La meditazione è un processo naturale, un qualcosa con cui si è nati; è l’essenza del nostro essere, la nostra natura. Così come è proprio dell’uomo mangiare, bere, crescere e svilupparsi… così gli è proprio porsi domande e cercare risposte.
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LA MEDITAZIONE

LA MEDITAZIONE

LA MEDITAZIONE

1. Lo scopo della meditazione

2. L’approccio alla meditazione

2.1. La ricerca

2.2. Il lasciarsi andare

2.3. La tecnica di meditazione

3. I flussi della meditazione

3.1. La purificazione

3.2. La consapevolizzazione

3.3. L’unificazione

4. Consigli per meditare
5. L’applicazione delle meditazioni (esperienze dei meditatori)

LA MEDITAZIONE

La meditazione è un processo di induzione e orientamento intenzionale dei flussi vibratori, energetici e materiali del singolo. Questo avviene attraverso la mente, che è lo strumento in funzione della Coscienza con cui si influisce sui principali flussi della meditazione:

COSCIENZA – VIBRAZIONE – ENERGIA – MATERIA

Nel senso pratico del termine, la meditazione o la tecnica per meditare si basa sui seguenti principi:

-rilassamento: pacificazione dei processi psicofisici (emozioni, pensieri e corpo fisico) al minimo livello necessario per rendere possibile lo svolgimento indisturbato dei processi meditativi successivi (questo non significa per forza la completa fissità del corpo),

-concentrazione: orientamento dell’attenzione sugli oggetti della meditazione (può essere un punto sul muro, il “terzo occhio”, un’altra persona…) o ancora meglio sul soggetto della meditazione, sulla nostra essenza (Dio in noi, la Realtà, l’Assoluto, il Sé, l’Essenza),

-visualizzazione: quando meditiamo su qualche oggetto allora lo visualizziamo (per esempio, un punto sul muro, il “terzo occhio”, un’altra persona…), mentre quando si tratta del soggetto non si visualizza, perché la nostra essenza reale non può essere visualizzata,

-attivazione: avviamento con la mente (con lo sforzo mentale) di flussi vibratori – energetici e materiali in chi medita o in altri, che devono portare allo stato “senza impedimenti”, che è il nostro stato naturale.

Nei nostri libri precedenti abbiamo parlato in modo dettagliato dell’applicazione dei principi elencati e delle tecniche di meditazione, soprattutto come di un’attività pratica, mentre ora tratteremo alcuni principi generali sull’approccio alla meditazione, in base ai quali il meditatore concepirà, a suo piacimento, la propria via nell’applicazione pratica. Questi principi sono:

-lo scopo della meditazione,

-l’approccio alla meditazione,

-i flussi della meditazione,

-i consigli per meditare.

I. LO SCOPO DELLA MEDITAZIONE

Domande come: -Cos’è questo corpo?

-Cos’è questa mente?

-Cosa ci faccio qua?

-Qual è il senso della vita?

-Chi riflette? e altre domande simili, ma anche le constatazioni:

-Io sono questo corpo

-Io non sono nato per caso e ho un compito,

-Io sono la mente,

-Io sono la Coscienza,

-Io sono il corpo, la mente e la Coscienza, e altre affermazioni simili, sono espressioni dell’impulso a realizzarsi, che cercano e trovano risposta attraverso il processo conoscitivo.

La meditazione è un processo naturale, un qualcosa con cui si è nati; è l’essenza del nostro essere, la nostra natura. Così come è proprio dell’uomo mangiare, bere, crescere e svilupparsi… così gli è proprio porsi domande e cercare risposte.

La meditazione (nel senso ampio del termine come processo di riflessione e di orientamento di emozioni e di pensieri) è un processo naturale dell’individualizzazione della Coscienza, ovvero è lo spontaneo esprimersi della nostra essenza, di Dio (Realtà, Assoluto, Sé, Essenza) in noi – del nostro Io.

Per trovare la Verità, il modo più facile e anche l’unico è attraverso l’esperienza personale e la meditazione è un mezzo collaudato per raggiungere questo obbiettivo.

La meditazione ha sostanzialmente due scopi:

1 permettere di giungere alla risposta: chi sono io?, ovvero – qual è la mia vera identità?

offrire la prova sull’esattezza della risposta ottenuta. Quasi ogni uomo si è interrogato almeno una volta, ma anche di più, riguardo a se stesso e questo indica che non sa chi è, e che se ha ricevuto qualche risposta, non era sicuro che fosse quella giusta, e si riponeva la stessa domanda. Questo perché quasi nessuno pone sufficiente attenzione al sé essenziale, mentre si concentra sulle sue manifestazioni, prima di tutto sul corpo fisico e sulla mente, identificandosi con esse. La meditazione permette di consapevolizzare e conoscere la nostra essenza e di “giungere” all’origine del corpo fisico e della mente, e poi alla nostra Coscienza e infine all’origine della Coscienza. Attraverso la meditazione non si può risolvere completamente la questione, ma si può giungere allo stato (livello) in cui la meditazione non è più necessaria. Con la scoperta di non essere soltanto il corpo fisico, la mente e nemmeno la Coscienza, cessa la necessità di meditare e questo significa l’autorealizzazione, come stato dell’Essere nel quale si discerne costantemente la Realtà dall’illusione.

L’autorealizzazione, quale scopo ultimo della meditazione è uno stato nel quale si ha la conoscenza di essere uno con Dio, e nel quale possiamo soltanto essere la propria meta e opera. Dunque, la certezza finale (“la prova”) la riceviamo nell’autoConoscenza nella quale si perde l’identità e non c’è ricordo, perché non c’è chi ricordi – siamo noi stessi la prova a noi stessi.

