Non esiste un unico universo. Gli universi sono tanti quanti sono le menti che percepiscono/creano l’universo. - Karma e incarnazione
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VITA SPIRITUALE E MATURAZIONE SPIRITUALE
Articolo di Andrea Pangos

1. VITA SPIRITUALE E MATURAZIONE SPIRITUALE       

Compreso nella sua essenza il concetto di vita spirituale può aiutare la mente a Divenire in modo veritiero. Quando invece la mente non ne comprende l’essenza questo concetto può facilmente abbagliare e sviare. Spesso ciò che è definito come vita spirituale non è tale da far maturare spiritualmente (Divenire in modo veritiero), ma è soltanto una vita in linea con dei concetti riguardanti la spiritualità o presunta tale, più precisamente riguardanti ciò che gli stessi concetti definiscono come spiritualità e come vita spirituale. Il seguire determinati concetti spirituali ovvero certi tipi di condotta (definita come) spirituale non sottintende maturare spiritualmente. D’altra parte, ci sono modi di vita  che possono sembrare “poco o per nulla spirituali” perché non sono in linea con ciò che la mente crede sia spirituale e spiritualmente corretto, ma attraverso i quali la mente matura spiritualmente in modo molto qualitativo.

Una cosa sono i concetti sulla vita spirituale, i quali possono essere più o meno qualitativi e veritieri, altra cosa è l’effettiva vita spirituale che non è determinata dalla forma, ma dal suo potenziale di stimolare la maturazione spirituale (il Divenire veritiero). La vita spirituale è la vita consapevolizzante. La vita è tanto spirituale quanto stimola il Divenire veritiero, indipendentemente dall’ambito in cui si svolge e dalla forma con cui si esprime. La vita spirituale qualitativa porta a trascendere la forma, i modi espressivi, la suddivisione in spirituale - non spirituale. La vera vita spirituale non è una questione di concetti sulla spiritualità, ma è questione di Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente. Nella mente Divenuta del tutto avviene costantemente una piena vita spirituale, indipendentemente dalla forma in cui essa avviene.

Dopo l’autorealizzazione, qualsiasi siano il comportamento o le azioni espresse attraverso il corpo di un saggio, queste saranno spontanee e completamente incondizionate; non possono essere connesse ad alcuna disciplina. Un saggio realizzato può nascondersi in una persona dall’aspetto trasandato, seduta in un campo per cremazioni, o in palazzo prezioso, nel palazzo di un re. Può essere un macellaio per vocazione, o un uomo d’affari di successo, ciò non di meno un essere realizzato, avendo trasceso la dimensione dell’essere, risiede per sempre nell’eterno assoluto. (18)

Sri NIsargadatta Maharaj

(18) Il nettare dell’immortalità – ultimi insegnamenti, Sri Nisargadatta Maharaj, a cura di Robert Powell, Ubaldini Editore – Roma, pag. 91.

L’incomprensione di cos’è effettivamente la vita spirituale scaturisce primariamente dal non comprendere (da parte della mente) a fondo il significato del concetto di maturazione spirituale: la maturazione spirituale è un processo che porta la mente a trascendere se stessa. L’incomprensione di cos’è l’effettiva maturazione spirituale (il Divenire veritiero) può dar adito a idee, emozioni e condotte che sono un grande ostacolo per la stessa maturazione spirituale. Tale non comprendere può essere paragonato al “salire in una macchina guidata da un autista che non si conosce, senza sapere perché si è saliti, ignorando dov’è diretta la macchina e se l’autista sa guidare”. A causa di tale ignorare alcune menti immaginano di star maturando spiritualmente, mentre, in effetti, soltanto si occupano di temi spirituali e conducono un’esistenza che è comunemente definita come esistenza spirituale.

Per comprendere il significato essenziale dei concetti di vita spirituale e di maturazione spirituale e disilludersi dagli abbagli riguardanti questi due concetti e processi, è necessario che la mente consideri che la quintessenza della maturazione spirituale consiste nella maturazione della mente e che l’intera vita (che sia definita come spirituale o come non spirituale) appare soltanto nella mente che la percepisce e interpreta.

1.2. MEDITAZIONE

La seguente meditazione serve anche a stimolare la dissoluzione dell’immaginaria suddivisione in vita spirituale e in vita non spirituale.

