La Reale Identità è Consapevolezza senza esperienza di esserci, lo Stato non esperienziale Origine di ogni esperienza. Non è sperimentabile, né dall’individuo né da Lei Stessa. Ogni esperienza è dell’esserci (di se stesso). Conoscere la Reale Identità non significa sperimentarLa, ma maturare la certezza riguardo alla Sua Esistenza.
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DIO, LA REALE IDENTITÀ

DIO, LA REALE IDENTITÀ

Articolo di Andrea Pangos

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Gli argomenti di questa pagina sono trattati
al corso Alla Ricerca della Reale Identità

Precedendo ogni descrizione, la Reale Identità non è lecitamente definibile. Si può definirLa in molti modi, costituendo comunque parole senza effettivo fondamento; nessun concetto può descriverLa. Le espressioni di questo testo possono tuttavia essere usate come valide indicazioni per ScoprirLa. Precedente ogni misurazione, la Reale Identità non ha valore, ma conoscerLa dona enorme qualità alla vita.

I concetti sulla Reale Identità sono sostanzialmente falsi, perché scaturiscono dal tempo-spazio, mentre Lei lo Precede, non in termini spaziali o temporali, ma in quanto Origine della Manifestazione. Si tratta di idee basate sul (confronto con il) percepibile-determinabile, mentre la Reale Identità non è sperimentabile e quindi nemmeno definibile[1]. Legittimamente, non si può definire cos’è la Reale Identità, ma si può esprimere cosa non è: il corpo, le emozioni, i pensieri, l’identità immaginata, la consapevolezza (di esserci), l’individualità…

Le “definizioni della” Reale Identità che seguono, sono sostanzialmente “contrari” di fenomeni[2], offerti come indicazioni per consapevolizzare Lei Precedente ogni fenomeno. Sono quindi da intendere come indicazioni per ScoprirLa, non come Sue descrizioni. Non potendo definire la Reale Identità, “ciò che resta da fare” è utilizzare i concetti per RiconoscerLa[3], senza fermarsi alle idee, che vanno usate come appigli liberatori per l’emersione dello stato esperienziale senza pensieri (Vuoto mentale, Amore) e dello stato in cui è cessata ogni esperienza (Estinzione)

I contrari fanno parte soltanto del tempo-spazio, non della Reale Identità, che non ha parti e Precede ogni opposto o presunto[4] tale: la Reale Identità è veramente senza tempo, ma l’atemporale non è il contrario del temporale; il tempo è un’espressione del Senzatempo.  

INDICAZIONI SULLA REALE IDENTITÀ

La Reale Identità “è” una: Dio.

Assoluto, Realtà, , Uno Reale e Origine, sono sinonimi di Reale Identità.

La Reale Identità non è, nel senso che Sussiste, più precisamente “è” il Sussistere[5] stesso. L’essere è una Sua espressione, manifestazione. La Reale Identità Sussiste Immanifesta, Origine della Manifestazione. L’espressione la Reale Identità è… va quindi osservata in “senso metaforico”. In questi casi, il verbo essere è usato invece di sussistere soltanto per rendere il testo più fluente.

La Reale Identità è l’Eternità, perché senza tempo. L’Eternità non è la totalità del tempo, ma è assenza di tempo. È il Senzatempo. Dalla prospettiva temporale, La Reale Identità Sussiste mai iniziata e quindi non terminante, mentre senza questa prospettiva nemmeno ciò[6]. Ogni inizio, fine e prospettiva sono inscindibili dal tempo-spazio.

La Reale Identità non è dell’individuo, che è una Sua irReale espressione: Dio non conosce individualità. L’espressione la tua Reale Identità è sostanzialmente sbagliata. Non si tratta della Reale Identità di te individuo e neanche di Te Dio. La Reale Identità non è di Dio, è Dio stesso. Dio non ha qualcosa, è semplicemente Dio. La separazione tra soggetto e oggetto non esiste neppure nell’ambito spaziotemporale, figurarsi “nella” Reale Identità. Il tempo-spazio conosce differenziazione, non separazione. La Reale Identità nemmeno differenziazione.

