La vita che conosce la propria Origine è un’ottima medicina per se stessa.
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L'ORIGINE DELLA VITA

ESISTENZA ILLUMINANTE E ILLUMINATA

ESISTENZA ILLUMINANTE E ILLUMINATA

L’esistenza illuminante stimola il divenire veritiero. Esistendo in modo illuminante (consapevolizzante) si svolge il proprio “compito fondamentale”, rispettando profondamente la vita che si è come individui. Esistere in modo illuminante per Divenire del tutto è la retta via.

Ma stretta è la porta ed angusta è la via che conduce alla vita, e pochi sono coloro che la trovano. [1] Mt. 7, 14

L’Esistenza illuminata è il costante Alternarsi della Consapevolezza integrale con l’Estinzione. Implica la consapevolezza che, in Realtà, non si è colui che vive e nemmeno la vita stessa, ma l’Origine (Reale Identità, Dio, Assoluto) di ogni vita. L’Esistenza illuminata è l’Esistenza Divina osservata dalla prospettiva dell’individuo.

LA VITA È (SE STESSA)

Molti sono convinti di vivere la vita e addirittura che chi la vive (“loro stessi”) sia reale, il sé reale. Questa fantasia è una conseguenza dell’esistenza dell’identità immaginata (falso individuo) e dell’identificazione con il corpo fisico, le emozioni e i pensieri, per cui si formano concetti come: (io) vivo, (io) sento, (io) mangio, (io) parlo, (io) vedo…, relativi all’idea di essere colui che vive, sente, mangia, parla, vede…

L’individuo non è il sé reale e non vive la vita, è la vita stessa. Sentire, mangiare, parlare, vedere…, sono processi della vita, segmenti dell’individuo.   

La presenza dell’identità immaginata fa sembrare che a vivere, sentire, mangiare, parlare, vedere… sia un soggetto particolare e, forse, indispensabile per lo svolgersi della vita. Invece, l’identità immaginata è soltanto un soggetto immaginario, del quale non soltanto la vita può fare a meno, ma anzi, è integrale soltanto quando lui non c’è. La vita è di per sé un’entità e non ha bisogno di qualcuno che la viva.

Durante la Consapevolezza integrale, non c’è un qualcuno (“identità immaginata”) che immagina di vivere, c’è semplicemente la vita integrale. Non c’è la vita concettualizzata (io) vivo, (io) sento, (io) mangio, (io) parlo, (io) vedo…, ma esiste semplicemente la vita, il sentire, il mangiare, il parlare, il vedere…, la vita vive pienamente se stessa, più precisamente è compiutamente se stessa. La vita è un’illusione e l’inganno che ci sia qualcuno che la vive è un abbaglio, un’illusione nell’illusione.

IN REALTÀ NESUNO NASCE E NESSUNO MUORE

La vita è irReale, è un’affermazione veritiera che non va intesa in senso dispregiativo. La vita non va certo disprezzata, ma nobilitata con la maturazione della consapevolezza. L’indicatore principale della qualità del fruirsi della vita, è proprio la misura in cui è in funzione del divenire veritiero.

A chi non Discerne il Reale (Dio, Assoluto, Reale Identità) dall’iReale (Manifestazione), alcune di queste affermazioni potrebbero sembrare fantasie, forse frutto di pazzia o allucinazioni. L’allucinato è invece chi non Discerne e sperimenta il mondo come se fosse reale. Chi Discerne è pienamente consapevole che l’universo percepito avviene in lui, aspetto dell’irReale espressione della Reale Identità (Dio). Credere (o essere convinti[2]) che l’universo e la vita siano Reali è un gigantesco abbaglio, che diminuisce la qualità della vita.

Per meglio comprendere la pericolosità del non Discernere, è utile riflettere in modo illuminante sui risultati deleteri dell’abbaglio che l’identità reale sia un limitatissimo costrutto corpo-sensazioni-emozioni-pensieri, che vive una vita e che un giorno dovrà morire.

Tutte le vite traggono Origine dalla Reale Identità, che non è concepita, non nasce, non vive e non muore: Precede tutti questi aspetti del Suo manifestarsi.

Concepimento, nascita, vita e morte concernono solo l’individuo, che inizia con il concepimento e termina con la morte. I concetti: la morte è una cosa certa e un giorno si dovrà morire, riguardano soltanto l’identità individuale. Se appioppati a Quella Reale sono menzogne che rivelano l’ignoranza riguardo a Se Stessi Assoluto.