Il concetto che sino al raggiungimento di questo stato ci siano una meta e una via attraverso la meditazione, è una spiegazione della mente, che deriva dallo sperimentare la separazione dell’uomo da Dio. Liberarsi dall’idea di separazione, e quindi dal “falso io”, attraverso la meditazione e poi liberarsi dalla stessa meditazione, porta all’eliminazione dell’ignoranza.

“Far morire il falso “io” non è un compito facile. In confronto a ciò,far resuscitare il morto è un gioco da bambini.”_ “Sve i ništa”, Meher Baba, Babun, Beograd, 199_, pag. 6_.

2. L’APPROCCIO ALLA MEDITAZIONE

Gli approcci alla meditazione possono essere diversi e si differenziano in base agli aspetti cui pongono maggior attenzione. Basilarmente possiamo parlare di tre approcci:

-la via della dedizione, o via dell’amore, quando consacrandosi a qualche ideale, esempio, persona (al maestro) e nella forma massima a Dio, nel tendere all’unione si costruisce un rapporto quasi personale (per esempio, gli approcci delle diverse religioni, lo bhakti yoga…),

-la via della conoscenza, o via della saggezza, che attraverso l’analisi di diversi temi come: spazio, tempo, universo, nascita, vita, morte, reincarnazione, incarnazione, eternità, infinito ecc. giunge alla comprensione (per esempio, filosofi, teologi, jnaja yoga…),

-la via dell’azione, o via dell’operare che è correlata a diversi riti, a procedure, alla scienza… (per esempio, cabala, tai chi, ricerca scientifica, karma yoga…).Alla base di questa via c’è l’utilizzo della mente attraverso l’azione diretta.

Naturalmente, nessun approccio è esclusivo e ognuno dei tre contiene anche gli altri due. Per esempio, la via della dedizione non può essere esente dalla conoscenza e dall’azione, ovvero la via della conoscenza non può esserci senza la dedizione e l’azione, e infine, la via dell’azione non può fare a meno della dedizione e della conoscenza. Alla base di tutte queste “vie” c’è il condursi nello stato di flow.

Per questo, anche l’approccio alla meditazione deve essere integrale: la conoscenza e l’amore collegati all’azione. Si può dire che la meditazione è la combinazione:

-della ricerca e

-del lasciarsi andare.

2.1.La ricerca

La ricerca si forma come espressione spontanea dell’impulso di autorealizzazione e si manifesta attraverso il chiedersi: Chi sono io?, Da dove provengo io? ecc. In sostanza si tratta dell’indagare su se stessi e del tentativo di trovare le risposte alle domande sopraelencate.

Dato che per esperienza personale, l’uomo sa (con la mente) di essere

-“Io sono” (non possiamo negare noi stessi), naturalmente ricerca che cosa significa ciò, chi è questo “Io” oppure “Io sono”. Prima, abbiamo spiegato che l’“Io” (l’“Io sono”) è la base dell’esperienza totale che inizia col momento del concepimento.

L’“Io” (l’“Io sono”) è inscindibile dalla mente e si forma e scompare contemporaneamente a essa. Siccome durante la vita la mente si arricchisce attraverso il moltiplicarsi delle esperienze (questo si può riconoscere attraverso la moltiplicazione delle emozioni e dei pensieri), nella maggioranza aumenta l’identificazione della persona con il proprio corpo fisico e con la stessa mente. Il processo continua sino a che la mente della persona non inizia a creare il concetto che l’essenza dell’uomo è la sua Coscienza. Questo porta al fatto che se qualcuno ritiene:

-di essere il corpo fisico, compare il “mondo della materia” o il mondo grossolano,

-di essere la mente, compare il mondo delle vibrazioni – energie o il mondo sottile basato sulle emozioni e sui pensieri, e

-di essere la Coscienza, non compare nulla che si possa definire come “mondo della Coscienza”, perché esso si trova “sopra la mente” e non può nemmeno essere descritto dalla mente.

Sino a che la mente non si orienta verso l’autorealizzazione e non si basa su di essa, si creeranno idee, processi, immagini, parole sulle quali si mediterà ecc., il che porterà al vagare dei pensieri e a cadere nel sonno.

L’orientamento menzionato porta alla capacità di calmare la mente e a non permetterle di vagare. Finché il meditante non si impratichisce, nel momento in cui inizia a meditare, si accumuleranno diversi pensieri disturbanti che lo allontaneranno dai quelli riguardanti l’autorealizzazione (ci possono essere più pensieri simili e collegati, oppure può comparirne uno soltanto). Fortunatamente, con il tempo, attraverso la pratica della meditazione, i pensieri si canalizzano, si riducono ad alcuni simili e infine ne rimane uno. È indispensabile meditare spesso e regolarmente sino a che lo stato provocato dalla meditazione non diventa abituale e ininterrotto durante tutta la giornata.

Il processo di ricerca e di autoricerca come processo spontaneo (naturale) di meditazione sulle domande elencate: chi sono io?, da dove provengo io?..., elimina i contenuti mentali in eccesso e conduce all’origine. Chi sono io?, ci libera dall’idea acquisita che ci affligge – di essere (soltanto) il corpo fisico e la mente. Da dove provengo?, è il completamento della meditazione precedente e aiuta a orientare consapevolmente la mente e ad accompagnarla sino alla sua origine.

2.2. Il lasciarsi andare

Il lasciarsi andare si forma come manifestazione spontanea dell’impulso a riconoscersi, attraverso la credenza di lasciarsi andare a “qualcuno” o “qualcosa”.