Non si può diventare la Reale Identità. Come individuo si può essere soltanto un individuo, che può essere ottenebrato dall’ignoranza oppure illuminato dalla conoscenza riguardo alla Reale Identità. Come Dio invece, La si È. Lei non è soggetta a maturazione, che concerne solamente l’individuo. La Reale Identità non è perfezionabile, Sussiste (come) “Perfezione” di per Sé.

Beato colui che è prima di divenire.[7] - Gesù

La Realizzazione spirituale non consiste nell’essere diventati Reali o Eterni come individuo, ma nella piena certezza illuminata che Dio è l’unica Realtà. Rivolgersi a Buddha, Gesù, Padre Pio, Shankara, Santa Teresa di Calcutta o ad altre menti Divenute del tutto, è sicuramente positivo e spesso risolutivo, ma non significa che c’è un’entità cosciente individuale (Aristotele, Rumi, Tesla, Leonardo, Santa Caterina da Siena…), che sente le nostre esigenze e si attiva intenzionalmente. Il pensiero rivolto (ai processi relativi) ai Divenuti, accentua l’attività di processi che Loro avevano maturato in vita, ma anche processi avviati dopo dalle loro opere e da chi si rivolgeva loro. Pensare a Loro stimola la manifestazione accentuata di vibrazioni-energie benefiche, la Matrice delle quali è “nella” Coscienza Originale[8], che è senza tempo e individualità.

La Reale Identità non ha carattere. Dio non è buono, irascibile, compassionevole, ragionevole, vendicativo, misericordioso… Non è nulla di tutto ciò, Precede ogni caratteristica. La Reale Identità non è questione di caratterialità, ma di Realtà.

Pur “essendo” Origine di ogni azione, la Reale Identità “non fa nulla” (di tangibile). Ogni azione è un’apparizione nell’esserci[9] (campo esperienziale).

La Reale Identità è la Felicità Suprema, senza esperienza alcuna. La Felicità sperimentabile[10] è soltanto una Sua illusoria espressione. La Reale Identità non può quindi che essere “incommensurabilmente maggiore” della Felicità esperienziale, “tanto maggiore” da non essere nemmeno sperimentabile. Questo è deducibile dal fatto che:
- la Felicità è l’esperienza primaria e Naturale di ognuno, sempre presente alla base dell’esserci;
- la sofferenza aumenta con il proiettarsi verso il cosiddetto mondo “esteriore”, cioè con l’aumento dell’identificazione con l’attività sensoriale, la quale produce in sé l’esperienza chiamata mondo;
- l’afflizione diminuisce con il volgersi “verso” l’Origine (Reale Identità)[11], con il “ritrarsi” del conosciuto nel conoscitore, fino al punto in cui la conoscenza in essere sperimenta se stessa, non soltanto senza alcuna separazione in conoscitore e conosciuto, ma anche senza diversità qualitativa, perché in questo caso la Conoscenza è integralmente Amore, cioè Felicità. 

La Reale Identità è Consapevolezza senza esperienza di esserci, lo Stato non esperienziale Origine di ogni esperienza. Non è sperimentabile, né dall’individuo né da Lei Stessa. Ogni esperienza è dell’esserci (di se stesso). Conoscere la Reale Identità non significa sperimentarLa, ma maturare la certezza riguardo alla Sua Esistenza.

La Reale Identità è l’Origine dell’Amore.

La Reale Identità non è Pace, che è una Sua espressione. La Pace è l’esperienza primaria che l’esserci ha di sé, che può essere definita anche Amore o pura Conoscenza di esserci (esente da pensieri).

La Reale Identità non è conoscenza. Pur Sussistendo Origine del sapere, non conosce, ma nemmeno ignora[12], conoscenza. Soltanto la conoscenza può conoscere e ciò che conosce è sempre se stessa.

Dio (Reale Identità) non è Luce. La luce è sempre un’esperienza[13] basata sulla percezione di esserci, che c’è anche senza l’esperienza definita luce.

Dio non vuole niente da nessuno. Ogni volere riguarda l’intelletto, espressione della Reale Identità, che ne è esente. Dio “è impossibilitato” a volere qualcosa da qualcuno, anche perché per Lui non c’è nessuno. Dio c’è comunque sicuramente pur ignorando anche Sé.

L’Assoluto (Reale Identità) non è il tutto. Il tutto spazio-temporale è potenzialmente quantificabile, la Reale Identità non è minimamente misurabile. Il tutto inteso come Totalità, si compone invece della Reale Identità e della Manifestazione, che, comunque, esiste solo come illusione.

