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Differenze tra Amare e voler bene
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Dio, la Reale Identità
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La ricerca spirituale e ricerca della Felicità
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DIO, LA REALE IDENTITÀ Articolo di Andrea Pangos Precedendo ogni descrizione, I concetti sulla Reale Identità sono sostanzialmente falsi, perché scaturiscono dal tempo-spazio, mentre Lei lo Precede, non in termini spaziali o temporali, ma in quanto Origine della Manifestazione. Si tratta di idee basate sul (confronto con il) percepibile-determinabile, mentre Le “definizioni della” Reale Identità che seguono, sono sostanzialmente “contrari” di fenomeni[2], offerti come indicazioni per consapevolizzare Lei Precedente ogni fenomeno. Sono quindi da intendere come indicazioni per ScoprirLa, non come Sue descrizioni. Non si può definire I contrari fanno parte soltanto del tempo-spazio, non della Reale Identità, che non ha parti e Precede ogni opposto o presunto[4] tale: INDICAZIONI SULLA REALE IDENTITÀ Assoluto, Realtà, Sé, Uno Reale e Origine, sono sinonimi di Reale Identità. Non si può diventare Beato colui che è prima di divenire.[6] Pur “essendo” Origine di ogni azione, - - la sofferenza aumenta con il proiettarsi verso il cosiddetto mondo “esteriore”, cioè con l’aumento dell’identificazione con l’attività sensoriale, la quale produce in sé l’esperienza chiamata mondo; - l’afflizione diminuisce con il volgersi “verso” l’Origine (Reale Identità)[9], con il “ritrarsi” del conosciuto nel conoscitore, fino al punto in cui la conoscenza in essere sperimenta se stessa, non soltanto senza alcuna separazione in conoscitore e conosciuto, ma anche senza diversità qualitativa. Allora Dio (Reale Identità) non è Luce. La luce è sempre un’esperienza[11] basata sulla percezione di esserci, che c’è anche senza l’esperienza definita luce. Dio non vuole niente da nessuno. Ogni volere riguarda l’intelletto, espressione della Reale Identità, che ne è esente. Dio “è impossibilitato” a volere qualcosa da qualcuno, anche perché per Lui non c’è nessuno. Dio c’è comunque sicuramente pur ignorando anche Sé. L’Assoluto (Reale Identità) non è il tutto. Il tutto spazio-temporale è potenzialmente quantificabile, L’Assoluto non è nemmeno il nulla. Nulla è un concetto relativo a qualcosa ed è anche il contrario[12] di tutto. Anzi, è proprio il tutto, inteso come totalità dello spazio-tempo, a essere nulla “rispetto”[13] alla Reale Identità, nel senso che lo spazio e il tempo esistono soltanto come illusioni, iniziano e terminano in ogni individuo singolarmente. In quanto Infinito[14], Non ci fu alcun momento in cui io non fui, e tu nemmeno, e questi sovrani di popoli neanche: né tutti noi non saremo, affatto, d’ora in poi. [15] Questo passaggio del Bhagavad Gita andrebbe interpretato nel modo seguente: ogni incarnazione è un’espressione di Te Assoluto. Intendendolo invece dalla prospettiva dell’individuo, pensando che si tratta di parole concernenti gli individui, si possono creare concetti fuorvianti, come quelli sulla presunta reincarnazione dell’individuo. Come individuo sei un’espressione di Te Dio, mentre come Dio Sussisti Origine di ogni individuo. Qualsiasi cosa accada a te (in te) individuo, non tange minimamente Te Reale Identità, che Sei “Intangibilità”. Maturando questa certezza ci si libera dalle paure, che in sostanza derivano dall’abbaglio che l’individuo o peggio ancora il corpo, sia il sé reale. Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato (soltanto) un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo.[17] – Gesù Il concetto la vita è reale soltanto quando io sono, è potenzialmente fuorviante. L’io sono riguarda l’esserci, che è irReale. L’espressione vita reale andrebbe utilizzata soltanto riferita alla Reale Identità, che è La vita è un’illusione, non deve essere uno slogan sviante per fuggire dai pratici impegni quotidiani e dai problemi, o per cercare di giustificare la propria depressione, pigrizia, accidia, ottusità, paura… I problemi vanno risolti e più si è consapevoli dell’illusorietà del mondo, meno le circostanze turbano e meglio si può risolverli. Gli ostacoli vanno affrontati con decisione e lucidità, anche affidandosi alla preghiera. La soluzione non è preoccuparsi dei problemi, ma occuparsi della soluzione. Chi conosce le soluzioni si occupa, non si preoccupa. Rendersi conto di star utilizzando erroneamente le espressioni in Realtà o Realmente, perché associate alla manifestazione, può essere un ottimo modo per ricordarsi che la manifestazione è irReale. Questo può essere un buon aiuto per maturare la capacità di discernere il Reale (Reale Identità) dall’irReale (Manifestazione), una capacità che non è questione di mere nozioni Dio è l’unica Realtà e il mondo è irReale, ma implica la capacità di Amare. Soltanto Amando si può discernere il Vero (Amore) dal falso (esperienze diverse dall’Amore) e il Reale (Reale Identità) dal Vero. Nemmeno come Dio si possono perdere le limitazioni o guadagnare la libertà. In quanto Assoluto si è l’inconcepibile Libertà Assoluta ( Pur generando l’immensa manifestazione, l’esprimersi della Reale Identità produce limitazioni, che comunque non La tangono minimamente, ogni limitazione fa parte dell’irReale. Lo stato esperienziale di minor limitazione è l’Amore, che può essere definito Libertà. Lo stato di minor limitazione (sempre in vita) è, invece, l’Estinzione, durante la quale, essendo totalmente assente la possibilità di produrre esperienze, è impossibile ogni sensazione di prigionia, ma anche di libertà. Maggiore è l’identificarsi con l’individualità o peggio ancora con il corpo, maggiore è l’imprigionamento. Migliore è l’immedesimazione consapevole con l’Infinito, più si è vicini a essere Libertà (Amore) e al Trascendimento (Estinzione) della stessa Libertà. Essendo In quanto Origine dell’Amore, Alcuni definiscono Certi hanno paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, perché non conoscendoli, li immaginano come negativi. Per esempio, alcuni li vedono come pericolo, anche perché secondo loro rappresentano la perdita del controllo (che, tra l’altro, soltanto fantasticano di avere) e la perdita di se stessi. Il Vuoto mentale è effettivamente uno stato in cui si è perso il “se stessi”, cioè l’identità immaginata, in favore del puro sé esperienziale, totale esperienza d’Amore. Essere vuoti di “sé” significa essere Pienezza dell’Amore. Perdere il “sé” è di enorme beneficio per la vita. Il Vuoto Assoluto, invece, non è assenza, ma Eterna Presenza senza esperienza di Sé. È l’Origine di ogni esperienza di presenza, che è Compiuta quando c’è Vuoto mentale, Amore. Pochi compredono che pensare tanto significa penare tanto e che provare molte emozioni vuole dire impedirsi l’Amore. Molti identificano la vita con le emozioni e i pensieri, immaginando che un’intensa attività concettuale ed emotiva faccia sentir più vivi. Invece deturpa la vita. È l’assenza di pensieri superflui e di emozioni diverse dall’Amore, a rendere la vita Vera, perché permette di essere Amore, cioè Vuoto mentale, che non è di certo uno stato di passività o di vuoto esistenziale. È proprio il Vuoto mentale a rendere la vita Piena (d’Amore), mentre la vita piena di emozioni e pensieri e sicuramente una vita vuota. Ogni stato diverso dall’Amore è in sostanza vuoto esistenziale. La paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, è un sintomo dell’attaccamento all’individualità, cioè della vita a se stessa, che è l’ostacolo primario per l’integrazione dell’esserci. Avere paura del Vuoto Assoluto vuole dire temere Dio inteso come Assoluto. Temere il Vuoto mentale significa, invece, aver timore di Dio manifesto