Pienamente consapevole che qualsiasi cosa avviene, non accade alla Reale Identità, ma soltanto al Suo irReale esprimersi, il Maestro è affrancato dalle paure. Ha superato anche il coraggio, che non ci può essere in assenza di paure.
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IL MAESTRO SPIRITUALE AUTENTICO E IL VERO ALLIEVO

IL MAESTRO SPIRITUALE AUTENTICO E IL VERO ALLIEVO

Articolo di Andrea Pangos

1. MAESTRI E ALLIEVI

Il Maestro è Immanifesto e manifesto.

Dio, la Reale Identità[1] è l’Immanifesto, il Maestro Reale.

Il Maestro manifesto esperienziale[2] è l’Amore, l’esperienza primaria e Naturale di ognuno.

L’individuo non Divenuto del tutto è l’allievo spirituale primario (da ora in avanti semplicemente allievo), nel quale accadono gli allievi secondari, vibrazioni che non vibrano d’Amore. Ci sono miliardi di allievi (individui), ognuno dei quali vibra di numerosissimi allievi secondari.

Il maestro spirituale è chi favorisce l’altrui integrazione dell’esserci. Ognuno è maestro spirituale di coloro su cui influisce in modo illuminante ed è allievo spirituale di chi lo aiuta a consapevolizzarsi. 

La qualità del maestro spirituale è determinata dalla sua capacità di stimolare la consapevolizzazione, di favorire la trasformazione degli allievi in Maestri. Dipende primariamente dal suo grado di maturità spirituale.  

Ogni allievo è un’espressione del Maestro Reale (Reale Identità), come individui si è allievi di Se Stessi Assoluto, come Assoluto si è il Maestro Reale di tutti.

2. IL MAESTRO AUTENTICO

Nel senso stretto del termine, il Maestro Autentico è l’individuo Divenuto del tutto direttamente impegnato a favorire la maturazione spirituale altrui, cioè a condividere un metodo consapevolizzante. Nel senso ampio del termine, invece, i Maestri Autentici sono tutti i Divenuti del tutto, anche quelli che non insegnano un metodo per la maturazione spirituale, ma sono, per esempio: scienziati, letterati, artisti... Le definizioni relative al Maestro Autentico date in questo testo, riguardano in parte soltanto il primo caso.

Lo Stato (del) Maestro Autentico permette la costante Alternanza tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione. Questa è la ragione sostanziale per cui, secondo alcuni, il Maestro Autentico è Dio stesso: in quanto Amore è Dio manifesto come Amore, mentre l’Estinzione fa “emergere” il Maestro Reale.

Il Maestro Autentico è la dimostrazione dell’esistenza dell’Eterno, la Massima espressione spaziotemporale del Senzatempo. È la Compiuta individualizzazione di Dio. Per rispondere alla domanda Com’è fatto Dio (manifesto come Amore)? “basta” Vedere veramente il Maestro Autentico.

Il Maestro Autentico (da ora in avanti talvolta semplicemente: Maestro) Discerne il Maestro Reale (Reale Identità) dal suo esprimersi (manifestazione), consapevole si essere una Sua espressione, attraverso la quale è maturata la certezza illuminata: In Realtà (quindi come Assoluto, non come individuo) sono il Maestro Reale.

Il Maestro è in Empatia con l’umanità intera. Non è soltanto consapevole dell’umanità in lui stesso. Essendo Compassione, rappresenta l’umanità nella sua forma più pura.  

Pienamente consapevole che qualsiasi cosa avviene, non accade alla Reale Identità, ma soltanto al Suo irReale esprimersi, il Maestro è affrancato dalle paure. Ha superato anche il coraggio, che non ci può essere in assenza di paure.

I desideri del Maestro sono pienamente consapevolizzati e non turbano il Vuoto mentale che si produce in Lui. Non c’è attaccamento a essi, l’Appagamento del Maestro non diminuisce se non si realizzano. La libertà dai desideri non significa loro assenza, ma assenza di attaccamento. Il Maestro può avere, per esempio, desiderio di un cibo specifico, di fare una passeggiata o una nuotata, ma senza attaccamento.

Il Maestro è un continuo flusso di pura Conoscenza in essere, è la Potenza che favorisce l’emergere della Pace in ognuno, la “personificazione” dell’Intelligenza che permea l’universo.

Il Maestro è la Luce che illumina le tenebre, la Conoscenza che dipana l’ignoranza, l’Amore che dissolve le emozioni negative, la Pace che quieta i conflitti, la Compassione (della) Felicità.

Il Maestro è il puro principio di Creazione, Mantenimento e Trasformazione delle vibrazioni, quindi anche di tutto ciò che è percepito e definito come universo.

Rendendo possibile l’Estinzione, il Maestro rappresenta anche il principio di Dissoluzione dello spaziotempo, verso cui inevitabilmente tende l’universo in quanto proiezione umana.

Il Maestro non è un Maestro perché nelle presunte vite precedenti ha raggiunto la maturità spirituale necessaria per reincarnarsi come Maestro. L’individuo è una vita soltanto e non conosce continuità, la quale è dell’Infinito, che essendo senza tempo e spazio non conosce differenziazione, quindi nemmeno processi individuali. Alcuni affermano di aver conosciuto le incarnazioni precedenti del loro essere, legandole a se stessi come individui, dimenticando però che l’Essere non è individuale: ogni vita fa parte dell’Essere. Non si tratta del tuo essere, di te individuo, ma di Te Essere di cui fa parte ogni individuo. Si possono avere visioni veritiere riguardo all’evoluzione del Proprio Essere (di Sé Essere) attraverso molteplici vite, che sono varie vite avvenute in Te Essere, ma non di visioni di proprie vite precedenti individuali, come individuo si è una volta soltanto, dal concepimento alla morte.

Il Maestro è il centro dell’universo, nel senso che la frequenza vibrazionale del suo esserci è armonizzata con l’Attimo Presente, nell’ambito del quale avviene incessantemente il Big Bang, come principio di creazione, mantenimento e trasformazione delle dinamiche spaziotemporali.

Il Maestro ha piena Conoscenza riguardo a Dio Immanifesto e Manifesto, Lui Stesso è Conoscenza (di) Dio Manifesto, pura Conoscenza in essere. L’attività del Maestro non è quindi un lavoro da individuo, è l’Azione di Dio manifesto come pura Conoscenza in essere, un’esperienza antichissima, che Lui è.

Il Maestro parlando di “banalità” divulga maggior conoscenza spirituale di un uomo spiritualmente colto, ma non Illuminato, che parla soltanto di spiritualità. Essere Spiritualità, trascendimento di ogni significato, è ben diverso dal mero esporre concetti spirituali.

La forma sostanziale del Maestro è il Vuoto mentale (Amore), forma non oggettuale in cui compare anche la forma corpo fisco del Maestro.

Il Maestro non produce pensieri superflui ed emozioni diverse dall’Amore. 

Il Maestro non è un terapeuta analitico, ma è comunque un terapeuta psichico, aiuta la guarigione dell’attività percettiva, emotiva e intellettiva. Se si conviene che il vibrare diverso dall’Amore è insano, perché l’Amore è l’esperienza Salutare (sana e che sana), il Maestro Autentico è anche l’unico terapeuta Sano.

Il Maestro è il miglior insegnante di storia, insegna che il tempo non ha passato, e il miglior veggente, dimostra che il tempo non ha futuro.

Il Maestro è il miglior professore di astronomia, educa a scoprire il cosmo in se stessi e a scoprirCi sua Origine. L’universo si fonda sull’Amore e soltanto chi Lo è integralmente, può veramente comprendere l’universo nella sua essenza, come propria proiezione.

Il Maestro è il miglior docente di filosofia, è l’Amore (della) Conoscenza, la Conoscenza (dell’) Amore.

Il Maestro è il miglior istruttore di lingue. Emana il linguaggio del Silenzio, di cui ogni lingua è un segmento espressivo, un insieme di interruzioni del Linguaggio (del) Silenzio.

Il Maestro è guarito definitivamente dall’identità immaginata, ha trasformato ogni credenza di sé in conoscenza di sé e del Sé.

Il Maestro è il Luogo Sacro per eccellenza, la Meta di pellegrinaggio (che dovrebbe) essere primaria.

Avendo trasceso l’attaccamento a se stesso e alla manifestazione in generale, il Maestro è libero dal destino individuale e collettivo, nel senso che le sue esperienze sono Amore (il cui destino è rimanere per sempre Se Stesso), indipendentemente da ciò che accade.

Il Maestro è immensamente pragmatico, non v’è nulla di più concreto dello stato Illuminato. Più il maestro è lontano dalla Realizzazione, più è spiritualmente teorico, anche se insegna discipline spirituali molto pratiche, per esempio lo hatha yoga. La prammatica dell’influsso spirituale è determinata da quanto stimola la maturazione dell’esserci, che implica la concreta integrazione dei processi di consapevolizzazione nella pratica vita quotidiana.

Il Maestro è la mente pienamente trasformata, mente intesa come totalità di vibrazioni dal concepimento alla morte, percepite anche come energie e materia. La mente è il divenire individuale, l’individuo. Alcuni affermano che il Maestro ha eliminato la mente, ma ciò è impossibile. Finché c’è vita c’è mente, che è la vita stessa. Inoltre, anche quando con il concetto di mente si intenda soltanto l’attività intellettiva, il concetto che il Maestro ha eliminato la mente, significherebbe anche la sua impossibilità a proferir alcun insegnamento verbale. Il trascendimento della mente non consiste nella sua eliminazione, ma nella sua trasformazione in strumento  di Pace. Nell’ambito spirituale è spesso utilizzata l’idea che la mente mente, ma ciò può essere molto fuorviante. Dire che la mente mente, nel senso che è sempre menzognera, significa mentire. Affermare che la mente (soltanto) mente, è un po’ come dire che il sole fa (soltanto) male. Il concetto la mente mente contiene la propria negazione: è la stessa mente a esprimerlo ed esprimendolo nega la veridicità della “verità” che pensa di esprimere con l’idea che la mente mente. Affermando che la mente soltanto mente, la mente afferma di star mentendo, il che, in questo caso, è comunque vero: l’affermazione che la mente soltanto mente è una menzogna. La mente può essere più o meno veritiera, menzognera.

