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AMARE E "VOLER BENE"
Articolo di Andrea Pangos
Articolo correlato: MEDITAZIONE DELL'AMORE

Gli argomenti di questo articolo sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

1. AMARE E "VOLER BENE"

2. DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE

3. ESERCIZIO MEDITATIVO PER ESSERE AMORE E CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE

        

AMARE E "VOLER BENE"

Il concetto Amore è utilizzato per definire diversi stati emotivi e questo può far smarrire il suo significato sostanziale, confondendo l’Amore con ciò che non lo è. I concetti che riguardano l’Amore sono punti di riferimento molto importanti, perché è lo stato Naturale dell’attività emotiva, e se sono di bassa qualità possono facilmente fuorviare e nuocere alla qualità del Divenire, dei rapporti e della vita in generale. L’incomprensione di cos’è veramente l’Amore è uno dei motivi principali dei conflitti, della sofferenza e di molte scelte che incidono negativamente sui processi vitali. 

La ragione primaria delle definizioni poco qualitative dell’Amore è che rare menti Amano o hanno Amato. Questo porta spesso all’equiparazione del "voler bene" con l’Amare, la quale equivale circa a quella dei colori con la trasparenza. Spiegato in questo contesto, l'Amare è trasparenza, mentre lo spettro del "voler bene" va progressivamente dal nero (voler male) al bianco. Durante l’Amare, la percezione, l’attività emotiva e quella intellettiva sono trasparenti, mentre quando c’è “voler bene” sono colorate. L’affermazione l'amore è rosa può addirsi all'innamoramento, ma non all'Amore. Espresso con un'altra metafora: quando c’è Amore il cielo è terso, mentre quando c’è "voler bene" è coperto, secondo la qualità del "voler bene", da un minor o un maggior numero di nubi, più o meno scure. Nonostante ciò, alla mente non abbastanza consapevole può sembrare che il cielo sia proprio pulito.

A molte menti che ignorano l’Amore i concetti "voler bene" e Amare sembrano sinonimi. In verità indicano invece a due stati diversi. Il "voler bene" esclude l'Amare ed esprime soltanto parte del potenziale emotivo. L'Amare è l’espressione primaria, massima e Naturale dell'attività emotiva.

La mente che Ama è pienamente consapevole della diversità tra questi due stati, mentre quella che non ha Amato può soltanto immaginare questa differenza, che si assottiglia con l'aumento della qualità del "voler bene", cioè con l’avvicinarsi dello stato emotivo all’Amare.

La mente può utilizzare i concetti amore e amare come meglio ritiene, ma se con loro vuole designare la massima qualità dello stato emotivo, è bene che se ne serva come proposto in questo articolo, anche perché così:

- determina un punto di riferimento chiaro e preciso a cui tendere per realizzarsi emotivamente - Divenendo del tutto, e

- si aiuta a non fantasticare di star Amando quando sta soltanto “volendo bene”.

L’espressione "voler bene" è virgolettata perché non sempre ciò che è definito voler bene è veramente voler bene. L'affetto, la simpatia, l’ "essere vicini a qualcuno", provare empatia… possono indicare ad un “voler bene” di qualità, ma possono essere anche espressioni di attaccamento o di empatia per similitudini negative (forme emozione e pensiero di bassa qualità) che sono ostacoli per l’Amare.

DIFFERENZE TRA IL "VOLER BENE" E L'AMARE  

La mente può maturare la capacità di essere Amore anche riflettendo in modo consapevolizzante sulle differenze tra il “voler bene” e l’Amare. I concetti che seguono vanno utilizzati in questo senso. 

L’Amore è l’emozione primaria che scaturisce dalla pura percezione di esistere della mente. Le emozioni diverse dall’Amore sono “distorsioni dell’Amore” (“Amore espresso in modo deviato”). Le loro vibrazioni non sono in armonia con quella dell’Amore, che è la vibrazione emotiva basilare. Il “voler bene” è una disfunzione emotiva, una contraffazione della Naturalezza dell’Amare.

Quando lo stato emotivo è caratterizzato completamente dall’Amore, la mente Ama (È Amore). La presenza di emozioni diverse dall’Amore significa che c’è “voler bene”.

