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DIO, LA REALE IDENTITÀ Articolo di Andrea Pangos Gli argomenti di questa pagina sono trattati Precedendo ogni descrizione, I concetti sulla Reale Identità sono sostanzialmente falsi, perché scaturiscono dal tempo-spazio, mentre Lei lo Precede, non in termini spaziali o temporali, ma in quanto Origine della Manifestazione. Si tratta di idee basate sul (confronto con il) percepibile-determinabile, mentre Le “definizioni della” Reale Identità che seguono, sono sostanzialmente “contrari” di fenomeni[2], offerti come indicazioni per consapevolizzare Lei Precedente ogni fenomeno. Sono quindi da intendere come indicazioni per ScoprirLa, non come Sue descrizioni. Non potendo definire I contrari fanno parte soltanto del tempo-spazio, non della Reale Identità, che non ha parti e Precede ogni opposto o presunto[4] tale: INDICAZIONI SULLA REALE IDENTITÀ
Assoluto, Realtà, Sé, Uno Reale e Origine, sono sinonimi di Reale Identità. Non si può diventare
Beato colui che è prima di divenire.[7] - Gesù Pur “essendo” Origine di ogni azione,
Dio (Reale Identità) non è Luce. La luce è sempre un’esperienza[13] basata sulla percezione di esserci, che c’è anche senza l’esperienza definita luce. Dio non vuole niente da nessuno. Ogni volere riguarda l’intelletto, espressione della Reale Identità, che ne è esente. Dio “è impossibilitato” a volere qualcosa da qualcuno, anche perché per Lui non c’è nessuno. Dio c’è comunque sicuramente pur ignorando anche Sé. L’Assoluto (Reale Identità) non è il tutto. Il tutto spazio-temporale è potenzialmente quantificabile, L’Assoluto non è nemmeno il nulla. Nulla è un concetto relativo a qualcosa ed è anche il contrario di tutto. Anzi, è proprio il tutto, inteso come totalità dello spazio-tempo, a essere nulla “rispetto”[14] alla Reale Identità, nel senso che lo spazio e il tempo esistono soltanto come illusioni, iniziano e terminano in ogni individuo singolarmente.
Non ci fu alcun momento in cui io non fui, e tu nemmeno, e questi sovrani di popoli neanche: né tutti noi non saremo, affatto, d’ora in poi. [16] Questo passaggio del Bhagavad Gita andrebbe interpretato nel modo seguente: ogni incarnazione è un’espressione di Te Assoluto. Intendendolo invece dalla prospettiva dell’individuo, pensando che si tratta di parole concernenti gli individui, si possono creare concetti fuorvianti, come quelli sulla presunta reincarnazione dell’individuo. Come individuo sei un’espressione di Te Dio, mentre come Dio Sussisti Origine di ogni individuo. La Reale Identità è l’Uno Reale, non l’Uno Totale (Totalità). Considerando però che Dio è l’unica Realtà, è legittimo anche affermare che La Reale Identità non ha forma, è l’Origine di ogni forma. La forma primaria è l’Amore, forma non oggettuale, che è l’esperienza primaria sulla quale si fondano tutte le forme (oggettuali), che sono sempre modi dell’esserci di fare esperienza di sé. Qualsiasi cosa accada a te (in te) individuo, non tange minimamente Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato (soltanto) un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo.[18] - Gesù La Reale Identità non “è” uno stato vibrazionale, energetico o materiale, che sono stati del manifesto. Dio, inteso come Assoluto non è energia, ma l’Origine delle energie[19]. Il concetto la vita è reale soltanto quando io sono, è potenzialmente fuorviante. L’io sono riguarda l’esserci, che irReale. L’espressione vita reale andrebbe utilizzata soltanto riferita alla Reale Identità, che è la Vita Reale. Se associata alla vita temporale, è uno dei tanti modi per fomentare l’abbaglio che il mondo sia Reale. Andrebbe quindi evitata, come anche l’espressione realtà quotidiana. La quotidianità percepita diversamente dall’Amore avviene effettivamente, mentre quando è percepita come Amore accadde Veramente, ma La vita è un’illusione, non deve essere uno slogan sviante per fuggire dai pratici impegni quotidiani e dai problemi, o per cercare di giustificare la propria depressione, pigrizia, accidia, ottusità, paura… I problemi vanno risolti e più si è consapevoli dell’illusorietà del mondo, meno gli eventi turbano e migliore può essere la qualità della risoluzione dei problemi. Gli ostacoli vanno affrontati