La mente mente.
Chi lo afferma?
Io mente, chiaro: ogni parola è della mente.
Il concetto la mente mente è quindi una menzogna,
visto che è la mente a esprimerlo?
Eh già, la mente può essere più o meno veritiera.
Bene, questo è un concetto veritiero, della mente, chiaramente.

Pensare veramente che la mente (soltanto) mente, significa che non si è compreso bene cos’è la mente e che ogni definizione è sua. La mente che afferma che la mente (soltanto) mente, nega la propria capacità di esprimere concetti veritieri, pur immaginando di esporre la “grande verità” che la mente mente. Ad ogni modo, quasi paradossalmente, riferendosi soltanto al concetto la mente mente, la mente esprimerebbe la verità: indicando che affermare la mente mente significa mentire, direbbe la verità. Il concetto che la mente mente, fa spesso parte del pesante bagaglio spirituale di chi si occupa di spiritualità, senza però veramente maturare spiritualmente: consapevolizzandosi, la mente scopre se stessa come strumento sia di Felicità che di sofferenza, di verità e di menzogna.Le grandi verità spirituali sono tutte della mente, senza la quale non ci può essere concetto, né verità né menzogna.   

3. SALVATORI E SALVAZIONE

Il Maestro non è venuto al mondo per rispondere alle esigenze evolutive dell’umanità, Dio non manda il Maestro a salvare l’uomo, come asseriscono alcuni. L’individuo maturato in Maestro, non c’era prima del concepimento. La possibilità di scelta (o presunta tale[3]) e di pianificazione esige il pensiero, quindi il tempospazio, mentre Ciò che precede l’individuo, in quanto sua Origine, è senza tempo spazio: Dio è senza pensiero.

Nessuno è mandato al mondo, anche perché “in” Ciò che precede il mondo, non c’è nessuno che possa inviare o essere inviato: l’Infinito non conosce né Sé né sé. Così pure nessuno decide di venire al mondo, ma semplicemente come conseguenza di flussi globali avviene un concepimento, con il quale inizia a esistere un nuovo (micro)cosmo individuale, più precisamente macrocosmo individuale, considerato che l’intero universo è una proiezione del principio uomo. Non esiste un piano Divino o un piano superiore all’uomo, che è il “progetto” massimo, l’espressione primaria e più completa del principio di manifestazione, nel quale appare anche l’universo. Semplicemente, i processi onnicomprensivi scaturiscono in nuovi individui. Tra questi processi ci sono comunque anche le intenzioni e preghiere di Salvazione da parte degli uomini, le quali favoriscono processi positivi per il manifestarsi di individui che diverranno Maestri.

L’idea che ci siano dei messaggeri Divini che hanno il compito di salvare il mondo o alcuni uomini, deriva anche dalla convinzione che ci sia un’idea alla base della creazione del mondo e un progetto di Dio riguardo al mondo, ma ogni pensiero esige il tempospazio, mentre le cause del mondo sono atemporali, aspaziali e quindi impensabili. Si possono avere delle idee su queste cause, ma si tratta soltanto di concetti riguardo a un ambito che non conosce pensiero.

Se Dio mandasse veramente qualcuno a migliorare il mondo, significherebbe che è insoddisfatto del mondo, mentre Dio, inteso sia come Assoluto sia come Amore, è immune da soddisfazione e insoddisfazione. Inoltre, se fosse vero che Dio manda intenzionalmente qualcuno a salvare il mondo, considerando il basso numero di Salvatori (Divenuti del tutto) esistiti sinora, vorrebbe dire che Dio è molto avaro nell’elargire il Bene.

L’idea di messaggero Divino può essere vista anche come risposta al bisogno di spiegazioni sui perché della vita, sul suo fine, ma nella sua sostanza la vita non ha alcuno scopo, che è sempre un concetto. La vita esiste anche senza pensieri, che sono una sua espressione non indispensabile affinché ci sia. Inoltre, siccome tutto è Dio inteso come Totalità, tutto è Divino. Diversa è la qualità del Divino, determinata da quanto la singola esperienza è prossima a vibrare d’Amore.

In sostanza, c’è un unico Salvatore, l’Amore in ognuno di noi, che essendo senza pensiero non ha alcuno scopo, quindi nemmeno quello di salvare qualcuno. La Salvezza è in noi, La Siamo noi stessi come Amore, che Salva da ogni stato esperienziale diverso da Lui. La Salvazione è il processo di integrazione dell’esserci, che comporta anche processi non intellettivi, ma è inscindibile dal pensiero, senza l’intelletto non ci può essere l’idea di Salvazione.

La Salvazione non va vista in senso morale religioso, nel senso che si salverà chi avrà eseguito la cosiddetta volontà Divina, intesa come insieme di precetti riguardanti il comportamento che, sopratutto in ambito religioso, alcuni ritengono voluto da Dio. È comunque vero che salva se stesso chi utilizza le indicazioni Divine, cioè la guida del Maestro, che indicano la strada della Realizzazione spirituale, Salvazione.

4. LA GRAZIA (DEL) MAESTRO

La Grazia del Maestro è la Grazia Divina. Il Maestro è il Divino, inteso come Amore: Grazia Divina e Maestro Autentico sono sinonimi.

In quanto Salute, la Grazia è la Forza di guarigione psicofisica. In quanto Spirito, è la Forza di guarigione spirituale che cura le vibrazioni malate, per farle vibrare d’Amore, Salute. La Grazia è l’Azione che elimina gli impedimenti per vibrare Spiritualmente. 

La Grazia emerge con l’abbandonarsi a Dio, capacità che esige lo sforzo qualitativo per far emergere lo stato di assenza di sforzo, che è Grazia Divina.

Il rapporto tra Maestro e allievo può essere inteso anche come rapporto tra emanazione di Grazia Divina, da parte del Maestro, e “ricezione” di Grazia, da parte dell’allievo. La Grazia non passa comunque dal Maestro all’allievo, ma, createsi le condizioni necessarie, emerge in lui. Più l’allievo è aperto alla Grazia (del) Maestro, più emerge in lui. In questo contesto, il Maestro è un’indicazione che aiuta l’allievo a scoprire la Grazia in se stesso. La Grazia (del) Maestro è la Stessa che emerge nell’allievo. Il manifestarsi della Grazia Divina nell’allievo è anche la consapevolizzazione dello stato Maestro da parte dell’allievo. “Ricevere” la Grazia dal Maestro non è questione di meriti “ordinari”, ma è comunque un merito maturare la capacità di permettere l’emergere della Grazia.

La Grazia Divina è sempre attiva alla base della vita. Senza Grazia non ci sarebbe vita, ma la produzione di emozioni e idee superflue, impedisce la sua presenza integrale nell’esserci. Volgendosi verso l’Origine, diminuisce la dipendenza dal mondo prodotto dall’attività sensoriale, si riduce il numero di pensieri superflui/nocivi e aumenta la qualità delle emozioni. Vibrando in modo sempre più armonico, l’esserci produce uno stato sempre più qualitativo, sino a produrre in sé sempre maggior Grazia Divina. Il manifestarsi della Grazia può essere inteso come maggior produzione di vibrazioni spirituali in se stessi. Chi vuole veramente aiutare gli altri, non soltanto immaginare di farlo, è bene che tenga presente che la propria Grazia favorisce la Grazia in altri, mentre la propria disgrazia favorisce le disgrazie altrui.

5. I COSIDDETTI MIRACOLI

Il Maestro non si attribuisce particolari meriti come individuo. Quando afferma ho fatto, riferendosi a risultati non ottenibili dall’ordinaria prospettiva individuale, si riferisce a Sé Amore. Non si tratta quindi di superbia, delirio di onnipotenza o di affermazioni egoiche, ma di spontanee constatazioni dell’accaduto. Il Maestro agisce come Dio Amore, stato precedente l’ “ego” e la dualità superbia-modestia. Non si esibisce comunque in miracoli, anche perché farlo potrebbe alimentare le altrui proiezioni dannose, anche riguardo a Lui stesso come grande Salvatore.

Le affermazioni di chi racconta di compiere miracoli per dimostrare l’esistenza di Dio, possono facilmente essere un modo per mascherare l’esibizionismo spirituale, espressione di identità immaginata (“ego”) spirituale. Il percorso spirituale non è un circo dove attrarre spettatori con giochi di prestigio. L’allievo ha bisogno di liberarsi dagli abbagli, non di nuove allucinazioni.

Per il Maestro non ci sono miracoli, che sono fenomeni definiti in questo modo soltanto da chi non Sa. Per il Maestro, l’unico Miracolo vero e proprio è la sensazione di esserci e il modo inspiegabile in cui è emersa dall’Assoluto, Stato senza esperienza di esserci. 

