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LIBRI

GLO BALLE E I GLOBALIZZATORI
Quarto capitolo del romanzo spirituale

Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

Capitolo precedente

CAPITOLO QUARTO

Nonostante siano passati già dieci giorni dalla fantasmagorica comparsa della busta d’argento nell’appartamento di Athos, le vibrazioni riguardanti quel particolare evento non si sono per nulla quietate nella mente del giovane. Riecheggiano spesso, rammentandogli un avvenimento che lui crede essere stato soltanto un insolito sogno. Anche perché da quel molto inconsueto mezzogiorno di fuoco non è stato più preda né di allucinazioni né di sogni psichedelici. Perlomeno così ritiene. Fermamente.

Dieci giorni durante i quali Athos ha avuto occasione di convincersi ancora di più del pericolo gravante sull’umanità, sempre più intrappolata dai tentacoli di Glo Balle&Cattiva Compagnia. Gente che sa ottimamente cosa fare per nobilitare adeguatamente i vantaggi derivanti dalla privatizzazione della Banca Nazionale, inesauribile fonte di capitale praticamente incalcolabile. Tra l’altro, i Nove hanno più volte avuto occasione di appurare empiricamente come, provocando una guerra lontano dai confini di Democrazia, si possono acchiappare minimo cinque piccioni con una fava:

1) A causa del molto relativo rischio che il conflitto bellico possa pericolosamente espandersi verso i confini di Democrazia e della possibilità – opportunità che le forze armate di questa nazione debbano partecipare massivamente e attivamente al rinvigorimento – “spegnimento” del focolaio bellico, il Governo di Democrazia decreta un cospicuo aumento della spesa per gli armamenti, circostanza che può talvolta produrre l’emissione di capitale fresco da parte della BN resa privata. Massa di denaro sfociante poi sui conti correnti del ministero della difesa e da lì...

2) La maggior parte di questi armamenti viene prodotta o fornita, il più delle volte sia l’uno sia l’altro, dalle aziende di proprietà dei Nebbiosi 9. Ciò rappresenta un profitto aggiuntivo per loro, al costo del pane quotidiano di molti comuni mortali. Considerando che le stesse aziende guarniscono anche eserciti di altre nazioni, risulta del tutto logico che il profitto dei Tetri 9 dipenda anche dalla quantità e dalla violenza degli scontri bellici in corso sul pianeta, ovvero: siccome a livello planetario il costo degli armamenti, della maggior parte dei beni strategici e dell’influenza politica è determinato in mionontuo, spesso la valuta emessa dalla Banca Nazionale di Democrazia si rafforza con l’aumentare della foga distruttiva espressa nei luoghi teatro di focolai bellici. Di conseguenza:

3) l’emissione di nuovo capitale da parte della BN non necessita di un adeguato aumento delle riserve aurifere di Democrazia e nemmeno di altre coperture reali. Eh già, si tratta proprio di una partita molto particolare di poker politico – economico planetario, durante la quale (leggi costantemente) Glo Balle & Compagnia Brutta hanno in mano anche le carte che di norma non dovrebbero esserci. Ma ci sono e la loro presenza permette ai Nove di vivere l’insolita esperienza del bluffare senza per nulla rischiare.

4) Quando le parti scontratesi nel conflitto concepito dai Grigi 9, venuto al mondo anche grazie ai loro intrighi, pervengono al dovuto livello di distruzione ed immiserimento, i Nove influiscono in modo determinante sull’organizzazione di una pluriennale missione pacifico - umanitaria nella regione ultimamente distrutta dagli eventi bellici. Così, ingenti forze armate “di liberazione”, tra le quali spesso predominano proprio le truppe di Democrazia, hanno l’opportunità di familiarizzare con ambienti di solito piuttosto diversi da quelli a loro consueti. Grazie anche a tali missioni, buona parte della popolazione mondiale, sospinta dai mezzi d’informazione di massa, pure questi in gran parte egrigiamente controllati dai Grigi 9, ha l’occasione di percepire Democrazia come nazione portatrice di ordine, giustizia e pace. Elemento degno di nota: giacché per i Grigi 9 vale la regola “maggiore è la spesa altrui, maggiore è il nostro guadagno”, essi appoggiano, del tutto intenzionalmente, praticamente ogni proposito che apporti al prolungamento del soggiorno in tali luoghi dei soldati di Democrazia e del collaterale personale “umanitario”. Elemento non meno importante: per agevolare la realizzazione di tali intenzioni, i Nove sostengono altresì ogni concreto tentativo di destabilizzazione di tale regio ne, senza esimersi dal finanziare organizzazioni terroristiche.