Il “voler bene” è viziato dalla tripartizione immaginaria in: amante – “amare” – amato, che cessa con l’emergere dell’Amore. Quando c’è Amore, la mente è totale amante di tutta sé e l’amante, l’amare e l’amato coincidono.

La gelosia, la tristezza, l’ansia, la nostalgia, la rabbia, la tristezza, le paure e le altre emozioni nocive sono elementi del “voler bene” – voler male e impossibilitano l’Amore. Alcune, per esempio la gelosia, sono spesso definite come espressioni di vero amore. Il significato sostanziale di senza gelosia non c’è amore corrisponde profondamente a quello di senza maltrattamento non c’è benessere. La mente dipendente da emozioni pesanti può trovare molte ragioni per spiegare perché, secondo lei, alcune emozioni nocive fanno parte dell’amare. La mente che Ama sa con totale certezza che impediscono l’Amare, anche perché a differenza della mente che non conosce l’Amore, conosce ambedue le parti della medaglia: l’Amore e le emozioni nocive che ha prodotto quando non Amava.   

Il “voler bene” è “amore” viziato dall’ “io” (identità immaginata). L’Amore è libero dall’io. Questa è la vera libertà – la libertà dall’io, ben diversa dalla mera libertà dell’io. Più la mente è libera dall’identità immaginata, più è vicina ad essere Amore e meglio può consapevolizzare (non sperimentare o comprendere) la libertà Assoluta della Reale Identità (Dio, Assoluto, Realtà, Sé).     

La sofferenza è spesso associata all’Amore, per esempio con concetti ebbrizzanti come soffrire per Amore e l’Amore è sofferenza, ma l’afflizione[1] impossibilita l’Amare ed è una caratteristica del “voler bene”. L’Amore è uno stato del BenEssere (l’altro è l’Estinzione).  

Il “voler bene” impossibilità la Consapevolezza integrale. Il concetto Amare è un modo di definirla dalla prospettiva dell’attività emotiva. L’Amare è l’Amore della Consapevolezza integrale per sé.

L’Amore è Lucidità e Razionalità. Il “voler bene” è ebbrezza emotiva e concettuale, irRazionalità.

Il “voler bene” è macchiato dall’attaccamento a sé e ai fenomeni in generale. L’Amore ne è affrancato.

L’Amare è uno stato unico: non ci sono diverse forme d’Amare. La Sua qualità è invariabilmente una: l’Amare è di per sé Qualità e Virtù. Quella del “voler bene” invece cambia e dipende in sostanza dalle caratteristiche della mente, specificatamente dalla qualità: del soggetto che “vuole bene” (che è un segmento della mente), dell’oggetto del “voler bene” (che è un altro segmento) e delle condizioni in cui si svolge il “voler bene” (anch’esse segmenti della mente).  

Il “voler bene” è spesso dominato dall’emozionalità concettuale (processi emotivi condizionati dai concetti sulle emozioni) e alimenta la concettualizzazione delle emozioni, che è anche un modo della mente di sostituire ingannevolmente la mancanza d’Amore. L’Amare è libero dall’emozionalità concettuale e libera dalla concettualizzazione delle emozioni, anche perché l’Amare è eguale alla Conoscenza.

Quando “vuole bene” la mente immagina la separazione tra soggetto e oggetto. Quando Ama sperimenta l’effettiva unità dei cosiddetti soggetto e oggetto ed è consapevole che si tratta di due suoi aspetti, inscindibili tra loro e dal resto della mente. L’Amare è anche percezione unitaria. La mente che Ama sperimenta la (propria) “dualità” in modo unitario, mentre quella che “vuole bene” sperimenta la (propria) sostanziale unità come se fosse dualità. 

Quando “vuole bene” la mente immagina la separazione del mondo esteriore da quello interiore, quando Ama no. Tutto ciò che è sperimentato fa parte della mente: sono suoi segmenti che percepiscono se stessi e altri suoi segmenti. La mente che Ama è pienamente consapevole che il tempo, lo spazio e l’universo avvengono in lei[2]. Maturando la capacità di Amare, lei accresce la consapevolezza che sia il “mondo interiore” sia quello “esteriore” sono suoi aspetti. La convinzione errata che il secondo si trova fuori è primariamente una conseguenza dell’identificazione con il corpo fisico[3]: io sono il corpo e ciò che è esterno al corpo è fuori di me.