Non c’è qualcuno in particolare che faccia i cosiddetti miracoli, essi avvengono come conseguenza di condizioni onnicomprensive, basate sull’esprimersi dei processi della Coscienza Originale, che sono superiori all’ordinaria logica spaziotemporale. Logica che, con i propri paradigmi, ostacola la piena espressione del manifestarsi delle immense possibilità espressive della Coscienza Originale. Il singolo Maestro fa parte delle condizioni spaziotemporali che rendono possibile il manifestarsi di avvenimenti non comprensibili dalla logica comune, egli rende possibile la riprogrammazione della Coscienza Originale e il suo manifestarsi in modo trascendente le cosiddette leggi spaziotemporali, che non sono assolute, ma, anche intese come concetto, definiscono le probabilità che qualcosa avvenga proprio secondo queste leggi. Le probabilità aumentano con la forza dei pensieri concernenti tali leggi, perché le concretizzano, le rendono più regolari: è l’umanità a far girare il mondo, come propria proiezione.  

Il Maestro non ritiene di avere alcun potere particolare. I cosiddetti poteri spirituali o psichici sembrano poteri soltanto dalla prospettiva dell’impotenza dell’individuo ordinario. Se proprio si vuole parlare in termini di potere, allora il Potere (del) Maestro è l’Amore (Potere=Amore=Maestro), che è il fenomeno più Naturale che ci sia, essendo alla base della natura stessa.

6. L'INSEGNAMENTO (DEL) MAESTRO

L’insegnamento (del) Maestro ha due forme esperienziali e una non esperienziale. La forma esperienziale oggettuale è il suo comportamento, di cui fanno parte anche le sue parole, il metodo che propone. Il Vuoto mentale (Amore) è la forma esperienziale non oggettuale, che include anche quella oggettuale. La forma non esperienziale è invece l’Estinzione, che è la forma massima di insegnamento, anche perché oltre a permettere le trasformazioni spirituali più profonde, porta a scoprire Dio Immanifesto come unica Realtà, Maestro Reale. Il Vuoto mentale è l’insegnamento riguardo all’illusione Pura, l’Estinzione riguardo alla Realtà.

Più che proporre un insegnamento, il Maestro è l’Insegnamento stesso, Vuoto mentale come soglia dell’Estinzione. La forma concettuale dell’insegnamento differisce da Maestro a Maestro, ma l’Insegnamento sostanziale, il Vuoto mentale alternato all’Estinzione, è uguale per tutti i Maestri, anche se unico perché caratterizzato dalla specificità dell’individualizzazione del singolo Maestro. Anche per questo, la Presenza di un Maestro stimola processi diversi da quella di un altro.

L’insegnamento verbale-comportamentale del Maestro non va seguito ciecamente, cioè in modo non illuminante, ma utilizzato in modo consapevolizzante. Seguire ciecamente significa essere seguaci, non allievi, ricercatori.

L’Insegnamento Maestro, cioè l’Amore alternato all’Estinzione, va invece seguito, nel senso di armonizzazione delle proprie vibrazioni con la Vibrazione Amore e la “Vibrazione” Estinzione.

7. L’ALLIEVO

L’allievo è il cercatore di verità spirituali concettuali, della Verità esperienziale (Amore) e della Realtà, Origine della Verità e di ogni verità: allievo è chi tende a divenire Naturalezza dell’Amore per Scoprire la Reale Identità.

L’allievo è il processo di trasformazione della patologia mentale, ordinariamente definita come salute mentale, in Salute mentale vera e propria.

L’allievo è la ricerca spirituale, il percorso spirituale. Allievo spirituale, ricerca spirituale, ricercatore/ricercatrice spirituale e percorso spirituale, sono modi diversi di definire l’integrazione dell’esserci, l’aumento della sua qualità vibrazionale.

Ogni allievo è anche allievo di sé, ha il proprio insegnamento da spiegare a se stesso, anche con l’aiuto del Maestro. Allievo qualitativo è chi impara a diventare Maestro: la strada dell’allievo veritiero è percorrersi come tragitto verso l’essere Maestro, questa è la via maestra, la Retta via. Avere un’intenzione meno ampia e meno Naturale di quella di Divenire del tutto (Illuminazione finale), significa subire un limite per la consapevolizzazione. Più Naturale è la Meta, in questo caso Divenire del tutto, più sono le forze che si attivano in funzione della sua realizzazione. Il malato che si prefigge di guarire parzialmente, parte da una prospettiva diversa e percorre una strada meno qualitativa di chi si propone di guarire completamente. L’idea non mi Illuminerò mai, è chiaramente un ostacolo per la Realizzazione. La misura in cui l’allievo riesce al liberarsi da questo concetto limitante, può essere un indicatore della sua capacità di migliorare la qualità della propria ricerca: l’allievo saggio punta direttamente all’Illuminazione.

8. TROVARE IL MAESTRO

La ricerca del Maestro è la ricerca della completa espressione dell’Amore, l’allievo cerca l’Amore pienamente manifestato in forma di Maestro, come tappa per Scoprire il Reale[4]. È una ricerca di consapevolizzazione antica quanto l’umanità. Sospinta dall’Amore che sta alla base del suo esserci, l’umanità stessa è un viaggio destinato a raggiungere se stesso come Maestro Amore. La consapevolizzazione dell’umanità è la ricerca dell’Umanità, il tendere dell’Amore a permeare l’intero esserci di ognuno.

Intenzionalmente o inconsciamente gli allievi cercano, il Maestro non cerca (allievi).  Tutti, tranne gli altri Maestri, sono già per natura suoi allievi. Lui ha Trovato e per questo è veramente cercato. Con meditazioni specifiche può comunque facilitare il farsi trovare dagli allievi e ottimizzare il proprio aiuto.

La ricerca del Maestro e la relazione Maestro-allievo, può essere osservata da due prospettive. La prima concerne la ricerca e maturazione del Maestro interiore. La seconda è invece la ricerca del Maestro esteriore e il rapporto con lui. Ambedue le ricerche sono chiaramente positive, sinergiche.

Cercare il Maestro significa tendere a essere Amore.

9. OSTACOLI PER TROVARE IL MAESTRO

Gli ostacoli sostanziali per trovare il Maestro Autentico sono le idee e le emozioni superflue, che si materializzano come impedimenti “esteriori”.

Ci possono essere ostacoli esteriori oggettivi (condizioni di vita, impegni, impossibilità di viaggiare, mancanza di Maestri Autentici nelle vicinanze geografiche…) che impediscono di incontrare fisicamente il Maestro Autentico, ma gli impedimenti sostanziali sono interiori (emozioni e pensieri limitanti), per almeno due motivi: concorrono all’esistenza degli ostacoli esteriori e la disarmonia interiore impedisce una comunicazione vibrazionale qualitativa con i Maestri, che non necessità della Loro presenza fisica.  

 Nello specifico, alcuni degli ostacoli sono:

- non comprendere l’enorme importanza dell’aiuto del Maestro Autentico.

- l’idea sbagliata di non aver bisogno del Maestro. L’assetato ha sempre bisogno dell’acqua. L’allievo ha sete, il Maestro è l’Acqua. Rarissimi si sono Realizzati senza l’assistenza di un Maestro Autentico in forma fisica, ma non tanto perché non ne avessero bisogno, ma perché le condizioni onnicomprensive non avevano reso possibile l’incontro fisico con un Maestro. L’apporto di un Maestro è sempre benefico e facilità la consapevolizzazione, in misura dell’evoluzione e capacità dell’allievo.  Ci si può Realizzare senza l’aiuto di un Maestro? significa Ci si può Realizzare senza l’Amore? L’Amore come principio universale è indispensabile, se si manifesta anche in forma di rapporto con il Maestro Autentico in forma fisica, dovrebbe essere più che benvenuto.

 - le aspettative su come, quando e dove avverrà l’incontro e le paure sul non avverarsi dell’incontro. È di certo bene tendere a un incontro fisico futuro con il Maestro, ma è ancora meglio tendere a incontrarlo ora-qui, cioè nella Presenza integrale, EssendoLa. Questo atteggiamento può aumentare le possibilità di incontrare fisicamente il Maestro Autentico, ma, sopratutto, aiuta il processo di consapevolizzazione, anche perché più si è vicini a essere Presenza Integrale, maggiormente si è aperti all’influsso del Maestro interiore, quindi anche dei Maestri Autentici in vita e no. 

- le idee sul Maestro: come deve essere, parlare, comportarsi, vestirsi… le cosiddette sembianze spirituali. Sino a che si proiettano idee riguardo al Maestro Autentico non si potrà conoscerLo (cioè conoscersi) integralmente. Il Maestro Ottimale non è il maestro ideale. Il primo è Autentico, il secondo pensato: così come l’abito non fa il monaco, il comportamento non (sempre) fa il Maestro. Ciò che Lo rende Autentico è la Presenza integrale che Lui è.

- la paura di scoprire verità che minerebbero le proprie convinzioni fuorvianti, a causa della quale, per proteggersi dal pericolo di essere dissolta, l’identità immaginata può formarsi l’idea che il Maestro non serve. Il Maestro Autentico è il riflesso massimo del Maestro Reale, uno specchio propriamente nitido nel quale si riflettono sia la vera natura (Amore) sia quella ombrosa di chi vi si specchia. La luce del Maestro Autentico è illuminante e non abbagliante. I veri ricercatori delle verità cercano la prima, gli altri prediligono la seconda, permette di accecarsi bene con i propri abbagli e di continuare a fantasticare di essere molto spirituali.

Rimuginare sugli impedimenti crea ulteriori pensieri superflui, cioè altri ostacoli. Inoltre, l’intelletto mediamente consapevole, abituato a confondere il futile e il nocivo con l’utile, può scambiare per impedimento ciò che è un aiuto e viceversa, immaginare che sia un aiuto ciò che, invece, è un ostacolo.[5]

10. INCONTRARE IL MAESTRO

Durante la ricerca, nell’allievo si costituisce l’influsso di vari maestri, anche in forma di incontri fisici, la qualità di tale influsso è di norma determinata dalla qualità dell’allievo.