Consapevolizzandosi, si degrada l’identificazione con il sé individuale e aumenta l’immedesimazione consapevole (non meramente concettuale) con il Sé Reale (Reale Identità), Eterno e mai concepito. Questo influisce positivamente anche sulla qualità della vita. I vantaggi del Discernere il Reale dall’irReale non sono solo di ordine “metafisico”, ma sono molto concreti per la pratica vita quotidiana.

La Reale Identità non è concepita, non nasce, non vive, non muore.

L’individuo è la vita che nasce e muore.

In Realtà: nessuno nasce, nessuno muore.

Concepimento, nascita, vita e morte accadono solo come illusioni.

Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato (soltanto) un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo.[3] - Gesù

Chi non Discerne la Reale Identità dal Suo irReale esprimersi è una specie di “morto vivente” o di “vivente morto”.

Coloro che affermano: “Il Signore è morto e (poi) è risuscitato”, sbagliano. Egli, infatti, prima risorse e (poi) morì. Chi non ottiene prima la risurrezione, costui morirà. Poiché Dio vive, costui sarà (già) morto.[4]   

Vangelo di Filippo             

Divenendo con qualità ci si candida a resuscitare dal sognare la vita, per essere vita vera.

LA CONSAPEVOLIZZAZIONE DELLE VENTIQUATTRO ORE

La consapevolizzazione delle ventiquattro ore consiste nel tendere a consapevolizzare l’individualità (che consapevolizza se stessa) e la Reale Identità. Può essere suddivisa in tre ambiti consapevolizzanti:

1)  la meditazione appartata,

2)  la consapevolizzazione delle attività giornaliere e

3)  la consapevolizzazione del sonno.

Consacrarsi integralmente al divenire veritiero dovrebbe essere l’occupazione primaria, anche perché:

- trasforma la vita comune in esistenza terrena Divina, che avviene nel vuoto della Consapevolezza integrale, privo di identità immaginata e di stati negativi e colmo di Pace.

- matura la certezza che in Realtà (come Dio, non come individuo) non si vive e non si svolgono le attività quotidiane, ma Si Sussiste Origine di ogni vita e questo:

diminuisce l’attaccamento alla vita, al corpo, alle emozioni, ai pensieri e alla consapevolezza in generale, perché fa comprendere che soltanto l’individuo è stato concepito e morirà, mentre in Realtà Si Sussiste Immortali;

matura la consapevolezza che la vita temporale è un aspetto dell’esprimersi della Propria Vita Eterna (Reale Identità).

CONSAPEVOLIZZARE LE ATTIVITÀ QUOTIDIANE

Per Divenire del tutto, la mente[5] deve consapevolizzare integralmente i propri contenuti, tra cui ci sono le attività quotidiane. La meditazione appartata fa sicuramente bene, senza però essere sufficiente per il divenire veritiero. Per maturare qualitativamente è necessario nobilitare i processi positivi avviati con la meditazione appartata (o con altre attività consapevolizzanti), consapevolizzando anche le attività quotidiane.

TRASFORMARE LA MENTE E LA QUOTIDIANITÀ

Alcuni sono convinti di non poter divenire con qualità, perché immaginano di esistere in condizioni non abbastanza idonee. Tra le ragioni principali di questa convinzione c’è l’idea di non avere tempo da dedicare alla consapevolizzazione, perché si immagina che la vita spirituale sia incompatibile con la quotidianità, poiché non si sa come utilizzarla per maturare la consapevolezza, come trasformarla in ambito consapevolizzante.

La convinzione di non poter consapevolizzarsi a causa delle circostanze fa comodo ai segmenti di mente ostili al divenire veritiero, che la utilizzano per far cercare e trovare ad altri segmenti mentali giustificazioni per non consapevolizzarsi.

Ci sono condizioni di vita più benefiche di altre per la crescita della consapevolezza, ma è bene che la mente consideri che:

- gli avvenimenti, i luoghi, gli incontri, i problemi, le emozioni, i pensieri…, avvengono nella mente (che li percepisce e interpreta);

- consapevolizzandosi, migliora la qualità dei propri processi che lei stessa definisce vita quotidiana, perché aumenta la capacità di rendere le condizioni di vita opportunità consapevolizzanti, di trasformare i processi nocivi in benefici. 