L’Assoluto non è nemmeno il nulla. Nulla è un concetto relativo a qualcosa ed è anche il contrario di tutto. Anzi, è proprio il tutto, inteso come totalità dello spazio-tempo, a essere nulla “rispetto”[14] alla Reale Identità, nel senso che lo spazio e il tempo esistono soltanto come illusioni, iniziano e terminano in ogni individuo singolarmente. La Reale Identità invece, è la Realtà, in quanto è l’Infinito stesso[15], senza inizio. E poi, lo stesso intelletto che definisce l’Assoluto come nulla, fa parte del “nulla” spazio-temporale.

La Reale Identità non ha esperienza di esserci, ma non è il non esserci, inteso come contrario di esserci. Non esserci e non essere sono concetti scaturiti dalla prospettiva dell’esserci, senza il quale non ci può essere alcuna idea. Esiste qualcosa che non è l’essere, ma non un non essere opposto all’essere.

La Reale Identità non è Ciò che si era prima del concepimento o che si ritornerà a essere dopo la morte. Ogni prima-dopo, andata-ritorno, creazione-dissoluzione… concernono solamente il tempo-spazio. Come individuo non si era prima del concepimento (inizio dell’individuazione) e non si sarà dopo la morte (fine dell’individuazione). C’è la morte, ma non il morto. Come Assoluto, invece, si è Eternamente l’Assoluto: prima del concepimento, durante la vita e dopo la morte, tre punti di osservazione inscindibili dall’individualità e che non tangono la Reale Identità. Lei Sussiste Immune a nascite e morti, tutte Sue espressioni.

Non ci fu alcun momento in cui io non fui, e tu nemmeno, e questi sovrani di popoli neanche: né tutti noi non saremo, affatto, d’ora in poi. [16]

Questo passaggio del Bhagavad Gita andrebbe interpretato nel modo seguente: ogni incarnazione è un’espressione di Te Assoluto. Intendendolo invece dalla prospettiva dell’individuo, pensando che si tratta di parole concernenti gli individui, si possono creare concetti fuorvianti, come quelli sulla presunta reincarnazione dell’individuo. Come individuo sei un’espressione di Te Dio, mentre come Dio Sussisti Origine di ogni individuo.

La Reale Identità è l’Uno Reale, non l’Uno Totale (Totalità). Considerando però che Dio è l’unica Realtà, è legittimo anche affermare che la Reale Identità è l’Uno Totale, nel senso che in Realtà non esiste la Manifestazione, perché irReale.

La Reale Identità è il Sé Reale. Il sé individuale (individuazione) è illusorio. Il sé immaginario (identità immaginata) è invece un abbaglio che appare nel sé individuale, impedendo all’esserci[17] di essere totalmente Amore. Quando l’esserci fa integralmente esperienza di sé come Amore è Sana illusione, altrimenti è abbaglio: illusione che si percepisce in modo distorto.

La Reale Identità non ha forma, è l’Origine di ogni forma. La forma primaria è l’Amore, forma non oggettuale, che è l’esperienza primaria sulla quale si fondano tutte le forme (oggettuali), che sono sempre modi dell’esserci di fare esperienza di sé. 

Qualsiasi cosa accada a te (in te) individuo, non tange minimamente la Reale Identità, che è “Intangibilità”. Maturando questa certezza ci si libera dalle paure, che in sostanza derivano dall’abbaglio che l’individuo o peggio ancora il corpo, sia il sé reale.

Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato (soltanto) un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo.[18] - Gesù

La Reale Identità non “è” uno stato vibrazionale, energetico o materiale, che sono stati del manifesto. Dio, inteso come Assoluto non è energia, ma l’Origine delle energie[19]. La Reale Identità non è nemmeno uno stato non vibrazionale, non energetico o non materiale, intesi come contrari dei precedenti tre. Non esiste un qualcosa di opposto alle vibrazioni, alle energie e alla materia: non ci sono antivibrazioni, antienergie e antimateria. Ogni processo misurabile-percepibile[20] fa parte dello spazio-tempo, quindi dell’esserci, che è sostanzialmente vibrazionale e che può sperimentarsi anche come energia e materia. L’antimateria sarebbe quindi una specie di antivibrazione, ma non esiste un qualcosa di contrario della vibrazione, né nell’ambito dello spazio-tempo, né “altrove” (senza tempo-spazio non possono esserci vibrazioni). Le energie e la materia sono forme vibrazionali. I processi della Coscienza Originale producono vibrazioni, mentre la Reale Identità è l’Origine della Coscienza Originale. Ci sono quindi Stati (Reale Identità e Coscienza Originale) Precedenti le vibrazioni, e ci sono stati vibrazionali percepiti come energia e materia, ma non ci sono antivibrazioni. La manifestazione non è l’opposto della sua Origine, ma è una Sua espressione.

