Ogni individuo è un’incarnazione di Dio che È la Reale Identità di ogni essere umano.
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ARTICOLI

INTRODUZIONE

Girando attorno a una mola un asino fece cento miglia; quando fu sciolto, si trovo ancora allo stesso posto. Certi uomini camminano molto, ma non arrivano mai da nessuna parte; quando per loro giunge la sera non vedono né città né villaggio né creazione né natura né forza né angelo. Miserabili, hanno sofferto invano.

Vangelo di Filippo

(I vangeli gnostici. Adelphi Edizioni Milano, 1984, pag. 58.)

I processi definiti incarnazione, reincarnazione e Karma sono oggetto di ricerca da millenni. Da tali ricerche sono scaturiti vari insegnamenti sull’incarnazione, sulla (presunta) reincarnazione e sul Karma. Alcuni segmenti di tali insegnamenti esprimono in modo veritiero lo svolgersi di questi processi, ma ci sono anche segmenti o insegnamenti nel loro insieme che non sono molto veritieri. Questi possono facilmente fuorviare lo studio degli stessi processi ed ostacolare il Divenire1. Ad esempio, ci sono insegnamenti secondo i quali da una parte nulla è permanente e dall’altra parte esiste la reincarnazione. Com’è possibile che qualcuno o qualcosa possa reincarnarsi se nulla è permanente?! Un’eventuale reincarnazione richiederebbe un soggetto “abbastanza permanente” da poter essere (considerato) una nuova incarnazione di un qualcosa o di un qualcuno che è già stato incarnato.

1) Processo fondamentale di ogni essere umano. Divenire significa autoriconoscerSi ovvero maturare la Coscienza individuale. Ognuno Diviene in una certa misura.

Comprendere effettivamente cosa sono l’incarnazione ed il Karma, può stimolare il Divenire, mentre non comprendere ciò, può ostacolarlo. Per comprendere effettivamente cosa sono l’incarnazione ed il Karma non basta però analizzare tali processi, anche perché:

-il soggetto che si incarna attraverso il Karma (Coscienza) è la Reale Identità (Sé, Dio, Assoluto, Realtà). Sia la Reale Identità che il Karma sono “di là” dell’intelletto e della mente e quindi “di là” di ogni analisi;

-se non si esperiscono qualitativamente o perlomeno non si sono esperiti qualitativamente i processi dell’incarnazione e del Karma, ogni analisi riguardo ad essi è un’analisi di un qualcosa che non si conosce, di un qualcosa che si immagina che sia ciò che si immagina che siano l’incarnazione ed il Karma.

Per comprendere qualitativamente che cosa sono l’incarnazione ed il Karma è necessario Essere pienamente e Sussistere pienamente. Quietare (consapevolizzare2) la mente è quindi la soluzione fondamentale e indispensabile per aumentare la qualità del comprendere l’essenza dei concetti di incarnazione e di Karma e per avvicinarsi ad esperire come effettivamente avvengono l’incarnazione ed il Karma.

2) Consapevolizzare la mente significa essenzialmente armonizzare la mente, primariamente le emozioni ed i pensieri, con la Coscienza.

Un altro passo da compiere in questa direzione è riflettere profondamente su cosa sono effettivamente l’incarnazione ed il Karma, ma anche la (presunta) reincarnazione. Non di rado gli insegnamenti sull’incarnazione e gli insegnamenti in generale sono acquisiti in modo meccanico, accettati per sentito dire, senza riflettere in modo profondo.

Porsi le domande sotto elencate e cercare di rispondersi in modo sincero, può essere molto utile per stimolare i processi che possono portare a comprendere cosa sono effettivamente l’incarnazione ed il Karma e ad esperire in modo qualitativo come avvengono:

-L’incarnazione, la reincarnazione ed il Karma avvengono effettivamente così come mi è stato tramandato? In quale misura l’insegnamento che ho ricevuto è stato alterato a causa della sua trasmissione attraverso i secoli? Quanto a fondo ho compreso gli insegnamenti ricevuti?

-Quanto sono veritiere le mie idee riguardo al Karma, all’incarnazione ed alla reincarnazione? Ho riflettuto abbastanza a fondo e dettagliatamente su cosa sono l’incarnazione, la reincarnazione ed il Karma? Ho analizzato in modo positivamente critico gli insegnamenti ricevuti oppure li ho semplicemente accettati come veritieri? Le mie idee riguardo al Karma, all’incarnazione ed alla reincarnazione poggiano sulla mia esperienza diretta di come avvengono questi processi oppure si tratta di concetti che ho accettato passivamente? Conosco effettivamente cosa sono l’incarnazione, la reincarnazione ed il Karma oppure soltanto credo di sapere cosa sono effettivamente?

-Cosa effettivamente significa incarnarsi e reincarnarsi? Chi o cosa (entità/processo) si incarna e chi o cosa si reincarna? Come avvengono l’incarnazione e la reincarnazione? Quali processi sono coinvolti nell’incarnazione e nella reincarnazione? La reincarnazione effettivamente esiste? C’è effettivamente qualcuno/qualcosa che si reincarna? Come si svolge il Karma ed in quale ambito si svolge: nell’ambito della Coscienza o della mente (vibrazioni – energie – materia)?

-Quando parlo di Karma, incarnazione e reincarnazione, mi esprimo riguardo qualcosa che conosco in modo chiaro oppure il mio esporre è un puzzle variopinto di variegate fantasticherie? È possibile che riguardo all’incarnazione, alla reincarnazione ed al Karma penso e mi esprimo per sentito dire e tramando il sentito dire, interpretato semplicisticamente a modo mio?

Se vuoi che l’umanità progredisca, abbatti ogni idea preconcetta. Così colpito, il pensiero si sveglia e diviene creativo. Altrimenti esso si fissa in una meccanica ripetizione che confonde con la vera attività.

Sri Aurobindo

(Pensieri e aforismi, Sri Aurobindo, Edizioni Arka Milano, 1985, pag. 16)

3. L’INCARNAZIONE

L’incarnazione ha due aspetti:

-l’incarnazione collettiva e

-l’incarnazione individuale.

Il soggetto che si incarna è sempre la Reale Identità e si incarna sempre attraverso la Coscienza e la mente. Attraverso l’incarnazione, la Coscienza Infinita si autoriconosce, mentre la Reale Identità non si autoriconosce. La Reale Identità È “di là” del conoscere, “di là” della Coscienza e “di là” dell’autoriconoscersi. La Reale Identità non ha “bisogno” di autoriconoscersi. La Reale Identità (di ogni essere umano) È “semplicemente” la Realtà (Sé, Dio, Assoluto) di per Sé.

3.1. L’INCARNAZIONE COLLETTIVA

L’incarnazione collettiva è l’esprimersi della Reale Identità attraverso l’umanità nel suo complesso. Espresso in modo più preciso, essendo la Reale Identità un elemento di ogni essere umano e con questo anche dell’umanità12, l’incarnazione collettiva consiste nell’incarnazione della Reale Identità attraverso la Coscienza Infinita e tutte le singole menti. L’incarnazione collettiva avviene attraverso le incarnazioni individuali e in questo senso rappresenta l’insieme delle incarnazioni individuali.

12 L’umanità è composta dalla Reale Identità, dalla Coscienza Infinita e da tutte le singole menti.

3.2 L’INCARNAZIONE INDIVIDUALE

L’incarnazione individuale è l’esprimersi della Reale Identità attraverso un singolo individuo - attraverso una singola Coscienza individuale (un processo d’individuazione della Coscienza) ed una singola mente.

Per meglio comprendere il processo di incarnazione individuale è utile prendere in considerazione l’aspetto della Coscienza individuale come Matrice che, semplificando, determina il modo basilare in cui si costituiscono, armonizzano e trasformano le vibrazioni dell’individuo.

La Coscienza individuale è l’insieme di matrici basilari che determinano i modelli fondamentali in base ai quali si costituiscono, armonizzano e trasformano le vibrazioni del singolo essere umano13.

13 Riguardo alla Coscienza individuale, vedi anche i libri di Zoran e Milica Gruičić: La Maturazione del Conscio, Guarire con le energie, Il Conscio Maturo, Essere, Andrea Pangos Editore.

3.2.1. CONCEPIMENTO DELL’EMBRIONE ED INCARNAZIONE DI DIO

Il concepimento di ogni embrione umano rappresenta quindi anche l’inizio di una nuova incarnazione di Dio (Reale Identità, Sé, Assoluto, Realtà). Concepimento dell’embrione umano significa dunque anche inizio di una nuova incarnazione di Dio.

Ogni individuo è un’incarnazione di Dio che È la Reale Identità di ogni essere umano. Ogni individuo è l’incarnazione di Dio ed è figlio (come individualità) di Dio. Ogni essere umano è figlio (come individualità) di Se Stesso (come Dio, Reale Identità) e Padre (come Dio, Reale Identità) di se stesso (come individualità). L’individualità scaturisce dalla Reale Identità (Dio) di ogni essere umano. Essere l’incarnazione di Dio non è esclusivo a qualcuno che è definito o si autodefinisce come eletto, ma è un fatto del tutto naturale ed insito in ogni concepimento umano.