Lo stesso lasciarsi andare porta all’eliminazione dei contenuti superflui della mente. Questo non significa l’assenza o l’eliminazione di emozioni e pensieri, ma la loro consapevolizzazione cioè la coordinazione con il codice Genetico. Allo stesso modo, il lasciarsi andare non significa la perdita di concentrazione – attenzione, ma proprio la consapevolizzazione del processo nel quale “osserviamo” la formazione - durata - scomparsa di emozioni e pensieri.All’inizio questo processo di concentrazione esige sforzo, poi con il tempo lo sforzo scompare completamente, e il lasciarsi andare ci porta in uno stato in cui le emozioni e i pensieri non coordinati con il codice Genetico sono sempre meno.

Non è logico che in meditazione ci sia un inizio e una fine, o che si trovino delle risposte definitive.Non è possibile scoprire qualcosa, riguardo allo stato “prima dell’inizio” o “dopo la fine” di se stessi, che possa essere trasmesso in forma di descrizione o definizione. Ciò che si conosce come “trasmissibile” si svolge nello spazio e nel tempo, ovvero nella mente, e si tratta quindi delle c.d. conoscenza relative.

Quando ci poniamo la domanda chi sono io?, le risposte che arrivano il più delle volte sono ristrette ai risultati del ricercare nel passato, ovvero ai concetti trasmessi dai genitori e a quelli acquisiti con la propria esperienza

– io sono il corpo fisico, la mente, la Coscienza oppure io sono un essere umano, fino a io sono Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé). Attraverso il lasciarsi andare arrivano nuovamente le stesse risposte – io sono il corpo fisico, la mente, la Coscienza, oppure – io sono un essere umano ecc. Tutte queste risposte non sono certamente trascurabili e rappresentano il processo che porta all’Origine della Verità, ma soltanto a condizione di non attaccarci alle conoscenze definite con la mente.

In meditazione si possono ricevere varie conoscenze e questo “subito” e “adesso”, ma non bisogna dimenticare che si tratta delle c.d. conoscenze relative, perciò limitate dal tempo e dallo spazio e trasmissibili ad altri, a differenza della c.d. conoscenza assoluta che, invece, non possiamo trasmettere, perché “noi” stessi siamo questa Conoscenza, nella quale non c’è soggetto (non c’è “io” e “noi”) e non c’è chi possa trasmetterla, e nemmeno a chi.

Certo che nell’interrogarsi è necessaria la comprensione, ma questa non è sufficiente. Dobbiamo pensare di essere noi questa Conoscenza, ovvero Dio, e quando scompare il pensiero su ciò – allora siamo veramente Questo, per meglio dire – allora siamo nello stato in cui siamo sempre stati, nello stato di Dio. D’altra parte, attraverso il lasciarsi andare e l’abbandonarci noi ci unifichiamo completamente con Dio e giungiamo nello stato (dal quale non ce ne siamo nemmeno mai andati) di Dio soltanto quando le emozioni dell’amore si coordinano con il codice Genetico e scompaiono, perché scompare il soggetto che le crea.

Si può affermare che l’approccio alla meditazione deve portarci a scoprire, attraverso l’interrogazione, ciò che è distruttivo, per canalizzarlo ed eliminarlo (emozioni e idee distruttive), ovvero deve condurci a riconoscere ciò che è costruttivo, per stimolarlo lasciandoci andare. Dobbiamo poi, abbandonare anche la ricerca e il lasciarsi andare, per essere uno con Dio tramite la spontanea unione della coscienza individuale con la Coscienza Infinita.

2.3. La tecnica di meditazione

La maggior parte delle tecniche di meditazione sottintendono la presenza di un soggetto che medita e di un oggetto della meditazione.

Il soggetto della meditazione è il singolo, indipendentemente dal fatto sia definito come Coscienza, mente, o queste due assieme. In ultima analisi, il soggetto che riconosciamo come persona concreta nello spazio e nel tempo è una manifestazione di Dio.

L’oggetto della meditazione è qualcosa o qualcuno su cui si medita, ovvero si indirizza l’attenzione. Può essere:

-esteriore,che non è orientato verso l’essenza,come i processi dell’uomo (sistema nervoso, sistema immunitario), l’umanità, l’universo…

-interiore, indirizzato all’essenza del singolo e indescrivibile con le parole – Dio in noi.

Nella fase iniziale di meditazione, quando il soggetto e l’oggetto sono divisi, si possono utilizzare tecniche di indirizzamento dell’attenzione verso gli oggetti esterni che aiutano a canalizzare i processi energetici-vibratori e portano la mente a calmarsi.

Nella fase successiva bisogna comprendere che il soggetto e l’oggetto sono uno e che meditare sull’oggetto, indipendentemente che sia astratto

o concreto, crea la sensazione di divisione, cioè di dualità, turbando lo stato naturale di Unità. Si abbandona il processo di meditazione che implica la separazione della persona che medita dall’oggetto.

È necessario volgere le emozioni e i pensieri verso dentro, verso ciò che siamo per nostra essenza. Così scompaiono gli oggetti esteriori (che non sono altro che proiezioni della nostra mente), quando l’osservatore (il testimone) e l’osservato - diventano uno.

La mente non può annullarsi e trasformarsi da sola, ma quando si cerca la sua origine tramite la domanda chi sono io?, o attraverso domande simili, si trasforma spontaneamente. D’altra parte, se si medita con l’aiuto di constatazioni – “io sono Dio”, “io sono la Realtà”, “io sono”, e via dicendo, anche in questo modo la mente si trasforma spontaneamente attraverso il lasciarsi andare.

