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I "LIVELLI" DELL'ESSERE

Articolo tratto dal libro
Saggio sulla spiritualità

Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

I “LIVELLI” DELL’ESSERE

Abbiamo definito l’Essere, da una parte come – l’esistere di Dio con se stesso e le sue manifestazioni, mentre dall’altra – come stato naturale dell’uomo. Abbiamo messo tra virgolette la parola “livelli”, perché nell’Essere pieno non esiste nulla, e dunque nemmeno la categoria mentale – livello; però, sul percorso per raggiungere lo stato dell’Essere, il cercatore incontra determinati fattori disturbanti, il livello dei quali determina in modo proporzionalmente inverso il “livello” dell’essere (possiamo dunque parlare anche di livelli di non Essere nel processo di raggiungimento dell’Essere verace). Per facilitare la comprensione, differenzieremo tre22 tali stati:

-Essere con lo sforzo mentale,

-Essere osservando,

-Essere spontaneo.

22) Nella letteratura indiana per la descrizione dello stato samadhi (che corrisponde all’incirca alla descrizione dello stato dell’Essere) e dei fattori che lo disturbano, si utilizzano i termini: savikalpa samadhi, nirvikalpa samadhi e sahaja samadhi. Riguardo a ciò vedi in modo più dettagliato “Atma – Vičara – put samoispitivanja” – po učenju Šri Ramane Maharišija, “OM” Beograd, 2001, pag. 64-69

1. ESSERE CON LO SFORZO MENTALE

Nel testo precedente abbiamo scritto che la conoscenza dell’Essere si può realizzare con tre meditazioni:

-con le meditazioni su costatazioni  come -“Io sono Dio”, “Io sono l’Assoluto”, “Io sono la Realtà”, accompagnate dal lasciarsi andare che ci introduce prima nel processo di – silenziamento della mente, e poi anche – della sua purificazione (alla base di queste costatazioni c’è l’Amore/contemporaneamente come emozione e come processo universale/, ma anche la Conoscenza);

-con le meditazioni sulla domanda - “Chi sono io?”, che ci introducono prima nell’autointerrogazione e nell’autoimmersione come processo unico di interrogarsi e di lasciarsi andare, il cui scopo è la purificazione della mente (alla base di questa domanda c’è la Conoscenza, ma anche l’Amore);

-con la combinazione delle meditazioni elencate, nel che non è importante se si mediterà prima sulle constatazioni – “Io sono Dio”, “Io sono l’Assoluto”, “Io sono la Realtà”, e poi sulla domanda – “Chi sono io?”, oppure viceversa.    

Il processo di meditazione scorre solitamente pronunciano le costatazioni e le domande, poi più avanti soltanto si pensa ad esse, sino a che alla fine scompare pure lo stesso pensiero, il che è il risultato della scomparsa sia del contenuto delle costatazioni e delle domande, vale a dire del loro senso, sia del processo di constatazione e di interrogazione, ma anche “della scomparsa dello stesso soggetto” (più precisamente, la scomparsa della sua identificazione con la propria individualità, con il suo – io).

“Essere” nell’Essere senza disturbi durerà prima un frammento di secondo, e poi sempre più a lungo. Affinché qualcuno conosca l’Essere, all’inizio deve farlo attraverso lo sforzo mentale tramite la meditazione, con il che otterrà la temporanea assenza della mente. I processi meditativi si manifesteranno gradualmente nella così detta - vita reale, comprendendo la mente sempre di più, trasformandola. In sostanza si tratta di correnti maturative di coordinamento delle emozioni e dei pensieri con il codice Genetico, ovvero della maturazione della mente.

In questa fase l’esercizio di meditare nel solito modo (in posizione comoda, la mattina, la sera, ecc.) va combinato con l’ “attività extra scolastica” durante l’intera giornata, mentre si svolgono varie attività, pronunciando periodicamente in se stessi le constatazioni – “Io sono Dio”, “Io sono l’Assoluto”, “Io sono la Realtà”, e la domanda – “Chi sono io?”, ovvero con il periodico pensare ad essi, oppure con “l’aver coscienza” di essi; con il tempo tale attività intenzionale passerà ad essere spontanea. Così con l’aiuto della mente si avviano processi proprio “oltre la mente”, con i quali essa si purifica e consapevolizza e con questo l’indisturbato “essere nell’Essere” è sempre più lungo.

Non si può dire in generale quante volte, quanto a lungo e quanto di continuo bisogna meditare, né quante volte al giorno, come nemmeno quanti giorni, mesi, o addirittura anni è necessario meditare per realizzare un      tale processo nel quale i fattori disturbanti tendono a diminuire. Non si possono definire né la quantità, né la qualità -da una parte: della stessa meditazione, e - dall’altra: delle emozioni e dei pensieri in essa. Ovvero, nel caso della meditazione, non si possono determinare – la c.d. massa critica della sua durata e la massa critica della sua “profondità” che sono necessarie per raggiungere permanentemente lo stato dell’Essere, mentre nel caso delle emozioni e dei pensieri – non si possono determinare quanti e quali bisogna trasformare in un determinato periodo cosicché poi tali emozioni e pensieri fungano da base per l’automatizzazione della trasformazione di tutte le emozioni e di tutti i pensieri.

Va menzionato che l’Essere indisturbato si raggiunge più facilmente nelle chiese, nei monasteri e in altri luoghi nei quali sono costituite energie positive, perché si ottiene quasi istantaneamente una maggiore coordinazione delle Vibrazioni – Energie e delle emozioni/pensieri con il codice Genetico. Questi processi sono particolarmente accentuati quando si è vicino ad individui che hanno un alto grado di armonizzazione delle emozioni e dei pensieri con il codice Genetico, oppure vicino a coloro che hanno conosciuto di aver Maturato del tutto la Coscienza.

La propria immagine del mondo si compenetra gradualmente con la consapevolizzazione e così cambia. Durante gli stati temporanei di Essere indisturbato, scompare l’interesse per il mondo e l’attaccamento ad esso, e la loro assenza si manifesta nella c.d. vita reale. Il “soggiornante” si occupa sempre di più dell’Origine dalla quale giungono le manifestazioni, mentre l’attaccamento al corpo fisico, alla mente ed al processo della vita diminuisce gradualmente.   

Sempre più frequentemente l’Essere indisturbato influisce anche sui processi del dormire e del sognare. Il bisogno di dormire diminuisce gradualmente, così che il tempo che il meditatore trascorre in questo stato è sempre più breve e assomiglia sempre più allo stato di veglia, il che “stranamente” non ostacola lo svolgersi dei consueti processi psicologici e fisiologici. Il sognare è consapevolizzato in misura sempre maggiore, ed aumentano i c.d. sogni lucidi, poi spariscono anch’essi.23

“Sino allo stato della spontaneità deve esserci sforzo, in questa o altra forma.” 24

23) Questi processi possono essere aiutati dalle seguenti meditazioni: “Prego Dio di ottimizzarmi il sonno”; “Prego Dio di consapevolizzarmi i processi del sognare” e simili.
24) “Atma – Vićara – put samoispitivanja” – po učenju Sri Ramane Maharšija, “OM” Beograd, 2001, pag. 54.

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