La credenza che qualcuno (il c.d. eletto) si è incarnato per compiere una grande missione, può facilmente fuorviare ed ostacolare molto concretamente il Divenire.Tra l’altro, tale credenza/abbaglio può pure sti molare il fenomeno dell’elitarismo spirituale che ha due aspetti principali: il sentirsi eletto e speciale di chi è stato proclamato o si è autoproclamato come eletto, ed il sentirsi speciali (migliori e “più spirituali” di altri) di coloro che immaginano di essere degli eletti perché fanno parte della (ristretta) cerchia del presunto eletto.

Accanto alla possibilità di diventare profeta, c’è ne un’altra che promette gioie più sottili e in apparenza più legittime, quella cioè di diventare discepolo di un profeta. Per molta gente questa è una tecnica addirittura ideale. Eccone i vantaggi. L’odium dignitatis, cioè l’impegno sovrumano del profeta, diventa un molto più dolce otium indignitatis; ci si siede, modestamente indegni, ai piedi del Maestro e ci si guarda bene dall’avere pensieri propri. La pigrizia mentale diventa virtù, ci si può riscaldare al sole di un essere almeno semidivino. L’arcaismo e l’infantilismo della fantasia inconscia sono soddisfatti senza che ci si rimetta del proprio, perché ogni obbligo è addossato al Maestro. Grazie alla sua divinizzazione ci s’innalza senza nemmeno accorgersene, e inoltre, senza averla scoperta, si riceve già pronta dalle mani del Maestro la grande verità. Naturalmente i discepoli si stringono sempre insieme, non già per amore, ma nel ben inteso interesse di essere rafforzati senza fatica nel proprio convincimento mediante la produzione di un consenso collettivo.14

Carl Gustav Jung

14 L’io e l’inconscio, Carl Gustav Jung , pag. 80 - 81, Universale Bollati Boringhieri, Torino.

A questo proposito è utile sapere che seguire un c.d. maestro spirituale/insegnamento spirituale significa essere seguaci e sino a che si segue qualcosa o qualcuno non si può “giungere a” Se Stessi, più precisamente non si può Divenire del tutto. Il Divenire è sempre individuale e non è mai collettivo, perché si tratta dell’individuazione della Coscienza. La “via spirituale” qualitativa è quindi sempre individuale e va percorsa individualmente, anche perché essa avviene nell’ambito della propria mente (individuale). Dal c.d. maestro spirituale o dal c.d. insegnamento spirituale si può ricevere l’aiuto per stimolare il Divenire, ma per Divenire in modo concreto è necessario consapevolizzare il (proprio ed unico) Maestro “interiore” e diventare allievi di Se Stessi e Maestri di se stessi.

L’Effettivo Maestro (“interiore”) È la Reale Identità: il Sé, Dio, l’Assoluto, la Realtà. L’unica effettiva missione, se proprio si vuole definirla così, di ogni essere umano è: Divenire del tutto - vale a dire Maturare del tutto la (propria15) Coscienza/portare a compimento il proprio singolo processo d’individuazione della Coscienza Infinita.

15 La parola (propria) è tra parentesi, per evidenziare che il termine (propria) Coscienza è utilizzato per semplificare l’esposizione. La Coscienza è Una e non ci può essere una Coscienza effettivamente propria all’individuo. Con l’espressione (propria) Coscienza si intende l’insieme di processi della Coscienza “direttamente correlati” ad una singola mente ovvero ad un “singolo esprimersi della Coscienza Infinita” attraverso una singola mente.

Il Divenuto del tutto può manifestare (spontaneamente) ciò che qualcuno può definire come grande missione, la quale deriva non tanto dal fatto che lui fosse “predestinato”, bensì dal fatto che è Divenuto del tutto e allora la sua mente, caratterizzata dalla Conoscenza e dall’Amore, può concretamente migliorare il mondo nel senso che stimola la consapevolizzazione dell’umanità.

È vero che molti Divenuti del tutto erano in un certo senso “predestinati” a Divenire del tutto, nel senso che avevano un maggiore potenziale per Divenire e/o “vivevano” in un ambiente più idoneo per Divenire, ma è anche vero che consacrando pienamente la mente a Dio, vale a dire volgendo le azioni, le emozioni ed i pensieri “verso” la Reale Identità si trascende ogni destino ovvero ogni predestinazione ostacolante il Divenire, facendo emergere l’ “infinito” potenziale insito nella propria Natura Trina.

Ciò che non posso fare ora è il segno di ciò che farò più tardi. Il senso dell’impossibilità è l’inizio di tutte le possibilità. Proprio perché questo universo era un paradosso e un’impossibilità, l’Eterno l’ha creato dal Suo essere. L’impossibilità è semplicemente una somma di più grandi possibilità ancora irrealizzate. Essa vela una tappa più avanzata e un viaggio ancora incompiuto.16

Sri Aurobindo

16 Pensieri e aforismi, Sri Aurobindo, Edizioni Arka Milano,pag 15-16.

3.2.2. LA REALE IDENTITÀ E LA COSCIENZA NON ENTRANO NEL CORPO

Nell’incarnarsi, la Reale Identità e la Coscienza (Infinita/individuale) non entrano nel corpo fisico, ma si manifestano anche attraverso il corpo fisico, il quale è il risultato del condensarsi di alcune vibrazioni prodotte dalla Coscienza individuale in energie dell’individuo e del condensarsi di alcune tra queste energie in corpo fisico. Detto diversamente, percepire il corpo fisico come elemento materiale è un modo particolare di percepire alcune vibrazioni: le vibrazioni “corpo fisico”. Il corpo fisico appare nella mente ed è un aspetto della mente, la quale è una manifestazione della Coscienza che a sua volta è l’aspetto primario del esprimersi della Reale Identità. La Coscienza è dunque anche la “Matrice della carne”. Comprendere questo è molto utile altrimenti il termine incarnazione può indurre a pensare erroneamente che la Coscienza “entri” nella carne. La Reale Identità e la Coscienza non entrano nemmeno nel tempo e nello spazio. La Coscienza scaturisce dalla Reale Identità e “poi” i processi della Coscienza si manifestano come mente, mentre il tempo e lo spazio sono elementi della mente.

3.2.3. L’ANIMA NON È PRIGIONIERA DEL CORPO

Credere che la Coscienza entri nella carne può essere motivo di fantasie alquanto fuorvianti, ad esempio: la mia Anima17 (Coscienza) è prigioniera del corpo; oppure, alla mia Anima (Coscienza) il corpo sta molto stretto, non ne posso più di questa vita, il mondo non fa per me. Queste due affermazioni indicano chiaramente che chi le esprime non esperisce (e nemmeno ha esperito) qualitativamente la Coscienza (Anima) oppure che pur esperendo la Coscienza, non ha ben compreso come avviene l’incarnazione e che l’Anima (Coscienza) non si trova nel corpo fisico, il quale è una manifestazione della stessa Anima (Coscienza). Di solito, chi fa le suddette e simili affermazioni, ha soltanto delle idee riguardo all’Anima (Coscienza) che è “di là” delle idee, le quali sono sempre limitate alla mente che è una manifestazione della stessa Anima (Coscienza). Può pure darsi che abbia esperito qualitativamente la Coscienza e che abbia anche compreso come avviene il processo della Coscienza e dell’incarnazione, ma quando fa tale affermazione la sua identità immaginata18 è preda dell’identificazione con il corpo fisico, le emozioni ed i pensieri.

17 Il processo che in questo volume è definito Coscienza, è da alcuni denominato Anima. 

18 L’identità immaginata è un segmento della mente, formato dall’insieme di ciò che il singolo immagina di essere e di ciò che immagina di non essere. L’identità immaginata è composta sia dall’io (ciò che si immagina di essere) sia dal non io (ciò che si immagina di non essere). Ad essere precisi, non è l’essere umano nel suo complesso (Natura Trina) ad immaginare di essere ciò che immagina di essere, ma è l’identità immaginata ad immaginare ciò.