L’incontro sostanziale con il maestro è un incontro interiore dell’allievo, le percezioni allievo e maestro fanno parte della sua esperienza di esserci, anche quando si tratta dell’incontro fisico (“esteriore”) con un maestro. L’allievo non può quindi veramente incontrare il maestro “esteriore”, nel senso che non può sperimentarlo.

Cercando in modo idoneo le verità, l’allievo favorisce la formazione delle condizioni necessarie per incontrare il Maestro:

- esteriormente, come incontro fisico con un Maestro Autentico, e

- interiormente, facendo esperienza integrale dell’Amore, il che rappresenta l’incontro sostanziale con il Maestro.

In ogni caso, incontrare compiutamente il Maestro significa eguagliare la qualità del proprio esserci alla qualità del Suo. L’incontro vero e proprio con il Maestro Autentico è quello completo con la Pace in se stessi, anche perché più le esperienze sono vicine alla Pace, minore è la percezione di separazione e individualità.

L’Estinzione è, invece, l’ “incontro più vicino possibile” con il Maestro Reale, senza che ci sia esperienza di ciò.

Tramite la Coscienza Originale, ognuno ha un costante rapporto con il resto dell’umanità, che è un incessante convegno. Il meeting spirituale con il Maestro Autentico c’è sempre. Ciò che cambia è la qualità della comunicazione, che è sempre massima da parte del Maestro e variabile da parte dell’allievo. Il concetto di andare incontro al Maestro, va inteso come miglioramento del comunicare con Lui, aprendosi maggiormente al presentarsi della Grazia Divina in se stessi. L’allievo è sempre in (ri)unione con il Maestro, ma soltanto l’Alternanza tra il Vuoto mentale e l’Estinzione fa Scoprire che è così e che in Realtà (come Assoluto, non come individuo) si è il Maestro Reale, e che ogni allievo è un aspetto dell’esprimersi di Se Stessi Maestro Reale.

Per l’allievo, l’importanza degli incontri fisici è sostanzialmente proporzionale al suo identificarsi con il corpo e di conseguenza dell’identificare il Maestro con il corpo. Maggiore è il suo immedesimarsi con il corpo, più l’allievo immagina la separazione dal Maestro e più ha bisogno della vicinanza fisica del Maestro per rendere possibili i processi consapevolizzanti. Inversamente, più l’allievo è consapevole che il corpo non è l’Identità Reale, ma una Sua espressione, e che non esiste alcuna separazione, meno importanza hanno gli “incontri fisici” con il Maestro[6]. La sagoma Maestro che appare nell’allievo è un’immagine Destante, perché stimola le vibrazioni dell’allievo a vibrare come Amore.

L’incontro fisico con il Maestro è sempre seguente all’incontro vibrazionale con Lui, gli eventi percepiti come materiali sono la concretizzazione di determinati processi vibrazionali.

L’incontro vibrazionale con il Maestro può essere riconosciuto o no. Di solito è riconosciuto maggiormente quando l’attività sensoriale è silente, come sogno durante il sonno o come visione in meditazione. Le immagini e le parole percepite in questi stati, sono comunque soltanto una minima parte della comunicazione. Quando l’esperienza dell’incontro vibrazionale è percepita e ricordata come profonda esperienza di Amore, l’incontro è stato veramente qualitativo.

L’incontro vibrazionale parziale con il Maestro c’è comunque sempre, l’Amore alla base dell’esserci è costante, in Fondo si è sempre con Se Stessi Maestro Amore.

La visita al Maestro va intesa come pellegrinaggio spirituale massimo, ben superiore a quello ai luoghi energetici, ma anche ai Luoghi di Potere[7]. Più l’allievo si identifica nel corpo, più percepirà il viaggio verso il Maestro come avvicinarsi all’incontro fisico con il Maestro. Maggiore è la sua immedesimazione consapevole con l’Infinito (Reale Identità) e con l’Immenso (Amore), più vivrà il pellegrinaggio al Maestro come viaggio Interiore.

La vicinanza o distanza sostanziale tra l’allievo e il Maestro non è quella fisica, ma quella della loro qualità vibrazionale. Chi vibra in modo scadente, può essere a mezzo metro dal corpo del Maestro, ma essere immensamente più lontano dal Maestro di chi si trova dall’altra parte dell’Oceano, ma vibra spiritualmente.  La vicinanza al Maestro corrisponde alla capacità di essere Pace, la lontananza dipende da quanto si è lontani dalla Pace.

L’aiuto (del) Maestro è potenzialmente fruibile ovunque e sempre, indipendentemente dalla sua presenza fisica, anche perché dalla prospettiva dell’allievo, ogni luogo e tempo da lui percepibili sono in lui stesso. La “trasmissione”[8] delle capacità e conoscenze del Maestro avviene automaticamente a tutti gli allievi, ma cambia la misura e la qualità di trasmissione, che dipendono dall’apertura dell’allievo all’influsso benefico del Maestro, dalla sua capacità di quietare l’attività emotiva e intellettiva.

La presenza diretta del singolo Maestro è soltanto in lui stesso, il suo spaziotempo inizia e termina in lui stesso. Il Maestro è però anche Onnipresente, come Amore è presente in ogni allievo perlomeno alla base dell’esserci, da dove si proietta anche come tempo spazio dell’allievo stesso.

L’Onnipresenza (del) Maestro può essere spiegata anche in questo modo: vibrando di Unità, il Maestro non produce in sé (percezione di) separazione e questo rende possibile il suo influsso Compassionevole in ogni essere senziente.

L’allievo sente la Presenza del Maestro nella misura in cui produce in sé esperienza di Unità. Più è lontano questo stato esperienziale, minore è il Sentire il Maestro e maggiore è l’immaginarlo. Aumentando la propria qualità vibrazionale l’allievo si avvicina a essere uno con il Maestro, a essere l’Uno chiamato Amore. Dalla prospettiva dell’allievo, il Maestro è in lui e lui è nel Maestro, nella misura in cui l’allievo vibra d’Amore. Per il Maestro, invece, l’allievo è in lui e lui è nell’allievo sempre totalmente, l’Amore non conosce diversità da sé.

La cosiddetta scelta del Maestro non è una scelta. Sono le predisposizioni dell’allievo, le caratteristiche specifiche del singolo Maestro e del suo insegnamento e le circostanze onnicomprensive, a determinare l’incontro dell’allievo con il Maestro. In sostanza, scelta è un concetto che indica la constatazione di ciò che è già avvenuto. Essenzialmente non c’è alcuna scelta, ogni avvenimento è il risultato di innumerevoli influssi.  

Trovato il Maestro Autentico, è bene essere aperti al suo influsso, cercando di non produrre attaccamento a Lui.  Creare attaccamento al Maestro è paradossale, significa favorire attaccamento a Ciò che per sua natura favorisce la liberazione da ogni attaccamento. L’attaccamento dell’allievo al Maestro, è dell’allievo a se stesso, una dipendenza negativa di sue parti che definisce come io ad altre sue parti definite Maestro. È una specie di autoinnamoramento dell’allievo in se stesso. Tra l’altro, ogni innamorarsi è un innamorarsi di sé, tutto ciò di cui si fa esperienza fa parte del proprio campo esperienziale.

11. IL RAPPORTO MAESTRO ALLIEVO

Il rapporto Maestro - allievo inizia e termina con l’uomo in lui stesso, processo primo e massimo dell’esprimersi vibrazionale di Dio.

Il rapporto Maestro - allievo ha (avuto) inizio dal Maestro, non dall’allievo. L’esperienza prima è l’Amore (Maestro), mentre gli allievi (secondari) sono esperienze non vibranti d’Amore, distorsioni del Maestro.

Il rapporto qualitativo tra Maestro e allievo favorisce la scomparsa del rapporto stesso, perché l’allievo diventa Maestro.

Dalla prospettiva dell’allievo, il rapporto con il Maestro Autentico è sostanzialmente un viaggio verso l’Amore. Dalla prospettiva del Maestro è, invece, il tendere dell’Amore a esprimersi integralmente nell’intero campo esperienziale dell’allievo: l’Amore chiamato Maestro Autentico, spinge l’Amore nell’allievo a esprimersi sempre maggiormente, favorendo l’eliminazione degli ostacoli per la Conoscenza del Sé.

L’allievo dovrebbe intendere il Maestro non come personalità, ma come Amore. Altrimenti rischia di cercare di emulare la “personalità” del Maestro, invece di emulare l’Amore, diventandoLo. Il concetto di dedizione al Maestro va inteso come consacrazione all’Amore e alle verità spirituali, non come devozione alla personalità, che sfocia facilmente in culto della personalità, quando gli allievi sono, in effetti, dei seguaci.

Fenomeno Naturale, per mantenere la propria Naturalezza, la relazione Maestro - allievo non deve essere imbrattata da idee di particolarità.

Il Maestro Autentico è pienamente consapevole della propria funzione di Maestro, perché stimola la consapevolizzazione altrui, e che si tratta di una funzione naturale, ma non dà peso al fatto di essere un Maestro e afferma raramente, se lo fa, di esserLo, anche per non potenziare l’atteggiamento dualistico dell’allievo: Maestro - allievo.  È lo stato Naturale che Lui è, a renderlo naturalmente Maestro.

Pienamente consapevole che, per ordine naturale, chi non è Divenuto del tutto è allievo dei Maestri, il Maestro non reputa qualcosa di particolare “avere” degli allievi e non ha l’idea di “averne” qualcuno di particolare. L’idea di discepolo prediletto è una “proiezione” degli allievi e credere di esserlo è un ostacolo maturativo, uno degli aspetti più nocivi dell’identità immaginata spirituale.