nella sua forma esperienziale più pura, l’Amore. Chi conosce l’Amore e Dio sa che temerLi è irragionevole, ma comprende anche profondamente che la necessità di controllare la vita[22], cioè l’incapacità di abbandonarsi a Dio, può facilmente produrre la paura del Vuoto. Pur essendo Durante l’Estinzione, non è possibile constatare alcunché, ma una volta ritornata la consapevolezza di esserci, può emergere l’osservazione: poco fa non c’era esperienza di esserci, ma c’era comunque un Qualcosa che non posso definire e nemmeno sperimentare, ma so che si tratta della Reale Identità, di Dio. Così, quello che poteva essere definito il Mistero dei Misteri, cessa di esserlo, definitivamente. Per riconoscere Per farsi e fare veramente del bene è necessario invertire la tendenza vitale: - passare dal proiettare il mondo, al ritrarlo in sé, il che è la vera apertura al mondo, anche perché permette di scoprire il mondo in se stessi individuo, scaturente da Se Stessi Dio; - passare dall’identificazione fossilizzata con il corpo fisico (io sono il corpo o il corpo è il sé Reale) o con l’individuo (l’individuo è il sé reale), all’indagine consapevolizzante sulla Reale Identità, anche con la domanda: Qual è Qual è La ricerca spirituale non va confusa con l’indagine psicologica. Ambedue avvengono nel tempo, ma la ricerca spirituale tende a scoprire il Senzatempo, anche attraverso la dissoluzione illuminante del pensiero. Più pensa, più l’esserci si segmenta, allontanandosi così dalla Comprensione, che è possibile soltanto durante Per questo è di fondamentale importanza focalizzarsi sull’Amore e sulla ricerca della Sua Origine (Reale Identità), per consapevolizzare l’Amore in se stessi e scoprirSi Sua Origine. La capacità dell’Amore e ancor più dell’Estinzione, di trasformare l’esserci, è immensamente maggiore delle possibilità offerte dall’analisi dello stato concettualemotivo, la quale spesso potenzia ancor più i circuiti emotivi e intellettivi, rendendo possibile soltanto la diversificazione della confusione. La qualità dell’utilizzo dei pensieri è determinata da quanto sono in funzione dell’Amore, mentre in genere sono uno strumento di soffocamento dell’Amore. Il convincimento di non essere ancora pronti alla ricerca diretta della Reale Identità, ma che ci sia ancora bisogno di un approccio psicologico[24], può essere un modo di razionalizzare l’incapacità di aprirsi all’Amore, lasciando andare il superfluo. Questo può essere superato anche con l’aiuto della preghiera: Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per Il concetto per eliminare l’ego (o il “sé”) bisogna prima averlo, è un altro ostacolo per la ricerca della Reale Identità. Generalizzando, la necessità di costruire prima un “sé solido”, può essere un’esigenza per insegnamenti basati sulla concettualizzazione dell’io e del suo rapportarsi ideale con altri io. L’esperienza conseguente a un lavoro terapeutico condizionato primariamente dall’Amore, dimostra però che molte volte gli individui con un “sé non molto formato”, integrano l’esserci più velocemente di coloro che hanno un “sé formato”, soprattutto quando questi ultimi sono intossicati da una grande nozionistica spirituale e psicologica, acquisita senza la necessaria maturazione dell’esserci. La spiritualità non è idealizzazione, ma ottimizzazione della vita, cioè integrazione della capacità di Amare in ogni esperienza. L’identità immaginata (“sé”) è una patologia. Che senso ha potenziarla, diversificarla, abbellirla, per poi eventualmente curarla?! Prima e meglio si cura la malattia, maggiori sono le possibilità di guarire. L’Amore è La via più illuminata è la più diretta. È la soluzione ottimale, ma esige la capacità di abbandonarsi a Dio, per ScoprirSi Lui. Sedotti dai propri e altrui limiti e in fuga dalle proprie e altrui paure, invece di attraversare direttamente la città, molti girano incessantemente attorno a