Il “voler bene” è inerente a qualcuno/qualcosa di particolare e quindi c’è “voler più bene” a qualcuno (qualcosa) che a qualcun altro (qualcosa d’altro). Il “voler bene” è una particolare forma di attenzione indirizzata da alcuni segmenti dell’identità immaginata verso:

Ø       altri suoi segmenti, cioè verso le subidentità immaginate (“subpersonalità”), o

Ø       altri processi della mente in generale, tra i quali ci sono i segmenti che lei percepisce e definisce[4] come amico, moglie, figlio, collega…

Questo significa anche che il convincimento che gran parte dei genitori ama i figli è una leggenda metropolitana. Quelli che Amano (i figli) sono rarissimi. Se gran parte dei genitori amasse veramente: quasi non ci sarebbero problemi nei rapporti; moltissimi figli sarebbero molto consapevoli e molti sarebbero Divenuti del tutto; il mondo fiorirebbe di abbondanza; i sistemi scolastici e educativi avrebbero un’importanza minima e sarebbero profondamente diversi da quelli attuali, visto che invece di dover acquisire sapere, molte menti esprimerebbero spontaneamente conoscenze molto qualitative. È indubbio che molti genitori dedicano veramente la vita ai figli e vogliono loro molto bene, ma la dedizione e il “voler bene” non sono da confondere con l’Amare. Fare le cose con dedizione non implica farle con Amore. Soltanto la mente che Ama può farle con Amore, anche perché tutto ciò che sperimenta e interpreta come: fare, oggetto del fare, soggetto del fare, risultato del fare… sono suoi elementi. L’Operare con Amore esige l’assenza dell’agente immaginario (identità immaginata) e la presenza della totalità della mente (la mente agisce con tutta se stessa).

L’Amare è esente da distinzioni. È Amare tutto e tutti indiscriminatamente, anche perché la mente sperimenta il tutti come unico tutto. L’Amare si costituisce quando è globalmente indirizzata verso se stessa, senza immaginare la frammentazione della propria totalità. Si tratta della mente che è consapevole di tutta sé con tutta sé, ma anche dei suoi singoli processi. Non si tratta, come nel caso della contaminazione da identità immaginata e quindi del “voler bene”, di un punto della mente che indirizza i processi (sensazioni, emozioni, pensieri…) verso un altro, ma è la totalità della mente che integralmente consapevole della propria interezza e dei singoli processi, esprime l’Amore di tutta sé verso tutta se stessa. Ama tutto e tutti indiscriminatamente, pienamente consapevole che ogni ognuno sperimentato è un suo segmento, ma è anche profondamente consapevole delle esigenze effettive[5] altrui e del loro sognare necessità immaginarie. L’Amare può essere temporaneamente focalizzato maggiormente verso un segmento della mente, per esempio verso quello definito madre, ma questo non varia la qualità dello stato emotivo globale (Amore) e a focalizzarlo è sempre la mente nella sua globalità e non un suo segmento particolare ([sub]identità immaginata). Diversa è solo la “quantità di Amore” indirizzata verso il singolo segmento, perché c’è maggior attenzione verso esso.

Il “voler bene”:

- impedisce la piena consapevolezza riguardo all’Amore Originale (Coscienza) e alla Beatitudine (intesa come “stato” della Reale Identità). Essendo Amore invece, la mente è consapevole (non sperimenta) dell’Amore Originale e della Beatitudine e di essere una loro manifestazione.

- è caratterizzato dal giudizio. Le constatazioni dell’Amare sono esenti dal giudicare.

- è contratto da meccanismi comportamentali, emotivi e intellettivi limitanti. L'Amare ne è libero ed è spontaneità armonicamente dirompente.

- è sintomo di consapevolezza ristretta e la restringe, impedendo la consapevolizzazione della Totalità (Vera Identità, Uno Totale). L'Amare è armonico effondersi “infinito” dall’ “infinità” della mente Quieta.

