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ARTICOLI

L'ETICA DEL DIVENIRE
Articolo di Andrea Pangos

L’ETICA DEL DIVENIRE

1. Bene e male

2. Il principio fondamentale dell’etica del divenire

3. Amore e Conoscenza

4. Il confondere il male con il bene                                

5. Etica del Divenire e BenEssere

6. Il trascendimento dei concetti di bene e di male

1. BENE E MALE

Quando un'azione è giusta o sbagliata?, e Qual è il principio che decide che cosa è il bene e che cosa è il male?, sono tra le domande fondamentali alle quali cerca di rispondere l’etica.

Le risposte sono inevitabilmente suggestionate dalle rappresentazioni delle menti. Alcune definiscono come male ciò che altre caratterizzano come bene e viceversa. I concetti etici non abbastanza consapevolizzati, fanno facilmente smarrire molti processi mentali in un turbine di nozioni, credenze, dogmi, valori, emozioni, immagini…, spesso contrastanti tra loro e non in linea con il Divenire veritiero. Tutto questo produce conflitti interiori che possono sfociare in “esteriori”[1]: litigi, vendette, violenza, omicidi, scontri armati, fanatismo, estremismo, terrorismo… Per far sopravvivere le proprie idee riguardo al giusto e allo sbagliato, al bene e al male,  alcuni individui (menti[2]) uccidono e altri si fanno uccidere. Alcuni si ritrovano così a fare ciò (uccidere) che di solito definivano male in nome di ciò che chiamano bene, giustificando spesso questa trasformazione con la fallace scusa dell’agire in nome del bene o della volontà Divina.

Per ovviare a tutto questo c’è bisogno di un’etica universale, uguale per tutti, costante, semplice e coerente in tutti i suoi aspetti, come lo è l’etica del Divenire, perché trova fondamento nell’esigenza sostanziale della mente di consapevolizzarsi. Dalla prospettiva del Divenire veritiero, la qualità dell’etica è determinata dal suo potenziale di stimolarlo.

2. IL PRINCIPIO FONDAMENTALE DELL’ETICA DEL DIVENIRE

Il principio fondamentale dell’etica del Divenire è: il bene è ciò che stimola il  Divenire veritiero, il male è ciò che la ostacola. La mente che lo sollecita (si) fa del bene, quella che lo ostacola (si) fa del male. Secondo questa etica, la qualità di un processo è determinata da quanto stimola o ostacola la consapevolizzazione: più un’azione, un’emozione o un’idea  la stimolano, più sono etiche, e viceversa, più la ostacolano, meno lo sono.

L’Etica del Divenire considera pienamente l’esigenza della mente di Divenire veramente e il valore della vita umana, attraverso la quale si svolge il Divenire, che è il fondamento della stessa.

Per meglio comprendere la fondatezza di questi concetti e l’utilità di applicarli, è bene che la mente consideri l’apporto dato all’evoluzione dell’umanità dalle menti Divenute del tutto, per esempio da: san Tommaso d’Equino, Buddha, Beethoven, Bernini, William Blake, Bramante, Santa Caterina da Siena, Chuang-Tzu, Marie Curie, Democrito, Eratostene, Enrico Fermi, Fibonacci, Galeno, Gesù, Kabir, Herman Hesse, Ippocrate, Giovanni Keplero, Platone, Socrate, Ramakrishna, Tagore, santa Teresa d’Avila, santa Teresa di Calcutta, Tolomeo, Voltaire.

3. AMORE E CONOSCENZA

L’etica del Divenire intende stimolare una maggior qualità delle emozioni e dei pensieri e quindi delle azioni. Questo principio trova riscontro in altri sistemi etici. I fenomeni che di solito sono definiti come male: malattie, guerre, omicidi, suicidi, soprusi, crimini…, sono primariamente conseguenze e cause:

- di emozioni nocive: rabbia, gelosia, paure, sofferenza, invidia, astio, odio, insoddisfazione, ira, tristezza, ansia…, e in generale di emozioni le cui vibrazioni non sono sufficientemente armonizzate con quella dell’Amore;

- di pensieri nocivi: razzisti, di superiorità, di inferiorità, pensieri bellicosi…, e nel senso stretto del concetto, di pensieri che si formano come conseguenza di emozioni diverse dall’Amore e

- di manifestazioni e comportamenti nocivi: attaccamento al potere, manipolazione, meccanismi comportamentali controproducenti, frustrazioni, depressione, reazioni dannose, complessi, sensi di colpa, conflitti interiori ed “esteriori”, vendicatività, avidità, lussuria, tendenza a dominare, repressione della sessualità, bramosia, accidia, dipendenza…

Questi fenomeni sono caratteristici per la mente non abbastanza consapevole. Quella che ha maturato la Consapevolezza integrale è caratterizzata dalla Pace, dall’Amore[3] e dalla Conoscenza di Se Stessi (Reale Identità, Dio, Sé, Assoluto, Realtà).