una rotatoria, circondata da panelli pubblicitari che cambiano costantemente sfondo. Così, questi “turisti spirituali” scorgendo panorami sempre diversi, fantasticano di star progredendo sul percorso spirituale, mentre ruotano costantemente attorno all’immaginario se stessi, frullati continuamente dagli stessi meccanismi limitanti. Vanno comunque compresi, non certamente giudicati, anche perché sono vittime di deleteria ciclicità inconscia. Non possono fare diversamente, condizionati come sono da innumerevoli influssi devianti, anche se molti tra loro immaginano di stare operando delle scelte. Libero arbitrio? Di chi? Libero da cosa? MEDITAZIONE SULLA REALE IDENTITÀ 1. Chiedo alla Reale Identità la meditazione massima. Visualizzare la testa. Tempo: 2’- 2. Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi le cause dell’ignoranza. Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo Concentrarsi sul centro del petto. Tempo: minimo 4. Qual è Porsi una volta soltanto la domanda, poi osservare le emozioni e i pensieri, per far emergere il Vuoto mentale. Tempo: minimo 5. Sussisto Assoluto. Affermare una volta soltanto Sussisto Assoluto, oppure semplicemente Assoluto, poi osservare i processi senza identificazione. N.b. L’affermazione Sussisto Assoluto è espressa dall’individuo, ma indica [1] Il solo pensiero che l’Indefinibile (Reale Identità) non è definibile, è una definizione riguardo all’Indefinibile, non dell’Indefinibile. [2] Ciò che è sperimentabile e misurabile fa parte dell’irReale mondo fenomenico, che è un’espressione del Reale (Reale Identità). [3] (Ri)conoscere [4] In sostanza non ci sono opposti, nemmeno nell’ambito spazio-temporale, ma espressioni diverse della Reale Identità. Per esempio, l’odio non è l’opposto dell’Amore, ma una Sua distorsione, espressione distorta. [5] L’utilizzo dei termini sussistere ed essere, dovrebbe aiutare a maturare la capacità di discernere lo Stato Reale (Sussistere) da quello irReale (essere), lo Stato Immanifesto da quello manifesto. [6] Vangelo di Filippo. I Vangeli gnostici. Adelphi edizioni, Milano, 1984, pag. 59. [7] [8] [9] Si tratta dell’sé che immergendosi in sé “affoga nel” Sé (Reale Identità). [10]Non ignora nel senso che
[11] Sia nel caso della luce costituita dall’attività sensoriale (vista) sia nel caso della luce meditativa, che può apparire in meditazione quando l’attività sensoriale è “spenta”.
[12] Va considerato che ogni contrario esiste soltanto sul piano concettuale. Il concetto contrario è una parola relativa a qualcosa che non c’è. [13] La parola “rispetto” è virgolettata, perché [14] [15] Bhagavad Gita, pag. 9, II/12, Oscar classici Mondadori, Milano, 1999. [16] Bhagavad Gita, pag 9, II/12, Oscar Classici Mondatori, Milano, 1999.
[17] Vangelo di Tommaso (56), I Vangeli gnostici, Adelphi, Milano, 1984, pag. 13.
[18] Se come Dio si intende invece Dio manifesto, allora si può lecitamente affermare che Dio è anche energia. [19] Tutti i processi conseguenti all’esperienza di esserci sono costantemente sperimentati dall’esserci, ma soltanto alcuni sono percepiti “in superficie” ovvero riconosciuti. I processi della Coscienza Originale non sono invece percepibili-misurabili. [20]
[21] Per essere precisi, nemmeno nell’ambito dell’esserci esiste l’inconsapevolezza, nel senso di assenza di consapevolezza. L’intero campo esperienziale è consapevolezza di esserci, perché si basa sull’esperienza di esserci.
[22] È la vita che limita se stessa, incapace di produrre Libertà.
[23] Senza l’esperienza di esserci non ci può essere alcuna esperienza, la sensazione di esserci è il fondamento del campo esperienziale.
[24] Solitamente, l’indagine psicologica è sul sé immaginario. La ricerca spirituale non è un processo di cambiamento e abbellimento dell’identità immaginata (sé immaginario), ma favorisce la sua neutralizzazione.
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