L’affermazione: alla mia Anima (Coscienza) il corpo sta molto stretto, non ne posso più di questa vita, il mondo non fa per me, potrebbe tra l’altro essere percepita come “molto spirituale”. Questo perché denotante un presunto tendere allo Spirito e un rifuggire dalla (da qualcuno erroneamente definita vile/impura) materia, il che potrebbe far erroneamente credere che chi la esprime sia molto maturo spiritualmente. Di solito denota invece un basso grado di maturità spirituale, vale a dire un basso grado di consapevolizzazione della mente, di chi la esprime e la sua tendenza a fuggire dalle vicissitudini quotidiane. Maturare spiritualmente (Divenire qualitativamente) significa anche affrontare con sempre maggior coraggio, lucidità, decisione e qualità gli impegni quotidiani. D’altro canto invece, lamentarsi del mondo è pure un sintomo del non aver compreso che il mondo appare nella propria mente e che la qualità del percepire il mondo è determinata dalla qualità della propria mente. Una mente caratterizzata da sofferenza, da conflitti, da emozioni nocive e da pensieri di bassa qualità percepisce un mondo intriso di sofferenza, di conflitti, di emozioni “negative”, di pensieri “negativi”19. La mente quieta (consapevolizzata) percepisce ed interpreta invece lo “stesso mondo” come un mondo perfetto: di pace, quiete, beatitudine, amore, conoscenza, giustizia. Il mondo percepito è sempre un mondo individuale, il quale appare come tale esclusivamente nella mente dell’individuo che lo percepisce.

19 Le parole negative e negativi sono tra virgolette (“negative”, “negativi”), perché non ci sono emozioni pienamente negative e emozioni pienamente positive e non ci sono pensieri pienamente negativi e pensieri pienamente positivi, ma ci sono vari gradi di positività ovvero di negatività determinati da quanto l’emozione o il pensiero stimola ovvero ostacola il Divenire.

Quietando (consapevolizzando) la mente, si consapevolizza anche che:

- la Reale Identità è in comune a tutti gli esseri umani,

- i processi della Coscienza che fungono da Matrice del mondo sono in comune a tutti gli esseri umani,
- ognuno percepisce ed interpreta il proprio mondo individuale e
- ci sono tanti mondi individuali quante sono le menti (che percepiscono il mondo).

La mente imperfetta, cioè la mente inquieta, percepisce ed interpreta il mondo come imperfetto, mentre la mente perfetta ovvero quieta percepisce ed interpreta il mondo come perfetto.

Felice è l’uomo la cui mente è interiormente calma e libera da attaccamento e odio, e che guarda a questo mondo come un semplice spettatore. Il mondo è pieno di afflizione per l’ignorante, e pieno di beatitudine per il saggio. Il mondo è oscurità per il cieco e luce per chi ha occhi per vedere.20

Yoga Vasishtha

20 Yoga Vasishta Sara, L’essenza dello Yoga Vasishta, Edizioni Milesi, 2005, pag. 12 e 18.

La Coscienza non è mai prigioniera né del corpo né di altro. La Coscienza è “sempre Libera”, più precisamente la Coscienza è “di là” della dicotomia libertà -prigionia che è esclusiva alla mente. La libertà ci può essere soltanto dove può esserci prigionia. La libertà e la prigionia possono esserci soltanto dove ci può essere un qualcuno che è in uno stato definito di libertà o di prigionia, deve cioè esserci un’ “io”. Nell’ambito della Coscienza non c’è alcun’ “io”, alcuna identità immaginata, alcuna separazione, alcuna suddivisione in dentro e fuori, non ci sono il dentro ed il fuori. La Reale Identità è “ancora più libera” della Coscienza, anche perché né è l’Origine.

Colui che è stabilito in ciò che è infinito, pura consapevolezza, beatitudine e assoluta non - dualità, come può interrogarsi riguardo a schiavitù e liberazione, vedendo che non c’è una seconda entità? O Rama, la mente ha reso schiava se stessa con la propria attività; quando è calma essa è libera.21

Yoga Vasishtha

21 Yoga Vasishta Sara, L’essenza dello Yoga Vasishta, Edizioni Milesi, 2005, pag. 26.

È sempre e soltanto la mente ad essere prigioniera di se stessa. Più precisamente, alcuni aspetti della mente hanno la sensazione di essere prigionieri di altri aspetti della mente, nella maggior parte dei casi ignari che si tratta della mente che abbaglia/imprigiona se stessa. Questo abbaglio accade a causa dell’identificarsi dell’identità immaginata con se stessa ovvero con il corpo, le emozioni ed i pensieri, tre elementi che sono anch’essi aspetti della stessa mente.

Il mondo intero aspira alla libertà, eppure ogni creatura è innamorata delle proprie catene.22

Sri Aurobindo

22 Pensieri e aforismi, Sri Aurobindo, Edizioni Arka Milano, pag. 22.

Esperendo la Coscienza (con la stessa Coscienza) e indagando sui suoi processi si può comprendere che la Coscienza (Anima) non è nel corpo, e che quindi la Coscienza non può essere imprigionata né dal corpo o nel corpo né da altro o in altro, anche perché sia il corpo, sia il mondo, sia l’intero universo (percepito) appaiono “nella” mente che a sua volta è “nella” Coscienza23, nel senso che la mente è una manifestazione della Coscienza. Conoscere qualitativamente che la Coscienza non si trova nel corpo, fa comprendere pure che non si può, come affermano taluni, uscire dal corpo, ad esempio durante il viaggio astrale24.

23 Essendo la Coscienza atemporale e aspaziale, l’espressione “nella” Coscienza va intesa in senso metaforico.
24 Il viaggio astrale esiste effettivamente come fenomeno, ma non si tratta di un “uscire dal corpo”, bensì di un caratterizzare la mente in modo particolare, con il fenomeno del c.d. viaggio astrale: il corpo fisico, il corpo astrale ed il percepito attraverso il corpo astrale appaiono nella percezione che è un segmento della mente.

Il concetto di Coscienza (Anima) intrappolata nel corpo fisico, può talvolta denotare anche un atteggiamento piuttosto ostile verso il corpo fisico, come se si trattasse di un qualcosa di superfluo o addirittura di ingombrante e negativo. Il corpo fisico umano è invece indispensabile per l’individuarsi della Coscienza. Individuarsi che avviene esclusivamente attraverso l’individualità umana di cui il corpo fisico è un aspetto.

Se con il termine Anima, ci si riferisce invece alla Reale Identità, allora l’Anima (in questo caso la Reale Identità), è “ancora meno” “nella carne/nel corpo fisico” e “ancora meno” “imprigionata dal/nel corpo fisico”, della Coscienza, anche perché la Coscienza è “nella” Reale Identità, nel senso che la Reale Identità è l’Origine della Coscienza.

3.2.4 L’ANIMA E IL RICORDO DELL’ORIGINE DIVINA

Il concetto fuorviante che l’Anima è intrappolata dal corpo fisico è anche la base della credenza secondo la quale l’Anima individuale (Coscienza individuale) incarnandosi perde il ricordo della propria origine Divina, perché intrappolata nella carne/nel corpo fisico. L’effettivo stato dei processi è però ben diverso. La Coscienza (individuale) non perde e nemmeno può perdere il ricordo della propria origine Divina (perché “intrappolata” nella carne/nel corpo fisico), per vari motivi:

-come appena spiegato, la Coscienza (Anima) individuale non è intrappolata nella carne/nel corpo fisico, perché non è nella carne/nel corpo fisico, ma è anche la “matrice della carne/del corpo fisico” ed è la carne/il corpo fisico ad esistere “nella” Coscienza;

-la Coscienza (Anima) non può perdere il ricordo. La Coscienza non ha ricordi, i quali sono esclusivi alla memoria e quindi alla mente che è, ripetiamolo, una manifestazione della Coscienza. La Coscienza esiste “di là” di ogni ricordo inteso come memoria. La Coscienza (Infinita) contiene tutti i dati, sotto forma di processi nell’ambito della stessa Coscienza Infinita, dell’esprimersi della Reale Identità, ma non ha alcun ricordo in forma di immagine, sensazione, emozione, pensiero. Nell’ambito della Coscienza non ci sono forme, fenomeni, immagini, sensazioni, emozioni, pensieri. Il concetto sulla (presunta) perdita della memoria da parte dell’Anima (Coscienza), è causato anche dall’attribuire alla Coscienza caratteristiche esclusive alla mente, ad esempio la memoria. Si tratta di un “proiettare” “di là” della mente ciò che è esclusivo alla mente, anche perché non si conosce qualitativamente la Coscienza;

-se (invece) come origine Divina della Coscienza individuale si intende il fatto che la Coscienza individuale “deriva” dalla Coscienza Infinita (Divina), allora la Coscienza (individuale/Infinita) serba incessantemente il “ricordo” di se stessa come Coscienza (Divina), nel senso che è Cosciente di se stessa come Coscienza. Tra l’altro, la Coscienza individuale (l’individuarsi della Coscienza Infinita) è una “modalità” della Coscienza Infinita dell’essere consapevole di se stessa. La Coscienza individuale non si “stacca” dalla Coscienza Infinita, ma è un processo nell’ambito della Coscienza Infinita ovvero è la Coscienza Infinita stessa in individuazione (che si individua). La Coscienza individuale è un modo di esprimersi ed esperirsi (autoriconoscersi) della Coscienza Infinita;

-se come Origine Divina ci si riferisce a Dio (Reale Identità, Sé, Assoluto, Realtà) ovvero al fatto che la Coscienza ha Origine in Dio/da Dio, allora la Coscienza non ha alcun ricordo di Dio, perché come appena spiegato la Coscienza non è dotata di memoria (mentale)/di ricordi, ma non può nemmeno esperire Dio. La Coscienza non esperisce Dio, perché Dio È “di là” della Coscienza che è l’aspetto primario dell’esprimersi di Dio, il Quale non si può esperire (direttamente). Dio È “di là”: della percezione, della consapevolezza, del consapevolizzare, dell’esperire… Dio si può soltanto Essere ed in Realtà non si può Essere altro che Dio, perché soltanto Dio È Reale.