5) Ma, per quanto sia ben riuscito lo strazio della popolazione, accade che molti esseri umani rimangano sì in vita, ma senza un tetto sopra la testa. In questi casi, i Grigi 9 prendono la mina al balzo, schivandola esternando uno specifico tipo di beneficenza: con cedono particolari prestiti per la ricostruzione ai governi delle regioni militarmente spianate. Onestamente scrivendo, gli interessi su tali prestiti sono spesso veramente minimi, ma siccome le nazioni debitrici sono spesso anche massimamente misere, tali debiti si trasformano, cosa tra l’altro pianificata con largo anticipo dai Nebbiosi 9, in indecomponibili catene di schiavitù politico – finanziaria - morale e via discorrendo.

La riuscita di tali scenografie è facilitata anche dall’abilità dei membri della Banda dei 9 a suggestionare nelle menti sconvolte della popolazione planetaria confortevoli idee sul bene e sul male. Ben sapendo che l’uomo che non ha paura è un uomo libero e che l’individuo percepito come nemico dai loro sudditi, è in realtà potenziale coautore -collaboratore nella realizzazione dei loro meschini propositi, Glo Balle & C. spaventano l’opinione pubblica con diavoli convenientemente ideati. Demoni con i quali, non di rado, stipulano accordi di alleanza in base all’occorrenza. L’abilità dei Tetri 9 in questa pregiata arte deriva anche dal fatto che le correnti mentali di parecchi miliardi di uomini sono efficacemente strumentalizzate in modo da percepire in bianco e nero il meravigli oso arcobaleno vitale. Quindi, disponendo dei mezzi necessari, ai Nove non è molto difficile far credere a tali menti che ci siano uomini tanto vicini alla volontà Divina da poter indiscriminatamente usare tutti i mezzi necessari per estirpare il male. L’importante è spaventare la gente, più è terrorizzata e più facile è manipolarla.

Così pensa e così pena, a grandi linee, Athos.

L’alba è vicina. Lo sguardo di Athos imprigionato dallo schermo del monitor. Il desiderio di sapere cosa sta succedendo sul palcoscenico mondiale sta avendo la meglio sulla spossatezza. Per il momento. Passa un’altra ora ed ecco che infine la perseveranza del giovane viene premiata. È arrivata un’e-mail da Silicio, suo fedele aiutante nella lotta contro i potenti del mondo:

“Chiudere gli occhi”: ricercatissimo unguento per lenire il dolore causato dal risveglio. Più facile ungersi, affinché occhi non vedano più, che accettare la sfida di vedere la Verità.

Indolore velocità del ritornare nel sogno nutrito dall’illusi one del falso vivere: più accettabile, molto meno dolorosa, del riconoscere di aver per anni vissuto nelle tenebre.

Tuttavia, la sofferenza prolungata non è necessaria per chi è disposto a pagare subito il prezzo della liberazione: la Verità riguardo a se stesso e Se Stesso; l’ammettere, sopratutto a sé, di aver troppo a lungo creduto nei propri abbagli e di aver mentito a se stesso e ad altri – non solo per ignoranza.

Ma che cos’è successo a Silicio? Sino ad ieri mi spediva precise e normali informazioni riguardo ai piani dei Lugubri 9. Ora in vece... Ma che cosa in realtà significa questo messaggio? Un modo di comunicare in codice?, si chiede Athos mentre le sorprese non sono di certo finite...

...da sotto il divano inizia a diffondersi un’intensa luce fluorescente. Lei è di nuovo qua! La fantasmagorica busta argentea è salita nuovamente in cattedra. Si sta avvicinando ad Athos, autoritariamente come una vera e propria primadonna, ed è già dinanzi agli occhi spalancati dell’osservatore sconcertato. Balla perfettamente, senza alcun sottofondo musicale, a ritmo di samba. Sfiora più volte il già personalmente sperimentato naso di Athos. Poi, soltanto qualche secondo più in là, si delimita entro i bordi del monitor, diventando essa stessa originale display elettronico sul quale compare:

CIAO, ATHOS,
VEDO CHE NON HAI FATTO MOLTI PROGRESSI NELLA TUA
MISSIONE!

– Infatti, non ne ho proprio fatti, di progressi. Glo Balle & Brutta Compagnia sono semplicemente invincibili! – risponde Athos sinceramente come un bambino, stupito di star colloquiando con il monitor dinanzi a lui.

MA, LASCIALI STARE.
PERCHÉ VIVI LA LORO VITA
INVECE
DI GODERTI LA TUA?
LOTTARE CONTRO DI LORO
NON È ALTRO CHE
MASTURBAZIONE MENTALE DIVERSIFICATA.
GIOCANDO LA LORO PARTITA,
PERDI TE STESSO.

NON MI RIFERIVO AI TETRI 9,
MA ALLA TUA MISSIONE VERACE.

– La mia missione verace?! Di che cosa si tratta?

DELL’ETERNITÀ!
NATURALMENTE.

