L’ “individuo” è un concetto che si crea nell’ambito della singola mente che è il vero individuo - Karma e incarnazione
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DOMANDE RIGUARDO ALL'IDENTITÀ IMMAGINATA

Brano tratto dall'articolo di Andrea Pangos: Le domande illuminanti

Versione integrale dell'articolo

6. DOMANDE RIGUARDANTI L’IDENTITÀ IMMAGINATA

Chi sono io?

Sono chi si è appena chiesto ciò?

Chi si sta interrogando?

Io.

Io chi?

Io Assoluto o io individuo?

Che cosa significa io?

L’identità immaginata è il “se stessi”, ciò che la mente immagina di essere il sé reale. In sostanza è l’insieme di idee riguardanti il “se stessi”. L’io sono questo e quello: sono nato, sono colui che vive, sono sana, sono ammalato, sono il corpo, sono le mie emozioni, sono quella che si emoziona, sono i miei pensieri, sono quello che pensa, sono bionda, sono forte, sono un fallito, sono il peggiore, sono il migliore, sono il capofamiglia, sono la somma delle mie esperienze[15]

Le idee su “me stesso” sono me stesso o Me Stesso? Entrambi o nessuno dei due?

Sono la somma di esperienze o la loro Origine? O ambedue?

L’identità immaginata è frutto del definirsi (della stessa) e ostacola il riconoscerSi. La maturazione della Consapevolezza integrale coincide con la neutralizzazione dell’individuo immaginario: meno la mente è contaminata da lui e meglio può consapevolizzare il vero individuo (la mente esente da identità immaginata), l’esistenza della Coscienza e la Sussistenza della Reale Identità.

Utilizzate in modo qualitativo, le domande sull’identità immaginata stimolano la consapevolizzazione che la molteplicità è solo apparente: eliminando la suddivisione immaginaria primaria io – non io (me – non me) matura la percezione unitaria ed emerge l’Amore, perché si dissolve la ragione fondamentale a causa della quale la mente si percepisce come (se fosse) frammentata.

Usate in modo non idoneo le stesse domande fomentano invece la mera analisi non illuminante, che non matura di certo la percezione unitaria, ma “semplicemente” trasforma le modalità con cui la mente fantastica la molteplicità.

L’esistenza dell’identità immaginata rende anche l’abbaglio di essere in Realtà il corpo, ma è anche una conseguenza di tale fraintendimento e identificazione, e questo stimola la formazione e il potenziamento di altri equivoci che rendono la mente insana e nuocciono alla qualità della vita, per esempio gli abbagli:

- di essere un puntino nell’universo, mentre esso avviene in se stessi individuo e in Realtà (come Dio) Si Sussiste Origine dell’universo;

- di essere solamente una parte del tutto[16], mentre in Verità (non come individuo) si è la Totalità;

- che (in Realtà) si nati, si vive e si morirà, mentre in Realtà Si Sussiste eterni, immortali, mai nati;

- di dover trovare il proprio posto nella società[17], mentre in Realtà si Sussiste come Origine della società;

- di dover diventare (essere) qualcosa o qualcuno[18], mentre si è già l’Unico Uno, sia che per Quello si intenda l’Uno Reale (Reale Identità, Assoluto), sia che si intenda l’Uno Totale (Vera Identità, Totalità);

- di essere separati da “altri”, mentre ciò che la mente definisce altri appaiono in lei e da questa prospettiva sono suoi processi, non separati dall’osservatore, che è un processo della stessa mente;

- di potere ascendere in altre dimensioni, mentre ciò è impossibile anche perché:

Ø       ogni mente è una dimensione a sé, che può sperimentare soltanto se stessa e non “altre dimensioni”;

Ø       l’individuo (mente) non può ascendere in altre dimensioni. Il suo confine primo e ultimo (inizio e fine del suo principio io sono) è l’inizio - fine della sua dimensione individuale, che non può varcare: l’individuo non può andare oltre se stesso, non può esserci senza il principio io sono relativo a lui e non può percepire nemmeno la dimensione spazio – tempo altrui. Come Assoluto si è già la “dimensione” Assoluto e come Coscienza si è già la “dimensione” Coscienza, ma non come individui;

Ø       la sensazione di ascendere in altre dimensioni o di trovarsi in un'altra dimensione sono stati mentali “particolari”. Alcuni confondono certi stati di maggior consapevolezza o di consapevolezza alterata con il trovarsi in altre dimensioni. Per fare chiarezza riguardo a ciò, farebbero bene a chiedersi: Chi si trova in un’altra dimensione?, Come è/sono entrato?, È entrato/sono entrato per davvero?, Cosa significa entrare o ascendere in un’altra dimensione?, È veramente possibile? Come?, Cosa significa nuova dimensione o dimensione diversa?;

Ø       chi sarebbe il soggetto di un ipotetico passaggio in altre dimensioni? Il corpo? Impossibile: il corpo appare nella mente ed è sempre al “centro” della (“sua”) mente che lo percepisce e il “centro” della stessa;