- è caratterizzato dallo sforzo, anche se la mente assuefatta allo stesso lo nota soltanto in minima parte. L’Amare è caratterizzato dall’assenza di sforzo: la mente può sforzarsi di tendere ad Amare[6], ma Questi sorge con la cessazione dello sforzo.

- il “voler bene” è imbrattato dall’attaccamento ai frutti delle azioni. L’Amare è lindo da ogni azione e da ogni frutto, essendo agire e frutto massimo[7] di per sé.

- significa anche dipendenza, mentre Amare vuole dire anche vera indipendenza (libertà dal mondo oggettuale – concettuale).

- è oberato dalle paure. Amore significa anche assenza di paure, che sono causate principalmente dall’identificazione con il corpo fisico (io sono il corpo) e dalla sensazione di separazione da altri.

- è caratterizzato dall’attaccamento all’oggetto del “voler bene” e al rapporto. L’Amore compare con la scomparsa di ogni attaccamento.

- è caratterizzato dall’identificazione con il corpo, le sensazioni, le emozioni, i pensieri. L’Amore ne è libero.

L’Amare esclude il risentimento. Quando c’è Amare non c'è chi (identità immaginata) può risentirsi. Essendo condizionato dall’identità immaginata, il “voler bene” è invece complice del risentirsi, anche perché combattendo per mantenere i propri abbagli, essa può facilmente offendersi se le sue idee riguardo a sé, alla giustizia, al bene, al male, al mondo, a Dio…, non sono accettate o sono “addirittura” contrastate. Sino a che c’è “voler bene” non ci può essere completo perdono. L’Amore è perdono di per sé. La mente che Ama si è perdonata accettandosi in tutto e per tutto, e quindi non può soggiacere al proiettare il proprio risentimento su altri. La mente sufficientemente matura è consapevole che le ragioni del risentimento consistono sostanzialmente nel conflitto tra suoi segmenti, vale a dire che il soggetto effettivo con cui è in conflitto non è esterno, ma fa parte di lei. Il risentimento può essere stimolato dall’influsso di altre menti, ma le sue ragioni sostanziali e quelle della risoluzione dei rancori risiedono nella mente risentita o che ha perdonato. Perdonare compiutamente altri significa la piena consapevolezza che in Verità e in Realtà non ci sono - l’Uno è Uno.

Le amarezze della vita: la vita della mente che “vuole bene” è amara, l’esistenza di quella che Ama è Amore.

A differenza della mente che è Amore, quella che “vuole bene” di norma subisce il condizionamento limitante dei propri e altrui concetti.

Il “voler bene” è viziato dall’immaginaria tripartizione del tempo in passato, presente e futuro e questo forma fenomeni come: nostalgia, attaccamento al passato, aspettative, “vagare della mente tra passato e futuro”… Quando è Amore la mente non immagina la tripartizione del tempo ed è esente dai fenomeni appena elencati. L’Amore è libero dal condizionamento (“psicologico”) del tempo. È piena consapevolezza dell’attimo presente. Affinché il grigiore del “voler bene” si dissolva nella Luce dell’Amore, la mente deve abbandonare l’attaccamento al passato e al futuro per essere integralmente l’ora – qui.

Il “voler bene” fa percepire le cose come sembrano (molteplicità), invece di come sono effettivamente (unità). L’Amare rivela pienamente che soltanto Uno È (Totalità, Uno Totale), e solamente Uno Sussiste (Reale Identità, Uno Reale).

La mente che Ama è libera dai concetti sulla perfezione e sperimenta quella effettiva di ciò che percepisce. Amore è anche sinonimo di perfezione relativa, che non questione di forma, ma di come è percepita. I concetti Assoluto, Dio, Realtà, , Reale Identità sono invece sinonimi di Perfezione Assoluta. A sua volta, il “voler bene” è spesso caratterizzato dalla concettualizzazione della perfezione: questo è perfetto, questo è imperfetto, la perfezione è questo e quello, la quale è primariamente una conseguenza della mancata sperimentazione della perfezione relativa, cioè dell’Amore. La Perfezione Assoluta è una inconcepibile e non sperimentabile. Quella relativa è una ed è sperimentata individualmente da ogni mente che Ama. Le perfezioni concettualizzate sono invece diverse da mente a mente. Sono tante quante le menti che le elaborano: ogni mente che non è Amore immagina una perfezione diversa e ignora che la perfezione (relativa) non è una questione di concettualizzazione, ma di consapevolezza che l’Amore è la sostanza “informe” di ogni (apparente) forma.