4. LA PRESUNTA REINCARNAZIONE

Assieme al termine incarnazione è spesso utilizzato il termine reincarnazione, il quale è di solito una concausa di molte incomprensioni relative al fenomeno incarnazione. Il termine reincarnazione è fuorviante perché affinché ci sia la reincarnazione deve esserci un soggetto (entità) che prima si è incarnato, poi “disincarnato” e poi incarnato nuovamente, vale a dire reincarnato. In effetti, però, non c’è alcun soggetto (entità) che si reincarna.

La Reale Identità non si reincarna.
La Coscienza Infinita non si reincarna.
La Coscienza individuale non si reincarna.
La mente non si reincarna e non si reincarnano nemmeno i suoi
singoli aspetti (identità immaginata, corpo fisico, Anima, aura, Corpo Illuminato, corpo fisico, energia vitale, forme pensiero, forme emozione…).

4.1 LA REALE IDENTITÀ NON SI REINCARNA

La Reale Identità È Una (Dio È Uno) e Immutabile e dunque non ci possono essere reincarnazioni della Reale Identità. La Reale Identità (di ogni essere umano) è costantemente incarnata attraverso tutto gli esseri umani (“vivi”25). Ogni incarnazione individuale è, in effetti, un aspetto dell’incarnazione della Reale Identità attraverso la Coscienza Infinita, ma non si tratta certo della Reale Identità divisa in tanti elementi quanti sono le individualità. La Reale Identità È Una ed indivisibile.

25 “Vivi” tra virgolette perché, in effetti, non c’è nessuno che vive la vita. La vita esiste di per sé. Questo concetto è meglio spiegato più avanti nel testo.

Non è divisibile l’Ente, ma tutto uguale a se stesso… L’Ente è tutto pieno di Ente. Null’altro è o sarà, se non l’Ente…L’Ente è compiuto, non si può agitare…è tutto insieme, uno, continuo. L’Ente non può morire, l’Ente non può nascere. L’Ente tutto insieme è ora…non si divide, l’Ente, e non si raccoglie. Perciò nome sarà tutto ciò che i mortali stabilirono, credendo che fosse vero, il nascere e il perire, l’essere e il non essere e il mutare di luogo e il cambiare di colore.

Parmenide

Inoltre, dalla “prospettiva” della Reale Identità e del Suo Sussistere non c’è alcun esprimersi della stessa Reale Identità. La manifestazione della Reale Identità esiste soltanto dalla prospettiva della stessa manifestazione, più precisamente dalla prospettiva di chi la esperisce. Dalla prospettiva della Reale Identità non c’è quindi nemmeno alcun’individualità.

In Realtà, la Reale Identità non si È mai incarnata perché non essendoci in Realtà alcuna manifestazione, non può esserci nemmeno alcuna incarnazione. L’incarnazione collettiva e tutte le incarnazioni individuali sono illusioni che avvengono sulla relazione Coscienza Infinita – vibrazioni -energie -materia. Ogni incarnazione individuale è un’illusione nell’ambito dell’illusione dell’incarnazione collettiva.

4.2 LA COSCIENZA INFINITA NON SI REINCARNA

La Coscienza Infinita si è incarnata una volta soltanto, attraverso, diciamo così, il “primo essere umano” e da allora è costantemente incarnata attraverso tutto il genere umano, più precisamente attraverso tutte le menti.

La Coscienza Infinita non può reincarnasi perché la sua reincarnazione significherebbe che: prima si è incarnata “nel” genere umano, poi si è disincarnata26 del tutto “dal” genere umano e poi si è reincarnata attraverso, diciamo così, un “nuovo” genere umano/una nuova umanità. Questo non è certamente il caso del processo definito umanità.

26 Siccome l’universo appare come tale solamente nella mente umana che lo percepisce, la disincarnazione totale significherebbe anche la scomparsa totale dell’universo così com’è percepito dalla mente (umana).

La Coscienza Infinita non si reincarna, ma è costantemente incarnata tramite l’incarnazione collettiva, nell’ambito della quale avvengono le incarnazioni individuali. Ogni nuova incarnazione della Coscienza Infinita attraverso l’incarnazione individuale non rappresenta una reincarnazione della Coscienza Infinita, perché come soggetto dell’incarnazione la Coscienza Infinita è costantemente incarnata attraverso tutti gli individui (“vivi”). Ogni nuova incarnazione individuale della Coscienza Infinita rappresenta un nuovo esprimersi della Coscienza Infinita attraverso il modello della Coscienza individuale ovvero tramite il singolo individuo (Coscienza individuale e mente).

4.3 LA COSCIENZA INDIVIDUALE NON SI REINCARNA

La Coscienza individuale non si reincarna. Ogni Coscienza individuale si incarna una volta soltanto. L’incarnazione individuale è sempre la prima ed unica incarnazione di una Coscienza individuale.

Ogni Coscienza individuale rappresenta l’evoluzione dei processi della Coscienza Infinita e quindi dell’umanità nel suo complesso, ma non è in nessun caso l’evoluzione/continuazione diretta di una Coscienza individuale “precedente”.

Le caratteristiche di una Coscienza individuale non passano mai “direttamente” ad un’altra Coscienza individuale, perlomeno non in modo tale e così rilevante da rendere una Coscienza individuale “l’evoluzione diretta” di una “precedente” Coscienza individuale. Questo anche perché sul formarsi di ogni singola Coscienza individuale influiscono tutti i processi della Coscienza Infinita e le condizioni “temporali e spaziali” prima, durante e dopo il concepimento.

La Coscienza individuale non si può reincarnare anche perché i processi che la caratterizzano come Coscienza individuale, sono definiti anche dal rapporto della Coscienza individuale con la mente e quindi anche con il corpo fisico. Con la morte la mente cessa di esistere e termina così anche il “collegamento” tra la Coscienza individuale, la mente ed il corpo fisico, il quale è un aspetto della stessa mente. Più precisamente: cessa l’individuarsi della Coscienza attraverso la mente ovvero il corpo fisico. I processi della Coscienza individuale non possono perciò continuare ad essere uguali ai processi di quando era “direttamente connessa” alla mente/al corpo fisico, più precisamente ai processi di quando si individuava attraverso la mente/il corpo fisico. Tra l’altro, dopo la morte della mente (e conseguente morte del corpo fisico) che era la manifestazione della Coscienza individuale, la stessa Coscienza individuale (se non è Maturata) continua a mantenere caratteristiche da Coscienza individuale soltanto sino a che perdura il Divenire post mortem.

Va inoltre considerato che i processi mentali attraverso i quali si manifesta la Coscienza individuale, influiscono sui processi della stessa Coscienza individuale: riprogrammandola. I processi della Coscienza individuale sono in continua trasformazione/riprogrammazione. Ne consegue che una stessa Coscienza individuale non è mai uguale al processo/all’entità che la stessa Coscienza individuale “era il momento prima”.

Immaginiamo l’oceano con “innumerevoli” onde e di seguito lo stesso oceano cinquanta anni dopo. Quante onde dell’oceano possono considerarsi una continuazione diretta di una singola onda dell’oceano di cinquanta anni prima?! Chiaramente tutte le onde esistite in questi cinquanta anni hanno influito in minore o maggiore misura sul formarsi di tutte le onde successive, ma nessuna tra le onde del “primo oceano” (di cinquanta anni fa) ha influito in modo determinante sulle caratteristiche di qualche onda dell’oceano di cinquanta anni dopo, anche se di ogni onda è rimasto l’influsso che essa ha avuto “sull’evolversi” dell’oceano. Questa metafora va considerata molto parzialmente, anche perché i processi della Coscienza sono atemporali ed aspaziali.

Agitata o calma, l’acqua è sempre acqua. Che differenza può fare l’incarnazione o la disincarnazione a coloro che sono Liberati? Che sia calmo o agitato dalla tempesta, l’oceano non subisce cambiamenti.