In ambedue i casi (approcci) attraverso il processo meditativo si trasforma la dualità “soggetto -oggetto” in non dualità. Osservando da una prospettiva più ampia, nella divisione tra il soggetto e l’oggetto ci sono tutti i problemi dell’uomo come individuo e dell’umanità come proiezione.

Il progresso fatto nella meditazione si scorge nella scomparsa di quelle esperienze, emozioni e idee che ostacolano l’autorealizzazione, anche se non esiste un metro di valutazione. Il progresso si può, in una certa misura, riconoscere attraverso le due seguenti caratteristiche:

-sempre più frequentemente pensiamo che le persone che incontriamo e conosciamo sono manifestazioni Divine,

-“vediamo” noi negli altri, e viceversa.

Dapprima si tratta di constatazioni mentali, e poi di processi “sopra la mente” che si svolgono spontaneamente.

La forma più efficace di meditazione è quando i processi meditativi passano e si prolungano nel c.d. stato di veglia e anche nel sonno. Le attività meditative, dell’autoindagine e del lasciarsi andare e la loro combinazione, seguiranno spontaneamente il processo di meditazione, quando i processi meditativi nel cosiddetto stato di veglia e nel sonno si svolgeranno di per sé, sino al raggiungimento dell’Essere indisturbato, il nostro stato naturale in cui non c’è bisogno di meditare. Questo stato emerge dapprima nelle pause tra due emozioni, due pensieri o due esperienze, per poi essere costante.

È bene ricordare che bisogna stare attenti quando ci sono frequenti

c.d. “esperienze estatiche” (fare esperienza della luce, separazione dal corpo…), perché sono un segnale di un attaccamento molto sottile alla mente.Ad ogni modo,se non ci leghiamo a tali esperienze possono talvolta ben servire perché con il loro aiuto la mente si trasforma più velocemente portandoci alla quiete (la c.d. quiete della mente) e al c.d. sonno sveglio (utilizzo consapevole della mente)2. Vedi: Essere di Zoran e Milica Gruičić, Andrea Pangos Editore, 2006

3. I FLUSSI DELLA MEDITAZIONE

Come flussi della meditazione intendiamo i processi che si svolgono nel meditatore durante la meditazione e questi sono:

PURIFICAZIONE - CONSAPEVOLIZZAZIONE - UNIFICAZIONE

Questi processi non sono separati,ma uniti.Si svolgono in contemporanea e danno luogo a un unico processo: il processo di maturazione della Coscienza.

3.1. La purificazione

La purificazione si riferisce in sostanza alla purificazione della mente, perché la purificazione del corpo attraverso il digiuno, l’aiuto di diversi esercizi (posizioni yoga, sistemi di respirazione), l’utilizzo della fitoterapia e altri metodi simili, se non sono accompagnati dalla purificazione della mente sono soltanto processi secondari. Perfino i diversi metodi di astensione – rinuncia al cibo, al bere, al sesso… sono senza valore se non sono accompagnati dal “rinunciare – canalizzare” nella mente. La rinuncia può esserci soltanto in relazione all’“io”, e non nel rigettare gli oggetti esteriori.

Spesso si da rilievo al ruolo della posizione e dei movimenti durante la meditazione (durante l’esecuzione di diversi riti religiosi, nello yoga, nel tai chi…), ma questo va preso con riserva perché assumere precisamente una determinata posizione o eseguire i movimenti perfettamente può far perdere il senso originale della meditazione, a causa dell’“attaccamento al corpo fisico”. Bisogna assumere una postura (eseguire un movimento) tale da agevolare la meditazione, il che significa che si può stare seduti, camminare o altro. Molti maestri affermano che la cosa migliore è essere nella posizione del Sé (Essenza), che non è definibile.

Per molti la purificazione della mente significa la sua eliminazione, ovvero, nel senso stretto della parola – l’eliminazione dell’ego, che è spesso identificata con l’estinzione di tutti i desideri e l’eliminazione dei pensieri. Già precedentemente abbiamo messo in rilievo che non siamo per l’eliminazione della mente, bensì per la sua consapevolizzazione, che alla fine del processo porta al punto in cui le emozioni e i pensieri si emettono spontaneamente, coordinati con il codice Genetico della Coscienza. I processi più semplici si hanno quando ci rivolgiamo a Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé); essi portano di per sé alla canalizzazione delle emozioni e dei pensieri.

Dato che Dio è la nostra essenza, rivolgersi a Lui appare come rivolgersi a noi stessi, cioè trattasi del volgere la mente verso l’interno. Questo va inteso come atto di concentrazione-orientamento verso le manifestazioni Divine, che si conclude con l’orientamento automatico delle emozioni e dei pensieri, senza bisogno di un’ulteriore concentrazione su qualcuno o qualcosa. Il punto della questione consiste nell’“occupare” la mente, ma anche di non perderci in essa. Anche se sembra che ci rivolgiamo a noi stessi, si tratta soltanto della canalizzazione della mente attraverso il suo uso e orientamento.

Le meditazioni attraverso le preghiere che si pensano o pronunciano in sé, sono tanto più efficaci quanto sono semplici, poiché attivano meno la mente. Per esempio: Chiedo a Dio di rispondermi chi sono io?, sarà ancora più efficace se si pronuncia o pensa soltanto Chi sono io? In ambedue i casi si tratta del rivolgersi a Dio, ovvero a se stessi, ma nel secondo caso si attiva meno la mente.

