Nulla può ritornare a Dio perché niente può scindersi da Lui. 
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ARTICOLI
IL CONCETTO DI RICONGIUNGERSI A DIO
Articolo di Andrea Pangos

Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

1. L’ABBAGLIO DI ESSERE DIVISI DA DIO

2. AMARE DIO E CONCETTUALIZZARE DIO 

3. “ESSERE VICINI A DIO” ED EGO SPIRITUALE

4. ESERCIZI MEDITATIVI E PREGHIERE

IL CONCETTO DI RICONGIUNGERSI A DIO

1. L’ABBAGLIO DI ESSERE DIVISI DA DIO
 

- Ricongiungersi a Dio,

- tendere a Dio,

- avvicinarsi a Dio,

- ritornare da Dio,

- andarsene da Dio,

- perdere Dio,

- essere divisi da Dio,

- essere vicini a Dio,

- essere lontani da Dio,

- … 

Sono pensieri che possono essere positivi per stimolare il Divenire veritiero, ma possono anche essere fuorvianti e ostacolarlo.  Intesi letteralmente sono falsi, non esprimono l’effettivo stato dei processi, ma soltanto delle parvenze causate: dalla mente non sufficientemente consapevole, da idee errate su se stessi (individuo, mente), sulla Manifestazione e su Dio e dall’ignorare che la Manifestazione è inscindibile da Dio. Nulla può ritornare a Dio perché niente può scindersi da Lui

Ogni vicinanza, lontananza, avvicinamento, allontanamento, ricongiungimento… riguardano il tempo e lo spazio che sono inscindibili dalla mente, mentre Dio Sussiste “di là”, ma comunque inscindibile da lei. Vicina a Dio[1], lontana da Lui, divisa da Dio… può essere soltanto l’immagine di “se stessi” (identità immaginata) in relazione a idee, emozioni, immagini, sensazioni... relative a Dio. Tale vicinanza/lontananza/divisione è sempre immaginaria. L’allontanarsi e separarsi da Dio, l’avvicinarsi a Lui…, sono sostanzialmente fantasie della mente che ignora la Vera Identità (Uno Totale, Totalità)  e la Reale Identità (Uno Reale, Dio). Ingarbugliandosi nella matassa del Divenire ingannevole l’individuo perde sé perché si allontana dal conoscere Dio come sua Origine, ma non può mai veramente allontanarsi o scindersi da Lui, perderLo per davvero.

 

Davanti all’Incondizionato,

danza il condizionato:

“Tu ed Io siamo una cosa sola!”.[2]

Kabir 

 

Per consapevolizzare che non ci può essere alcuna divisione da Dio è utile che la mente rifletta in modo illuminate sui seguenti quesiti:

- Esiste veramente la divisione da Dio?

- Chi è diviso da Dio?

- Chi immagina di essere diviso da Dio?

- Cosa vuole dire separazione da Dio?

- Da dove sorge la sensazione di essere lontani da Dio? Chi prova questa sensazione?

- Che cosa significa essere lontani da Dio?

- Chi è lontano da Dio?, Lo è veramente?

- Perché la mente immagina la lontananza da Dio?

- Chi e cosa hanno influito sulla convinzione di aver perso Dio?

- Ho perso Dio? L’ho veramente perso? Io, chi io?

- Che cosa significa perdere Dio?

- Che cosa significa ritornare a Dio?

- Chi si dovrebbe ricongiungere a Dio?

- A chi o cosa mi riferisco con il termine io?

- Io chi? Io individuo o Io Dio?

- Chi o cosa è Dio?

 e sopratutto   

- Chi sono in Realtà? o Qual è la Reale Identità?

Per diminuire la possibilità di sviarsi e di sviare fomentando gli abbagli vicino a Dio, lontano da Dio, diviso da Dio, sulla via del ritorno a Dio…, nell’utilizzare concetti come andarsene da Dio, ritornare a Dio, ricongiungersi a Dio…, è importante che l’intelletto tenga presente che si tratta soltanto di metafore.