La Reale Identità è l’Esistenza Reale (Assoluta), di cui l’esistenza temporale è un’espressione irReale. Quando l’esperienza di esserci è integralmente Amore, allora la vita temporale è Vera, senza però mai poter essere Reale. L’Amore è uno stato esperienziale e ogni esperienza è irReale. La Realtà è senza esperienza.

Il concetto la vita è reale soltanto quando io sono, è potenzialmente fuorviante. L’io sono riguarda l’esserci, che irReale. L’espressione vita reale andrebbe utilizzata soltanto riferita alla Reale Identità, che è la Vita Reale. Se associata alla vita temporale, è uno dei tanti modi per fomentare l’abbaglio che il mondo sia Reale. Andrebbe quindi evitata, come anche l’espressione realtà quotidiana. La quotidianità percepita diversamente dall’Amore avviene effettivamente, mentre quando è percepita come Amore accadde Veramente, ma mai Realmente. Gli avvenimenti accadono per davvero, ma non in Realtà. Questo non significa che la sofferenza e i problemi vadano negati, perché irReali, anzi. Negarli è un approccio errato dell’illusione a se stessa, che nega parti di sé. Vero che esistono solamente come illusioni, non Realmente, ma proprio per questo vanno affrontati e risolti. La Realtà non fa male ed è irrisolvibile. Ci si può occupare soltanto dell’illusione, che si (pre)occupa sempre di se stessa. L’Amore è illusione pura, mentre la sofferenza è un abbaglio, nel senso che è illusione distorta, causata anche dell’immaginare la Realtà del mondo.

La vita è un’illusione, non deve essere uno slogan sviante per fuggire dai pratici impegni quotidiani e dai problemi, o per cercare di giustificare la propria depressione, pigrizia, accidia, ottusità, paura… I problemi vanno risolti e più si è consapevoli dell’illusorietà del mondo, meno gli eventi turbano e migliore può essere la qualità della risoluzione dei problemi. Gli ostacoli vanno affrontati con decisione e lucidità, anche affidandosi alla preghiera. La soluzione non è preoccuparsi dei problemi, ma occuparsi della risoluzione. Chi conosce le soluzioni si occupa, non si preoccupa.

Rendersi conto di star utilizzando erroneamente le espressioni in Realtà o Realmente, perché associate alla manifestazione, può essere un ottimo modo per ricordarsi che la manifestazione è irReale. Questo può essere un buon aiuto per maturare la capacità di  discernere il Reale (Reale Identità) dall’irReale (Manifestazione), una capacità che non è questione di mera nozione Dio è l’unica Realtà e il mondo è irReale, ma implica la capacità di essere Amore. Soltanto Amando si può discernere il Vero (Amore) dal falso (esperienze diverse dall’Amore) e il Reale (Reale Identità) dal Vero (Amore).

La Reale Identità è “Libertà Reale”, lo Stato senza confini. Le limitazioni iniziano e finiscono con la vita, mentre nel senso più stretto del termine con il campo esperienziale (esserci). L’esperienza di esserci è la limitazione esperienziale prima(ria), mentre il concepimento è il limite primario, che scompare con la morte. Finché c’è vita c’è limitazione, ma con la morte non si perdono le limitazioni o si guadagna la libertà. Prigionia e libertà sono relative al tempo-spazio, cioè all’individuo, che termina con la morte, dopo la quale non ci può essere un individuo (libero).