È molto importante che le esperienze o le sensazioni che compaiono durante la meditazione come reazione all’interrogarsi, non si trasformino in riflettere. Infatti, sia che si riceva la risposta Io sono Dio (oppure Io sono la Realtà), sia che non si riceva alcuna risposta, bisogna stare attenti all’insinuarsi del gioco della mente che cercherà sempre di conservare se stessa. Questo gioco si basa su domande come – perché è arrivata proprio questa risposta?, oppure – perché non è arrivata nessuna risposta?, o ci induce a riflettere per rispondere a esse, oppure si basa su qualcuno dei fenomeni sperimentati durante la meditazione, come l’impressione di essere senza corpo, la sensazione di essere usciti dal corpo, le visioni di luce ecc.

Perciò, affinché il processo di purificazione si svolga indisturbato, è necessario comprendere che tutte le domande, risposte o sensazioni che compaiono, non sono distruttive per lo stato meditativo solo se le accettiamo senza valutarle e senza attaccamento, cioè se non pensiamo a esse. Avendo qualsiasi tipo di aspettativa in meditazione, noi ci leghiamo alla meta e non conseguiamo il senso della meditazione.

“Sino a che qualcuno brama la liberazione, sino allora si può considerare imprigionato” 3 _ “Atma – Vičara – put samoispitivanja” – po učenju Šri Ramane Maharišija, “OM” Beaograd, 2001, pag. 15.

Considerando che durante la meditazione avviene la spontanea emersione di emozioni, pensieri e sensazioni, è necessario fare qualcosa di ciò che segue (che possiamo definire “medicine” contro la perdita di concentrazione e dello stato di flow):

-Ogni volta che compaiono altri pensieri o altre sensazioni sarebbe bene indirizzare ininterrottamente le proprie emozioni e i propri pensieri verso Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé) ripetendo – Io sono Dio, Io sono la Realtà ecc., perché così canalizzeremo la mente.

-Si può dare un compito alla mente con la domanda – cos’è la mente? e lasciare semplicemente che i processi si svolgano. In questo modo, dopo un po’ si canalizzeranno le emozioni, i pensieri e le sensazioni superflue.

-Se si pone l’attenzione sulla domanda -chi è colui cui sta accadendo lo sgorgare di emozioni, pensieri e sensazioni? la mente si quieterà spontaneamente.

-Meditare per un lungo periodo su un pensiero, sia in forma di domanda – chi sono io?, sia in forma di constatazione – io sono Dio, io sono la Realtà… Questo unico pensiero prevarrà e canalizzerà tutti gli altri, pensieri superflui.

-Indirizzare l’attenzione sulla respirazione, ovvero seguire il respiro (indipendentemente dal sistema utilizzato: yoga, tai chi…), diminuirà il numero di pensieri.

-Visualizzare (con gli occhi chiusi) la punta del naso oppure del “terzo occhio” dall’interno, diminuirà il numero di pensieri e li canalizzerà.

Bisogna ricordare che i metodi, spesso utilizzati per aumentare la concentrazione – attenzione, che sono contemporaneamente anche metodi di purificazione, vedi la concentrazione sulla fiamma della candela, su un punto, sui simboli (triangolo, quadrato, cerchio, croce…), possono dare risultati soltanto inizialmente e nel breve periodo, e non offrono effetti durevoli.

Sino a che ci sono domande, risposte e sensazioni, significa che la purificazione è ancora in atto, pertanto bisogna continuare con le meditazioni. Il meditante deve meditare senza alcuna intenzione e con totale attenzione sul processo stesso.

3.2. La consapevolizzazione

Attraverso il processo di consapevolizzazione la mente diventa lentamente un fattore costruttivo della meditazione, ovvero uno strumento della Coscienza in funzione della consapevolizzazione. La mente non sparisce, ma diventa calma, le emozioni e i pensieri si formano, durano e scompaiono, e la Coscienza individuale appare spontaneamente nel ruolo di “osservatore” oppure “testimone”, e così ci conosciamo come “osservatori”

o “testimoni”.

In questo processo, oltre all’osservazione delle emozioni e dei pensieri, si può talvolta “sentire” anche il più sottile tra i suoni che è impercettibile al senso dell’udito (per esempio, quando si coprono le orecchie, non si sente il suono, ma si provano delle vibrazioni che non si possono descrivere). Questo suono non va ripetuto e non bisogna insistere sul ricordarlo, perché ciò può attivare eccessivamente la mente. Inoltre, possono comparire altre esperienze come la luce o l’esperienza dell’incolore, cui non bisogna prestare attenzione ed esse scompariranno semplicemente attraverso il processo di “osservazione”.

Il suddetto può essere spiegato in modo figurativo come graduale diminuzione della luce, controllata dal regolatore di intensità.

Osservate le vostre emozioni e i vostri pensieri e osservate come state osservando!

L’ulteriore flusso della meditazione si svolge attraverso la cosiddetta esperienza del vuoto e la cosiddetta esperienza del silenzio. Il vuoto collegato con il silenzio emerge prima saltuariamente, e poi sempre più frequentemente e lungamente. Il processo si svolge il più delle volte in due fasi:

-Il “vuoto della mente” è il primo passo nel quale la mente costata saltuari “vuoti” e “silenzi”, ovvero l’assenza di emozioni e pensieri e di qualsiasi esperienza. È chiaro che anche questa constatazione è un avviamento – attivazione della mente, il che significa che i “vuoti” e i “silenzi” si mescolano con l’utilizzo della mente.

-Il “vuoto del vuoto” è il secondo passo e si forma spontaneamente quando scompare il pensiero sul “vuoto” e sul “silenzio”, ovvero quando la mente non constata più le emozioni, i pensieri e le esperienze. Questi periodi di “vuoto del vuoto” diventano sempre più frequenti e lunghi e non si possono definire con la mente, perché è silenziata e non registra nulla (è in “folle”), Si può dire che si “ha Coscienza” di questo stato, ma non il ricordo.