Il Maestro Autentico stimola l’allievo a dipendere sempre meno da lui, facendogli scoprire il Maestro interiore (Amore). Lascia comunque che l’allievo lo percepisca come Maestro, come punto di riferimento transitorio, per condurlo alla Scoperta dell’unico “punto di riferimento” Reale, il Maestro Reale (Reale Identità)[9].  Il rapporto tra allievo e Maestro Autentico non deriva da vite precedenti, né l’uno né l’altro ne hanno. L’allievo e il singolo Maestro sono processi di individualizzazione irripetibili e senza continuazione, sono una vita soltanto. Ciò che precede la nascita dell’individuo e rimane dopo la sua morte, non conosce individualità, differenziazione. L’individualizzazione esige il tempo, mentre la sua Origine è atemporale: tutto ciò che è riconoscibile come elemento individuale (corpo, emozioni, pensieri, vibrazioni ed energie individuali...), non esiste Oltre l’individuo. Inoltre, l’individuo è caratterizzato dall’esperienza di esserci, sconosciuta a Ciò che lo Precede.  

Dio non guida l’allievo attraverso il Maestro Autentico, che non è un tramite, ma Dio manifesto come Amore.

L’Amore non conosce dualità, il Maestro Ama l’allievo come se stesso e così lo stimola a tendere ad Amare se stesso, il prossimo e Dio con tutto se stesso.

 Il Maestro dà all’allievo tutto ciò che questi può ricevere. Questo fa parte della sua natura, è un’espressione spontanea dello stato Maestro. Non è il Maestro a decidere quanto darà all’allievo, ma è lo stato (dell’) allievo a determinare quanto riceverà.

Il Maestro favorisce la trasformazione del vuoto esistenziale dell’allievo in Vuoto mentale, Amare. Considerando l’Amare come unica esperienza integrale, ogni stato esperienziale diverso è Vuoto esistenziale.

Libero da ogni meta e missione, il Maestro non p(rop)one all’allievo missioni da compiere. Ogni missione è un concetto e l’Amore è libertà da ogni pensiero. Se, per esempio, propone all’allievo di scrivere un libro o di sviluppare un proprio metodo di guarigione, non presenta ciò come missione particolare, ma come processo attraverso il quale lui può consapevolizzarsi ed esprimere le proprie capacità, come modalità di utilizzo illuminante della mente (da parte della stessa mente). Consapevole che dalla prospettiva della mente non Realizzata, Divenire del tutto è una meta da raggiungere, il Maestro è anche consapevole che è oltre ogni meta, perché è il compimento Naturale del singolo divenire.

 Il Maestro aiuta a comprendere che Divenire del tutto significa essere Divenuti Sani-Naturali. Disillude così l’allievo dall’idea che maturando spiritualmente si diventa particolari, speciali. La consapevolizzazione è anche dissoluzione di ogni idea superiorità o inferiorità, di essere particolari, speciali.

I maestri spirituali ordinari favoriscono prevalentemente una delle tre cosiddette vie spirituali: della Conoscenza, dell’Amore e dell’Azione. Il Maestro aiuta invece l’allievo a integrarle. Il velivolo trimotore ha prestazioni migliori rispetto a uno monomotore. Per di più, l’integrazione delle tre vie porta alla moltiplicazione e non soltanto alla somma dei loro potenziali, mentre immaginarle separate rende fruibile soltanto parzialmente l’immenso potenziale della Via Integrale. Apparentemente tre sono aspetti di una: l’azione sostanziale del Sapere è aiutare il Cuore ad aprirsi compiutamente alla Pace, in cui non c’è percezione di separazione tra agente e azione, che allora è Globale perché l’Agente è l’Amore. Formalmente, il Maestro può sollecitare maggiormente una delle tre vie, ma la Sua Integralità le favorisce tutte e tre contemporaneamente. L’insegnamento (del) Maestro è integrale, perché Lui stesso è eguaglianza tra Conoscenza, Amore e Azione. L’intero esserci del Maestro vibra di Amore, pura Conoscenza di esserci, in cui ogni azione è Pace.

Il Maestro non nutre aspettative riguardo al progresso spirituale degli allievi, né ai benefici che potrebbe averne. Libero da aspettative, non le stimola in altri. Il Maestro è il Beneficio Massimo che la vita può avere da se stessa, Divenire del tutto. Essendo praticamente l’umanità intera allieva di ogni Maestro Autentico, aspettandosi qualcosa dagli allievi sarebbe vincolato dalle aspettative riguardo al mondo intero. Invece, è libero dall’attaccamento alla Manifestazione intera, quindi anche da se stesso.

L’allievo è insegnamento Divino parzialmente espresso, il Maestro è pieno insegnamento Divino.

L’allievo non deve diventare una (brutta) copia del Maestro, ma un ottimo originale di se stesso. Il Maestro Autentico favorisce pienamente l’originalità dell’allievo, anche aiutandolo a comprendere che il divenire veritiero consiste nell’individualizzazione, non nella massificazione.

Il Maestro non induce l’allievo a combattere contro il male, anche perché questo fomenterebbe conflitti, ma lo sollecita a maturare la capacità di effondere Pace, il che di per sé diminuisce il male (ostacoli per la consapevolizzazione) e aumenta il bene (processi consapevolizzanti). 

Il Maestro non predica sofferenza, ma indica come giungere a essere Felicità (Amore), chiarendo che si tratta dell’esperienza Naturale. La sofferenza nuoce, salvo che non si tratti di sofferenza derivante da consapevolizzazione. Chi predica che maturare spiritualmente equivale a soffrire, non è un maestro spirituale, ma un pericolo per la salute pubblica. Il “piacere” della sofferenza è un grande pericolo, soprattutto quando il sadico assume sembianze da “maestro spirituale” e attira allievi che cercano di diversificare il proprio masochismo, imbrattandolo con le oscure tinte della falsa spiritualità intrisa della sofferenza fine a se stessa.

Con il suo essere vita pienamente consapevole, il Maestro stimola la vita allieva a viversi in modo consapevolizzante per diventare puro divertimento Divino. L’approccio alla maturazione spirituale non deve essere severo, ma serio (agire ponderato, sobrio e responsabile per Divenire del tutto) e nel contempo gioioso (festa della ricerca del Divino per essere Festa Divina). La severità verso se stessi e gli altri, è un ostacolo per la consapevolizzazione.

Il rapporto tra allievo e Maestro, è uno specchiarsi del potenziale umano parzialmente espresso (allievo) nello specchio del potenziale umano Realizzato (Maestro). L’allievo scorge nel Maestro dove può portarlo la ricerca spirituale di qualità, ma può veramente Vedere nella misura in cui è libero da esperienze diverse dall’Amore.

Il rapporto Maestro-allievo non è un rapporto analista-analizzato, l’analisi superflua è un grande ostacolo per la Spiritualità. . In genere, l’analisi porta soltanto al riconoscimento di un determinato contenuto e a una sua trasformazione parziale, senza eliminare le cause del fenomeno nocivo e senza trasformarlo in Amore. Essendo esente da pensieri, per l’Amore ogni analisi è superflua, anche se all’allievo ignaro della capacità cognitiva (dell’) Amore, l’analizzare può sembrare indispensabile. In effetti, per lui lo è, sopratutto perché succube del meccanismo del voler (che significa dover) analizzare non può farne a meno. L’Amore non pensa, ma semplicemente favorisce la trasformazione in Lui di ciò che non Lo è. Per la trasformazione spirituale, l’analisi è positiva nella misura in cui rende possibile la disidentificazione dall’individualità e l’immedesimazione consapevole con l’Infinito. L’indagine sulla Reale Identità è quindi molto più efficace dell’analisi dei vari segmenti dell’individuo. Le domande spirituali, per esempio: Cosa ci fa il mondo in me?, Qual è la mia Origine come individuo?, Da dove provengo come individuo?, Qual è la Reale Identità?, non devono favorire l’analisi, ma la comparsa del Vuoto mentale, dal quale possono scaturire profonde constatazioni affrancate da ogni forma di analisi. Questi quesiti sono strumenti per bypassare il circolo vizioso dell’analisi.

Il Maestro stimola l’allievo a non cercare giustificazioni per non consapevolizzarsi. Per Divenire del tutto bisogna fare tutto ciò che è necessario, indipendentemente dalle condizioni e dagli ostacoli, anche perché, di norma, gli ostacoli sostanziali non sono le circostanze “esteriori”, ma le proprie idee ed emozioni superflue.

Il Maestro aiuta l’allievo ad aumentare la qualità delle “scelte” di vita essenziali, favorendo la sua liberazione dal superfluo, per far emergere stati in funzione della consapevolizzazione, soprattutto l’Amore, in quanto esperienza massima, e l’Estinzione in quanto stato in cui si è dissolta ogni esperienza. Ogni altra esperienza e molto relativa rispetto a questi due stati, tanta è la loro potenza di trasformare la visione della vita, anche perché:

- l’Appagamento che deriva dall’Alternanza tra questi due stati, fa comprendere l’irrisorietà della felicità che l’individuo mediamente consapevole generalmente cerca e ottiene;

- l’Amore e l’Estinzione favoriscono la scomparsa degli attaccamenti. L’Amore non conosce attaccamento, non esiste l’attaccamento all’Amore, anche perché durante l’Amore non c’è la percezione di separazione in soggetto e oggetto. L’Estinzione oltre a non conoscere attaccamento, a differenza dell’Amore, non conosce nemmeno se stessa;

- l’Estinzione, in quanto assenza totale di esperienza, rende possibile il Discernimento dello Stato non esperienziale da quello esperienziale, quindi anche il Discernimento del Reale dall’irReale.