L’accrescimento della consapevolezza:

- trasforma il voler bene o male, in Amore,

- matura la conoscenza riguardo alla Reale Identità (Dio, Assoluto,  Sé, Realtà),

- elimina l’identità immaginata, i suoi abbagli e i suoi conflitti interiori ed “esteriori” che tanto nuocciono al singolo e alla collettività.

Per fare veramente del bene la mente deve Divenire in modo veritiero. Più è consapevole, meglio aiuta il mondo: l’Amore e la Conoscenza riguardo alla Reale Identità di uno sono di beneficio a tutti (che sono Uno).

L’etica del Divenire è l’etica dell’Amore e della Conoscenza, e rispetta pienamente due esortazioni fondamentali per il benessere individuale e collettivo: Ama il prossimo tuo come te stesso e Conosci Te Stesso.

Per meglio comprendere l’importanza di Amare e Conoscere e la loro correlazione, la mente può riflettere in modo illuminante sul fatto che:

-         la crescita della conoscenza riguardo alla Reale Identità avvicina all’Amare,

-         più è vicina a ConoscerLa, più è consapevole dell’Unità, e questo favorisce l’emersione dell’Amore;

-         le guerre, generalmente considerate uno dei mali maggiori, hanno di solito anche una forte componente religiosa contaminata dall’ignorare Dio (Reale Identità, Sé, Assoluto, Realtà) - Se Stessi: Conoscenza di Se Stessi significa Conoscenza riguardo a Dio. Di solito, le menti che credono in Dio (perché non Lo Conoscono) hanno molteplici idee fuorvianti su Lui, che molto spesso scambiano per Dio di per sé. Così, in nome di ciò che immaginano essere Dio, alcune combattono e uccidono altre perché hanno idee su Dio diverse dalle loro. La mente che è veramente consapevole di Dio sa perfettamente che Lui è Uno e che è l’Origine di ognuno, ed è libera da idee bellicose derivanti dal concetto Dio;  

-         chi conosce Dio, Lo “vede” in tutti e Ama tutto. Per la mente che Lo Conosce non ci sono uomini senza Dio, non ci sono infedeli da combattere, ma ci sono menti che Conoscono Dio e altre che Lo ignorano.

4. IL CONFONDERE IL MALE CON IL BENE                     

Applicando principi etici che contrariano il Divenire veritiero, la mente può immaginare di fare del bene, magari fantasticando che si tratta proprio del comportamento voluto da Dio, invece sta nocendo(si). Se ciò che è definito bene ostacola la crescita della consapevolezza, è lo stesso male.[4]

Quando invece fa del bene (stimola la consapevolizzazione), ma ciò discorda con le regole etiche che non considerano l’importanza del Divenire veritiero, la mente è combattuta tra:

- seguire le indicazioni della voce del Divenire veritiero[5], che suggerisce il giusto comportamento e

- rispettare quelle della falsa coscienza[6], programmata e condizionata da principi etici non in linea con la consapevolizzazione.

Tra l’altro, non seguire i suggerimenti della falsa coscienza, contribuisce alla formazione di conflitti interiori, di sensi di colpa e di peccato, che sono ulteriori ostacoli per il Divenire veritiero. L’etica del Divenire:

- non stimola questi fenomeni nocivi. Il verificarsi di incongruenze e di conflitti sulla relazione: “voce interiore del Divenire” – etica del Divenire, significa che la mente non ha compreso a fondo i principi di quest’ultima, e

- non sollecita la formazione della falsa coscienza, ma stimola la liberazione dalla stessa.

Per applicare qualitativamente il principio fondamentale dell’etica del Divenire, la mente deve sollecitare la consapevolizzazione senza farsi fuorviare dalla forma in cui avviene. Più è consapevole, più le azioni, le emozioni e le idee sono, qualitative e in funzione del Divenire veritiero, a prescindere dalla forma espressiva. La consapevolizzazione di qualità può svolgersi in una forma che la mente non sufficientemente desta potrebbe definire come malefica, immorale o non spirituale.

5. ETICA DEL DIVENIRE E BENESSERE

L’applicazione di principi etici che non considerano il Divenire veritiero, porta la mente a (far) soffrire. Questo genera confusione, conflitti, insicurezze, delusioni e sconcerto: Visto che sto facendo del bene, come mai sto male?

In questo caso è utile che la mente si chieda in modo illuminante:

Sto facendo veramente del bene o soltanto immagino di fare del bene?

Non sarebbe naturale che fare del bene portasse a stare bene?

Ciò che mi hanno insegnato essere il bene è veramente il bene?