La mente che Ama permane imperturbata. Quella che “vuole bene” è turbata, anche se non nota di esserlo, perché assuefatta a questo stato. 

Quando È Amore, la mente si sente realizzata e non sente mancanze. I suoi processi sono pienamente integrati tra loro. Si Ama e si Conosce integralmente, totalmente in Pace con la propria interezza. Quando soltanto “vuole bene” si sente sostanzialmente non realizzata, anche perché non è sufficientemente consapevole che tutto ciò di cui può fare esperienza sono suoi processi. Perciò cerca in un ipotetico fuori ciò che è in lei. In questo modo non può trovare la vera realizzazione, anche perché (l’immaginare di) cercare in un immaginario fuori non può portare che immaginaria realizzazione. La mente che cerca “fuori” tenta di trovare in un luogo che non c’è. Per farsi e fare del bene, invece di cercare nel presunto “fuori”, la mente farebbe bene a consapevolizzare l’ “oltre” (la Coscienza e la Reale Identità).

La mente che non conosce Amore può soltanto immaginare l’effettivo significato di Ama il prossimo tuo come te stesso. L’individuo (la mente) che è Amore Ama il prossimo come se stesso, perché lo conosce come parte di sé (perché è un’apparizione nella sua mente) e di Sé (perché è un segmento della Vera Identità, Totalità) e come espressione di Sé (perché è un aspetto dell'espressione della Reale Identità, Assoluto). La mente che tende ad Amare è una potenziale vera cristiana, che da cristiana retorica si trasforma in conoscente dell’insegnamento essenziale di Gesù. La mente che rende possibile l’Alternanza dell’Amare (Consapevolezza integrale) con il trascendimento dell’Amore (Estinzione), ha invece realizzato la sostanza dell’insegnamento di Gesù, anche se non è stata battezzata e non ha letto i Vangeli, conoscere i quali è poca cosa all’essere Amore, cioè Conoscenza di per sé.

In minor o maggior misura, in modo conscio o inconscio, il “voler bene” è sempre volto ad ottenere qualcosa: affetto, sicurezze, opportunità, soddisfazione... I secondi fini del “voler bene” sono spesso così sottili che la mente non li nota nemmeno, anche perché è profondamente assuefatta ad essi o perché li definisce come aspetti dell’ “amare”. L’Amare non è invece volto ad ottenere niente, ha già tutto o meglio è consapevolezza che in Verità si è Tutto (come Uno Totale, non come individuo).

Il “voler bene” è anche un continuo spettacolo di equilibrismo. Per trovare un po’ di “pace” e di “equilibrio”, la mente che non Ama deve far quadrare i rapporti tra i suoi segmenti, scambiando, tra l’altro il rapporto ideale per ottimale. La mente che “vuole bene” sogna spesso il compagno o la compagna ideale, mentre quella che Ama è pienamente consapevole di essere la propria compagna ottimale. L’equilibrio della mente che “vuole bene” è sostanzialmente un equilibrio concettuale, basato molto su idee sulla vita equilibrata, sul rapporto equilibrato, sulla personalità equilibrata, sull’equilibrio interiore ed esteriore… Quando i processi sono sperimentati e interpretati come corrispondenti ai propri parametri di equilibrio, la mente definisce questo stato equilibrio e si sente in pace (pensa di essere in pace, ma si tratta soltanto di una diminuzione del suo turbamento). Questo è comunque un equilibrio fallace, anche perché con il cambio di significato che la mente attribuisce ad un concetto (per esempio a io), l’ “equilibrio” può facilmente diventare squilibrio, mostrarsi cioè per quello che era effettivamente: squilibrio mascherato da equilibrio. Per quanto sopraffini possono essere i suoi concetti sull’equilibrio, la mente che non Ama è sempre squilibrata: la presenza dell’identità immaginata esclude il vero equilibrio e implica equilibrismo. La mente che Ama è invece equilibrio di per sé. Consapevole della propria unità e di quella onnicomprensiva (Uno Totale), non ha bisogno di cercare di relazionare i propri segmenti che, tra l’altro, sono già in equilibrio reciproco perché le loro vibrazioni sono armonizzate con quella dell’Amore. La mente dominata dai propri segmenti cerca di coordinarli tra loro accondiscendendo ai loro desideri non abbastanza consapevolizzati e alle loro tendenze deleterie. La mente decisa a maturare la Consapevolezza integrale, stimola i propri segmenti ad Essere Amore. La mente che “vuole bene” è egocentrica, mentre la mente che ama non ha segmenti abusanti ed è pienamente il centro di se stessa, perché ha trovato la Centratura in Dio. La ricerca dell’equilibrio che non matura la consapevolezza modifica le modalità dello squilibrio, mentre quella qualitativa porta alla scomparsa dei punti da equilibrare.