Ø       l’idea di trovarsi nel tempo e nello spazio rende l’abbaglio di essere colui che si muove nel tempo – spazio. Questo fraintendimento può stimolare la formazione dell’idea di poter (uscire dal tempo – spazio per) entrare in altre dimensioni. Essendo il tempo – spazio inscindibile dalla mente (che lo percepisce), in effetti, non c’è né viaggiatore, né viaggio. Ciò che è solitamente definito viaggio è un susseguirsi di stati mentali, di “fotogrammi mentali” che si susseguono e che la mente contaminata dall’identità immaginata sperimenta e definisce come viaggio del viaggiatore, anche perché condizionata nocivamente dal concetto io sono il corpo. Anche il viaggio nello spazio e l’esplorazione dell’universo, per esempio attraverso il telescopio, è un susseguirsi di fotogrammi mentali che appaiono nella mente, che esplora se stessa “su ampia scala” facendo comparire in sé immagini di luoghi del cosmo che altrimenti non esisterebbero come tali, se non come potenziali nell’ambito della Coscienza e nell’ambito delle vibrazioni universali.

6.1. IL CONCETTO IO

Il concetto io è l’espressione concettuale primaria e generalizzata relativa all’identità immaginata e generalizzante il singolo. Generalizzata anche perché la mente utilizza questo concetto meccanicamente innumerevoli volte e senza quasi mai riflettere a fondo sul suo effettivo significato. Generalizzante anche perché la sistematicità dell’utilizzo del concetto io concorre a celare la Vera Identità e la Reale Identità dietro ad un generico e abbagliante io. Affinché possa emergere la luce della conoscenza riguardo all’Io Reale (Assoluto) e all’Io Vero (Totalità) devono dissolversi le abbaglianti tenebre dell’abbaglio falso io (identità immaginata).      

Per la singola mente ogni concetto significa soltanto ciò che lei immagina significhi. In questo, il termine io non differisce da altri, ma è particolare anche perché i punti di (non) riferimento su cui si basa il suo significato sono talmente tanti e mutabili, che il valore di io cambia praticamente con ogni situazione, pensiero ed emozione. Il fenomeno io è talmente ampio e mutabile che la mente poco consapevole lo ignora in grandissima parte. La mente non sufficientemente consapevole utilizza l’espressione io per definire un qualcosa che conosce soltanto molto parzialmente. Si tratta di una particolare forma di ignoranza, perché oltre ad ignorare la Reale Identità e la Vera Identità, l’individuo (la mente) poco consapevole conosce molto parzialmente e in modo distorto anche ciò che “lui” immagina di essere. L’essere umano non è certamente soltanto l’ “io” (identità immaginata), ma moltissimi individui (menti) identificano se stessi proprio con questo io.

Per liberarsi dal giogo dell’identità immaginata e dell’utilizzo inappropriato del concetto io, è bene che la mente si chieda qualitativamente:

Cosa intende questa mente quando dice io?  (e non: Cosa intendo quando dico io?, perché la Reale Identità non intende e non dice; sono sempre alcuni segmenti della mente a intendere e a dire);

A chi o cosa si riferisce questa mente con il concetto io?  (e non: A chi o a cosa mi riferisco con il concetto io?, perché l’Assoluto non si riferisce; sono sempre alcuni segmenti della mente a riferirsi);

- Con il concetto io la mente si riferisce alla Reale Identità, alla mente o all’identità immaginata?  (e non: A chi mi riferisco con il concetto io? Alla Reale Identità, alla mente o all’identità immaginata?).

Le affermazioni: (io) dico, (io) mi riferisco, (io) intendo, (io) faccio…:

-          sono sostanzialmente veritiere, perché è la mente che le esprime, nel senso di: io mente dico, io mente mi riferisco, io mente intendo, io mente faccio...;

-          sono potenzialmente molto ingannevoli e il più delle volte sono usate in modo ingannatore, perché potenziano l’identità immaginata e celano la Verità riguardo al Sé Vero e a Quello Reale, anche tramite l’abbaglio che l’io a cui si riferisce la mente sia la “vera”/”reale” identità, mentre si tratta soltanto del falso individuo.

Quando sono supportate dalla Consapevolezza integrale e quindi dalla piena comprensione che è la mente, e non la Reale Identità, a: dire, riferirsi, intendere, fare …, le affermazioni: (io) dico, (io) riferisco, (io) intendo, (io) faccio…, sono veritiere. Altrimenti sono fuorvianti e indicano che l’individuo (falso individuo nel caso dell’identità immaginata, vero individuo nel caso della mente) è scambiato per la vera/reale identità. Più la mente è: esente da identità immaginata; consapevole del fatto che è lei a dire, riferirsi, intendere, fare…; consapevole che è un aspetto del “manifestarsi” della Reale Identità; e più sono veritiere le affermazioni: io dico, io riferisco, io intendo, io sto facendo…

Sono nel tempo e nello spazio oppure Sussisto come Origine del tempo e dello spazio?