Come mai c’è tanto malessere, in un mondo dove tanti fanno ciò che è definito bene?

Cosa devo fare per stare bene?

Farmi del bene. Certo!

Ma cosa significa farmi del bene?

Per chi beve del veleno scambiandolo per una medicina, l’avvelenamento è certo. Se non vuole morire avvelenato deve:

1)     comprendere che ciò che crede(va) essere una medicina, è veleno - che ciò che immagina(va) essere il bene è invece male;

2)     smettere di assumere il veleno, di farsi del male - cessare di applicare i valori etici che soltanto sembrano benefici;

3)     capire cos’è l’effettivo bene, e

4)     agire in modo da disintossicarsi, iniziare cioè a consapevolizzarsi.

L’effettivo bene è quello indicato dall’Etica del Divenire. Seguendo i suoi principi la mente non corre il rischio di stare male facendo del bene, e migliora sicuramente la propria qualità e di conseguenza quella della vita, che avviene in lei. Molte menti immaginano di stare bene, mentre si sono soltanto assuefatte al malessere e non lo notano. Altre si illudono addirittura che la sofferenza faccia bene perché purifica. Altre ancora pensano che il malessere sia lo stato naturale delle cose. Si tratta di tre abbagli basati primariamente sull’ignorare il BenEssere dell’Alternanza tra la Consapevolezza integrale e l’Estinzione. Il proverbio mal comune mezzo gaudio, è un modo molto efficace della mente per ingannarsi e ingannare, giustificando mendacemente il proprio malessere, invece di assumersene la responsabilità (non la colpa) e iniziare a tendere verso il BenEssere. Mal comune mezzo gaudio non significa benessere diffuso, ma malessere comune, malattia comune.

L’effettivo bene fa bene al vero individuo (mente) e male a quello falso (identità immaginata), perché lo fa scomparire. I desideri del falso individuo sono inversi al desiderio verace di liberarsene e quindi tende spesso a bollare il bene come se fosse il male. L’identità immaginata è una disfunzione molto maliziosa, che ha non solo la capacità di ribellarsi alla cura illuminante, ma può anche prescrivere una “terapia” apparentemente benevola ed effettivamente maligna, che invece di far guarire – neutralizzare l’identità immaginata, peggiora il disturbo – la rafforza.

6. IL TRASCENDIMENTO DEI CONCETTI DI BENE E DI MALE

Oltre a permettere di definire cosa sono il bene e il male, i principi dell’etica del Divenire stimolano anche a oltrepassare questa suddivisione. Il loro scopo più profondo è farsi trascendere. Come tutte le regole, anche queste sono limitate all’intelletto, ma a differenza di molte altre lo sollecitano a trascendersi e non ad attaccarsi a se stesso. In questo senso, si tratta di un insieme di idee che mirano a far  trascendere ogni concetto. Soltanto trascendendo ogni convinzione, la mente può essere Amore dinanzi a ognuna e comprendere il profondo valore di questo sistema di valori. Altrimenti, anche il suo principio fondamentale può essere uno strumento per ostacolare la maturazione della consapevolezza. I principi dell’etica del Divenire sono potenziali indicazioni e non la via, che è sempre la consapevolizzazione della mente. Farsi condizionare beneficamente dai suoi principi può essere un’ottima guida iniziale per la mente che vuole consapevolizzarsi compiutamente, anche per sostituire un’etica di bassa qualità - non basata sulla stimolazione del Divenire veritiero, con una di alta qualità – fondata sulla stimolazione dello stesso. Per Divenire del tutto la mente deve però trascendere la conflittualità  bene - male.

Se i concetti dell’etica del Divenire sono appresi senza la necessaria consapevolizzazione, possono facilmente trasformarsi in ostacoli per la stessa, perché, tra l’altro, possono stimolare l’attaccamento:

-         a loro stessi,

-         al bene ma anche al male,

-         alla suddivisione non consapevolizzata in bene e in male,

-         al mercanteggiare con il bene - faccio del bene così otterrò del bene,

-         ai frutti dell’azione – semino bene così raccoglierò del bene,

-         all’identità immaginata di tipo morale, umanitario e spirituale e

-         al Divenire veritiero stesso.

Si tratta di fenomeni che protratti e non trascesi, denotano che invece del Divenire veritiero è in atto la sua concettualizzazione, che la maturazione della consapevolezza è stata mendacemente “sostituita” dalla concettualizzazione priva di consapevolizzazione. Per maturare la consapevolezza, la mente deve essere focalizzata sul Divenire veritiero, senza attaccamento allo stesso e senza che i concetti di bene e di male la condizionino nocivamente.

