Il cosiddetto peccato originale inteso come condizione di universale di colpevolezza e di privazione dello stato di grazia dell'umanità, va visto come contenuto ereditario causato da processi non consapevolizzati dei genitori e degli antenati in generale, che impediscono l’Alternanza dei successori. 
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ARTICOLI
L'INCONFESSATO E I SENSI DI COLPA E DI PECCATO
Articolo di Andrea Pangos

SECONDA PARTE DELL'ARTICOLO

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2.1. NO SOFFERENZA, SÌ AMORE

Qualche mente immagina addirittura di dover soffrire per espiare i peccati, gli errori e le colpe. Per “espiarli” dovrebbe invece consapevolizzarli compiutamente. Soffrendo[3] impedisce invece la Naturalezza dell’essere Pace, Amore e Conoscenza e in questo senso commette un peccato, nel significato di: peccato, mi sto rovinando la vita!

Il peccato “vero e proprio” è ciò che ostacola il Divenire veritiero, mentre spesso ciò che è generalmente considerato come peccato è benefico per il singolo e la collettività. Più un processo (emozione, pensiero, comportamento…) intralcia la maturazione della consapevolezza, più è peccaminoso. Per avvicinarsi al Paradiso dell’Alternanza tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione, la mente non può certo rimanere nell’inferno della sofferenza. Se ha peccato, perché ha ostacolato la maturazione della consapevolezza, deve neutralizzare i processi nocivi creati, consapevolizzandoli.

Se proprio vuole utilizzare il concetto peccato, è meglio che non lo utilizzi per indicare alla trasgressione di una norma o di una pratica che si ritiene sancita da Dio, ma come modo di definire ciò che impedisce l’aumento della consapevolezza. Il peccato come definito dalla dottrina cristiana (stato di lontananza e separazione da Dio) ha un significato molto veritiero, perché indica che i processi nocivi (primariamente emozioni negative e pensieri superflui) impediscono l’Alternanza, che può essere definita anche come essere uno con Dio.

Il cosiddetto peccato originale inteso come condizione di universale di colpevolezza e di privazione dello stato di grazia dell'umanità, va visto come contenuto ereditario causato da processi non consapevolizzati dei genitori e degli antenati in generale, che impediscono l’Alternanza dei successori. 

Il concetto di peccato mortale va visto come indicante al fatto che il “peccato mortale” impedisce la compiuta certezza che in Realtà si Sussiste Eterni (come Dio, non come individuo) e quindi la scoperta della propria Immortalità (come Dio, non come individuo).  

I sette peccati capitali (accidia, avarizia, gola, invidia, ira, lussuria, superbia) sono peccati nel senso che contrariano il Divenire veritiero. Riguardo a loro c’è quindi un aspetto morale e religioso e un altro molto pragmatico riferito al Divenire veritiero.

Questi elementi sono comunque relativi solo alla vita terrena (mente, esistenza individuale) che può essere più o meno peccaminosa, infernale, purgatoriale o Paradisiaca a seconda del grado di consapevolezza della mente. L’Esistenza non terrena (Sussistenza, Reale Identità) non conosce differenziazioni.

Alimentando questi e altri fenomeni nocivi la mente (si) fa del male. Soffrendo commette peccato, nel senso che stimola ulteriore sofferenza propria e altrui. Essi impediscono alla mente di essere Amore e Conoscenza di Se Stessi (Reale Identità) e sono in contrasto con le esortazioni: Ama il prossimo come te stesso e Conosci Te Stesso (Reale Identità). Il tendere della mente a Conoscere la Reale Identità (Dio, Assoluto, Sé, Realtà) e ad Amare significa anche il suo tendere a trascendere la sofferenza. La Reale Identità, l’Amore e la Conoscenza di Se Stessi sono “di là” della sofferenza, della moralità, dei sensi di peccato, di colpa e di vergogna.

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[3] Non si tratta della sofferenza conseguente al dolore fisico, ma di quella relativa all’attività intellettiva ed emotiva. 

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