Nemmeno come Dio si possono perdere le limitazioni o guadagnare la libertà. In quanto Assoluto si è l’inconcepibile Libertà Assoluta (la Libertà denominata Assoluto), che è comunque soltanto un mero concetto riguardo all’Indefinibile, un’espressione scaturente dalla dicotomia libertà-prigionia, sconosciuta all’Assoluto. Ogni concetto di libertà è sostanzialmente relativo all’individuo, senza il quale il concetto di libertà perde ogni significato, perché non c’è chi possa darglielo: Dio non pensa e non genera esperienza di Sé, anche per Questo è Beatitudine (Assoluta, non esperienziale).

Pur producendo l’Immensa Manifestazione, l’esprimersi della Reale Identità produce limitazioni, che comunque non La tangono minimamente; ogni limitazione fa parte dell’irReale. Lo stato esperienziale di minor limitazione è l’Amore, che può essere definito Libertà. Lo stato di minor limitazione (sempre in vita) è, invece, l’Estinzione, durante la quale è totalmente assente la possibilità di produrre esperienza (di sé) e quindi è impossibile ogni sensazione di prigionia, ma anche di libertà. Maggiore è l’identificarsi con l’individualità o ancora peggio con il corpo, maggiore è l’imprigionamento, mentre migliore è l’immedesimazione consapevole con l’Infinito, più si è vicini a essere Libertà (Amore) e al Trascendimento (Estinzione) della stessa Libertà.   

Essendo la Reale Identità senza esperienza di Sé, si potrebbe immaginare che sia statica, passiva, neutrale, senza vita, inerte, vuota, senza senso[21]… Tutti convincimenti fuorvianti che possono facilmente stimolare l’aumento dell’attaccamento alla vita, ma che “per fortuna” scompaiono con l’integrazione dell’esserci[22], che è la maturazione della consapevolezza (maturazione spirituale). Consapevolizzando il Reale, si comprende che la Reale Identità può soltanto sembrare inconsapevole, statica, passiva, neutrale, senza vita, inerte, vuota, senza senso…, perché si immagina lo Stato senza esperienza come “negativo/opposto” dell’esperienza.

In quanto Origine dell’Amore (esperienziale), la Reale Identità è “incommensurabilmente di più” dell’Amore. Pur essendo lo Stato non esperienziale, la Reale Identità è di “un’esperienzialità incommensurabile”. Naturale, si tratta dello Stato da cui Origina ogni esperienza.

La Reale Identità non è inconsapevolezza e non è né consapevole né inconsapevole, che sono stati dell’esserci[23]. L’Origine della consapevolezza (di esserci) non può essere il contrario della stessa; la fonte del fiume non è il contrario del fiume.  

Alcuni definiscono l’Assoluto (Reale Identità) come Vuoto Assoluto, che in un certo senso può andare bene come definizione. Va però considerato che essendo relativo all’esperienza di esserci, il Vuoto  sperimentabile/misurabile non è il “Vuoto Assoluto”. Il così chiamato Vuoto mentale non è lo Stato Assoluto, ma lo stato esperienziale primario applicato all’intero campo esperienziale.

Certi hanno paura del “Vuoto Assoluto” e del Vuoto mentale, perché non conoscendoli, li immaginano come negativi. Per esempio, alcuni vedono il Vuoto Assoluto e il Vuoto mentale come pericolo, anche perché secondo loro rappresenta la perdita del controllo (che, tra l’altro, loro soltanto fantasticano di avere) e la perdita di se stessi. Il Vuoto mentale è effettivamente uno stato in cui si è perso il “se stessi”, cioè l’identità immaginata (falso sé), in favore del puro sé esperienziale (totale esperienza d’Amore). Essere vuoti di “sé” significa essere la Pienezza dell’Amore. Perdere il “sé” è di enorme beneficio per la vita. Il “Vuoto Assoluto”, invece, non è assenza, ma Eterna Presenza senza esperienza di Sé. È l’Origine di ogni esperienza di presenza, la quale (quest’ultima) è Compiuta quando c’è Vuoto mentale, Amore. 

Pochi compredono che pensare tanto significa penare tanto e che provare molte emozioni vuole dire impedirsi l’Amore. I più identificano la vita con le emozioni e i pensieri, immaginando che un’intensa attività concettuale ed emotiva faccia sentir più vivi. Invece deturpa la vita. È l’assenza di pensieri superflui e di emozioni diverse dall’Amore, a rendere la vita Vera, perché permette di essere Amore, cioè Vuoto mentale, che non è di certo uno stato di passività o di vuoto esistenziale. È proprio il Vuoto mentale a rendere la vita Piena (d’Amore), mentre la vita piena di emozioni e pensieri e sicuramente una vita vuota; ogni stato diverso dall’Amore è in sostanza vuoto esistenziale.      

La paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, è un sintomo dell’attaccamento all’individualità, cioè della vita a se stessa, che è l’ostacolo primario per l’integrazione dell’esserci. Avere paura del “Vuoto Assoluto” vuole dire temere Dio, inteso come Assoluto. Temere il Vuoto mentale significa, invece, aver timore di Dio manifesto nella sua forma più pura, l’Amore. Chi conosce l’Amore e Dio sa che temerLi è irragionevole, ma comprende anche profondamente che la necessità di controllare la vita[24], cioè l’incapacità di abbandonarsi a Dio, può facilmente produrre la paura del Vuoto.

LA RICERCA DIRETTA DELLA REALE IDENTITÀ

Pur essendo la Reale Identità non sperimentabile, si può maturare la piena consapevolezza riguardo alla Sua Esistenza. Tale certezza, illuminata dall’Amore, matura con l’immergersi in sé, con il ritrarsi del conosciuto nel “conoscitore”, consapevolizzando la loro unità e maturando la loro eguaglianza, per produrre soltanto pura esperienza (di esserci) esente da pensieri e rendere possibile l’Estinzione, lo Stato senza esperienza (di esserci[25]).

Durante l’Estinzione, non è possibile constatare alcunché, ma una volta ritornata la consapevolezza (di esserci), può emergere l’osservazione: poco fa non c’era esperienza di esserci, ma c’era comunque un Qualcosa che non posso definire e nemmeno sperimentare, ma so che si tratta della Reale Identità, di Dio. Così, quello che poteva essere definito il Mistero dei Misteri, cessa di esserlo, definitivamente.

Per riconoscere la Reale Identità è necessario divenire integralmente Amore e lasciarsi andare all’Estinzione: Riconosco l’Amore (come) unica Verità e Dio (come) unica Realtà. Dio non è Verità, ma Realtà, Origine delle verità concettuali (tra cui il pensiero: Dio è la Reale Identità) e della Verità esperienziale, l’Amore. La Verità non è Reale. La Reale Identità non è vera, perché Reale. Ricercare il Reale è ben diverso dal cercare il Vero. Il Primo è Reale, il Secondo irReale. I soli pensieri sto cercando il Vero e Sono un ricercatore della Verità, possono creare ostacoli per la Scoperta del Reale. Dio è l’unica Realtà, questa è l’irReale Verità riguardo alla Reale Identità.

Per farsi e fare veramente del bene è necessario invertire la tendenza vitale:
- passare dal proiettare il mondo, al ritrarlo in sé, il che è la vera apertura al mondo, anche perché permette di scoprire il mondo in se stessi individuo e scaturente da Se Stessi Dio; - passare dall’identificazione fossilizzata con il corpo fisico (io sono il corpo o il corpo è il sé Reale) o con l’individuo (l’individuo è il sé reale), all’indagine consapevolizzante sulla Reale Identità, anche con la domanda: Qual è la Reale Identità?, affinché possa emergere spontanea la risposta: Dio, l’Assoluto.

Qual è la Reale Identità?, non deve però essere lo spunto per un’analisi dell’identità, anche perché la Reale Identità non è analizzabile. Deve invece servire all’esserci per svuotarsi, perlomeno temporaneamente, dai pensieri e dai contenuti diversi dall’Amore.

La ricerca spirituale non va confusa con l’indagine  psicologica. Ambedue avvengono nel tempo, ma la ricerca spirituale tende a scoprire il Senzatempo, anche attraverso la dissoluzione illuminante del pensiero. Più pensa, più l’esserci si segmenta, allontanandosi così dalla Comprensione, che è possibile soltanto durante la Verità chiamata Amore. I pensieri sono risposte parziali. L’Amore è la risposta globale, che può essere nobilitata anche dallo spontaneo costituirsi di constatazioni veritiere, scaturenti da una visione globale, che è ben più ampia e obiettiva di quella molto parziale dell’esserci saturo di pensieri. Per questo è di fondamentale importanza focalizzarsi sull’Amore e sulla ricerca della Sua Origine (Reale Identità), per consapevolizzare l’Amore in se stessi e scoprirSi Sua Origine. La capacità dell’Amore e ancor più dell’Estinzione, di trasformare l’esserci, è immensamente maggiore delle possibilità offerte dall’analisi dello stato concettualemotivo, la quale spesso potenzia ancor più i circuiti emotivi e intellettivi, rendendo possibile soltanto la diversificazione della confusione: la qualità dell’utilizzo dei pensieri è determinata da quanto sono in funzione dell’Amore, mentre in genere sono uno strumento di copertura dell’Amore.   