Mi trovo nel corpo oppure è il corpo a scaturire da Me?

7. MEDITAZIONI CON LE DOMANDE ILLUMINANTI

La meditazione con le domande illuminanti può essere: dinamica, appartata e consapevolizzante il sonno.  

7.1. MEDITAZIONE DINAMICA

La meditazione dinamica consiste nel porsi (da parte della mente, chiaramente) le domande potenzialmente illuminanti durante le attività quotidiane. La meditazione dinamica è spiegata dettagliatamente nell’articolo La meditazione dinamica.

7.2. MEDITAZIONE APPARTATA

Per meditare in modo appartato, la mente:

-          fa assumere al corpo una posizione meditativa (non distesa);

-          fa chiudere gli occhi;

-          si silenzia;

-          visualizza la testa;

-          fa la richiesta: Questa mente chiede la meditazione massima. Questa richiesta è facoltativa, ma è molto utile per migliorare la qualità della meditazione; 

-          si pone “interiormente” una domanda illuminante, per esempio: Cos’è la mente?;

-   cerca/trova le risposte. Due modi in cui la mente può cercare/trovare le risposte in modo consapevolizzante sono:

1)                         riflettere per far emergere le risposte - la mente si pone la domanda e riflette profondamente sul suo effettivo significato, cercando di andare di là delle parole per consapevolizzare la sostanza a cui indicano. Riflettendo profondamente può giungere al punto in cui “non connette più” e può accadere che la risposta emerga la risposta proprio quando non la cerca più;

2)                         testimoniare senza riflettere per far emergere le risposte - la mente si pone la domanda una volta, senza pensare alle possibili risposte e si quieta, anche testimoniando i propri processi (immagini, emozioni, pensieri) cercando di evitare l’identificazione, affinché la risposta emerga in modo spontaneo. Per esempio, la mente si pone la domanda Qual è la Reale Identità? e poi si “svuota”, anche testimoniando le emozioni e i pensieri senza identificazione, fino a che non emerge la risposta: Sussisto Assoluto oppure (In Realtà) Sono Dio o Sono la Realtà Suprema, o altre risposte constatanti la Reale Identità. Nel caso di questa domanda, succede spesso che dopo alcune volte che è emersa una risposta constatante la Reale Identità, durante la meditazione tale risposta non emerge più, ma la mente è profondamente in Pace, in meditazione massima.  

Le risposte possono emergere subito dopo che la mente ha posto la domanda o più avanti nel proseguimento della meditazione. Accade anche che le risposte emergono qualche giorno più tardi, durante la meditazione o le attività quotidiane oppure durante il sonno. L’importante è che la mente avvii i processi necessari, anche insistendo per vari giorni o settimane su una domanda, finché la risposta non emerge chiara, magari in modo del tutto inaspettato e nel momento “più impensabile”.

La mente può favorire l’emersione di risposte qualitative abbandonando la domanda alla Reale Identità. Per esempio, dopo essersi chiesta: Che cos’è la mente?, abbandona la stessa domanda: Abbandono la domanda alla Reale Identità.

Esempio di meditazione con domanda singola:

Chi sono in Realtà?

Senza visualizzazione. Tempo: da alcuni minuti a un’ora e più.

La mente si pone la domanda una volta, senza pensare alle possibili risposte, si quieta anche testimoniando i propri processi (immagini, emozioni, pensieri), senza identificazione e analisi, affinché la risposta emerga in modo spontaneo, per esempio: Sono Dio, Sussisto Assoluto, Sono la Realtà

7.3. MEDITAZIONE COMBINATA

La mente può porsi una domanda illuminante e meditare su essa per l’intera durata della meditazione, oppure può utilizzarla iniziare o completare una serie di domande, affermazioni e richieste, per esempio:

1. Questa mente chiede l’eliminazione dell’ignoranza.

Tempo: 2’-3’

2. Questa mente abbandona l’ignoranza alla Reale Identità.

Tempo: 2’-3’

3. Qual è la Reale Identità?

Tempo: A seconda della situazione.

4. Sussisto Assoluto.

Tempo: A seconda della situazione.

La mente fa l’affermazione Sussisto Assoluto soltanto quando questa constatazione non emerge spontaneamente durante la fase meditativa sulla domanda Qual è la Reale Identità?, per esempio cinque o dieci minuti dopo che la mente si è posta questa domanda.

Tempo totale di questa meditazione: minimo mezz’ora.

Nota importante: Il soggetto che afferma Sussisto Assoluto è la mente, ma questa constatazione non concerne lei, ma indica la Reale Identità.

7.4. MEDITAZIONE PER CONSAPEVOLIZZARE IL SONNO

Prima di addormentarsi, la mente si pone una domanda illuminante, per esempio: Cos’è il tempo?, e si addormenta meditando su essa. Questo stimola la trasformazione del sonno in esercizio meditativo.


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L'identità immaginata, la falsa personalità, la vera identità e la reale identità, il falso individuo e il vero individuo

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