Yoga Vasishtha

Tra l’altro, siccome la Coscienza è un processo atemporale, nessuna Coscienza individuale può essere una conseguenza temporale di altre Coscienze individuali. Non ci sono Coscienze individuali che continuano la “storia temporale e la storia in generale” di una Coscienza individuale “precedente”. Soltanto dalla prospettiva temporale (della mente) sembra che la Coscienza individuale di qualcuno “vissuto” nel XVII secolo fosse esistita dopo la Coscienza individuale di qualcuno “vissuto” nel X secolo. Essendo atemporali, tutte le Coscienze individuali esistono simultaneamente “di là” del tempo e dello spazio. Le Coscienze individuali sono modelli attraverso i quali la Coscienza Infinita si individua (atemporalmente ed aspazialmente) attraverso se stessa e (temporalmente e spazialmente) attraverso le singole menti. È proprio la mente a percepire/creare il tempo e lo spazio. Con la mente si può soltanto percepire la manifestazione (temporale e spaziale) della Coscienza ovvero il suo individuarsi attraverso il tempo e lo spazio ovvero attraverso la mente. Con la mente non si può però percepire la Coscienza ed i suoi processi (atemporali e aspaziali) d’individuazione/le Coscienze individuali.

4.3.1 LA COSCIENZA INDIVIDUALE È UGUALE ALLA COSCIENZA INFINITA

Le idee errate riguardo all’incarnazione e alla cosiddetta reincarnazione sono tra l’altro, una conseguenza del fraintendimento che la Coscienza individuale è un qualcosa di diverso dalla Coscienza Infinita, mentre la Coscienza individuale è invece eguale alla Coscienza Infinita. La parvenza che la Coscienza individuale sia diversa dalla Coscienza Infinita, è causata primariamente dall’identificazione27 dell’identità immaginata con se stessa ovvero con il corpo fisico, le emozioni ed i pensieri, tra cui ci sono pure le idee sulla Coscienza individuale.

27 Si tratta dell’identificazione dell’identità immaginata e non dell’essere umano nel suo complesso. L’identificarsi è esclusivo all’identità immaginata ed in senso più ampio alla mente. La Reale Identità (Dio, Assoluto, Realtà) e la Coscienza non si identificano.

La Coscienza individuale non è un processo diviso o diverso dalla Coscienza Infinita, ma è un modo della Coscienza Infinita di auto-riconoscersi attraverso se stessa, con l’ausilio di una singola mente - tramite l’esprimersi attraverso una mente individuale. Osservando dalla prospettiva della mente, questo processo può essere definito come individuazione della Coscienza. Va precisato che l’individuazione della Coscienza avviene anche attraverso la singola mente, ma che l’individuazione (della Coscienza) di per sé è un processo esclusivo all’ambito della Coscienza e non all’ambito della mente. L’individuazione della Coscienza si manifesta anche come mente individuale, ma avviene soltanto sul “piano” della Coscienza.

Dalla prospettiva della Coscienza invece non c’è alcun individuarsi della Coscienza. Per la Coscienza non c’è alcun’individualità, ma ci sono processi della Coscienza, attraverso i quali la Coscienza mantiene il proprio essere Cosciente di se stessa attraverso “innumerevoli” processi di autori-conoscimento. Dalla prospettiva della Coscienza Infinita non ci sono individualità, ma processi della Coscienza Infinita in costante autoriconoscersi attraverso i processi della Coscienza. L’individuarsi della Coscienza è il principale di questi processi ed include tutti i singoli processi della Coscienza.

Il concetto di Coscienza individuale può quindi risultare fuorviante, perché può stimolare l’immaginare che la Coscienza individuale sia un’entità particolare nell’ambito della Coscienza Infinita. Essendo però il termine Coscienza indivuale ovvero Anima individuale utilizzato spesso nella letteratura sull’incarnazione e sulla presunta reincarnazione, in questo volume è utilizzato proprio il concetto di Coscienza individuale, anche per avvicinare le spiegazioni dei processi al concetto conosciuto di Anima individuale (Coscienza individuale). Per diminuire il rischio di fuorviarsi è utile tenere presente che il termine Coscienza individuale è sinonimo di individuazione della Coscienza Infinita.

Per comprendere meglio il suddetto, è utile “osservare” la Coscienza individuale come “modello” attraverso il quale la Coscienza Infinita:

-si manifesta ed autoriconosce tramite l’incarnazione individuale;

-si manifesta come mente (individuale),

-si individua attraverso il singolo individuo, attraverso la singola mente.

Questo diventa chiaro quando la mente è Quieta (Consapevolizzata), perché allora si può conoscere qualitativamente:

-la Coscienza tramite la stessa Coscienza,

-l’autoriconoscersi della Coscienza individuale attraverso la Coscienza Infinita,

-l’autoriconoscersi della Coscienza Infinita attraverso la Coscienza individuale e

-l’Unitarietà e l’eguaglianza della Coscienza individuale con la Coscienza Infinita

-che la Coscienza individuale è la Coscienza Infinita che si esprime attraverso una singola mente, vale a dire che è l’individuarsi della Coscienza attraverso una singola mente.

Agostino dice: anche se grande è l’unione tra anima e corpo, molto più grande è quella che unisce spirito a Spirito.28

Meister Eckhart

28 La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1996

4.3.2. LA COSCIENZA INDIVIDUALE DOPO LA MORTE

La “sorte” della Coscienza individuale dopo la morte del corpo fisico/della mente dell’individuo di cui “faceva parte”, dipende sostanzialmente dalla maturità della stessa Coscienza individuale nel momento della morte del corpo fisico/della mente, ma anche dalla qualità di emozioni e di pensieri in prossimità della morte e nel “momento” della morte.

Colui che, ricordandosi di me nella sua ultima ora, abbandona il proprio corpo mortale e se ne va, quegli accede al mio essere; non vi è dubbio su questo punto. Pertanto, ricordati di me in ogni momento e combatti, con la mente e il giudizio fissati su di me. È a me che giungerai senza alcun dubbio.29

Bhagavad gita

29 Bhagavadgita, Adelphi edizioni, 1996, pag. 96.

Le possibili “sorti” sono in sostanza due ovvero tre:

1) Nel caso di chi è Divenuto del tutto prima di “morire”30: la (sua) Coscienza individuale esiste nell’ambito della Coscienza Infinita come Coscienza individuale Maturata, vale a dire come Compiuto processo d’individuazione della Coscienza.

2) Nel caso di chi non è Divenuto del tutto prima di “morire”: dopo la morte fisica la (sua) Coscienza individuale continua a Divenire post mortem. Non essendoci più la mente, tale Divenire avviene in modo diverso dal modo in cui avviene il Divenire in vita (attraverso la vita).

La struttura energetica post mortem è l’insieme di vibrazioni e di energie dell’individuo che rimangono dopo la sua morte, vale a dire l’insieme di: forme emozione, forme pensiero, forme immagine, elementi vibratori energetici (tra cui: l’Anima, il Segno Divino, il Corpo Illuminato, l’aura31…) e di strutture vibratorio/energetiche costituite dall’individuo.

30 Più precisamente: prima della cessazione dell’individuarsi della Coscienza attraverso la singola mente.
31 Le strutture vibratorio – energetiche: Anima, Segno Divino, Corpo Illuminato, aura ed altre sono spiegate in modo molto dettagliato nei libri di Zoran e Milica Gruičić: La maturazione del Conscio, Il Conscio Maturo, Guarire con le Energie e Aura & Corpo Illuminato, Andrea Pangos Editore.

Le possibili “sorti” del Divenire post mortem della Coscienza individuale sono due e dipendono primariamente dal grado di maturità della Coscienza che l’individuo ha raggiunto sino al momento della morte:

2a) il Divenire post mortem può cessare “più o meno velocemente”32. Con il cessare del Divenire post mortem la Coscienza individuale cessa di avere caratteristiche di Coscienza individuale, oppure

2b) il Divenire può giungere a compimento. In questo caso la “sorte” della Coscienza individuale è quella del punto 1, vale a dire che tale Coscienza individuale esiste nell’ambito della Coscienza Infinita come Coscienza individuale Maturata.

Più la Coscienza dell’individuo è maturata durante la vita, maggiori sono le possibilità che il (suo) Divenire post mortem giunga a compimento. Sul Divenire post mortem influiscono comunque anche le emozioni e i pensieri che i “vivi” indirizzano verso il “defunto”. Maggiore è la qualità di tali emozioni e pensieri e più qualitativamente influiscono sul Divenire post mortem.

La Coscienza individuale non si reincarna in nessuno dei tre casi succitati, più precisamente: non si reincarna in nessun caso, non “trasmigra cioè mai in un altro corpo fisico”.

32) La determinazione “più o meno velocemente” è da considerare dalla prospettiva degli esseri umani “vivi”. Il tempo è inscindibile dalla mente, la quale cessa di esistere con la morte e quindi soltanto i “vivi” (la mente) percepiscono il tempo. Inoltre, siccome la Coscienza è un processo atemporale e aspaziale ogni determinazione temporale o spaziale utilizzata in questo volume per definire la Coscienza ed i suoi processi, come ad esempio: un momento prima, prima, dopo… sono da prendere come indicazioni utilizzate a fine esplicativo, per rendere l’idea e non costituiscono un dato di fatto effettivo e tanto meno Reale.