Il convincimento che non si è ancora pronti alla ricerca diretta della Reale Identità, ma c’è ancora bisogno di un approccio psicologico[26], può essere un modo di razionalizzare l’incapacità di aprirsi all’Amore e di lasciar andare il superfluo. Questo tipo di ostacolo può essere superato anche con l’aiuto della preghiera: Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per la Realizzazione Integrale.

Il concetto per eliminare l’ego (o il “sé”) bisogna prima averlo, è un altro ostacolo per  la ricerca della Reale Identità. Generalizzando, la necessità di costruire prima un “sé solido”, può essere un’esigenza per insegnamenti non sufficientemente qualitativi e per terapeuti lontani dall’Essere Amore, che si basano sulla concettualizzazione dell’io e del suo rapportarsi ideale con altri io. L’esperienza conseguente a un lavoro terapeutico qualitativo, condizionato primariamente dall’Amore, dimostra però che molte volte gli individui con un “sé non molto formato”, integrano l’esserci più velocemente di coloro che hanno un “sé formato”, soprattutto quando questi ultimi sono intossicati da una grande nozionistica spirituale e psicologica, acquisita senza la necessaria maturazione dell’esserci. La spiritualità non è idealizzazione, ma ottimizzazione della vita, cioè integrazione della capacità di Amare in ogni esperienza. L’identità immaginata (“sé”) è una patologia; che senso ha potenziarla, diversificarla, abbellirla, per poi eventualmente curarla?! Prima e meglio si cura la malattia, maggiori sono le possibilità di guarire prima. L’Amore è la Salute, la miglior Medicina e il miglior Terapeuta. Non sbaglia mai ed è sempre benefico. La ricerca spirituale diretta fa emergere l’Amore e la Salute non può nuocere in nessun caso.

La via più illuminata è la più diretta e illuminante. È la soluzione ottimale, ma esige la capacità di abbandonarsi a Dio, per ScoprirSi Lui. Per questo, invece di attraversare direttamente la città, molti girano incessantemente attorno a una rotatoria, attorniata da panelli pubblicitari che cambiano costantemente sfondo. Così, questi “turisti spirituali”, scorgendo panorami sempre diversi, fantasticano di star progredendo sul percorso spirituale, mentre “ruotano costantemente attorno all’immaginario se stessi”, frullati continuamente dagli stessi meccanismi limitanti. Vanno comunque compresi, non certamente giudicati, anche perché sono vittime di deleteria ciclicità inconscia. Non possono fare diversamente, condizionati come sono da innumerevoli influssi devianti, anche se molti tra loro immaginano di stare operando delle scelte. Libero arbitrio? Di chi? Libero da cosa?

La Ricerca della Reale Identità esige la fede, che non va intesa come cieca credenza (che fa rimanere creduloni, anche se ci si ritiene o si è ritenuti dei veri fedeli), ma come apertura all’ignoto per conoscerlo. La fede è una fase della maturazione della conoscenza, mentre il cieco credere fa parte della fossilizzazione dell’ignoranza. Avere veramente fede (in Dio), non significa nemmeno essere fedeli a dei concetti (su Dio) acquisiti passivamente, senza riflessione illuminante. La piena “fede” in Dio equivale alla piena consapevolezza che in Realtà Si È (Sussiste) Dio.  

MEDITAZIONE

1.   Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima.

Visualizzare la testa. Tempo: 2’-3’

2.   Chiedo l’eliminazione degli ostacoli per conoscere la Reale Identità.

Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 2’

3.   Abbandono gli ostacoli alla Reale Identità.

Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 2’

4.   Mi apro a consapevolizzare la Reale Identità.

Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 3’

5.   Qual è la Reale Identità?

Porsi una volta soltanto la domanda, poi osservare le emozioni e i pensieri, per far emergere il Vuoto mentale. Tempo: minimo 5’.