– Dell’Eternità?

GIÀ,
PROPRIO DELL’ETERNITÀ.
ANZI,
MOLTO DI PIÙ
CHE DELLA SOLA ETERNITÀ!

– Delphi, sei tu?

SÌ, IO SONO.

Su Athos e dintorni scende un tale silenzio che il giovane sente il palpito del proprio cuore agitato. Athos fissa immobile lo schermo. Intuisce che vi apparirà qualcosa di molto importante. Ha ragione. Dopo dieci intensi battiti cardiaci, sullo schermo iniziano a scorrere nuove parole:

MA CHI VE LO FA FARE?

Un numero considerevole di così detti abitanti civili della Terra, pratica una particolare attività che di norma esige la messa in pericolo di molte vite. Tale, e per l’uomo oramai peculiare, modalità di utilizzo del libero arbitrio consiste nello scontro armato tra esseri umani dalle menti diversamente program mate e dai corpi fisici similmente armati...

Ma che cos’è questo? Sto sognando? Se sì, allora lo sto facendo in maniera molto, ma molto fantasiosa, pensa prima dubbioso, poi quasi a complimentarsi, Parenti. E se invece non si tratta di un sogno? Pazzia?! Speranzoso di ricevere conferme non trovate in se stesso, Athos si rivolge allo schermo. Ma tempo per considerazioni più profonde non c’è ne. Lo schermo si riempie subito di nuove righe:

...Non molto tempo fa, in uno dei molteplici conflitti di tale genere che caratterizzano la morte in troppe regioni del pianeta, hanno per molti anni combattuto tre parti, ognuna delle quali suddivisa in varie sottoparti dai punti di vista similmente differenti. Interessante è che per tutta la durata del conflitto, proprio i ruoli “essere parte alleata o parte nemica” cambiavano molto spesso attore. Gli uomini che erano stati indotti a credere di rappresentare la stessa bandiera, gli stessi ideali, gli stessi va lori e lo “stesso Dio”, erano stati in un determinato momento alleati di coloro che poco prima avevano funto da avversari. L’aritmia di tale trambusto dipendeva molto anche dallo stato d’animo caratterizzante l’alzata mattiniera dei capi delle parti in guerra. Ironia della sorte, i combattenti, la continuità del soffio vitale dei quali dipendeva in gran parte proprio da questi non di rado deliranti capoccioni, in molti casi non avevano la possibilità di alzarsi dopo aver dormito. Sopratutto per due motivi. Primo: molti tra gli individui attivamente impegnati a fronteggiare i propri fronteggiatori disponevano raramente del privilegio di riposare distesi orizzontalmente; secondo: dalla posizione di distensione orizzontale non potevano alzarsi i feri ti gravi, i mutilati, i paralizzati e naturalmente i morti...

Athos deve sforzarsi parecchio per riuscire a leggere le righe che stanno velocemente alternandosi sullo schermo, ma, nonostante la fatica, sembra proprio soddisfatto. Di qualsiasi cosa si tratti, sogno, realtà o pazzia, è incappato in qualcuno che la pensa in modo simile al suo.

...Poi, un bel giorno nuvoloso, si seppe che la guerra era finita. Tutte e tre le nazioni in conflitto avevano ufficialmente divulgato la notizia di essere state proprio loro ad aver vinto. Questo fece sì che tanta incomprensione superficiale si tramutasse in profondo non comprendere. Com’era possibile che avessero vinto proprio tutti, sopratutto chi nella guerra aveva perso tutto?

E veramente, pur osservando con grande consapevolezza i disgraziati, le cui proprietà si erano trasformate in polvere e ce nere, non si poteva scorgere alcun ottimismo. Anzi, a molti di questi tantissimi sventurati dispiaceva proprio di essere sopravissuti. Credevano che, come defunti, avrebbero avuto perlomeno qualche possibilità di spingersi sino in Paradiso. Tale incertezza rappresentava per molti un’alternativa sicuramente migliore della certamente infernale continuazione della vita. Taluni tra questi uomini caduti in disgrazia divina, avevano addirittura investito fiumi di pensieri ed emozioni a chiedersi se l’essere stati parte fisica integrante di chilometriche colonne di profughi, intenti primariamente a sopravvivere ai pericoli che si presentavano durante il loro infernale fuggire, non fosse di per sé la prova del fuoco attestante la loro purezza. Esame che gli aveva resi più che pronti per la patria senza confini: il Paradiso. Molte di queste anime vaganti, ma ancora connesse al corpo fisico, erano assediate da tenaci insicurezze del tipo: dato che abbiamo passato l’inferno, stiamo sicuramente avvicinandoci al Regno dei Cieli. Però prima viene il purgatorio. Abituati alle vampate di terrore, riusciremo a continuare il nostro cammino, oppure saremo assopiti dal mite clima purgatoriale?