Quando l’individuo immagina di essersene andato da Dio, per stimolare la sua consapevolizzazione può essere utilizzata l’espressione ritorno a Dio, a simboleggiare il processo di maturazione della consapevolezza e la conseguente diminuzione della sensazione di separazione da Lui.

I pensieri: essere divisi da Dio, essere lontani da Dio e aver perso Dio, dovrebbero essere considerati come espressioni figurate indicanti a un basso grado di consapevolezza.

Allontanarsi da Dio e star perdendo Dio sono invece termini da considerare come metafore che simboleggiano la diminuzione del grado di consapevolezza.

Il significato sostanziale dell’espressione essersi ricongiunti a Dio simbolizza:

- nel senso ampio del termine, la Consapevolezza integrale quando non c’è alcuna sensazione di separazione e la mente è pienamente consapevole della Totalità e della Realtà (Dio), e

- in quello stretto invece, l’Estinzione quando l’individuo è pressoché dissolto (permangono i processi vitali).

L’incomprensione dell’effettivo significato dei concetti: allontanarsi da Dio, perdere Dio, andarsene da Dio, ritornare a Dio, ricongiungersi a Dio… e che si tratta di metafore può facilmente stimolare la formazione di ostacoli per il Divenire veritiero, tra i quali ci sono il rafforzamento dell’identità immaginata e l’occultamento del fatto che Dio è l’Identità Reale Identità inscindibile da quella individuale.

Nel caso specifico delle espressioni allontanarsi da Dio e perdere Dio l’incomprensione del loro effettivo significato può facilmente:

- stimolare la formazione di stati nocivi come ansia, sensi di colpa e di peccato, causati anche dall’abbaglio di essere colui che è diviso da Dio…, anche perché la mente immagina di aver peccato, che ciò non è bene e che quindi deve pentirsi, espiare le colpe per poter tornare a Dio, meritarLo (ho sbagliato/ho peccato e merito di essere diviso da Dio, devo espiare i miei peccati per riunirmi a Dio…);

- fomentare la paura di non riuscire a “ritornare a Dio”, che concorre alla creazione della fantasia del dover patire le sofferenze del c.d. inferno e purificarsi nel c.d. purgatorio per raggiungere il c.d. Paradiso e Dio.

2. AMARE DIO E CONCETTUALIZZARE DIO 

Il tendere a “riunirsi a Dio”, è spesso un’espressione del tendere della mente ad Amare Dio e come tale è sicuramente un processo molto positivo che va stimolato.

 Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’Anima tua, con tutta la mente tua, con tutte le forze tue.[3]

Vangelo secondo Marco 12, 30

 Per nobilitare il “tendere a riunirsi a Dio” e aumentarne la qualità è importante che la mente comprenda l’effettivo significato di questo concetto, cioè che è una metafora indicante la maturazione della consapevolezza. Se non è nobilitato dalla consapevolizzazione, il termine riunirsi a Dio è quasi inevitabilmente compreso in senso letterale e come dato di fatto. Soltanto accrescendo la consapevolezza la mente può pacificarsi e solamente se è Pace può essere caratterizzata dall’Amore e dalla piena consapevolezza riguardo alla Sussistenza di Dio.

I concetti su Dio non sono certamente Dio e per evitare di diminuire la qualità del tendere “a riunirsi a Dio”, è utile che la mente tenda a consapevolizzare l’incommensurabile differenza tra Dio e le parole su Dio. Altrimenti, il tendere a “riunirsi a Dio” può fossilizzarsi in un mero tendere dell’identità immaginata e della mente nel suo complesso a riunirsi con ciò che lei immagina essere Dio. In questo caso il “tendere a riunirsi a Dio” si perde come processo effettivo (maturazione della consapevolezza) ed è sostituito dalla mera concettualizzazione non consapevolizzante che porta la mente a interpretare l’espressione riunirsi a Dio in base ai significati non fondati sulla comprensione che attribuisce alle parole io, Dio e riunirsi a Dio.

