi);

- Con il concetto io la mente si riferisce alla Reale Identità, alla mente o all’identità immaginata?  (e non: A chi mi riferisco con il concetto io? Alla Reale Identità, alla mente o all’identità immaginata?).

Le affermazioni: (io) dico, (io) mi riferisco, (io) intendo, (io) faccio…:

-          sono sostanzialmente veritiere, perché è la mente che le esprime, nel senso di: io mente dico, io mente mi riferisco, io mente intendo, io mente faccio...;

-          sono potenzialmente molto ingannevoli e il più delle volte sono usate in modo ingannatore, perché potenziano l’identità immaginata e celano la Verità riguardo al Sé Vero e a Quello Reale, anche tramite l’abbaglio che l’io a cui si riferisce la mente sia la “vera”/”reale” identità, mentre si tratta soltanto del falso individuo.

Quando sono supportate dalla Consapevolezza integrale e quindi dalla piena comprensione che è la mente, e non la Reale Identità, a: dire, riferirsi, intendere, fare …, le affermazioni: (io) dico, (io) riferisco, (io) intendo, (io) faccio…, sono veritiere. Altrimenti sono fuorvianti e indicano che l’individuo (falso individuo nel caso dell’identità immaginata, vero individuo nel caso della mente) è scambiato per la vera/reale identità. Più la mente è: esente da identità immaginata; consapevole del fatto che è lei a dire, riferirsi, intendere, fare…; consapevole che è un aspetto del “manifestarsi” della Reale Identità; e più sono veritiere le affermazioni: io dico, io riferisco, io intendo, io sto facendo…

Sono nel tempo e nello spazio oppure Sussisto come Origine del tempo e dello spazio?

Mi trovo nel corpo oppure è il corpo a scaturire da Me?

7. MEDITAZIONI CON LE DOMANDE ILLUMINANTI

La meditazione con le domande illuminanti può essere: dinamica, appartata e consapevolizzante il sonno.  

7.1. MEDITAZIONE DINAMICA

La meditazione dinamica consiste nel porsi (da parte della mente, chiaramente) le domande potenzialmente illuminanti durante le attività quotidiane. La meditazione dinamica è spiegata dettagliatamente nell’articolo La meditazione dinamica.

7.2. MEDITAZIONE APPARTATA

Per meditare in modo appartato, la mente:

-          fa assumere al corpo una posizione meditativa (non distesa);

-          fa chiudere gli occhi;

-          si silenzia;

-          visualizza la testa;

-          fa la richiesta: Questa mente chiede la meditazione massima. Questa richiesta è facoltativa, ma è molto utile per migliorare la qualità della meditazione; 

-          si pone “interiormente” una domanda illuminante, per esempio: Cos’è la mente?;

-   cerca/trova le risposte. Due modi in cui la mente può cercare/trovare le risposte in modo consapevolizzante sono:

1)                         riflettere per far emergere le risposte - la mente si pone la domanda e riflette profondamente sul suo effettivo significato, cercando di andare di là delle parole per consapevolizzare la sostanza a cui indicano. Riflettendo profondamente può giungere al punto in cui “non connette più” e può accadere che la risposta emerga la risposta proprio quando non la cerca più;

2)                         testimoniare senza riflettere per far emergere le risposte - la mente si pone la domanda una volta, senza pensare alle possibili risposte e si quieta, anche testimoniando i propri processi (immagini, emozioni, pensieri) cercando di evitare l’identificazione, affinché la risposta emerga in modo spontaneo. Per esempio, la mente si pone la domanda Qual è la Reale Identità? e poi si “svuota”, anche testimoniando le emozioni e i pensieri senza identificazione, fino a che non emerge la risposta: Sussisto Assoluto oppure (In Realtà) Sono Dio o Sono la Realtà Suprema, o altre risposte constatanti la Reale Identità. Nel caso di questa domanda, succede spesso che dopo alcune volte che è emersa una risposta constatante la Reale Identità, durante la meditazione tale risposta non emerge più, ma la mente è profondamente in Pace, in meditazione massima.  

Le risposte possono emergere subito dopo che la mente ha posto la domanda o più avanti nel proseguimento della meditazione. Accade anche che le risposte emergono qualche giorno più tardi, durante la meditazione o le attività quotidiane oppure durante il sonno. L’importante è che la mente avvii i processi necessari, anche insistendo per vari giorni o settimane su una domanda, finché la risposta non emerge chiara, magari in modo del tutto inaspettato e nel momento “più impensabile”.

La mente può favorire l’emersione di risposte qualitative abbandonando la domanda alla Reale Identità. Per esempio, dopo essersi chiesta: Che cos’è la mente?, abbandona la stessa domanda: Abbandono la domanda alla Reale Identità.

Esempio di meditazione con domanda singola:

Chi sono in Realtà?

Senza visualizzazione. Tempo: da alcuni minuti a un’ora e più.

