Fantasticando la separazione del conoscitore dal conosciuto, alcuni segmenti mentali costruiscono l’identità immaginata in base al principio io sono questo e non sono quello, formando così due gruppi immaginari: me e non me (ciò che sono e ciò che non sono).
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LIBRO AMARE
L'IDENTITA' IMMAGINATA
Brano tratto dal libro AMARE

Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

L’identità immaginata è l’insieme di percezioni (immagini, sensazioni, emozioni, idee…) che definiscono l’entità “se stessi”. È una conseguenza dell’immaginare che il sé reale sia l’insieme di alcuni aspetti dell’attività percettiva: io sono anche queste immagini, sensazioni, emozioni, idee (per esempio, l’immagine, sensazione e idea corpo)…
L’identità immaginata è comunque un’identità essenzialmente concettuale. È l’attività intellettiva a renderne possibile la definizione: io sono il corpo, le emozioni, i pensieri; sono la somma delle esperienze, sono colei che è nata, sono colui che vive, sono il capofamiglia, sono una donna in carriera, sono la pecora nera della famiglia, sono alto, sono bassa, sono quello intelligente, sono lo stupido della classe, sono il vincente, sono l’anoressica ….

Le sue cause effettive sono nella Coscienza, mentre la base mentale dell’identità immaginata è la percezione primaria di esistere, esprimibile concettualmente come io sono, io esisto. Le immagini, le sensazioni, le emozioni, i pensieri e ogni altra forma percettiva sono, infatti, aspetti della consapevolezza di esserci, suoi modi di sperimentarsi. L’identità immaginata è quindi un modo della consapevolezza di sperimentarsi e interpretarsi, una sua modalità di spiegarsi alcuni propri processi, indicando l’identità in modo distorto.
L’identità immaginata è un’entità autoreferenziale, è lei stessa a definirsi e a propinarsi come identità reale. È immaginaria anche perché la Reale Identità (Assoluto, Sé, Dio, Realtà) è “oltre” ogni immaginazione. Il termine identità immaginata è stato scelto anche perché può stimolare la riflessione che concerne un’identità non solo irReale, ma anche immaginaria.

La ragione fondamentale della sua esistenza è l’ignoranza riguardo alla Reale Identità (Uno Reale, Assoluto, Dio) e alla Vera Identità (Totalità, Uno Totale), che si traduce nella fantasia che il corpo, le emozioni, i pensieri e altri aspetti della consapevolezza siano il sé reale o ne facciano parte.

L’identità immaginata è un indicatore molto concreto di quanto la mente mediamente consapevole può abbagliare e produrre malessere, creando fantasmi che la stessa reputa entità reali. A causa del proliferare di identità immaginate sul piano mondiale, la patologia identità immaginata sembra addirittura un fenomeno naturale di quella che è generalmente considerata mente sana. Questo anche perché si forma pure attraverso la cosiddetta evoluzione naturale percettiva del bambino, tramite la distinzione io e non io, mio corpo e corpo non mio (altrui), emozioni mie e non mie, pensieri miei e non miei. Il bambino che fosse sin dal concepimento e nella misura necessaria esposto all’influsso di menti altamente consapevoli, si svilupperebbe diversamente. Maturerebbe il discernimento del proprio corpo da quello altrui, delle proprie emozioni da quelle altrui, dei propri pensieri da quelli altrui, consapevolizzando però anche l’unità e l’illusorietà di ciò che percepisce, sino a scoprire la Realtà. Più consapevolizzante è l’influsso cui sottostà la mente, meno è stimolata a fantasticare la separazione e maggiori possibilità ha di consapevolizzare l’Unità Onnicomprensiva, l’illusorietà della Manifestazione e la Realtà di Dio, cioè della Reale Identità. La vita sarebbe ben più qualitativa, se fin dalla tenera età fosse nutrita con il concetto veritiero che l’individuo nel suo insieme è un’illusoria espressione del Sé Reale, invece di, come avviene di solito, essere avvelenata dal concetto tu sei il corpo. Immaginare che spiegare ai bambini che il corpo è un’espressione della Reale Identità, sia qualcosa di impensabile e pericoloso, significa credere che raccontare loro menzogne sia meglio che illuminarli con verità. A molti bambini il concetto che il corpo è un espressione del Sé Reale, suonerebbe molto più naturale dell’immedesimarsi con il corpo.

Fantasticando la separazione del conoscitore dal conosciuto, alcuni segmenti mentali costruiscono l’identità immaginata in base al principio io sono questo e non sono quello, formando così due gruppi immaginari: me e non me (ciò che sono e ciò che non sono). Si tratta di un circolo vizioso: immaginando “se stesso”, l’individuo (o meglio, parti di lui) definisce automaticamente anche ciò che non è (o immagina di non essere). Viceversa, determinando ciò che non è, indica ciò che è (o fantastica di essere). Nel senso stretto del concetto e del fenomeno, l’identità immaginata riguarda il me (sono questo e quello), mentre in quello ampio è composta sia dal me che dal non me (sono questo e quello - non sono quello e quello), dall’io e dal non io.

L’individuo non è chiaramente né la Totalità (Vera Identità) né l’Assoluto (Reale Identità), e ci sono corpi, emozioni, idee, azioni… altrui, ma:
- la classificazione errata in me-non me impedisce lo stato naturale della consapevolezza: Pace, Amore e pura Conoscenza di esserci;
- la divisione non abbastanza consapevole in me-non me, si basa primariamente su ciò che l’individuo sperimenta, per esempio ciò che percepisce come corpo fisico, corpi fisici altrui, emozioni e idee proprie e altrui, mondo, universo…, che sono tutti suoi processi, fanno parte della percezione. L’intero universo percepito è un aspetto dell’individuo, fa parte della sua esperienza di esserci. Il cosiddetto mondo esteriore è tale rispetto al corpo fisico, ma non è veramente esterno. Al pari del corpo fa parte della percezione che li percepisce, in se stessa, chiaramente. Immaginando la divisione del me (semplificando: mio corpo e mio mondo interiore) dal non me (mondo esteriore a me), la mente fantastica la separazione tra vari suoi segmenti. Questo le impedisce di divenire consapevole che tutto ciò di cui fa esperienza sono suoi aspetti. Essendo la mente un’unica “sostanza mentale”, composta da processi (vibrazioni, percepite anche come energie e materia) inscindibili tra loro, la percezione di separazione non può che essere immaginaria.

La Reale Identità (Assoluto), la Vera Identità (Totalità) e l’individuo non possono essere effettivamente divisi. Immaginando le separazioni, la mente le sperimenta e aumenta la sua convinzione che ci siano veramente, per esempio: la divisione in mondo interiore e in mondo esteriore percepito e quella di Dio dall’individuo.

La classificazione in me-non me è ben diversa dalla classificazione in Me (Me Realtà)-non Me (me illusione), che può essere di ottimo ausilio per la consapevolizzazione. Il primo tipo di ripartizione stimola a fantasticare la separazione, mentre il secondo a Discernere l’Identità Reale da quella individuale e a consapevolizzare che in Realtà (non come individuo) Si Sussiste Assoluti.

IL CAPITOLO COMPLETO SI TROVA NEL LIBRO

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