Nemmeno la Coscienza individuale Maturata del tutto si reincarna. L’idea che un maestro spirituale (Illuminato, Realizzato) si reincarnerà oppure che si è reincarnato, ad esempio, per compiere la sua missione, è condizionata anche dal non comprendere che l’unica “missione” effettiva di ogni essere umano è Divenire del tutto - portare a compimento il (proprio) processo d’individuazione della Coscienza. Divenendo del tutto si compie sino in fondo la propria unica effettiva “missione” e non c’è né alcun motivo né alcuna possibilità che la “propria” Coscienza si reincarni.

Quando un essere realizzato muore e poi rinasce, si realizza immediatamente in questa sua nuova vita?

Un Jnani, un essere realizzato, non sarebbe tanto stupido da entrare in un altro film, quando sa perfettamente che l’intero universo risiede in lui.33

 Nisargadatta Maharaj

33) Alla sorgente dell’essere, Nisargadatta Maharaj, Aequilibrium, Milano, 1985, pag. 162.

4.3.3. LA COSCIENZA È UNA

Tra l’altro, la Coscienza è Una e non c’è alcuna Coscienza differenziata, nel senso di diversa dalla Coscienza Infinita. In effetti, non ci sono né la Coscienza di Tesla, né la Coscienza di Krishna, né la Coscienza di Buddha, né la Coscienza di Gesù, né la Coscienza di Leonardo, né quella di Santa Teresa d’Avila, né quella di Madre Teresa di Calcutta, né la Coscienza di altri Divenuti34 del tutto. Nell’ambito dell’unica Coscienza Infinita ci sono processi che si sono formati come conseguenza dell’attività di Madre Teresa di Calcutta, Santa Teresa d’Avila, Leonardo, Gesù, Buddha, Krishna, Tesla e di altri Divenuti del tutto e di tutti gli esseri umani “vissuti” e “viventi”. Possiamo definire questi processi come Coscienze individuali Maturate (del tutto), ma anche come singoli processi d’individuazione dell’unica Coscienza Infinita che si sono Compiuti. Quando in questo volume è utilizzato il concetto Coscienza Maturata di Mozart, Coscienza Maturata di Gesù, Coscienza Maturata di… oppure Coscienza di Mozart, Coscienza di Gesù, Coscienza di… ci si riferisce proprio ai processi d’individuazione della Coscienza Infinita attraverso i processi relativi a coloro che sono denominati Mozart, Gesù… Si tratta tra l’altro di processi d’individuazione della Coscienza che hanno migliorato in modo molto concreto il software per l’autoriconoscersi della Coscienza Infinita, vale a dire il software collettivo per consapevolizzare i processi mentali ovvero per armonizzare le vibrazioni – energie con la stessa Coscienza.

34 Il concetto di Divenuto del tutto è riferito all’essere umano (Divenuto del tutto), indipendentemente se si tratta di una donna oppure di un uomo e per questo è utilizzata la forma maschile (Divenuto).

Tesla, Krishna, Buddha, Gesù, Leonardo, Santa Teresa d’Avila, Madre Teresa di Calcutta… e le Coscienze definite Coscienza di Madre Teresa di Calcutta, Coscienza di Santa Teresa d’Avila, Coscienza di Tesla, Coscienza di Krishna, Coscienza di Buddha, Coscienza di Gesù, Coscienza di Leonardo… esistono soltanto dalla prospettiva degli esseri umani “viventi”. I “defunti” (più precisamente i processi post mortem) non sanno di essere “defunti”, non hanno l’idea di essere qualcuno in particolare, non hanno alcuna idea, non “sentono/esperiscono di essere qualcosa o qualcuno in particolare” nemmeno se si tratta di Coscienze Maturate del tutto. Questo significa pure che soltanto dalla prospettiva dei “vivi” esiste la differenza tra chi è Divenuto del tutto e chi è Divenuto in minima parte. Pure i processi del Divenire post mortem (come descritti sopra) sono relativi soltanto alla prospettiva degli esseri umani viventi. Per di più, Tesla, Krishna, Buddha, Gesù, Leonardo, Santa Teresa d’Avila, Madre Teresa di Calcutta… sono nomi di personaggi riguardo ai quali si hanno varie idee. Rari scorgono qualitativamente gli effettivi processi che si “celano dietro a questi nomi”. Soltanto quando si esperiscono qualitativamente i processi della Coscienza Infinita, si può qualitativamente esperire i processi della Coscienza Infinita avviati e maturati da Madre Teresa di Calcutta, Santa Teresa d’Avila, Tesla, Krishna, Buddha, Gesù, Leonardo…

4.4 LA MENTE NON SI REINCARNA

Con la morte del corpo fisico muore definitivamente anche la mente. La c.d. morte fisica è, infatti, un aspetto della morte della mente, di cui il corpo fisico è a sua volta un aspetto. La mente non si reincarna perché dopo la c.d. morte fisica, la mente cessa di esistere come tale. Ciò che durante la vita erano processi della mente (identità immaginata, forme emozione, forme pensiero, forme immagine, elementi vibratori energetici dell’individuo, tra cui: Anima, Segno Divino, Corpo Illuminato, aura…), dopo la c.d. morte fisica si trasformano in elementi della struttura energetica post mortem. I singoli elementi della struttura energetica post mortem non si incarnano o reincarnano. Lo stesso vale anche per la struttura energetica post mortem nel suo insieme. Si tratta infatti “solamente” di vibrazioni - energie, mentre l’entità che si incarna è sempre la Coscienza che tra l’altro è anche la Matrice delle vibrazioni e delle energie. Senza la Coscienza individuale non ci può essere la Matrice (individuale) che determina sostanzialmente “il modo di vibrare delle vibrazioni, delle energie e del corpo fisico” dell’individuo.

La mente ed i suoi singoli elementi non possono reincarnarsi per il semplice motivo che nemmeno si incarnano, più precisamente non possono incarnarsi. La mente è il risultato dell’incarnazione della Reale Identità tramite la Coscienza. Il soggetto che si incarna non sono le vibrazioni -energie, ma è la Reale Identità ovvero la Coscienza. Ad ogni modo, siccome ogni vibrazione, ogni energia ed ogni processo della manifestazione influiscono in una determinata misura su ogni altro processo, anche ogni struttura energetica post mortem influisce in una certa misura su ogni incarnazione e sull’evolversi dell’umanità.

Secondo alcuni insegnamenti il c.d. ego si reincarna, ma il c.d. ego non può reincarnarsi perché è inscindibile dalla mente che cessa di esistere con la propria morte ovvero con la c.d. morte fisica. Il c.d. ego è un insieme di processi vibratori ed energetici nell’ambito della mente, alcuni dei quali dopo la morte concorrono alla formazione della struttura energetica post mortem: della struttura energetica post mortem fanno parte anche le vibrazioni e le energie di ciò che durante la vita era stato il c.d. ego. Come ogni processo vibrazionale, energetico e materiale anche il c.d. ego ha i corrispettivi processi nell’ambito della Coscienza, i quali non sono però personali, non sono “l’ego di per sé”, ma sono, appunto, processi della Coscienza.

4.4.1. POSSESSIONE ED ESORCISMO

La reincarnazione (del tutto ipotetica) del c.d. ego (l’entrata/la discesa dell’ego in un nuovo corpo fisico, come affermano alcuni) rappresenterebbe il fenomeno che è comunemente definito come possessione, quando uno o più strutture energetiche post mortem si “allacciano” alla struttura vibratorio - energetica (di solito all’Anima) dell’individuo, “possedendolo” e influendo sulla sua attività fisica, emotiva ed intellettuale “in modo simile” a come una stazione radio interferisce con un’altra stazione radio “intromettendosi” sulla sua frequenza. Tale influsso nocivo avviene perché le forme emozione (non le emozioni) e le forme pensiero (non i pensieri) della struttura energetica post mortem influiscono nocivamente sulla mente dell’individuo “possesso”, il quale diventa così anche una specie di “decodificatore” delle forme emozione (non delle emozioni) e delle forme pensiero (non dei pensieri) della struttura energetica post mortem che lo ha “posseduto”. La c.d. possessione35 avviene anche perché la mente del “posseduto” era (è) caratterizzata pure da forme emozione e forme pensiero affini alle strutture energetiche post mortem che “lo hanno posseduto”. Il fenomeno della c.d. possessione, consiste quindi primariamente nell’influsso vibratorio nocivo di una struttura energetica post mortem o più strutture energetiche post mortem sulla mente di un dato individuo (sul “posseduto”). Pertanto non si tratta sicuramente dell’opera del cosiddetto e presunto diavolo, il quale è un’invenzione della mente. Quello che è comunemente definito come esorcismo consiste invece nell’eliminazione di tale nocivo influsso vibratorio.

35 Riguardo la possessione ed il metodo per eliminarla vedi: Guarire con le energie, di Zoran e Milica Gruičić, Andrea Pangos Editore, Roma, 2003.