1) Questa mente chiede la riprogrammazione dei concetti sulla vita e sulla spiritualità.

Tempo: 2’-3’

2) Questa mente chiede l’eliminazione degli abbagli sulla vita e sulla spiritualità.

Tempo: 2’-3’

3) Questa mente chiede l’eliminazione dell’immaginaria suddivisione spiritualità - vita quotidiana.

Tempo: 2’-3’

4) Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità.

Tempo: minimo 3’

Le formulazioni: Questa mente chiede di… e Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità, sono più esatte e migliori delle formulazioni: Chiedo al Sé di… e Mi abbandono completamente alla Reale Identità, perché non siamo Noi (Assoluto, Sé, Reale Identità, Dio, Realtà) a chiedere, ma è la mente a chiedere e la mente non è certamente la Reale Identità.  Le formulazioni: Chiedo al Sé di… oppure Chiedo a Dio di… oppure Chiedo alla Reale Identità di… oppure Mi abbandono all’Assoluto… e altre formulazioni simili, stimolano l’identificazione con la mente e potenziano così l’identità immaginata, aumentando l’abbaglio che si è colui che prega (corpo fisico, attività emotiva e intellettiva…), mentre in Realtà si Sussiste come Colui (Sé, Assoluto, Reale Identità, Dio, Realtà…) a chi è indirizzata la richiesta.   

1.3.2. VITA SPIRITUALE E POVERTÀ 

Secondo alcune menti la vita spirituale deve essere caratterizzata anche dalla povertà intesa come rinuncia ai beni materiali. L’effettiva “rinuncia spirituale” consiste invece nel rinunciare della mente agli abbagli, tra cui all’abbaglio identità immaginata (io, ego). L’effettiva povertà è la povertà di idee riguardo a “se stessi” (identità immaginata) e a Dio. Meno idee la mente ha riguardo al “se stessi” e a Dio e più le idee sono consapevolizzate, più la mente è vicina a Conoscere Dio (Assoluto, Sé, Realtà, Origine) come Reale Identità di ogni essere umano.

La credenza che la vita spirituale deve essere caratterizzata dalla rinuncia ai beni materiali è causata anche dalle convinzioni che la materia sia divisa dallo Spirito e che la materia sia impura mentre lo Spirito è puro. Queste credenze/convinzioni possono a loro volta stimolare la formazione:

- del convincimento errato che la cosiddetta vita spirituale sia in conflitto con la cosiddetta vita materiale (mondana),

- del convincimento fuorviante che lo Spirito è in conflitto con la materia, 

- della credenza abbagliante che per avvicinarsi a Dio oppure allo Spirito è necessario rigettare la materia.

Lo Spirito è la Coscienza e come tale non è mai in conflitto con la materia. Lo Spirito (Coscienza) e “immune” ai conflitti. Soltanto la mente può essere in conflitto. Ogni conflitto è un conflitto della mente inquieta con se stessa, anche perché condizionata, per esempio, dal concetto fuorviante che lo Spirito è in conflitto con la materia ovvero che la cosiddetta vita spirituale è in conflitto con la cosiddetta vita materiale.

La materia è un aspetto della mente, la quale è una manifestazione dello Spirito (Coscienza) e si compone di: vibrazioni – energia – materia. La mente e quindi anche la materia sono anche strumenti in funzione dell’eterno perpetuarsi dello Spirito.

Dalla “prospettiva” dello Spirito e del suo eterno perpetuarsi la vita umana è un insieme di processi mentali (vibrazioni – energie – materia) e come ogni processo mentale è anch’essa sostanzialmente in funzione del suo eterno perpetuarsi. La vita non può essere mai in conflitto con lo Spirito, di qualsiasi tipo di vita si tratta e non ci sono vite in cui Dio è “assente”: ogni vita è inscindibile da Dio (Assoluto, Reale Identità, Sé, Realtà, Origine). In sostanza, come manifestazione dello Spirito (Coscienza) ogni vita è spirituale in una certa misura, cambia “soltanto” il grado di spiritualità della vita che è determinato da quanto la vita è in funzione della maturazione spirituale (Divenire veritiero).

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