6.   Sussisto Assoluto.

Affermare una volta soltanto Sussisto Assoluto, oppure semplicemente Assoluto, poi osservare i processi senza identificazione. N.b. L’affermazione Sussisto Assoluto è espressa dall’individuo, ma indica la Reale Identità. Tempo: minimo 5’, ma anche mezz’ora o più.


[1] Il solo pensiero che l’Indefinibile (Reale Identità) non è definibile, è una definizione “indiretta” riguardo all’Indefinibile, non direttamente dell’Indefinibile.

[2] Ciò che è sperimentabile e misurabile fa parte dell’irReale mondo fenomenico, che è un’espressione del Reale (Reale Identità).

[3] (Ri)conoscere la Reale Identità non significa comprenderLa (Dio è incomprensibile), ma divenire consapevoli della Sua Esistenza. 

[4] In sostanza non ci sono opposti, nemmeno nell’ambito spazio-temporale, ma espressioni diverse della Reale Identità. Per esempio, l’odio non è l’opposto dell’Amore, ma una Sua distorsione, espressione distorta.   

[5] L’utilizzo dei termini sussistere ed essere, dovrebbe aiutare a maturare la capacità di Discernere discernere lo Stato Reale (Sussistere) da quello irReale (essere), lo Stato Immanifesto da quello manifesto.

[6] La Reale Identità non conosce prospettive, che implicano sempre l’esserci.

[7] Vangelo di Filippo. I Vangeli gnostici. Adelphi edizioni, Milano, 1984, pag. 59.

[8] La Coscienza Originale è l’espressione primaria della Reale Identità.

[9] L’esserci è l’intero campo esperienziale, che si fonda sull’esperienza di esserci, la è.

[10] La Felicità (esperienziale) non è il piacere, che è sensoriale. La Felicità non dipende dalla percezione sensoriale ed è unica, non ci sono varie forme di Felicità.

[11] Si tratta dell’sé immergendosi  in sé “affoga nel” Sé (Reale Identità).

[12] Non ignora nel senso che la Reale Identità Precede sia la conoscenza sia l’ignoranza.

[13] Sia nel caso della luce costituita dall’attività sensoriale (vista) sia nel caso della luce meditativa, che può apparire in meditazione quando l’attività sensoriale è “spenta”.

[14] La parola “rispetto” è virgolettata, perché la Reale Identità non è lecitamente paragonabile, rapportabile.

[15] La Reale Identità non è “solo” Infinita, è l’Infinito stesso.

[16] Bhagavad Gita, pag. 9, II/12, Oscar classici Mondadori, Milano, 1999. 

[17] Che può essere definito sé esperienziale.

[18] Vangelo di Tommaso (56), I Vangeli gnostici, Adelphi, Milano, 1984, pag. 13.

[19] Se come Dio si intende invece Dio manifesto, allora si può lecitamente affermare che Dio è (anche) energia.

[20] Tutti i processi conseguenti all’esperienza di esserci sono costantemente sperimentati dall’esserci, ma soltanto alcuni sono percepiti “in superficie” ovvero riconosciuti. I processi della Coscienza Originale non sono invece percepibili-misurabili.

[21] La Reale Identità è comunque veramente senza vita, nel senso che non conosce vita esperienziale, ed è anche senza senso, perché ogni senso è un prodotto dell’intelletto. 

[22] L’integrazione dell’esserci è la sua maturazione, cioè la maturazione della consapevolezza, la maturazione spirituale.

[23] Per essere precisi, nemmeno nell’ambito dell’esserci esiste l’inconsapevolezza, nel senso di assenza di consapevolezza. L’intero campo esperienziale è consapevolezza di esserci, perché si basa sull’esperienza di esserci, che è la consapevolezza di esserci.

[24] È la vita che limita se stessa, incapace di produrre Libertà.

[25] Senza l’esperienza di esserci non ci può essere alcuna esperienza, la sensazione di esserci è il fondamento del campo esperienziale. 

[26] Solitamente, l’indagine psicologica à sul sé immaginario. La ricerca spirituale non è un processo di cambiamento e abbellimento dell’identità immaginata (sé immaginario), ma stimola la neutralizzazione della stessa.

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