La mente si pone la domanda una volta, senza pensare alle possibili risposte, si quieta anche testimoniando i propri processi (immagini, emozioni, pensieri), senza identificazione e analisi, affinché la risposta emerga in modo spontaneo, per esempio: Sono Dio, Sussisto Assoluto, Sono la Realtà

7.3. MEDITAZIONE COMBINATA

La mente può porsi una domanda illuminante e meditare su essa per l’intera durata della meditazione, oppure può utilizzarla iniziare o completare una serie di domande, affermazioni e richieste, per esempio:

1. Questa mente chiede l’eliminazione dell’ignoranza.

Tempo: 2’-3’

2. Questa mente abbandona l’ignoranza alla Reale Identità.

Tempo: 2’-3’

3. Qual è la Reale Identità?

Tempo: A seconda della situazione.

4. Sussisto Assoluto.

Tempo: A seconda della situazione.

La mente fa l’affermazione Sussisto Assoluto soltanto quando questa constatazione non emerge spontaneamente durante la fase meditativa sulla domanda Qual è la Reale Identità?, per esempio cinque o dieci minuti dopo che la mente si è posta questa domanda.

Tempo totale di questa meditazione: minimo mezz’ora.

Nota importante: Il soggetto che afferma Sussisto Assoluto è la mente, ma questa constatazione non concerne lei, ma indica la Reale Identità.

7.4. MEDITAZIONE PER CONSAPEVOLIZZARE IL SONNO

Prima di addormentarsi, la mente si pone una domanda illuminante, per esempio: Cos’è il tempo?, e si addormenta meditando su essa. Questo stimola la trasformazione del sonno in esercizio meditativo.



[1] RiconoscerSi nel senso che la mente riconosce la Reale Identità.

[2] La mente è l’effettivo individuo.

[3] Si Sussiste come Assoluto, non come individuo. 

[4] Questo non significa che questa domanda è anche quella a cui la singola mente dà maggior importanza, ma vuole dire che come la sensazione di esistere è la sensazione primaria, la domanda Chi sono io? è la domanda primaria.

[5] Ogni mente sa (constata) di esistere.

[6] La domanda Cos’è la mente? è comunque una domanda dal grande potenziale consapevolizzante.

[7] I concetti Amore Originale e Conoscenza Originale sono la Coscienza definita dalla prospettiva dell’attività emotiva e intellettiva.

[8] Positivamente per il Divenire veritiero della mente. La Coscienza è esente dalla dualità positivo – negativo.

[9] La morte del corpo fisico e della mente coincidono. La morte del corpo fisico è un aspetto della morte della mente.

[10] Ciò che “rimane” di “noi” dopo la morte del corpo ovvero della mente, è Ciò che è sempre stato e sempre sarà, la “nostra”[10] Esistenza eterna, intesa come Reale Identità e in senso più ampio anche come Coscienza.

[11] Inoltre, in Realtà (come Assoluto), non si vive nemmeno la vita presente, ma Si Sussiste Origine di ogni vita.

[12] Tra l’altro, quello che la mente mediamente consapevole definisce come io, non è l’effettivo io, che è la mente (l’individuo), ma è l’identità immaginata (individuo immaginario).

[13] Questo vale anche se come Anima si intende il principio io sono, che è una manifestazione della Coscienza e che alcune menti definiscono come Dio manifesto. Questo principio, che è la mente e nella forma percettiva basilare è Pace, Amore e Conoscenza (di essere esente da pensieri), ha sì bisogno del corpo fisico per esistere, ma è sostanzialmente universale.

[14] Per precisione, il tempo e lo spazio sono spesso misurati in modo diverso, per esempio in: metri o in yard…; secondo la tradizione cinese corre un anno diverso da quello definito dal calendario gregoriano…

[15] Alcune di queste idee, per esempio sono nato, sono colui che vive, sono il corpo… sono veritiere nel senso che sono relative a se stessi come individuo, ma non si tratta comunque della Reale Identità. Quando la mente esprime idee veritiere su se stessa, con la piena consapevolezza che non concernono l’Esistenza Reale, ma quella individuale che è una Sua espressione, indica l’effettivo stato delle cose, mentre se immagina che siano relative alla Reale Identità alimenta l’identità immaginata.

[16] Come individuo si è una parte del tutto, ma è bene che la mente consideri che si tratta soltanto dell’identità individuale e che tutto ciò che la mente sperimenta appare in lei e da questa prospettiva è un suo segmento.

[17] La società appare in se stessi individuo e più la mente è consapevole di ciò, meglio “troverà” il proprio posto dentro o “fuori” la società.

[18] Il diventare qualcosa o qualcuno andrebbe inteso come Divenire del tutto come individuo, perché questo è il percorso Naturale.

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Le domande illuminanti e la consapevolezza: le risposte ai gra

ndi quesiti spirituali. La risposta essenziale alla domanda spirituale

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