Quando una persona si considera buona e non cattiva, si auto-afferma identificandosi con questa convinzione, che prolunga l’esistenza separativa in una nuova forma In certi casi questa nuova costruzione dell’ego è più difficile da smantellare, perché spesso ci si identica più completamente con il bene che non con il male. È più facile liberarsi dell’identificazione con il male perché, non appena si percepisce che il male è male, la sua presa sulla coscienza perde forza. Districarsi dalla presa del bene è un problema più difficile, poiché il bene ha una parvenza di auto-giustificazione perché il confronto con il male è a suo favore. Con il tempo tuttavia, l’aspirante si stanca della sua nuova prigione, e dopo questa intuizione abbandona la propria esistenza separata trascendendo la dualità di bene e di male.[7]

Meher Baba

Accrescendo la propria consapevolezza, la mente si avvicina a trascendere la suddivisione in bene e male: facendo ciò che è effettivamente bene, può giungere a trascendere i concetti di bene e di male. La mente che non Ama ha bisogno di guide, di valori etici e di concetti sul bene. La mente che Ama è la Guida, il Valore e il Bene di per sé.

Ama e fai quello che vuoi.

Sant’Agostino.

Per diminuire l’attaccamento ai concetti di bene e di male, è utile che la mente consideri in modo illuminante che:

- l’attaccamento a queste idee potenzia il funzionamento dualistico della mente e questo crea conflitti, anche perché potenzia l’immaginare la separazione da altri e da Dio;   

- la Reale Identità non cambia, a prescindere dal fatto che la mente faccia il “massimo del bene” oppure il “massimo del male”, che stimoli il Divenire veritiero oppure quello ingannevole, che Divenga del tutto oppure minimamente;

- la Coscienza (Divina/Infinita), si perpetua sia attraverso ciò che può essere interpretato come maggior male sia attraverso ciò che è può essere definito come maggior bene; 

- non esiste né il male assoluto né il bene assoluto. Soltanto Dio (Reale Identità) Sussiste  Assoluto. Inscindibili dalla mente, il bene e il male possono essere soltanto relativi;

- i concetti di bene e di male sono spesso associati a quelli di giustizia e di ingiustizia. Secondo un certo modo di determinare che cos’è la giustizia, il mondo potrebbe sembrare pieno di ingiustizie. In effetti, però, vige la massima giustizia: ogni avvenimento è un aspetto del riconoscersi dell’umanità attraverso se stessa. In questo senso, sarebbe una “vera e propria ingiustizia” se non fosse così. Le menti creano il destino, gli avvenimenti sono primariamente il risultato della “materializzazione”  di emozioni e idee, attraverso le quali l’umanità crea e conserva se stessa. Questo non significa che la mente non debba tendere a migliorare la qualità dei processi collettivi, anzi. Per farlo in modo veramente efficace è necessario che aumenti la qualità delle proprie emozioni e dei propri pensieri.

Producendo emozioni e idee nocive crea un mondo infernale. Amando ed esprimendo concetti qualitativi stimola la creazione di un mondo Paradisiaco. Nella loro sostanza, i problemi dell’umanità non sono una questione di ingiustizia, ma di menti non che non tendono ad Amare (con tutto il cuore). Le “ingiustizie” sono sostanzialmente il prodotto di processi mentali non sufficientemente illuminati, una conseguenza naturale dello stato inNaturale delle menti. Il mondo di menti Naturali sarà un mondo di Pace e Amore, come lo è “qua - ora” il mondo della mente Naturale – Divenuta del tutto.

[1] L’aggettivo “esteriori” è virgolettato perché tutto ciò che la mente sperimenta fa parte di lei stessa.

[2] La mente (principio io sono) è l’effettivo individuo.

[3] L’Amore non è il “voler bene”. L’Amore è caratterizzato, tra l’altro, dalla completa assenza di aspettative, attaccamenti, paure e altre emozioni negative. L’Amore implica la compiuta consapevolezza dell’attimo presente e dell’Unità Onnicomprensiva. 

[4] La buona fede e le buone intenzioni possono anche essere delle scusanti, ma non evitano o riparano i danni causati dalle azioni malefiche, vale a dire dalle azioni (emozioni, idee e azioni nocive) che hanno nuociuto alla qualità del Divenire.

[5]  Voce interiore del Divenire veritiero intesa anche come intuizioni su come fare del bene, stimolare la consapevolizzazione.

[6] In questo articolo, il termine coscienza (c minuscola) è utilizzato per indicare il segmento mentale che è comunemente definito, appunto, come coscienza (sistema dei valori morali di una persona, che le permette di approvare o disapprovare i propri atti) e non per indicare la Coscienza  (Infinita) per la quale è utilizzata l’iniziale maiuscola (Coscienza).

[7] Discorsi, Meher Baba Orizzonti edizioni, 2000, pag.107.

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