 Essendo pura Conoscenza in essere, per il Maestro è naturale favorire la scomparsa dell’ignoranza riguardo alla Reale Identità, anche facilitando la dissoluzione dell’identità immaginata dell’allievo.
Il Maestro dissolve gli ostacoli per il rapporto con l’allievo, che sono comunque tutti prodotti dall’ allievo, il Maestro non crea impedimenti. L’apertura dell’allievo alle vibrazioni (del) Maestro è di grande importanza per l’allievo e gli conviene, mentre né conviene né non conviene al Maestro, perché non ha nulla da raggiungere, essendo Naturalezza da sempre e per sempre esistente. Nel rapporto tra allievo e Maestro, soltanto l’allievo ha da guadagnare. L’allievo qualitativo tende a trascendere ogni chiusura verso il Maestro, anche affermando: Mi abbandono al Maestro (che significa Mi abbandono a Me Amore), Mi apro al Maestro (che significa Mi apro a Me Amore).

Il Maestro e l’allievo non si trovano nello stesso spazio-tempo, ognuno produce in se stesso il proprio, i cui processi influiscono sullo spazio-tempo altrui, attraverso la Coscienza Originale. La cosiddetta risonanza tra individui non avviene direttamente sulla relazione individuo-individuo, ma “indirettamente” tramite la Coscienza, di cui ogni individuo è un’espressione.

La comunicazione tra Maestro e allievo è sempre vibrazionale, e può assumere forma verbale (per esempio: domande e risposte) o fisica (forma scritta dell’insegnamento, pacca sulle spalle, abbraccio…), che sono comunque modi di elaborare le vibrazioni, che elaborano se stesse in forma materiale.

L’influsso sostanziale del Maestro avviene nell’ambito spirituale, composto dalle vibrazioni d’Amore[10], e consiste nell’azione dal profondo dell’esserci che, trasformando gli schemi vibrazionali, produce miglioramenti nella proiezione del mondo sensoriale, quindi anche materiale. Il piano spirituale non è superiore all’uomo, ma è in lui. Tutti i cosiddetti esseri spirituali, inclusi arcangeli e angeli sono sue proiezioni, fanno parte dell’essere umano, senza il quale non ci sarebbero. Nell’individuo mediamente consapevole, il piano spirituale c’è soltanto alla base dell’esserci, mentre in chi è Divenuto del tutto comprende l’intero esserci, perché è integralmente Amore. La spiritualità può quindi essere intesa come processo di allargamento della qualità spirituale all’intero esserci, cioè come processo di maturazione del nucleo spirituale.

La comunicazione non verbale del Maestro è molto più importante ed efficace di quella verbale. I concetti qualitativi sono comunque ottimi sostegni per aumentare l’efficacia dei processi non verbali, anche perché sono uno strumento per eliminare le nozioni fuorvianti e sostituirle con termini funzionali per la consapevolizzazione. La sofferenza si produce anche a causa di ignoranza ordinaria, che va sostituita da conoscenza spirituale, per scoprirla ignoranza. La Conoscenza Originale precede non solo ogni parola, ma anche ogni esperienza, inclusa la primaria: l’Amore.

Trasformare spiritualmente il proprio mondo concettuale è di grande importanza. Basti pensare che gran parte delle convinzioni dell’individuo mediamente consapevole si basano sull’idea di essere in realtà il corpo, perché questi è scambiato per il sé reale. Invece, il corpo è un aspetto del manifestarsi del Sé Reale. Quanto può essere veritiera la vita condizionata dal concetto falso io sono il corpo?!

Il Maestro Autentico favorisce la trasformazione benefica dei pensieri dell’allievo, per esempio:

-     da io sono il corpo a: il corpo è un’espressione di Me Assoluto,

-     da cosa ci faccio al mondo? a: cosa ci fa il mondo in me?,

-     da sono nato e morirò a: Sussisto non nato, ogni concepimento, nascita e morte sono espressioni di Me Realtà,  

-     da sono nel tempo e nello spazio a: il tempo e lo spazio sono in me, Originano da Me Senzatempo,

-     da sono colui che vive a: come individuo sono la vita stessa e come Dio Immanifesto sono l’Origine di ogni vita,

-     da  il mondo è reale a: il mondo è un’illusione, percepirlo come (se fosse) reale è un abbaglio,

-     da sono diviso dal mondo e dagli altri a: non esiste alcuna separazione dal mondo che percepisco. Il conoscitore è inscindibile dal conosciuto.

Scaturendo dalla pura Conoscenza in essere, che è la base di ogni conoscenza spaziotemporale e senza la quale non ci può essere alcun sapere, i concetti espressi dal Maestro stimolano la trasformazione dell’intero spettro conoscitivo dell’allievo, anche perché lo sollecitano a consapevolizzare la pura conoscenza di esserci, che precede ogni idea, anche io sono. L’allievo riesce così a realizzare molte verità che altrimenti non avrebbe constatato. Alcune di queste le dimentica subito dopo averle appurato, anche perché spesso sono emerse sulla soglia dell’Estinzione, la Quale è uno stato senza ricordo. Seppure cadute in dimenticanza, esse continuano a offrire il loro apporto consapevolizzante. Sono semi che alimentati con qualità cresceranno, fino a che le verità diverranno costantemente fruibili dall’allievo, perché oramai parte integrante del suo esprimersi. Espresso diversamente: scaturendo dal Vuoto mentale, le parole del Maestro stimolano i pensieri dell’allievo ad armonizzarsi con la Pace da cui scaturisce ogni pensiero, aiutandolo così a realizzare profonde verità.

Il Maestro si esprime in modo comprensibile dall’allievo, ma anche con espressioni momentaneamente difficili da capire, per stimolarlo a riflettere in modo consapevole sino a comprenderne il significato essenziale. Per quanto incomprensibili, i concetti espressi dal Maestro sono un grande aiuto, anche perché i processi loro correlati agiscono in profondità.

Ben consapevole che i concetti non sono l’essenza della maturazione spirituale, il Maestro descrive qualitativamente i processi fondamentali del processo di consapevolizzazione, per fornire una mappa sostanziale del percorso maturativo. Così l’allievo si concentra più facilmente sull’essenziale, rischiando meno di perdere tempo con il futile e il nocivo.

Il Maestro chiarisce che l’essenza della ricerca spirituale consiste nel progredire: (1) dall’immaginare la separazione tra conoscitore[11] e conosciuto, (2) allo sperimentare la loro unità, (3) al maturare l’eguaglianza tra questi due, (4) all’Estinzione della conoscenza di sé e quindi del conoscitore e del conosciuto. La costante Alternanza tra il terzo e il quarto stato sono la meta finale del percorso spirituale, questa è l’antichissima sostanza di ogni insegnamento spirituale di qualità.

Espresso diversamente, il processo spiritualizzante passa dall’esperienza separazione (tra conosciuto e conoscitore) alla percezione unità (tra conosciuto e conoscitore), per giungere all’esperienza uguaglianza (scomparsa del conoscitore e del conosciuto in favore della pura conoscenza in essere), fino alla scomparsa temporanea di ogni esperienza. La maturazione spirituale può quindi essere definita come consapevolizzazione, da parte dell’allievo, dell’unità con il Maestro, fino alla cessazione temporanea della percezione unitaria.

I concetti spirituali vanno utilizzati in modo spirituale, consapevolizzante. Altrimenti sono spirituali soltanto formalmente, non essenzialmente; lo Spirito è Essenza. Il Maestro trasforma le interpretazioni sbagliate dei concetti, trasmutandole in significati in funzione dell’Amore. In genere, non etichetta i concetti di bassa qualità come sbagliati, ma li spiega in modo propositivo, dissolvendo così i dubbi dell’allievo.

Il Maestro è Verità esperienziale (Amore), che può esprimere profonde verità concettuali. Le Sue parole agiscono integralmente, portano conoscenza verbale e soprattutto Amore, conoscenza non verbale, più potente delle parole. Può sbagliare nell’esprimersi verbalmente, ma il suo stato è infallibile: a parlare si può sbagliare, ma l’Amore è sempre senza macchia. L’Amore è l’unica Verità incontestabile, precede ogni contestazione, che implica il pensiero. “Per fortuna”, i concetti e gli avvenimenti sono soltanto segmenti dell’esserci e l’esserci Integrale del Maestro riesce a risolvere anche le imperfezioni verbali, i “danni” da loro causate. Inoltre, anche se le indicazioni del Maestro fossero sempre perfette, l’allievo dovrebbe sempre fare i conti con la propria imperfezione, che distorce le Sue indicazioni.

Il Maestro stimola l’allievo a concettualizzare in modo consapevolizzante, avendo ben presente che la maturazione spirituale non esige necessariamente la comprensione dei processi. Lo incoraggia a interrogarsi in modo illuminante sui perché sostanziali, per trascendere ogni bisogno di spiegazioni, anche perché la Reale Identità, la Coscienza Originale e quindi le cause sostanziali della Manifestazione sono inspiegabili.