con decisione e lucidità, anche affidandosi alla preghiera. La soluzione non è preoccuparsi dei problemi, ma occuparsi della risoluzione. Chi conosce le soluzioni si occupa, non si preoccupa. Rendersi conto di star utilizzando erroneamente le espressioni in Realtà o Realmente, perché associate alla manifestazione, può essere un ottimo modo per ricordarsi che la manifestazione è irReale. Questo può essere un buon aiuto per maturare la capacità di discernere il Reale (Reale Identità) dall’irReale (Manifestazione), una capacità che non è questione di mera nozione Dio è l’unica Realtà e il mondo è irReale, ma implica la capacità di essere Amore. Soltanto Amando si può discernere il Vero (Amore) dal falso (esperienze diverse dall’Amore) e il Reale (Reale Identità) dal Vero (Amore). Nemmeno come Dio si possono perdere le limitazioni o guadagnare la libertà. In quanto Assoluto si è l’inconcepibile Libertà Assoluta (la Libertà denominata Assoluto), che è comunque soltanto un mero concetto riguardo all’Indefinibile, un’espressione scaturente dalla dicotomia libertà-prigionia, sconosciuta all’Assoluto. Ogni concetto di libertà è sostanzialmente relativo all’individuo, senza il quale il concetto di libertà perde ogni significato, perché non c’è chi possa darglielo: Dio non pensa e non genera esperienza di Sé, anche per Questo è Beatitudine (Assoluta, non esperienziale). Pur producendo l’Immensa Manifestazione, l’esprimersi della Reale Identità produce limitazioni, che comunque non La tangono minimamente; ogni limitazione fa parte dell’irReale. Lo stato esperienziale di minor limitazione è l’Amore, che può essere definito Libertà. Lo stato di minor limitazione (sempre in vita) è, invece, l’Estinzione, durante la quale è totalmente assente la possibilità di produrre esperienza (di sé) e quindi è impossibile ogni sensazione di prigionia, ma anche di libertà. Maggiore è l’identificarsi con l’individualità o ancora peggio con il corpo, maggiore è l’imprigionamento, mentre migliore è l’immedesimazione consapevole con l’Infinito, più si è vicini a essere Libertà (Amore) e al Trascendimento (Estinzione) della stessa Libertà. Essendo In quanto Origine dell’Amore (esperienziale), la Reale Identità è “incommensurabilmente di più” dell’Amore. Pur essendo lo Stato non esperienziale, Alcuni definiscono l’Assoluto (Reale Identità) come Vuoto Assoluto, che in un certo senso può andare bene come definizione. Va però considerato che essendo relativo all’esperienza di esserci, il Vuoto sperimentabile/misurabile non è il “Vuoto Assoluto”. Il così chiamato Vuoto mentale non è lo Stato Assoluto, ma lo stato esperienziale primario applicato all’intero campo esperienziale. Certi hanno paura del “Vuoto Assoluto” e del Vuoto mentale, perché non conoscendoli, li immaginano come negativi. Per esempio, alcuni vedono il Vuoto Assoluto e il Vuoto mentale come pericolo, anche perché secondo loro rappresenta la perdita del controllo (che, tra l’altro, loro soltanto fantasticano di avere) e la perdita di se stessi. Il Vuoto mentale è effettivamente uno stato in cui si è perso il “se stessi”, cioè l’identità immaginata (falso sé), in favore del puro sé esperienziale (totale esperienza d’Amore). Essere vuoti di “sé” significa essere Pochi compredono che pensare tanto significa penare tanto e che provare molte emozioni vuole dire impedirsi l’Amore. I più identificano la vita con le emozioni e i pensieri, immaginando che un’intensa attività concettuale ed emotiva faccia sentir più vivi. Invece deturpa la vita. È l’assenza di pensieri superflui e di emozioni diverse dall’Amore, a rendere la vita Vera, perché permette di essere Amore, cioè Vuoto mentale, che non è di certo uno stato di passività o di vuoto esistenziale. È proprio il Vuoto mentale a rendere la vita Piena (d’Amore), mentre la vita piena di emozioni e pensieri e sicuramente una vita vuota; ogni stato diverso dall’Amore è in sostanza vuoto esistenziale. La paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, è un sintomo dell’attaccamento all’individualità, cioè della vita a se stessa, che è l’ostacolo primario per l’integrazione dell’esserci. Avere paura del “Vuoto Assoluto” vuole dire temere Dio, inteso come Assoluto. Temere il Vuoto mentale significa, invece, aver