La mente che Ama stimola automaticamente e senza sforzo altre menti ad Amare. Quella che “vuole bene” stimola altre a “voler bene”. Solamente Amando la mente può Conoscere che cosa sono l’effettivo Bene (stimolazione del Divenire veritiero) e l’effettivo Voler Bene. Il “voler bene” è sicuramente meglio del voler male, anche se spesso “voler bene” a qualcuno implica il “voler male” ad altri, ma la soluzione sostanziale e Naturale è l’Amare che lascia spazio al proprio Trascendimento.

ESERCIZIO MEDITATIVO PER ESSERE AMORE E CONOSCERSI COME ORIGINE DELL’AMORE

1) Chiedo al Sé la meditazione massima.

Visualizzazione: la testa. Tempo: 2’-3’.

2) Chiedo al Sé di eliminarmi degli ostacoli per Amare.

Senza visualizzazione. Tempo: 2’-3’.

3) Chiedo al Sé di ottimizzarmi il livello di ossitocina.

Visualizzazione: il centro del cervello. Tempo: 2’-3’ L’ossitocina è l’ormone dell’Amore e della spiritualità.

4) Chiedo al Sé di consapevolizzare l’Amore.

Senza visualizzazione. Tempo: 2’-3’.

5) Sono Amore.

La mente afferma una volta: Sono Amore e si lascia andare all’essere Amore, anche testimoniando i propri processi (immagini, sensazioni, emozioni, pensieri…) senza identificazione.

6) Qual è l’Origine dell’Amore?

La mente si chiede una volta soltanto: Qual’è l’Origine dell’Amore?, poi si svuota per far emergere la risposta. Se dopo 5’ - 15’, la risposta (per esempio: Tu Assoluto, Io Realtà, Dio, la Reale Identità…) non emerge spontaneamente, la mente afferma direttamente: Sussisto Origine dell’Amore (punto numero 6).

7) Sussisto Origine dell’Amore

La mente afferma una volta Sussisto Origine dell’Amore, poi fa dissolvere i pensieri e la consapevolezza (di sé). Nota: la mente non è l’Origine dell’Amore, ma con questa affermazione esprime che l’Assoluto Sussiste Origine dell’Amore, per maturare la propria consapevolezza riguardo a ciò.



[1] La sofferenza intesa come fenomeno relativo alle emozioni e ai pensieri, e non come dolore fisico.

[2] Durante i primi periodi di Amare può non esserci questa consapevolezza.

[3] Senza corpo fisico non ci può essere consapevolezza, ma l’identificazione con il corpo fisico impedisce lo stato Naturale (Pace, Amore e Conoscenza di essere esente da pensieri) della consapevolezza di sé.

[4] La mente mediamente consapevole immagina che sono soggetti esteriori a lei, mentre si tratta di suoi segmenti, di sue “proiezioni” in sé.

[5] La più importante è l’esigenza fondamentale della mente di Divenire in modo veritiero.

[6] Tendendo ad Amare la mente cerca di ottimizzare l’integrazione dei suoi segmenti.

[7] Il frutto massimo della mente è comunque la sua capacità di permettere costantemente l’Alternanza.

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