[Sarà] come un uomo, il quale, dovendo partire, chiamò i suoi servi e affidò loro le sue ricchezze. Ad uno diede cinque talenti, ad un secondo due, ad un terzo uno, a ciascuno secondo la propria capacità, e partì. Subito colui, che aveva ricevuto cinque talenti, se ne andò, lavorò con essi e ne guadagnò altri cinque. Similmente chi ne aveva avuti due né guadagno altri due. Quello che invece ne aveva ricevuto uno solo, andò a scavare una fossa in terra e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo ritornò il padrone di quei servi e fece i conti con loro. Venuto quello che aveva ricevuto i cinque talenti, presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, cinque talenti mi avevi dato; ecco, ne ho guadagnato altri cinque. Gli disse il suo padrone: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti stabilirò sopra molte cose: entra a godere [le cose] del tuo padrone. Venuto anche quello dei due talenti, disse: Signore, due talenti mi avevi dato; ecco, ne ho guadagnati altri due. Gli disse il suo padrone: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti stabilirò sopra molte cose: entra a godere [le cose] del tuo padrone. Venuto infine quello che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, poiché conoscevo che tu sei un uomo esoso e mieti dove non hai seminato, raccogli dove non hai sparso, io, pieno di timore, sono andato a nascondere il tuo talento in terra; ora, eccoti il tuo. Ma il suo padrone gli rispose: Servo malvagio ed infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso! Allora dovevi portare il mio denaro ai banchieri ed io, al mio ritorno, avrei ritirato il mio [denaro] con il frutto. Toglieteli dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti; poiché a chiunque ha, sarà dato e quindi avrà con sovrabbondanza; a chi invece non ha, sarà tolto anche ciò che ha. Questo servo inutile sia gettato fuori, nelle tenebre. Ivi saranno il pianto ed il fremito dei denti.  - Mt. 25, 14-30[6]

La mente pienamente consacrata alla (Ricerca della) Reale Identità può trascendere ogni ostacolo per Divenire del tutto. Quella non abbastanza consapevole è invece creatrice del destino avverso e lo è lei stessa. Per la mente poco consapevole “tutto” è predestinato, quella in via di consapevolizzazione trascende il destino, mentre la mente Divenuta del tutto ha trasceso ogni destino.

Per beneficiare integralmente di se stessi individuo, si dovrebbe utilizzare ogni circostanza per consapevolizzarsi[7]. Le condizioni più difficili sono anche occasioni (potenzialmente) molto illuminanti. Vincendo le sfide consapevolizzanti più difficili si progredisce chiaramente nel divenire. Per esempio, si può fruire degli eventi che fanno emergere le paure “più” forti e profonde, per neutralizzarle: pregando per eliminarne le ragioni, testimoniandole cercando di non identificarsi, affrontandole con coraggio…

OCCUPARSI DI CONOSCERE L’UNITÀ, NON PREOCCUPARSI DELLA MOLTEPLICITÀ

Chi vuole risolvere i problemi sostanziali e migliorare la qualità della vita (maturare la consapevolezza), non deve preoccuparsi della (apparente) molteplicità, ma occuparsi di scoprire l’Unità[8].

Occuparsi di consapevolizzare l’Unità non significa “fuggire dalla vita pratica”, non affrontando le concrete questioni quotidiane. Vuole dire rendersi sempre meno ebbri di emozioni nocive e di pensieri superflui. La mente sobria può certamente creare un percorso vitale più qualitativo di quella alterata da processi poco illuminati. Più è consapevole dell’Unità, maggiore è la qualità delle sue emozioni e dei suoi pensieri, migliori sono le sue soluzioni. La vita che conosce la propria Origine è un’ottima medicina per se stessa. La vita inconsapevole dell’Unità si sperimenta in modo falsato, anche perché immagina la (presunta) separazione e così crea confusione, conflitti e malessere. Tra l’altro, spesso è tanto assuefatta a questi processi nocivi da notarli soltanto in minima parte.

LA CONSAPEVOLIZZAZIONE DELLA QUOTIDIANITÀ

Ogni attività percepita è un processo mentale. La consapevolizzazione delle attività quotidiane è quindi la mente che consapevolizza i propri segmenti concernenti lo stato di veglia. Nello specifico, questa consapevolizzazione:

- consiste sostanzialmente nell’armonizzazione delle vibrazioni delle attività quotidiane con la vibrazione dell’Amore. Si tratta primariamente delle vibrazioni di emozioni, pensieri e immagini relative ai processi mentali definiti attività quotidiane.