Il (presunto) incarnarsi/reincarnarsi della struttura energetica post mortem in un nuovo corpo fisico36 significherebbe la possessione dell’embrione sin dal momento del suo concepimento. Questo turberebbe fortemente il formarsi dell’embrione/del corpo fisico, in misura dipendente dalla nocività della struttura energetica post mortem in questione, sino al punto da mettere l’embrione in pericolo “vitale”. Si tratterebbe tra l’altro di una doppia possessione perché attraverso la possessione dell’embrione sarebbe posseduta anche la madre.

36 Nel senso di “entrata/discesa/allacciamento dell’ego/della struttura energetica post mortem in un nuovo corpo fisico”.

4.4.2. LE ENERGIE E LE VIBRAZIONI NON SONO LO SPIRITO

Nell’ambito di alcune teorie sull’incarnazione e sulla (presunta) reincarnazione, ci sono pure alcuni fraintendimenti riguardanti lo Spirito (Coscienza) e la struttura energetica post mortem. Ad esempio, c’è l’interpretazione errata che la struttura vibratoria – energetica che “esce” dal corpo fisco dopo la morte sia lo Spirito del “defunto”, mentre si tratta di vibrazioni -energie (forme pensiero, forme emozione, aura, Anima, Corpo Illuminato...) che si trasformeranno in elementi della struttura energetica post mortem. Tale fraintendimento è uno degli errori alla base delle incomprensioni riguardanti le teorie sulla (presunta) reincarnazione, anche perché secondo alcuni insegnamenti “questo Spirito” che, in effetti, sono vibrazioni – energie, si reincarnerebbe in un altro corpo fisico. E questo, come appena spiegato, significherebbe la possessione.

Le vibrazioni - energie che “lasciano” il corpo fisico dopo la morte non sono lo Spirito (Coscienza), ma come ogni vibrazione - energia sono una conseguenza dei processi dello Spirito (Coscienza). Quello che qualcuno definisce come Spirito che è uscito dal corpo fisico non può essere lo Spirito (Coscienza), anche perché lo Spirito (Coscienza) non si può percepire nemmeno per via “extrasensoriale/paranormale”. La percezione (sensoriale ed extrasensoriale/paranormale) è limitata al mondo delle vibrazioni, delle energie e della materia. Lo Spirito (Coscienza) esiste “di là” della percezione. Lo Spirito (Coscienza) è anche la Matrice che rende possibile l’esistere della mente, di cui la percezione è un aspetto.

Questo significa pure che è errata anche l’affermazione: ha lasciato il corpo fisico, riferita a “qualcuno che è morto”. In effetti, il corpo fisico è “lasciato” dalle vibrazioni e dalle energie che vanno a costituire la struttura energetica post mortem, mentre la Reale Identità e la Coscienza (Spirito) non possono lasciare il corpo perché non sono mai state nel corpo. In questo va considerato che lo stesso corpo fisico è un insieme di vibrazioni

-energie “condensate in materia” ovvero di vibrazioni - energie percepite come materia.

La Coscienza è anche la matrice del corpo fisico, ma è anche la Matrice del c.d. corpo astrale, del c.d. corpo mentale, del c.d. corpo eterico… e dunque è il corpo fisico ad essere “nella” Coscienza. Il corpo fisico (come anche il c.d. corpo astrale, il c.d. corpo mentale, il c.d. corpo eterico…) è un aspetto della mente che è una manifestazione della Coscienza, la quale a sua volta scaturisce dalla Reale Identità ed in questo senso la Coscienza “è nella” Reale Identità. La Coscienza (individuale) “lascia il corpo” nel senso che con la c.d. morte fisica, il corpo fisico cessa di essere uno strumento d’individuazione della Coscienza. L’espressione: ha lasciato il corpo, va dunque interpretata in senso figurato.

4.4.3 SORTE DELLA STRUTTURA ENERGETICA POST MORTEM

Le possibili “sorti” della struttura energetica post mortem sono due ovvero tre e sono direttamente collegate alla “sorte” della Coscienza individuale -al Divenire post mortem della Coscienza individuale descritto prima:

1) Se l’individuo è Divenuto del tutto durante la vita, le sue energie e le sue vibrazioni sono diventate Vibrazioni ed Energie Mature (Strutture Energetiche Mature) che vibreranno eternamente con il “timbro” dell’individuo in questione.

Con i termini “timbro” dell’individuo e “timbro” individuale si intende il modo caratteristico ed unico con cui l’individuo costituisce ed armonizza le vibrazioni. È sopratutto il perdurare del vibrare con il timbro individuale della struttura energetica post mortem a mantenere in atto il Divenire post mortem, vale a dire a rendere possibile la continuazione del processo d’individuazione della Coscienza. Quando la struttura energetica post mortem cessa di esistere “con il timbro individuale”, allora cessa di esistere anche la singola individuazione della Coscienza (la Coscienza individuale).

2) Nel caso dell’individuo che non è Divenuto del tutto prima di morire, la “sorte” della sua struttura energetica post mortem può essere sostanzialmente di due tipi:

2a) la struttura energetica post mortem può vibrare “più o meno a lungo”37 con il “timbro” dell’individuo, per poi perdere il “timbro” individuale e “fondersi” con altre Strutture Energetiche Mature ovvero con le Strutture Energetiche Primarie38, armonizzandosi con esse. Quanto “a lungo” la struttura energetica post mortem vibrerà con il “timbro individuale” dipende sostanzialmente:

- da quanto l’individuo è Divenuto durante la vita e dalla conseguente maturità delle sue vibrazioni e delle sue energie;

- dalla qualità delle sue emozioni e dai suoi pensieri in prossimità della morte e nel momento della morte, e dall’influsso dei “vivi” sulla sua struttura energetica post mortem;

oppure,

2b) la struttura energetica post mortem continua a vibrare con il “timbro” individuale sino a Maturare del tutto, diventare cioè una Struttura energetica Matura. Con la Maturazione definitiva della struttura energetica post mortem si compie del tutto anche il Divenire post mortem della Coscienza individuale, la quale diventa così una Coscienza individuale Maturata del tutto (un Compiuto processo d’individuazione della Coscienza).

37 “più o meno a lungo” dalla prospettiva dei “vivi”/della mente. Dalla prospettiva della struttura energetica post mortem ovvero del “defunto” non esiste il tempo che è inscindibile dalla mente.

38 Le Strutture Energetiche Primarie sono: l’Energia del Campo Unitario, l’Energia Cristica e

l’Energia dello Spirito Santo. Vedi: Il Conscio Maturo, di Zoran e Milica Gruičić, Andrea Pangos Editore, 2003.

Nella storia dell’umanità i Divenuti del tutto sono 16.259 . I singoli processi d’individuazione della Coscienza che non si sono compiuti del tutto, non sono da considerare come fallimenti, ma come contributi all’unico autoriconoscersi della Coscienza Infinta ovvero dell’umanità, il quale in futuro porterà tutti gli esseri umani allora “vivi” a Divenire del tutto.

 Tra l’altro, per il “defunto” non cambia nulla se la (sua) Coscienza individuale è Maturata del tutto o in minima parte. Come già spiegato, tale differenziazione ha valore soltanto per i “vivi”, soprattutto per quelli non Divenuti del tutto ovvero per coloro che non Discernono39 il Reale (Reale Identità, Sé, Dio, Assoluto) dall’irReale (Coscienza -vibrazioni -energie -materia). Il “defunto” non può esperire e perciò per il “defunto” non c’è alcuna manifestazione (nemmeno lui stesso come “defunto”) della Reale Identità.

39 Riguardo al Discernere il Reale dall’irReale vedi anche: Eternamente Qua di Andrea Pangos,Andrea Pangos Editore, Roma, 2006.

4.3. INCARNAZIONI INDIVIDUALI NELL’INCARNAZIONE COLLETTIVA

Dunque: non c’è alcuna reincarnazione, ma ci sono incarnazioni individuali nell’ambito dell’incarnazione collettiva. Riflettere in maniera consapevolizzante40 sul rapporto incarnazione individuale -incarnazione collettiva può portare a rivelazioni molto interessanti e può stimolare in modo efficace il Divenire. Per comprendere più profondamente il processo individuo, è necessario considerarlo come elemento inscindibile del processo umanità. Questa ultima asserzione potrebbe sembrare banale, perché è chiaro che ogni individuo è un elemento integrante dell’umanità. Tale considerare è però spesso superficiale e così non è percepita la sostanza del dato di fatto, dato spesso per scontato, che ogni singolo individuo è inscindibile dall’umanità e che è tutt’uno con il genere umano. Riflettere su questo aspetto del rapporto singolo essere umano – umanità può favorire la comprensione di che cos’è l’incarnazione e può stimolare la trasformazione del “voler bene” a qualcuno in Amare: Ama il prossimo come te stesso. Egli è Te Stesso: l’Unico Se Stesso. Ama il prossimo tuo come te stesso, inteso non nel senso di ama il prossimo tuo quanto Te Stesso, ma nel senso di come Te Stesso, perché egli è Te Stesso.