Chi tende veramente a “riunirsi a Dio” (Divenendo veramente) si avvicina a trascendere la parvenza di separazione da Lui. Chi invece tende a “riunirsi a Dio” senza consapevolizzarsi nuoce a sé e al prossimo e stimola la fossilizzazione spirituale, quando l’effettiva maturazione spirituale (Divenire veritiero) è mendacemente sostituita dal palliativo del mero concettualizzare la “spiritualità” in modo poco consapevole e non illuminante.

Nobilitato dalla profonda comprensione che non c’è alcuna divisione e che in Realtà (non come individuo) Si Sussiste Dio, il tendere a riunirsi a Lui e ad AmarLo con tutto il cuore aiuta a integrare la “via” della devozione con la “via” della conoscenza.   

3. “ESSERE VICINI A DIO” ED EGO SPIRITUALE

La mente ignorante la Reale Identità e caratterizzata dai concetti: essere vicini a Dio, essere lontani da Dio, aver perso Dio, avvicinarsi a Dio, aver ritrovato Dio…, tende a “proiettarli” sul prossimo, che tra l’altro appare in lei e da questa prospettiva è un suo segmento. Da ciò possono facilmente scaturire espressioni potenzialmente molto fuorvianti e nocive come: lei è vicina a Dio, lui si sta allontanato da Dio, l’umanità è ben lontana da Dio, loro hanno perso Dio, lui si sta avvicinando a Dio, dovete ricongiungervi a Dio, voi siete miscredenti, loro sono infedeli

Queste idee possono diventare facilmente prelibati alimenti per l’identità immaginata di tipo spirituale (“ego” spirituale), a causa della quale l’individuo può vaneggiare di essere chiamato a compiere un qualcosa di “più spirituale” di altri e a classificare in modo poco consapevole[4] gli individui in:

o         spirituali e in non spirituali,

o         più o meno meritevoli spiritualmente,

o         più vicini a Dio e in più lontani da Dio,

o         chi esegue la cosiddetta e presunta volontà di Dio e in chi la intralcia,

o         fedeli e in infedeli,

o         credenti e in miscredenti,

o         …

          Questo può sfociare in elitarismo spirituale che è un enorme ostacolo per il Divenire veritiero. Per evitare di cadere in questi tipi di tranelli, caratteristici per chi si occupa di spiritualità senza però accrescere la consapevolezza, è importante che la mente comprenda l’indispensabilità di consapevolizzarsi ed è fondamentale che si consapevolizzi. Inoltre, è importante che consapevolizzi profondamente che:  

- l’Identità Reale non muta né se quella individuale compie ciò che è definito come bene maggiore né quando fa ciò che è definito come male efferato;

- tutto ciò che avviene sono aspetti diversi dell’unico esprimersi di Dio;

- Dio non ha volontà che è primariamente relativa al desiderio ed è sempre un processo mentale. Dio non vuole niente da nessuno, nemmeno da Se Stesso;

- non ci sono uomini senza Dio. Se non si riconosce Dio “in” altri è perché non lo si riconosce “in” sé,

- la mente che non Ama il prossimo non può Amare Dio: la mente che Ama, Ama tutto con tutta se stessa;

- nulla può avvenire senza il “tacito assenso di Dio”;

- Dio non vuole più bene a qualcuno piuttosto che a qualcun altro, non Ama più uno (una mente) e meno un altro (un’altra mente). Lui Sussiste “di là” dell’Amore, come Sua Origine

- non ci sono figli prediletti di Dio – come Dio ognuno è Padre di se stesso (individuo) e come individuo ognuno è figlio di Sé Dio. Per di più, Dio né predilige né detesta, fenomeni esclusivi alla mente;

-  per Dio è più che eguale se la mente: Lo cerca o no, Lo prega o no, crede in Lui o no, Lo Conosce o no, Diviene del tutto o se Diviene in modo ingannevole.