Non è possibile né misurare, né definire quanto spesso e a lungo bisogna essere nel “vuoto del vuoto” durante la meditazione, affinché il processo di consapevolizzazione fluisca indisturbato. I periodi di assenza di emozioni, pensieri ed esperienze, non sono nemmeno periodi, poiché il tempo è fermo. Basta una sola scintilla di tale stato affinché inizi il processo di consapevolizzazione.4 _ È interessante menzionare che in alcune scuole di yoga si insiste su periodi di “vuoto del vuoto” più lunghi possibile, e si stabilisce il criterio che per la fase iniziale di consapevolizzazione sono necessarie 12 volte di 12 secondi, in totale 144 secondi, ovvero per la c.d. fase seria ancora per 12 volte oppure 1728 secondi (circa 29 minuti).

È necessario tener presente che l’assenza di mente non significa il suo “affondare” in Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé). Anche se la mente nel sonno profondo “affonda”, l’Energia Vitale no. Pertanto, la consapevolizzazione del vuoto è un passo avanti nel cercare di trascendere la momentanea eliminazione della mente, e quando “torniamo”, la mente rimane (perlomeno per un attimo) quieta e utilizzata consapevolmente.

Sul proprio percorso di ricerca della verità, ogni ricercatore di Dio, prima o poi, incontra “il vuoto”, il “silenzio”, il “vuoto della mente” e “il vuoto del vuoto”. Dopo queste esperienze, il più delle volte, i ricercatori di Dio decidono se iniziare il percorso:

-della rinuncia, andando nel deserto, in monastero… passando il tempo in preghiera o in qualche altra forma di meditazione, tentando di mantenere e prolungare lo stato di “vuoto” e di “silenzio”, che implica infine, il ritiro dalla vita comune,

oppure

-del “gioco della vita” nel quale partecipano attivamente trasmettendo le esperienze meditative ad altre persone, prima di tutto con il proprio esistere, ma anche con l’attività che svolgono.

Ambedue le decisioni sono costruttive e portano alla stessa meta – alla Verità.

3.3. L’unificazione

La graduale entrata nello stato fuori dall’influsso della mente porta all’unificazione della Coscienza individuale con quella Infinita. Il processo che è iniziato con la conoscenza: “Io non sono il corpo fisico”, si conclude là dove è anche iniziato, nella Coscienza – con la conoscenza “Io non sono la Coscienza”. Questa conoscenza sottintende:

-la conoscenza che ogni esperienza con l’aiuto della Coscienza è possibile, e

-che nella Coscienza tutto si forma e tutto scompare, cioè si svolge il processo che come processo concreto (Coscienza individuale) inizia e finisce da qualche parte nell’Infinito (Coscienza Infinita).

In questo senso la Coscienza è il fattore generale di espressione.

L’unificazione porta alla beatitudine (all’incirca si può definire con il termine “appagamento”) che è soltanto una constatazione della mente su un qualcosa che con essa non si può costatare. Dunque, chiunque parla di beatitudine come di una sua esperienza - stato, sicuramente non sa di cosa si tratta e vive nell’illusione della beatitudine, che in questi casi, il più delle volte è identificata con la mente tranquilla.

La vera beatitudine implica uno stato fuori dai concetti di conscio e inconscio, nel quale non c’è soggetto, e con questo nemmeno il ricordo della beatitudine, perché non c’è chi ricordi. La beatitudine è uno stato senza soggetto, ovvero senza qualsiasi esperienza o conoscenza soggettiva.

Conoscendo l’essenza Divina attraverso l’espressione individuale l’uomo comprende che l’essenza individuale neanche esiste, e tramite la perdita di individualità si permane in Dio, il che implica l’assenza di ogni individualità.

Conoscendo Dio come propria essenza, trascendiamo la stessa cognizione in non cognizione, perché scomparendo in Dio ci liberiamo dell’idea o del concetto che noi siamo divisi da lui.

L’unificazione è un’illusione, perché non c’è chi si unifichi.

Con l’aiuto della meditazione si conoscono gradualmente tutti i processi come gioco spontaneo della Coscienza. I sensi, la mente, l’intelletto, sono tutti giochi della Coscienza, tutto questo è irreale – un’illusione che scopriamo attraverso la meditazione.Con la mente si possono comprendere intellettualmente i processi che si svolgono in meditazione, ma è necessario andare oltre, immedesimandosi con ciò che comprendiamo ed essendo uno con i processi del meditare.

“Dopo che conosci ciò con cui conosci questo (il mondo), volgi la mente internamente e allora vedrai chiaramente (cioè conoscerai) lo splendore del Sé.” “Joga Vašišta Sara – Odabrani stihovi”, Arunačala, Beograd, 1998, pag. 21.

La conoscenza ricevuta praticando la meditazione, che non può essere altro che conoscenza della mente (la c.d. conoscenza relativa), se ne va nella “non conoscenza” e questo è il risultato ultimo che si può realizzare con la meditazione.

Tramite la meditazione non si può raggiungere la perfezione, perché non esiste nelle manifestazioni, ma meditando, attraverso l’unificazione si può pervenire alla perfezione nella quale non c’è né inizio, né fine. Alla fine del processo di meditazione, la conoscenza si svolge direttamente, e allora non c’è bisogno di alcuna prova, che tra l’altro non può essere offerta, perché non c’è né chi la offra, né a chi. Una volta conosciuto lo stato di Dio (Realtà Assoluto, Essenza, Sé), come stato nel quale, anche se solo per un attimo, non c’è individualità (meglio dire nello stato di assenza di tempo), non lo si perde più. Così si conosce la libertà da ogni schiavitù – attaccamento, che è la nostra vera natura. Ma, dato che non c’è schiavitù, perché non c’è chi sia in schiavitù (non c’è individualità), non c’è nemmeno la liberazione – la libertà da ogni attaccamento è lo stato naturale dell’uomo.