Consapevole che la scoperta della Reale Identità porta le trasformazioni spirituali più profonde, il Maestro aiuta l’allievo:

- a porsi in modo consono domande che volgono i suoi flussi verso l’Origine (Reale Identità), per esempio: Qual è la mia Origine come individuo?, Cosa sono Oltre l’individuo?, Chi sono in Realtà?, Qual è la Reale Identità?;

- a esprimere affermazioni concernenti la Reale Identità: Sono l’Origine dell’Amore, Sussisto Assoluto, Sono Dio…, che espresse in modo illuminante inducono l’esserci a vibrare di queste verità;

Elucubrare significa impedirsi l’esperienza integrale della pura Conoscenza di essere, in cui le verità sostanziali sono spontaneamente constatabili. Il Maestro stimola perciò a ricercare le verità dell’Unità e a non perdersi nei meandri delle “verità dualistiche”. L’Amore è la massima forma di intelligenza spaziotemporale, l’attività intellettiva è soltanto una Sua espressione, ma anche un suo segmento quando c’è Amare. L’Amore è la massima forma di comprensione, la Comprensione senza pensieri, dalla quale possono scaturire lucide constatazioni, chiari pensieri. Soltanto le azioni in funzione dell’Amore possono quindi essere considerate veramente razionali o intelligenti. Pensare molto, anche in modo generalmente considerato logico e intelligente, impedisce di pensare veramente, perché si viene pensati, nel senso che incapaci di permanere liberi dai pensieri, si subisce il loro condizionamento segmentante, che impedisce la Comprensione Amore. I risultati negativi della cosiddetta logica, anche dell’uomo molto colto, ma non sufficientemente consapevole, sono visibili a molti, ma soltanto chi Ama, può veramente comprendere la lontananza dell’umanità dallo stato Naturale e dal suo potenziale espressivo e comprensivo. In questo senso, il concetto di peccato, inteso come stato di separazione da Dio, che a molti può sembrare irrazionale, è una verità molto profonda, una constatazione molto razionale che indica la lontananza dall’Amore, cioè l’incapacità di essere Intelligenti.

Essere un “pappagallo spirituale”, ripetente i concetti senza averli compresi, è un grande ostacolo per la Spiritualità. Il Maestro favorisce perciò la guarigione dell’allievo dalla pigrizia intellettuale, dal pensiero meccanico acquisito ed espresso senza la comprensione necessaria. Gli insegna a “pensare con la propria testa”, a non seguire ciecamente i concetti altrui, a crearsi proprie interpretazioni. Le parole del Maestro vanno ascoltate a cuore pienamente aperto, in modo dinamico, per far agire i processi illuminanti, ma non vanno accettate passivamente. L’allievo qualitativo lascia agire le parole del Maestro e poi riflette in modo consapevolizzante, per far emergere le verità dal profondo di se stesso. È aperto alla Grazia Divina, ma è Vigile anche intellettualmente , per discernere con qualità, il che è un aspetto della Grazia Divina.

Lo scetticismo verso le parole del Maestro è un grande ostacolo per la Comprensione. L’allievo saggio è aperto alla conoscenza verbale espressa dal Maestro, in modo da trasmutare la fede nelle sue parole in conoscenza propria. Il ricercatore di verità è critico in senso positivo e lascia lavorare i processi avviati dalle altrui parole illuminanti, per far emergere le proprie verità.

Le parole del Maestro vanno interpretate dalla prospettiva corretta, altrimenti possono essere facilmente fraintese. Per esempio, il Maestro può utilizzare il termine tu riferendosi alla Reale Identità, mentre di solito l’allievo lo percepisce come pronome personale relativo a lui individuo, o peggio ancora a “lui” identità immaginata. Questo può causare profonde incomprensioni, come quando nel Bhagavad Gita Krishna parla della reincarnazione dalla “prospettiva” della Reale Identità (Assoluto), di cui ogni incarnazione è un’espressione, mentre Arjuna pensa che si riferisca alle sue incarnazioni precedenti come individuo (che non ci sono: come individuo si è una vita soltanto). Va quindi tenuto ben presente che il Maestro si esprime dalla prospettiva della Consapevolezza integrale.

12. INDIPENDENZA DAL MAESTRO

Il Maestro è Indipendenza, di conseguenza favorisce l’indipendenza dell’allievo, che aumenta di pari grado alla sua maturità spirituale, cioè alla capacità di produrre Amore come unica esperienza. L’indipendenza dalla medicina dipende da quanto si è guariti. In quanto Salute, il Maestro è la migliore Medicina per l’allievo, affinché diventi Medicina lui stesso.

Chi cerca dipendenza, più precisamente la subisce, non è un allievo, ma un seguace e finché segue altri, non potrà mai arrivare a essere autenticamente se stesso. L’Amore è Libertà, chi non La favorisce gioca in favore della dipendenza. Meno un maestro stimola l’indipendenza, più è settario. Seguire un Maestro significa seguitare a tendere ad Amare, per Scoprire la Reale Identità, non stare dietro a una personalità.

Trarre spunto da un Maestro vuole dire imparare ad Amare, non cercare di copiare il Maestro. Farsi guidare dal Maestro non vuole dire farsi manipolare, ma lasciarsi andare all’Amore. Essere aperti all’influsso di un Maestro significa aumentare la qualità dei condizionamenti cui si sottostà. Aiutare il Maestro, servirLo, significa esistere in funzione dell’Amore. Volgere l’attenzione verso il Maestro Reale significa volgersi verso l’Origine.

Indipendenza totale dal Maestro significa anche essere totalmente dipendenti da se stessi, perché si produce unicamente Amore, che dipende sempre soltanto da se stesso, come unico condizionamento di sé. L’Amore è il condizionamento di base, Sano anche perché libero da ogni attaccamento, anche a Sé. Più le esperienze sono lontane dall’Amare, più sono caratterizzate dall’attaccamento. Maggiore è la distanza dall’Amore, maggiore è la mancanza, quindi la dipendenza. L’Amore è l’unica esperienza in cui non c’è mancanza, è l’esperienza integrale.

13. I LIMITI DEL MAESTRO E DELL’ALLIEVO

La Spontaneità (del) Maestro Autentico aiuta l’allievo a riconoscere i propri meccanismi limitanti e a liberarsi dalla meccanicità. Il Maestro facilita la scomparsa dei limiti dell’allievo, primo dei quali la convinzione che l’individualità, peggio ancora il corpo, sia il sé reale.

I limiti del maestro spirituale ordinario sono limitazioni per gli allievi. Fin quando quelle del maestro sono minori di quelle dell’allievo, possono anche aiutarlo a superare i propri limiti, ma quando la limitatezza dell’allievo si eguaglia a quella del maestro, questi diventa un ostacolo per lui.

Percepire il maestro come più maturo di lui quando non lo è, è chiaramente un ostacolo per l’allievo, soprattutto quando non riesce a distaccarsi dal maestro, il che gli impedisce anche di trovarne uno più congruo alle sue esigenze. L’allievo non dovrebbe provare sensi di colpa nel cercarsi un maestro più qualitativo, si tratta di un’esigenza naturale, di una ricerca saggia.

Talvolta i maestri sono molto bravi sul piano concettuale oppure hanno grandi capacità energetiche o alcuni cosiddetti poteri psichici, senza però essere spiritualmente evoluti. Può così succedere che qualcuno spiritualmente più maturo, ma con meno conoscenze di tale (presunto) maestro, lo scambi per propria guida spirituale. In questi casi l’allievo dovrebbe rendersi conto dell’ostacolo e produrre l’intenzione di trovare il Maestro autentico. Per non intralciare l’ascesa sulla scala della consapevolizzazione è saggio tendere sempre la mano all’Amore, come massimo Maestro esperienziale e alla Reale Identità in quanto Maestro Reale. È fondamentale focalizzarsi sulla ricerca dell’Amore e del Reale.

14. IL MAESTRO NON CREA CONFLITTI

Alcuni maestri dicono di creare intenzionalmente situazioni conflittuali per far maturare l’allievo, ma ciò può essere una giustificazione del maestro ordinario per i propri conflitti proiettati su altri.  Essendo Pace, il Maestro favorisce la trasformazione dei conflitti in Lui stesso. Come ogni cambiamento, questa trasformazione può avere una fase conflittuale accentuata, soprattutto quando i conflitti repressi emergono per quietarsi. In queste occasioni è fondamentale focalizzarsi sulla Pace, non analizzare i conflitti. L’analisi produce pensieri che vanno ad alimentare il conflitto. Il solo pensiero può essere considerato un conflitto di per sé, impedisce il Vuoto mentale, la Pace.

Tra i modi per focalizzarsi sulla Pace ci sono: l’osservazione dei conflitti, “senza” identificazione, sino al loro quietarsi; e le affermazioni con la parola Pace, per esempio Abbandono i conflitti alla Pace oppure Sono Pace; le preghiere di armonizzazione: Chiedo alla Pace di attivarsi nei conflitti, oppure, Chiedo alla Reale Identità di trasformarmi i conflitti in Pace.

15. IL MAESTRO NON È DOGMATICO

Il Maestro non impone dogmatiche regole comportamentali, ma stimola condotte consapevolizzanti, anche perché sa che più sono ferree le regole, più difficilmente saranno rispettate e maggiore sarà il senso di colpa degli allievi per non averle rispettate.

Chi Ama favorisce automaticamente il trascendimento dei sensi di colpa, che sono un “ottimo” strumento manipolante. Ognuno ha una natura specifica e dovrebbe tendere a esprimerla autenticamente. Uniformare i comportamenti castra l’autenticità cui tende il divenire vero. Il maestro limitato cerca di limitare e controllare gli allievi, perché proietta i suoi limiti e il suo controllarsi e deve sostituire la mancanza di autorevolezza con l’avere autorità. Il Maestro Autentico irradia di Autenticità l’umanità intera, aiutandola a liberarsi dai meccanismi comportamentali limitanti. Favorisce l’eliminazione degli ostacoli per l’Amore, non basandosi sulla forma delle azioni, ma sulla qualità dell’esserci in cui esse avvengono e da quanto, di conseguenza, favoriscono/ostacolano la consapevolizzazione. Più si è vicini ad Amare, che non va confuso con il mero voler bene, più si fa del bene a se stessi e al prossimo. Comportarsi in modo che qualcuno definisce spirituale, ma che non lo è perché non stimola l’integrazione dell’esserci, può significare fare e farsi del male.

