che il tempo-spazio è individuale. Ogni individuo ha il proprio tempo-spazio, che viene ad essere con il concepimento e scompare definitivamente con la morte. Non si viene al mondo: è il mondo a  venire ad essere con noi testimone, nel momento della fecondazione, la quale è un “vero e proprio” Big bang, l’inizio di un nuovo universo individuale.
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9.2. TESTIMONIANZA DEL TEMPO-SPAZIO

L’idea sbagliata io sono il corpo, genera il concetto errato mi trovo nel tempo e nello spazio, che è un’affermazione irragionevole, anche se affermare la verità il tempo e lo spazio sono in me, può sembrare irrazionale. La logica comune è molto spesso irrazionale, ma sembra razionalità perché esprime credenze comuni assimilate in modo dogmatico, senza aver riflettuto sulla loro veridicità.

 Tempo e spazio: ogni testimonianza li testimonia. Percependoli in modo illuminante può maturare la consapevolezza:

che in Realtà (come Testimone) Si è l’Origine del tempo e dello spazio.

- che siccome il tempo e lo spazio sono percepiti dalla testimonianza, che è in noi testimone (individuo):

# non ci troviamo nel tempo-spazio, ma loro sono in noi testimone;

# come testimone siamo anche il tempo-spazio;

# che il tempo-spazio è individuale. Ogni individuo ha il proprio tempo-spazio, che viene ad essere con il concepimento e scompare definitivamente con la morte. Non si viene al mondo: è il mondo a  venire ad essere con noi testimone, nel momento della fecondazione, la quale è un “vero e proprio” Big Bang, l’inizio di un nuovo universo individuale. Maturare la consapevolezza riguardo all’universo individuale, fa crollare le credenze e i convincimenti basati sulle false convinzioni: che c’è un unico universo in cui vivono tutti, che tutti percepiscono lo stesso universo e che questo universo esiste anche senza il conoscitore. Il concepimento, che avviene nel tempo-spazio dei genitori, fa parte dell’avviamento  di processi che permettono l’espressione di nuove vibrazioni (di un nuovo individuo) e quindi di un ulteriore tempo-spazio (quello del neoconcepito), come manifestazione dei processi della Coscienza. Tutte le vibrazioni ed energie dell’individuo, quindi tutto il suo tempo-spazio e anche i cosiddetti corpi sottili, iniziano a formarsi con il suo concepimento e terminano con la sua morte[1]. Ciò che Precede l’individuo, cioè la Reale Identità e la Coscienza (che non è la consapevolezza [di sé]), non è vibratorio. È proprio il concepimento a stimolare l’espressione di un’entità vibratoria (individuo, testimone) da uno stato non vibratorio (Reale Identità e Coscienza). Va inoltre considerato, che come ogni avvenimento spazio-temporale, anche il concepimento e ciò che lo precede è un’espressione (o conseguenza) dei processi della Coscienza.

La maturazione della testimonianza qualitativa del tempo-spazio, può essere favorita:

- dalle richieste: Chiedo al Sé di consapevolizzare il tempo-spazio in me; e Chiedo di consapevolizzare l’Origine del tempo-spazio.

- dall’abbandonare il tempo-spazio al Testimone: Abbandono il tempo e lo spazio alla Reale Identità.

- dall’affermazione espressa in modo illuminante: Sussisto Origine del tempo – spazio.

- dalle domande, poste in modo consapevolizzante: A chi appare il tempo-spazio? Il tempo passa, oppure è fermo e soltanto sembra passare? Dove e a chi avviene? Esiste senza un conoscitore? Esiste uno spazio interiore e uno esteriore, oppure è tutto interno alla consapevolezza? Cosa ci fanno il tempo e lo spazio in me? A chi appare il corpo? Chi lo percepisce? Dove appare? Dove appare il mondo?  A chi? Chi ne fa esperienza? Cercando risposte veritiere a queste domande, la consapevolezza si offre risposte profondamente logiche, tra cui, che:

# il corpo e il mondo appaiono in lei e sono suoi modi di percepirsi;

# non ci può essere alcuna separazione tra il corpo e il mondo (percepito);

# il corpo non è il vero conoscitore, ma è un aspetto del conoscitore, che è la consapevolezza stessa.

Si tratta di conclusioni profondamente razionali, che in sostanza non esigono molta consapevolezza, ma “soltanto” un profondo ragionamento veritiero riguardo alla percezione, per esempio:

Visto che il mondo che percepisco appare nella percezione, è impossibile che sia esteriore, esterno a me.

Dato che il corpo appare a me (nella mia percezione) io non sono (soltanto) il corpo, ma il corpo fa parte di me.

Siccome sia il corpo sia l’universo appaiono (avvengono) in me (nella mia percezione), non ci può essere alcuna separazione tra il corpo e l’universo. (Un modo per giungere a questa definizione è cercare in modo consapevolizzante il [presunto] confine tra corpo e mondo “esteriore”, anche trasbordando dal concetto confine a nesso.)  

- Siccome l’universo appare in me, io sono anche l’universo percepito.

Dato che l’universo è una questione di percezione, non può esistere un universo “esteriore” uguale a quello che percepisco. Se l’universo percepito fosse eguale a quello “esteriore”, significherebbe che non sono dotato di percezione e che l’universo c’è anche senza essere percepito. In questo caso, però, chiudendo gli occhi l’universo dovrebbe essere visto lo stesso, dato che sarebbe indipendente dalla vista (tra l’altro lo stesso chiudere gli occhi è una questione di percezione). Tutte le testimonianze percepiscono (elaborano/costituiscono in loro stesse) l’universo in modo molto simile tra loro, perché: a) il software di elaborazione (percezione) e quasi uguale per tutte e b) perché le fondamenta (senza spazio e tempo) dell’universo sono i processi della Coscienza, che è una e ogni testimonianza (con il suo universo individuale) è una Sua espressione.

- Dato che tutto lo spazio che percepisco è in me: dov’è il fuori, l’esterno? esiste? Cos’è, c’è?  

- Poiché tutto il tempo che percepisco è una mia percezione, non può esserci senza di me. Allora, esiste il prima di me? Per chi?

Queste riflessioni possono portare la testimonianza a volgersi talmente verso l’Origine, da far ritrarre completamente il conosciuto nel conoscitore e far cessare la percezione del corpo materiale e dell’universo materiale. La testimonianza può così sperimentare integralmente il “nocciolo della consapevolezza”, che è puramente vibrazionale e contiene il potenziale dell’universo materiale, che si presenta come tale con l’attivazione dei cinque sensi. Questo fa comprendere che il puro senso di essere (stato vibrazionale) è più “reale” della materia, perché alla base la materia è vibrazione, che è poi elaborata in forma di materia. Scomparso il puro senso di essere, con l’Estinzione, e poi riapparso, la testimonianza può comprendere che anche lo stato vibrazionale è irReale, perché è un’espressione della Coscienza (che è irReale) e che quindi: il Testimone (Reale Identità) è l’unica Realtà

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[1] Quelle che sono percepite come vibrazioni dei defunti, si costituiscono nel tempo-spazio dei vivi. Senza la vita non c’è il tempo-spazio e quindi le vibrazioni del defunto non hanno un luogo proprio dove avvenire. Dunque, non ci sono, anche perché non c’è alcun defunto: la morte è la fine dell’individuo e quindi non c’è alcun individuo morto. Vita è sinonimo di individuo: sono due modi di definire il processo che inizia con la fecondazione e termina con il decesso. La Coscienza e la Reale Identità non conoscono né tempo, né spazio, né individualità.

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