Il conoscere Dio attraverso l’autorealizzazione agisce nella vita automaticamente e fa sì che si “veda” Lui in ognuno e in tutto come Uno. Così la propria autorealizzazione si riflette anche come realizzazione di tutti.

“In effetti non ci sono altri che bisogna aiutare.Perché,la persona autorealizzata vede unicamente il Sé.”_ “Atma – Vičara – put samoispitivanja” – po učenju Šri Ramane Maharišija, “OM” Beograd, 2001, pag. 18.

4.RACCOMANDAZIONI PER MEDITARE

A) Osservazione

-“Osservate a occhi chiusi il vostro corpo fisico”.

-“Osservate” la mente (processo di formazione, durata e scomparsa di
emozioni e pensieri).
-Constatate con la mente il “vuoto” – momenti nei quali non ci sono
emozioni e pensieri.
-“Osservate” come “osservate” la mente.
-“Osservate” come “osservate” i momenti di assenza di emozioni,
pensieri e sensazioni – “osservazione dei vuoti”.
-Unificatevi con il “processo di osservazione” (unificazione della
Coscienza individuale e di quella Infinita).
-“Immergetevi” nello stato in cui non c’è individualità – non c’è
ricordo.

B) Ricerca

Ricercate voi stessi (autoindagine, autointerrogazione, immergersi) indipendentemente da quale concetto avete riguardo a questo processo, meglio ancora se il concetto non esiste. Il modo migliore per praticare la ricerca sono le domande:

-Chi sono io?
-Da dove provengo?
-Cos’è l’origine di tutto il manifesto?
-Chi è pone le domande?
-Cos’è la Realtà?
-Cos’è l’illusione?
-Cos’è la mia natura? ecc.
Semplicemente ponetevi una delle domande elencate e lasciatevi andare… Ci si può fare tutte queste domande, o quesiti simili, ma è meglio sceglierne una e continuare la ricerca con questa per un lungo periodo, non soltanto per un giorno (alcune decine di minuti), ma anche per più giorni, mesi, ma anche anni.

C) Lasciarsi andare

Lasciatevi andare indipendentemente da quale concetto avete riguardo a questo processo, meglio ancora se il concetto non esiste. Il modo migliore per praticare il lasciarsi andare è attraversi le seguenti constatazioni:

-“Io sono Dio.”

-“Io sono l’Assoluto.”

-“Io sono la Realtà.”

-“Io sono l’Essenza.”

-“Io sono il Sé.”

-“Io sono colui che sono.”

-“Io sono” ecc.

Semplicemente pronunciate o meglio ancora pensate a una delle constatazioni elencate e lasciatevi andare. Potete fare uso di tutte le constatazioni elencate, o di affermazioni simili, ma è meglio che ne scegliate una e perseveriate con essa per un lungo periodo, non soltanto per un giorno (alcune decine di minuti), ma anche per più giorni, mesi o anni.

Nella fase iniziale è bene combinare l’osservazione,la ricerca e il lasciarsi andare. Poi, attraverso il lasciarsi andare (stato di flow), tutto si canalizzerà verso la semplificazione, sino a un’unica frase, un unico pensiero. In questo modo aumenterà la possibilità della mente di permanere nell’origine.

Le meditazioni più qualitative sono sempre quelle in cui siete voi

da soli a scegliere una frase o un pensiero.

Le emozioni e i pensieri possono arrivare e andarsene, ma se utilizzate ininterrottamente le interrogazioni e le constatazioni, l’attenzione non sarà disturbata, perché così la mente si unisce in un pensiero.

“È forse necessario che ti indichi la via nella tua casa? Questo è in te.” “Atma-Vičara – put samoispitivanja” – po učenju Šri Ramane Maharišija, “OM” Beograd, 2001, pag. 15.

D) Dinamismo del meditare

Come dinamismo del meditare intendiamo i processi che sono collegati con la meditazione nel corso della giornata:

-Nel cosiddetto stato di veglia: l’osservazione, la ricerca e il lasciarsi andare condurranno alla spontanea consapevolezza di se stessi, che risulterà nella “quiete della mente” e nella “mente utilizzata consapevolmente”.

-Prima del sonno: addormentatevi con alcune delle constatazioni elencate – “Io sono Dio, Io sono la Realtà…”

-Sonno e sognare: indirizzatevi all’inizio con qualche preghiera diretta: “Prego Dio di consapevolizzarmi il sonno”,“Prego Dio di consapevolizzarmi il sognare”…, mentre più avanti il dormire consapevole (“dormo, ma so di dormire”) e il sognare consapevole (i cosiddetti sogni lucidi – “sogno, ma so di sognare”) si svolgeranno di per sé e senza meditazione. Il sognare scomparirà spontaneamente.

-Nel sonno profondo: la mente rimane,ma silenziata,quasi non c’è;non fate nulla di meditativo. Qui non c’è la conoscenza del tempo e dello spazio e dei flussi vitali. Rimane la conoscenza (avere coscienza…) riguardo al cosiddetto inconscio, al vuoto infinito, alla Coscienza individuale e Infinita, all’Unità e alla continuità della coscienza nei tre stati: nel cosiddetto stato di veglia, durante il dormire e nel sonno profondo.