16. AIUTO SPECIFICO

Compiutamente consapevole che la Reale Identità è una e che ogni individuo è specifico, il Maestro offre a ognuno strumenti consapevolizzanti conformi alle sue esigenze maturative, espressive. L’elemento più consapevolizzante, lo Stato Maestro, è comunque sempre eguale per tutti, fruito però in misura diversa.

Il Maestro favorisce l’emersione delle qualità in funzione della maturazione spirituale dell’allievo. I talenti non vanno tanto ricercati attraverso l’analisi, ma fatti emergere eliminando gli ostacoli che impediscono il loro manifestarsi. L’individuazione sostanziale delle capacità consiste nell’aumentare la capacità di Amare ed esprimere l’Amore in modo sempre più originale. L’individuazione delle capacità va quindi vista come individualizzazione sempre più qualitativa dell’Amore tramite ambiti specifici: arte, ricerca scientifica, insegnamento, guarigione, musica… Il talento primario è l’Amore, ogni esperienza e quindi ogni altro talento (che è sempre un’esperienza) esiste grazie all’Amore in quanto percezione primaria. Il modo sostanziale di agire sui talenti in generale, è consapevolizzarsi affinché le capacità specifiche possano esprimersi nell’ambito ottimale, l’Amore. Aumentando la qualità vibrazionale dell’esserci, i talenti emergono con sempre maggior qualità e la capacità di insegnare è sempre più caratterizzata dalla pura Conoscenza in essere, che è il più talentuoso e poliedrico tra gli insegnanti. Le capacità espresse dalla Consapevolezza integrale sono Divine, Amore che si esprime attraverso la musica, la pittura, la ricerca…

17. SFORZO DELL’ALLIEVO E ASSENZA DI SFORZO DEL MAESTRO

Il Maestro favorisce la spiritualizzazione dell’allievo, ma non può, consapevolizzarsi al posto suo. L’allievo non può realizzarsi grazie agli sforzi del Maestro, che tra l’altro permane assenza di sforzo, ma il Suo aiuto è fondamentale,  facilita gli sforzi dell’allievo per giungere alla Naturalezza dell’assenza di sforzo. Il viaggio verso il Maestro è lo sforzo atto a trascendersi, l’incontro vero e proprio con il Maestro è la cessazione di ogni sforzo. L’allievo saggio produce sforzo qualitativo, non quantitativo, per diventare assenza di sforzo.

Il Maestro soffia sulle vele dell’allievo, il quale deve curarle e spiegarle. Più sono qualitativi gli sforzi dell’allievo, maggiore sarà l’aiuto che riceverà dal Maestro. Meglio l’allievo dispone le vele, maggiore sarà l’aiuto che riceverà dal Vento.

Il Maestro illumina la strada, l’allievo deve camminare, ancora meglio se riesce a farsi trasportare dall’Onda dell’Amore, abbandonandosi alla Reale Identità. Una delle differenze tra la via della conoscenza e la via della devozione, è che la via della conoscenza è un po’ come camminare sul percorso spirituale, scoprendolo passo dopo passo, mentre la via della devozione è un lasciarsi trasportare dall’Amore. Più l’allievo è maturo, più il suo camminare diventa farsi trasportare e il farsi trasportare camminare, i passi del camminatore diventano sempre più ampi. Diventati immensi, la via della Conoscenza e dell’Amore diventano una sola, perché la Conoscenza è Amore. L’ultimo passo racchiude l’Immensità, è l’Illuminazione definitiva.

18. IDEALIZZAZIONE DEL MAESTRO

Idealizzare il Maestro e immaginarlo perfetto, è un ostacolo per la trasformazione dell’allievo in Maestro.  Più l’allievo immagina la perfezione del Maestro, più lo idealizza, diventando così sempre più schiavo delle proprie proiezioni relative al Maestro. Schiavo nel senso che lo turbano, impedendogli di essere Amore. La Perfezione non è questione di immaginazione, ma di Amore, che è libero da ogni fantasia. Per questo, è importante che l’allievo capisca che il Maestro non è costante perfezione e che può sbagliare. La perfezione oggettuale e comportamentale non esiste. L’Amore è l’esperienza perfetta, in questo senso il Maestro è perfetto nella misura in cui vibra d’Amore. La qualità vibrazionale del Maestro ha comunque oscillazioni, seppur minime.

La necessità dell’allievo di percepire il Maestro come perfetto, può essere una via di fuga dal proprio percepirsi come imperfetto. Accettarsi per quello che si è, né giusti né sbagliati, è un modo per diminuire le proprie proiezioni perfezione e imperfezione. Di solito si tratta inizialmente di un’accettazione sostanzialmente concettuale, che può diventare piena accettazione esperienziale, quando subentra la chiara constatazione, illuminata dall’Amore, che in ogni momento non si poteva/può essere diversi da ciò che si era/è in quel dato momento. Quando c’è Amare anche l’accettazione stessa viene trascesa. L’accettazione è un passaggio verso l’Amare, che è immune dalla dualità accettazione-rifiuto.

19. VEDERE POSITIVAMENTE IL RAPPORTO MAESTRO - ALLIEVO

Alcuni non vedono positivamente il rapporto maestro spirituale-allievo spirituale, a causa dei rischi di dipendenza, di manipolazione e di settarismo. D’altra parte, certuni tra questi critici vedono favorevolmente il cristianesimo, la cui forza come movimento deriva in buona parte dal fatto che, da Maestro, Gesù ha favorito la Realizzazione di una decina di suoi allievi, chiamati apostoli.

Chi ritiene che il rapporto tra allievo e Maestro abbia insito il pericolo del settarismo, farebbe bene a considerare che il mondo è strapieno di sette, ogni ambito che non favorisce il libero pensiero, cioè la libertà dal pensiero, è in sostanza una setta. Molti immaginano di avere libertà di pensiero, ignorando però che non può esserci senza la capacità di non pensare, cioè di produrre volontariamente Vuoto mentale, per permanere esenti da pensieri.

È certamente rischioso affidarsi a falsi maestri[12], ma è uno spreco non affidarsi ai Maestri Autentici. Il Maestro è l’unico individuo Sobrio cui potersi affidare. Se ci si affida a chi è ebbro di emozioni negative e pensieri superflui, cioè a chi non è sufficientemente consapevole, tanto più bisognerebbe affidarsi a un Maestro.

Più un maestro vibra costantemente come Amore, più è vicino a essere Autentico. Viceversa, meno vibra d’Amore, più è falso, il suo vibrare è falsato, distorto. L’Amore è il massimo insegnamento spaziotemporale,  soltanto chi Lo è può insegnarLo. Più sono falsi, più i falsi maestri sono maestri di sofferenza. Il Maestro è invece l’Indicazione luminosa verso la Felicità. Il Maestro, libero dalla sofferenza, con il solo proprio esistere favorisce automaticamente la liberazione altrui dalla sofferenza.

L’Amore può essere definito come Libertà esperienziale, ma non esiste la libertà da tutto. L’idea che l’Assoluto sia libero da tutto, è soltanto un concetto che, come ogni pensiero, scaturisce dallo spaziotempo, mentre l’Assoluto lo precede, perché sua Origine. Finché c’è vita c’è sempre condizionamento e con la morte scompare ogni condizionamento, ma anche chi ne era soggetto. Ciò che è diverso è la qualità dei condizionamenti cui si sottosta. Il condizionamento può anche essere positivo, anche il Maestro è condizionato dal proprio essere Amore. Il Maestro è un condizionamento veramente positivo per se stesso, che aumenta la qualità vibrazionale di chi sottostà al suo influsso. Il grado di libertà, ma anche di libero arbitrio, andrebbe definito, non in senso assoluto, ma di libertà da pensieri (superflui) ed emozioni diverse dall’Amore. Ogni Maestro Autentico condiziona positivamente ogni essere umano e, quasi paradossalmente, più l’allievo è in grado di ricevere aiuto, meno ne ha bisogno, perché è in grado di produrre Amare.

[1]Assoluto, Dio, Sé, Realtà.

[2] Va considerato che alcuni “piani” della Manifestazione (Dio manifesto), cioè la Coscienza Originale e l’Attimo presente, non sono sperimentabili.

[3] In effetti, non c’è alcuna scelta. La cosiddetta scelta è un’idea, una razionalizzazione di avvenimenti che precedono il pensiero chiamato scelta. 

[4] La ricerca non deve quindi fermarsi all’Amore, ma deve puntare a scoprire la Sua Origine, al Maestro Reale. Il Maestro manifesto è irReale.

[5] Per rimuovere gli ostacoli, invece di preoccuparsene, si possono fare queste due preghiere: Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi gli ostacoli per il Maestro ottimale, e Chiedo alla Reale Identità il Maestro ottimale.

[6] Non basta sapere che il Maestro non è (solo) il corpo, bisogna esserne consapevoli. Non è questione di disporre di nozioni, ma di qualità dell’esserci.

[7] Riguardo ai Luoghi di Potere vedi il libro: Il Conscio Maturo di Zoran Gruičić e Milica Gruičić

[8] Più precisamente, non si tratta di trasmissione, ma di emersione di questi processi nell’allievo, favorita dall’influsso del Maestro.

[9] L’allievo può favorire questi processi con le affermazioni: Mi apro a consapevolizzare il Maestro interiore, oppure Mi apro consapevolizzare il Maestro Reale.

[10] Il modo in cui sono organizzate è diverso in ognuno, ma producono  sempre la stessa esperienza: Pace, Amore, pura Conoscenza in essere.

[11] Nota: ciò che è percepito come conoscitore, non è il conoscitore effettivo, perché si tratta di un aspetto della percezione, del conosciuto.

[12] Per evitare l’influsso negativo di falsi maestri, si può fare questa preghiera: Chiedo alla Reale Identità di proteggermi dai falsi maestri.



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