40 Riflettere in modo consapevolizzante significa, in sostanza, riflettere in modo tale da stimolare la consapevolizzazione dell’individualità: armonizzare la mente, primariamente le emozioni ed i pensieri con la Coscienza Infinita.

Incarnazioni individuali attraverso le Coscienze individuali, nell’ambito dell’incarnazione collettiva della Coscienza Infinita, è un concetto che utilizzato in modo opportuno stimola l’avvicinarsi a conoscere/esperire:

-che Tutto è Uno; oppure più precisamente

-che in Realtà solamente Uno (Dio, Reale Identità) È (Reale): Ogn(Uno) in Realtà È (Dio).

Quietando (consapevolizzando) il proprio mondo individuale/la

propria mente, si può giungere a Conoscere l’Unitarietà dell’umanità, nel senso:

-che la Reale Identità è Una ed eguale per tutti gli esseri umani;

-che la Coscienza è una ed eguale per tutti gli esseri umani;

-che le menti sono sì tante, ma scaturiscono tutte dalla stessa ed unica Coscienza ovvero dalla stessa ed unica Reale Identità; e

-che i mondi (individuali) sono sì tanti quante sono le menti che li percepiscono, ma che tutti i mondi individuali trovano fondamento nel-l’unica Coscienza e nell’unica Reale Identità.

Riflettere in modo consapevolizzante sul concetto: incarnazioni individuali nell’ambito dell’incarnazione collettiva della Coscienza Infinita, stimola prima l’avvicinarsi ad esperire che Tutto è Uno e poi ad esperire effettivamente che effettivamente Tutto è Uno.

Permanendo nell’esperire che Tutto è Uno, si trascende tale esperire e ci si avvicina ad esperire:

- che Uno È, nel senso che solamente la Reale Identità È Reale e

- che ogni singolo essere umano non è soltanto uno con l’umanità, ma nella sua Natura Trina, ogni essere umano:

-come Reale Identità è l’Origine dell’umanità,

-come Coscienza è anche la Matrice dell’umanità,

-come individualità (Coscienza e mente) è coautore dei processi dell’umanità,

-come singola mente concorre alla formazione della mente altrui.

Come Dio ogni essere umano è la Reale Identità dell’umanità e quindi è l’Origine (Dio, Assoluto) della Coscienza Collettiva, di ogni individualità e dell’umanità nel suo complesso.

Essendo la Coscienza individuale eguale alla Coscienza Infinita, la Coscienza di ogni singolo essere umano è la Coscienza Collettiva dell’umanità. Che l’individuo se ne renda conto o no, tutti i processi della Coscienza Collettiva dell’umanità avvengono tutti nella Coscienza di ogni singolo essere umano. Ogni processo d’individuazione della Coscienza ha “insiti” in sé tutti i processi della Coscienza Collettiva. Questi processi della Coscienza si manifestano come vibrazioni che contribuiscono a creare le singole menti e che sono decodificate dalle stesse menti come ciò che è definito come umanità (mondo, corpi fisici, oggetti, suoni, odori, emozioni, pensieri…);

Le vibrazioni del singolo contribuiscono alla formazione della propria mente e della mente altrui e alla costituzione in essa/esse di ciò che dalla stessa mente è percepito/interpretato come umanità. Tutto ciò che la mente percepisce ed interpreta come umanità avviene nella mente che percepisce ciò: i processi dell’umanità percepiti (con la mente) dal singolo avvengono, appunto, nella sua mente.

MEDITAZIONE PER CONSAPEVOLIZZARE L'INCARNAZIONE

A) Chiedo alla Reale Identità di abbassarmi le onde cerebrali.

Visualizzare la testa. Tempo: 1’-2’

1) Chiedo alla Reale Identità di riprogrammarmi i concetti incarnazione e reincarnazione. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

2) Chiedo alla Reale Identità di riprogrammarmi le cause karmiche degli abbagli sull’incarnazione e sulla reincarnazione. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

3) Chiedo alla Reale Identità di maturarmi il sapere sull’incarnazione. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

4) Che la Grazia Divina mi quieti la mente. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

5) Consapevolizzare la propria incarnazione individuale.
Esprimere l’intenzione di consapevolizzare l’incarnazione individuale. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

6) Consapevolizzare l’incarnazione collettiva. Esprimere l’intenzione di consapevolizzare l’incarnazione collettiva. Senza visualizzare. Tempo 2’-3’

B)Chiedo alla Reale Identità di rialzarmi le onde cerebrali. Visualizzare: la testa. Tempo: 1’-2’.

Spiegazioni più dettagliate su come meditare si trovano negli articoli: La meditazione appartata e La tecnica di meditazione.

FUNZIONI DELLE SINGOLE RICHIESTE DELLA MEDITAZIONE PER CONOSCERE L’INCARNAZIONE

1) Chiedo alla Reale Identità di riprogrammarmi i concetti incarnazione e reincarnazione.

Riprogrammando i concetti sull’incarnazione e sulla (presunta) reincarnazione, si stimola tra l’altro:

- l’armonizzazione con la Coscienza Infinita delle forme emozione e delle forme pensiero inerenti ai concetti di incarnazione e reincarnazione;

-la consapevolizzazione della mente in generale;

-il disidentificarsi dell’identità immaginata dai concetti sull’incarnazione e sulla (presunta) reincarnazione;

-il disidentificarsi dell’identità immaginata dalle fonti attraverso le quali si è giunti alla formazione di questi concetti;

-la neutralizzazione dei blocchi intellettivi, tra cui la pigrizia intellettiva, i quali ostacolano la comprensione del processo di incarnazione;

- l’ampliamento della prospettiva di analisi del processo di incarnazione;

-la creazione di definizioni proprie riguardo all’incarnazione;

-lo svincolarsi dai concetti acquisiti riguardo all’incarnazione ed alla (presunta) reincarnazione;

-la neutralizzazione di elementi “non” veritieri inerenti ai concetti di incarnazione e di reincarnazione;

-“l’acquisizione” di sapere sull’incarnazione: sia di sapere intellettuale che si può trovare nei libri o ricevere verbalmente, sia di sapere in forma vibrazionale che con il tempo può tramutarsi in sapere intellettuale, cioè in sapere spiegabile e raffigurabile. Con questa preghiera si stimolano altresì processi nell’ambito della Coscienza Infinita che si manifestano come sapere sull’incarnazione in forma vibrazionale, scritta o orale.

-lo “svincolarsi” dalle forme pensiero collettive e dalle forme emozione collettive riguardanti l’incarnazione e la presunta reincarnazione.

2) Chiedo alla Reale Identità di riprogrammarmi le cause karmiche degli abbagli sull’incarnazione e sulla reincarnazione.

Con questa preghiera si stimola la neutralizzazione degli abbagli sull’incarnazione e sulla (presunta) reincarnazione. Tale effetto si ottiene anche con la richiesta precedente, ma questa specifica richiesta potenzia il processo di disillusione dagli abbagli inerenti all’incarnazione e alla (presunta) reincarnazione.

3) Chiedo alla Reale Identità di maturarmi il sapere sull’incarnazione.

Questa richiesta stimola la maturazione del sapere sull’incarnazione: sia del sapere intellettuale, sia del sapere in forma vibrazionale, sia della consapevolizzazione dei processi della Coscienza relativi a ciò che può manifestarsi come sapere (intellettivo) sull’incarnazione. Con questa richiesta si stimola anche la maturazione delle capacità intellettive e verbali necessarie per esprimere il sapere sull’incarnazione. Questa preghiera, come d’altronde anche le altre, può essere indirizzata ai Divenuti del tutto che durante la vita avevano maturato il sapere sull’incarnazione, ad esempio Krishna, Nisargadatta Maharaj, Ramana Maharisi…: Chiedo a Krishna (Nisargadatta Maharaj, Ramana…) di maturarmi il sapere sull’incarnazione e sul Karma.

4) Che la Grazia Divina mi quieti la mente.

Questa affermazione quieta la mente, il che permette anche una maggior qualità dei processi di consapevolizzazione attraverso i due passi successivi della meditazione.

5) Consapevolizzare la propria incarnazione individuale.

Questo passo stimola la consapevolizzazione di com’è avvenuta la propria incarnazione come individuo, di com’è avvenuto il proprio concepimento e matura il sapere su “che cosa si era prima di essere stati concepiti”.

6) Consapevolizzare l’incarnazione collettiva.
Questo passo stimola tra l’altro:
- l’esperire direttamente in che modo si svolge l’incarnazione collettiva ed il suo “scopo”,

-la maturazione del sapere su come si è formata ed evoluta l’umanità,

-la maturazione del sapere sul futuro dell’umanità,

-la consapevolizzazione dell’Unitarietà tra l’incarnazione individuale e quella collettiva,

- la consapevolizzazione dei processi della Coscienza Infinita, soprattutto sulla “relazione” Coscienza individuale – Coscienza Infinita ovvero la consapevolizzazione dei processi di individuazione della Coscienza Infinita attraverso la (propria) individualità e la propria mente.

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