- significa la consapevolizzazione che le attività quotidiane non sono esteriori, perché avvengono in noi stessi.

- libera dall’identità immaginata e quindi dall’immaginare la separazione da Dio, da altri, dal mondo

-  aiuta a Dimenticarsi di sé (Estinzione) durante le attività quotidiane.

- include la consapevolizzazione che dalla prospettiva di chi li sperimenta, i rapporti interpersonali sono relazioni tra suoi segmenti. Questo concorre a diminuire i conflitti[9] e a far emergere la Pace e l’Amore. Maggiore è la consapevolezza che ogni esperienza è una sperimentazione di se stessi, di propri segmenti (ogni esperienza è una sperimentazione del proprio esserci, come individuo, non come Reale Identità), meglio si può pacificare il loro interagire e più il “voler bene” si trasforma in Amore. Questo può portare alla consapevolezza che la Reale Identità è l’Origine dell’Amore.

- comporta la maturazione della capacità di testimoniare (osservare) e quindi di:

trascendere l’immaginare la divisione tra conoscitore, conoscere e conosciuto, consapevolizzando che sono nostri elementi inscindibili tra loro;

consapevolizzare che il testimone che percepisce è la consapevolezza (che testimonia/percepisce se stessa), mentre il Testimone Reale (che non percepisce) è il Sussistere (Reale Identità).

- significa la diminuzione del numero di pensieri e l’aumento della loro qualità. 

- porta a consapevolizzare come la mente (percependo-emozionandosi-pensando) incessantemente crea, mantiene e trasforma il proprio universo individuale, condizionando anche la creazione di quello altrui, tramite la Coscienza.

- avvicina a scoprire che la qualità della mente, primariamente quella delle emozioni e dei pensieri, determina la qualità delle condizioni di vita, che sono aspetti della stessa mente: quando la percezione è integralmente  Pace, Amore e Conoscenza, lo è anche la percezione definita vita.

- sottintende un sempre maggior volgersi verso l’Origine;

- accresce la capacità di aumentare la consapevolezza altrui. Divenendo veramente si fa bene del bene al prossimo, stimolandolo automaticamente, anche senza alcuna intenzione specifica, a migliorare la qualità di emozioni e pensieri. In questo modo:

si contribuisce a migliorare anche la qualità delle strutture vibratorie-energetiche altrui e questo influisce di nuovo positivamente sulla collettività;

 si è meno condizionati dalle emozioni e idee nocive altrui. Si è sempre sotto gli influssi della collettività, ma essendo più consapevoli si trasformano meglio e si è meno influenzati negativamente. Questo aumenta la qualità del libero arbitrio, anche nel senso che “si pensa sempre più con la propria testa, si prova sempre più con il proprio cuore e si è sempre più la propria vita”;

- esige l’abbandonarsi della mente alla Reale Identità e quindi il trascendimento del bisogno di controllare e manipolarle;

- diminuisce la creazione di nuovi problemi (ostacoli per la consapevolizzazione), mentre migliora la risoluzione di quelli esistenti. I problemi sono sostanzialmente conseguenze della contaminazione da identità immaginata, la quale è il problema sostanziale, nel senso che stimola la produzione di emozioni e idee nocive che sono le fondamenta dei problemi;

- implica la scomparsa delle aspettative riguardo ai risultati delle azioni, perché matura l’agire semplicemente in funzione dello stesso e non dei risultati. Questo porta a consapevolizzare che l’identità immaginata è soltanto un agente immaginario, mentre l’agente globale è la Totalità, nello specifico la Manifestazione e che l’agente primario è la Coscienza, nel senso che ogni azione spaziotemporale è una Sua espressione;

- esige la consapevolizzazione del presente e implica quindi lo sforzo per eliminare il “vagare tra passato e futuro”, per abbandonare il passato e la proiezione del futuro. Questo significa tendere a sperimentare il tempo non come tripartito in passato, presente e futuro, ma come “unico blocco presente”. Si tratta del tempo che sperimenta se stesso integralmente e in modo non differenziato; è il vuoto della consapevolezza (mente vuota), definito dalla prospettiva del tempo (percepito come) indifferenziato, non sequenziato;