Con il tempo i processi del cosiddetto stato di veglia, del sonno e del sonno profondo si armonizzano e le differenze tra loro scompaiono. Così:

-prima, il sonno profondo, il sonno e il sognare si fondono in uno stato

simile a quello tra il sogno e lo stato di veglia, poi questo stato

-si unisce anche al cosiddetto stato di veglia; infine il processo termina

-nello stato costante e indisturbato dell’Essere.

Attraverso il processo di meditazione e cercando sinceramente la propria essenza, essa “emerge” di per sé, così che tutto il resto, nel mondo manifesto, giunge in modo spontaneo, facendo perdere il bisogno di meditare.

La felicità – indipendentemente da come si definisce, è la nostra natura spontanea.

5.L’APPLICAZIONE DELLE MEDITAZIONI (ESPERIENZE DEI MEDITATORI)

Il lavoro pluriennale con i meditatori, ovvero le loro esperienze nel lavoro su se stessi, mostrano alcune tendenze generali, che riferiamo in breve, con l’idea che possano aiutare anche ad altri nell’applicazione pratica delle meditazioni:

-di autoricerca: “Chi sono io?”

-di consacrazione: “Io sono Dio (la Realtà, l’Assoluto, il Sé, l’Essenza, io sono colui che è, io sono QUESTO)”.

1.Nei primi mesi, ma anche nel primo anno, il più delle volte, i meditatori hanno combinato l’autoindagine con la consacrazione (le cosiddette constatazioni) e con il processo di osservazione, alternando il porsi le domande (o pensare interiormente) “Chi sono io?” , con le constatazioni. Fatta la domanda, si aspetta un po’ di tempo (il più delle volte alcuni minuti), e se la risposta non “arriva”, si costata (pronunciando interiormente o pensando): “Io sono Dio, Io sono l’Assoluto, Io sono la Realtà…”, scegliendo soltanto un tipo di risposta – Dio o Realtà o Assoluto.

2. Dopo alcuni mesi, ma anche un anno, i meditatori decidevano per una delle due possibilità: l’autoricerca oppure le constatazioni, e proseguivano su questo.

Circa il 70% dei meditatori ha scelto l’autoricerca, mentre il 30% una delle constatazioni.

Nel corso di questo periodo la maggior parte dei meditatori utilizzava saltuariamente anche una particolare forma di interrogazione:

“Sono il corpo, o non sono il corpo, o né l’uno né l’altro?”

“Sono la mente, o non sono la mente, o né l’uno né l’altro?”

“Sono la consapevolezza, o non sono la consapevolezza, o né l’uno né l’altro?”, ecc.

Porsi le interrogazioni elencate insieme al lasciarsi andare, ha portato, inizialmente, all’eliminazione delle emozioni e delle idee superflue e alla sensazione di “un io” che osserva il corpo fisico e la mente come manifestazioni, e successivamente a momenti di scomparsa di questo “io”.

3. Nel corso del meditare, alla maggior parte dei meditatori, comparivano in minor o maggior misura dei problemi di concentrazione e di lasciarsi andare, sotto forma di emersione di pensieri o di immersione in una specie di sonno (come una leggera sonnolenza). Sono stati usati vari metodi per far tornare la concentrazione e il lasciarsi andare. I più frequenti sono:

a) seguire il respiro

-sono stati applicati vari sistemi di respirazione dello yoga, ma senza visualizzazione.

b) visualizzazione

-della punta del naso -del “terzo occhio” da dentro (come se si guardasse dal cervello verso il “terzo occhio”) -del cosiddetto cuore spirituale (all’incirca la regione del quarto chakra) -del vertice della testa (approssimativamente la zona del settimo chakra)

c) i pensieri
-Chi è colui che sta perdendo la concentrazione?
-A chi stanno accadendo i pensieri?
-Da dove provengo?
Per esempio: Chi sono io?... Se si perde la concentrazione o il lasciarsi andare,proseguire con qualche respirazione,visualizzazione o constatazione, per circa 1-2 minuti, e poi ripetere nuovamente: Chi sono io?... ecc, tante volte quante si è persa la concentrazione – il lasciarsi andare.

Lo stesso vale se si utilizza una delle constatazioni.

4. Meditando in questo modo, la maggioranza riusciva a portarsi per un periodo più o meno lungo nello stato di flow – cioè nello stato di identificazione con il processo meditativo. Portare se stessi in questo stato non poteva di per sé condurre allo “stato senza ricordo”, ma eliminava gli impedimenti per ciò.

                                                      

- MEDITAZIONE PER CONSAPEVOLIZZARE L'INCONSCIO

- IL SISTEMA DI MEDITAZIONE

- LA MEDITAZIONE APPARTATA

- TECNICA DI MEDITAZIONE CON LE ONDE CEREBRALI ABBASSATE

- MEDITAZIONE PER OTTIMIZZARE IL SISTEMA NERVOSO

- MEDITAZIONE PER OTTIMIZZARE IL SISTEMA IMMUNITARIO

- MEDITAZIONE PER LA MATURAZIONE DELL'ANIMA

- MEDITAZIONE PER SINCRONIZZARE I CHAKRA

- MEDITAZIONE PER MATURARE L'AURA

- MEDITAZIONE PER MATURARE IL CORPO ILLUMINATO

- MEDITAZIONE PER MATURARE I CANALI NADI

- MEDITAZIONE DELL'ALBERO DELLA VITA DELL'ITALIA

- MEDITAZIONE PER RISVEGLIARE L'ENERGIA CRISTICA

- MEDITAZIONE PER ATTIVARE L'ENERGIA DIVINA

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