 

E spicca colui la cui attività intellettiva sia equanime nei confronti dei buoni e dei malvagi, dei congiunti, degli avversari, di quanti gli sono indifferenti, di quanti non si schierano, degli alleati e degli amici.[5]

Bhagavad Gita

4. ESERCIZI MEDITATIVI E PREGHIERE

Le espressioni: essere cari a Dio, essere più vicini a Dio, essere lontani da Dio, essersi avvicinati a Dio, essersi allontanati da Dio… possono essere una concausa della credenza o convinzione fuorviante che soltanto alcuni (cosiddetti e presunti) eletti e prediletti possono comunicare direttamente con Dio, vale a dire che c’è bisogno che qualcuno capace di comunicare con Lui e “autorizzato a farlo” interceda per qualcuno perché questi non è in grado (non è autorizzato) di comunicare direttamente con Dio.

Nel nostro cuore c’è l’eterna sorgente del potere divino e in ogni sforzo c’è l’essenza dell’impulso di creazione, conservazione e distruzione dell’Essere.[6]

Sri Anandamayi Ma

Sussistendo Dio Origine di ogni mente, ognuno comunica incessantemente con Lui. Diversa è soltanto la qualità del comunicare, determinata primariamente dalla qualità dei processi avviati e che dipende soprattutto dal grado di consapevolezza. La comunicazione con Dio è:

- nel senso ampio del fenomeno una comunicazione di se stessi (individuo, mente) con Se Stessi (Dio, Reale Identità);

- in quello stretto invece, una comunicazione della mente tra sé, di alcuni segmenti della mente relativi al concetto io con altri concernenti il termine Dio, che comunque avvia processi anche “di là” di lei;

 

Non scordare il tuo Amico, cioè Dio. Che la preghiera della tua lingua divenga la preghiera del tuo cuore. Torna a Dio. Non avere altro scopo che quello di raggiungere la Realtà.[7]

Abd al-Khaliq

        

PRIMO ESERCIZIO MEDITATIVO

1) Questa mente chiede di consapevolizzare l’Unità con Dio. 

Senza visualizzazione. Tempo: minimo 5’

SECONDO ESERCIZIO MEDITATIVO

1) Chiedo a Dio di eliminarmi l’abbaglio di essere diviso da Lui.

Senza visualizzazione. Tempo: minimo 3’

2) Mi abbandono completamente a Dio.

Senza visualizzazione. Tempo: minimo 3’

3) (In Realtà) Sono Dio.

Senza visualizzazione. Tempo: minimo 5’

La mente afferma una volta: sono Dio (11[8]), poi lascia dissolvere le parole per far subentrare la Pace e l’oltre.  Chiaramente la mente non è Dio, ma è il mezzo per esprimere questo concetto relativo a Lui (Reale Identità, Dio, Sé, Assoluto, Origine, Realtà).

Gli esercizi meditativi possono essere introdotti dalla richiesta introduttiva facoltativa:

Questa mente chiede la meditazione massima.

Visualizzazione: la testa. Tempo: 2’-3’



[1] Precisamente da ciò che la mente immagina essere Dio.

[2] I canti di Kabir, a cura di Rabindranath Tagore, Red edizioni, pag. 43.

[3] Vangelo secondo Marco, 12 – 30, I quattro Vangeli, I classici Blu, RCS Libri

[4] Anche la mente pienamente consapevole può fare classificazioni simili (per esempio: più la mente è consapevolizzata e più è spirituale, oppure, più la mente è matura e più e vicina a conoscere Dio), ma come risultato dell’Amoroso constatare l’effettivo stato dei processi e non, come nel caso della mente non abbastanza consapevole, come giudizio derivante da preconcetti, emozioni nocive, parvenza di separazione, assenza di Amore, rivalsa, invidia…

[5] Bhagavad Gita, Oscar Classici Mondadori, 1999, pag. 32

[6] Sri Anandamayi Ma, Vita e Insegnamento della Madre permeata di gioia, Edizioni Vidyananda, pag.101.

[7] Le vie dello spirito, Claudio Lamparelli, Arnoldo Mondadori Editore, pag. 43.

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