timore di Dio manifesto nella sua forma più pura, l’Amore. Chi conosce l’Amore e Dio sa che temerLi è irragionevole, ma comprende anche profondamente che la necessità di controllare la vita[24], cioè l’incapacità di abbandonarsi a Dio, può facilmente produrre la paura del Vuoto. LA RICERCA DIRETTA DELLA REALE IDENTITÀ Pur essendo Durante l’Estinzione, non è possibile constatare alcunché, ma una volta ritornata la consapevolezza (di esserci), può emergere l’osservazione: poco fa non c’era esperienza di esserci, ma c’era comunque un Qualcosa che non posso definire e nemmeno sperimentare, ma so che si tratta della Reale Identità, di Dio. Così, quello che poteva essere definito il Mistero dei Misteri, cessa di esserlo, definitivamente. Per riconoscere Per farsi e fare veramente del bene è necessario invertire la tendenza vitale: Qual è La ricerca spirituale non va confusa con l’indagine psicologica. Ambedue avvengono nel tempo, ma la ricerca spirituale tende a scoprire il Senzatempo, anche attraverso la dissoluzione illuminante del pensiero. Più pensa, più l’esserci si segmenta, allontanandosi così dalla Comprensione, che è possibile soltanto durante la Verità chiamata Amore. I pensieri sono risposte parziali. L’Amore è la risposta globale, che può essere nobilitata anche dallo spontaneo costituirsi di constatazioni veritiere, scaturenti da una visione globale, che è ben più ampia e obiettiva di quella molto parziale dell’esserci saturo di pensieri. Per questo è di fondamentale importanza focalizzarsi sull’Amore e sulla ricerca della Sua Origine (Reale Identità), per consapevolizzare l’Amore in se stessi e scoprirSi Sua Origine. La capacità dell’Amore e ancor più dell’Estinzione, di trasformare l’esserci, è immensamente maggiore delle possibilità offerte dall’analisi dello stato concettualemotivo, la quale spesso potenzia ancor più i circuiti emotivi e intellettivi, rendendo possibile soltanto la diversificazione della confusione: la qualità dell’utilizzo dei pensieri è determinata da quanto sono in funzione dell’Amore, mentre in genere sono uno strumento di copertura dell’Amore. Il convincimento che non si è ancora pronti alla ricerca diretta della Reale Identità, ma c’è ancora bisogno di un approccio psicologico[26], può essere un modo di razionalizzare l’incapacità di aprirsi all’Amore e di lasciar andare il superfluo. Questo tipo di ostacolo può essere superato anche con l’aiuto della preghiera: Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per Il concetto per eliminare l’ego (o il “sé”) bisogna prima averlo, è un altro ostacolo per la ricerca della Reale Identità. Generalizzando, la necessità di costruire prima un “sé solido”, può essere un’esigenza per insegnamenti non sufficientemente qualitativi e per terapeuti lontani dall’Essere Amore, che si basano sulla concettualizzazione dell’io e del suo rapportarsi ideale con altri io. L’esperienza conseguente a un lavoro terapeutico qualitativo, condizionato primariamente dall’Amore, dimostra però che molte volte gli individui con un “sé non molto formato”, integrano l’esserci più velocemente di coloro che hanno un “sé formato”, soprattutto quando questi ultimi sono intossicati da una grande nozionistica spirituale e psicologica, acquisita senza la necessaria maturazione dell’esserci. La spiritualità non è idealizzazione, ma ottimizzazione della vita, cioè integrazione della capacità di Amare in ogni esperienza. L’identità immaginata (“sé”) è una patologia; che senso ha potenziarla, diversificarla, abbellirla, per poi eventualmente curarla?! Prima e meglio si cura la malattia, maggiori sono le possibilità di guarire prima. L’Amore è la Salute, la miglior Medicina e il miglior Terapeuta. Non sbaglia mai ed è sempre benefico. La ricerca spirituale diretta fa emergere l’Amore e la Salute non può nuocere in nessun caso. La via più illuminata è la più diretta e illuminante. È la soluzione ottimale, ma esige la capacità di abbandonarsi a Dio, per ScoprirSi Lui. Per questo, invece di attraversare direttamente la città, molti girano incessantemente attorno a una rotatoria, attorniata da panelli pubblicitari che cambiano costantemente sfondo. Così, questi “turisti spirituali”, scorgendo panorami sempre diversi, fantasticano di star progredendo sul percorso spirituale, mentre “ruotano costantemente attorno all’immaginario se stessi”, frullati continuamente dagli stessi meccanismi limitanti. Vanno comunque compresi, non certamente giudicati, anche perché sono vittime di deleteria ciclicità inconscia. Non possono fare diversamente, condizionati come sono da innumerevoli influssi devianti, anche se molti tra loro immaginano di stare operando delle scelte. Libero arbitrio? Di chi? Libero da cosa? MEDITAZIONE 1. Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima. Visualizzare la testa. Tempo: 2’-3’ 2. Chiedo l’eliminazione degli ostacoli per conoscere Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 2’ 3. Abbandono gli ostacoli alla Reale Identità. Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 2’ 4. Mi apro a consapevolizzare la Reale Identità. Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 3’ 5. Qual è la Reale Identità? Porsi una volta soltanto la domanda, poi osservare le emozioni e i pensieri, per far emergere il Vuoto mentale. Tempo: minimo 5’. 6. Sussisto Assoluto. Affermare una volta soltanto Sussisto Assoluto, oppure semplicemente Assoluto, poi osservare i processi senza identificazione. N.b. L’affermazione Sussisto Assoluto è espressa dall’individuo, ma indica [1] Il solo pensiero che l’Indefinibile (Reale Identità) non è definibile, è una definizione “indiretta” riguardo all’Indefinibile, non direttamente dell’Indefinibile. [2] Ciò che è sperimentabile e misurabile fa parte dell’irReale mondo fenomenico, che è un’espressione del Reale (Reale Identità). [3] (Ri)conoscere [4] In sostanza non ci sono opposti, nemmeno nell’ambito spazio-temporale, ma espressioni diverse della Reale Identità. Per esempio, l’odio non è l’opposto dell’Amore, ma una Sua distorsione, espressione distorta. [5] L’utilizzo dei termini sussistere ed essere, dovrebbe aiutare a maturare la capacità di Discernere discernere lo Stato Reale (Sussistere) da quello irReale (essere), lo Stato Immanifesto da quello manifesto. [6] [7] Vangelo di Filippo. I Vangeli gnostici. Adelphi edizioni, Milano, 1984, pag. 59. [8] La Coscienza Originale è l’espressione primaria della Reale Identità. [9] L’esserci è l’intero campo esperienziale, che si fonda sull’esperienza di esserci, la è. [10] La Felicità (esperienziale) non è il piacere, che è sensoriale. [11] Si tratta dell’sé immergendosi in sé “affoga nel” Sé (Reale Identità). [12] Non ignora nel senso che la Reale Identità Precede sia la conoscenza sia l’ignoranza. [13] Sia nel caso della luce costituita dall’attività sensoriale (vista) sia nel caso della luce meditativa, che può apparire in meditazione quando l’attività sensoriale è “spenta”. [14] La parola “rispetto” è virgolettata, perché [15] [16] Bhagavad Gita, pag. 9, II/12, Oscar classici Mondadori, Milano, 1999. [17] Che può essere definito sé esperienziale. [18] Vangelo di Tommaso (56), I Vangeli gnostici, Adelphi, Milano, 1984, pag. 13. [19] Se come Dio si intende invece Dio manifesto, allora si può lecitamente affermare che Dio è (anche) energia. [20] Tutti i processi conseguenti all’esperienza di esserci sono costantemente sperimentati dall’esserci, ma soltanto alcuni sono percepiti “in superficie” ovvero riconosciuti. I processi della Coscienza Originale non sono invece percepibili-misurabili. [21] [22] L’integrazione dell’esserci è la sua maturazione, cioè la maturazione della consapevolezza, la maturazione spirituale. [23] Per essere precisi, nemmeno nell’ambito dell’esserci esiste l’inconsapevolezza, nel senso di assenza di consapevolezza. L’intero campo esperienziale è consapevolezza di esserci, perché si basa sull’esperienza di esserci, che è la consapevolezza di esserci. [24] È la vita che limita se stessa, incapace di produrre Libertà. [25] Senza l’esperienza di esserci non ci può essere alcuna esperienza, la sensazione di esserci è il fondamento del campo esperienziale. [26] Solitamente, l’indagine psicologica à sul sé immaginario. La ricerca spirituale non è un processo di cambiamento e abbellimento dell’identità immaginata (sé immaginario), ma stimola la neutralizzazione della stessa. Gli argomenti di questa pagina sono trattati
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