- significa la consapevolizzazione che il tempo e lo spazio sono inscindibili dall’individuo;

- comporta lo sforzo necessario per giungere allo stato di assenza di sforzo, quando si ottiene molto di più pur sembrando fare molto di meno, anche perché il potenziale della consapevolezza non è limitato dall’identità immaginata, ma la consapevolezza agisce integralmente. Inoltre, un maggior grado di consapevolezza significa un miglior utilizzo dell’energia a disposizione, che per la mente vuota è l’energia quieta del proprio vuoto;

-  implica il trascendimento degli attaccamenti, incluso quello al divenire veritiero, anche perché accresce la consapevolezza che in Realtà non si diviene: l’individuo diviene, la Reale Identità ne è l’Origine.

STRUMENTI PER CONSAPEVOLIZZARE LE ATTIVITÀ QUOTIDIANE

Gli strumenti per consapevolizzare le attività quotidiane possono essere classificati in diretti e in indiretti.

GLI STRUMENTI DIRETTI

Gli strumenti diretti sono quelli che si possono utilizzare durante le attività quotidiane, per esempio:

-  le richieste: Questa mente chiede la consapevolizzazione della quotidianità, Chiedo alla Reale Identità  di ottimizzarmi i rapporti, Chiedo la maturazione dell’Amore famigliare…,

- la testimonianza “senza” identificazione dei processi fisici, delle emozioni, dei pensieri…,  

-  le domande (potenzialmente) illuminanti: Chi sono in Realtà io?, Qual è la Reale Identità, Cos’è la mente?...),

-  le affermazioni (potenzialmente) illuminanti: Io Sono, Sono Amore, Sussisto Assoluto…,

-  il dialogo illuminante,

-  l’abbandono dei processi alla Reale identità (Questa mente abbandona gli attaccamenti alla Reale Identità, Mi abbandono totalmente a Dio…),

- il tendere ad Amare il prossimo e Dio con tutto il cuore,

- la trasformazione dell’atteggiamento discriminante e giudicante in comprensione consapevolizzante…

GLI STRUMENTI INDIRETTI

Gli strumenti indiretti non sono utilizzabili durante le attività quotidiane, ma servono anche come preparazione per affrontarle con maggior qualità. Tra questi ci sono la meditazione appartata (spiegata nel libro precedente, Divenire[10]) e la preghiera per consapevolizzare il sonno: Chiedo alla Reale Identità la maturazione massima durante il sonno, da fare prima che la mente si addormenti.



[1] I quattro Vangeli, I classici  Blur, RCS Libri, 2005

[2] La convinzione che il mondo sia Reale è una credenza, perché indica che si ignora che Dio è l’unica Realtà. Ogni forma di ignoranza implica la credenza, anche se, per essere precisi, ogni sapere è ignoranza. La vera conoscenza precede l’individuo.  

[3] Vangelo di Tomaso (56), I vangeli gnostici. Adelphi Edizioni Milano, 1984, pag. 13

[4]  Vangelo di Filippo, I Vangeli gnostici, Adelphi Edizioni Milano, 1984.pag 53

[5] In questo libro, la mente non è intesa come intelletto (attività pensante), ma come elemento che permette l’esperienza di esserci, dalla quale deriva anche l’intelletto, che è un elemento della mente.                      

[6]  (2) I quattro Vangeli, BUR, I classici Blu.

[7] Tutte le circostanze appaiono nella mente. Migliore è il modo in cui lei affronta le circostanze, cioè suoi segmenti, maggiore è la misura in cui fruisce beneficamente di sé.

[8] La Reale Identità Sussiste Uno non manifesto. La Coscienza esiste come Unità manifesta, ma non sperimentabile. L’unità nell’ambito dell’individuo è la “dualità” sperimentata in modo unitario, il che è inscindibile dall’Amore. Queste tre unità o tre ambiti di unità, sono inscindibili e compongono l’Unità Trina.

[9] Che di solito sono definiti come interiori o esteriori, mentre sono semplicemente rapporti della mente con se stessa, anche perché quello che la mente non abbastanza consapevole definisce di norma come esterno ed interno, esteriore e interiore, sono suoi aspetti e in questo senso non esiste alcuna effettiva suddivisione in interiore ed esteriore.

[10] Divenire, Andrea Pangos, Andrea Pangos Edizioni, 2009.

                                                      

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