Nel tentativo di comprendere le ragioni di tanto celebrare statale, alcuni tra i protagonisti di questa folle tragedia iniziarono a credere in un miracolo avente le seguenti caratteristi che: sul podio dei vincitori salgono anche quelli le cui gambe hanno perso la possibilità di compiere la propria funzione base. Poiché i leader nazionali affermavano che Dio è dalla parte del popolo che loro stessi rappresentano, a qualcuno tale credenza pareva del tutto giustificata.

C’erano comunque anche diverse interpretazioni di tale stupefacente comportamento della massa. Qualcuno pensò che il significato della parola “vittoria” fosse variato in “scissione definitiva dell’Anima dal corpo”. Praticamente tutto indica va il fatto che, ancora una volta, la sostanziale pericolosità del giocare con il senso dei termini, aveva trovato un ottimo paravento in apparentemente innocenti e trionfali giochi di parole.

Ad ogni modo, la maniera sostanzialmente più conveniente per autoingannarsi era convincersi di aver vinto e di es sere stati dalla parte del bene. Tra l’altro, questo tipo di convincimento era facilitato dal fatto che i morti non potevano inoltrare reclami, mentre agli invalidi mancava l’efficienza necessaria per farlo efficacemente. Possibile morale della fa vola: o gnuno è libero di credere quel che vuole e spesso si crede proprio a quel che di più sembra convenire.

Grazie a tutti questi avvenimenti, oggi nelle scuole, istituzioni dove si insegna a leggere, scrivere, contare ma anche a credere in modo passivo, meccanico e sistematizzato alle menzogne, gli alunni possono sapere come l’Anima di tantissima gente trapassò affinché, valendosi dello spostamento dei confini nazionali, molti appartenenti ai vertici di stato potessero orgogliosamente innalzare alti podi di vittoria. Purtroppo spesso accade che gli insegnanti non si affannino molto a spiegare ai discepoli che si trattava di strutture sui gradini delle quali non solo non potevano issarsi gli invalidi di guerra, ma erano funzionalmente adatte soltanto ai capi supremi. Gente che di norma veniva a conoscenza dei fatti avvenuti sul fronte stando comodamente seduta nel proprio gabinetto, tramite rapporti scritti su fogli bianchi, non certo chiazzati di sangue. Su tali podi i capoccioni conferivano, gli uni agli altri, diverse medaglie. L’altra faccia di queste medaglie era sì indiscernibile alla massa, ma non per questo era sconosciuta ai banchieri ai quali, quegli irreprensibili porgitori di sacrificio sotto le mentite spoglie del servire gli interessi nazionali, avevano affidato i loro conti bancari segreti, nobilitati spesso da ingenti somme della divisa nazionale dei paesi nemici.

Eppure in questo grave periodo non dominava tanta anti-democraticità come si poteva desumere da quanto scritto sinora. Anzi, per rispettare i principi democratici, il blocco informativo riguardo al pianto di un gran numero di madri di figli periti in guerra, veniva spesso compensato dalla mancata emissione di notizie riguardanti la non partecipazione alle operazioni belliche di una particolare e stretta cerchia di cittadini privilegiati. Nazional – patrioti - profittatori che non avevano mai accarezzato l’ombra di una bomba in caduta libera, le cui menti era no contraddistinte dalla sporadicità di pensieri in sintonia con la sincera intenzione di partecipare in modo concreto al processo di spostamento dei confini nazionali e di lottare per il bene della patria (a parole) tanto cara a loro.

Cosa interessante, i vertici politici nazionali, determinanti per l’effettuazione delle operazioni belliche su scala extranazionale, furono eletti anche grazie a molti di coloro che più tardi sarebbero scomparsi sui campi di guerra. Una più attenta osservazione di questo fenomeno offre l’opportunità di scorgere come furono proprio gli elettori ad aver legittimato i capi supremi a determinare le condizioni e la durata della vita degli elettori stessi. Va rivelato che nemmeno chi aveva disertato le urne era stato svincolato dall’obbligo di partire poi per il fronte e diventare parte della macchina da guerra. Metamorfosi scorgibile sopratutto negli attimi in cui i pezzi di ricambio (riservisti) dovevano sostituire, poco importava se parzialmente o integralmente, le parti danneggiate della macchina da guerra, offrendo all’osservatore attento la rivelazione che in tempo di guerra valgono leggi economiche simili a quelle vi genti in tempo di pace. In periodi tranquilli, i tributi e i dazi doganali pagati affinché la merce possa legalmente attraversare il confine, confluiscono sui conti correnti dello stato. Il confluire di fiumi rosso sangue originati dal distruggere, nella massa acquosa del fiume (l’alternativa è la graduale penetrazione di tale liquido organico umano nella terra), indica come durante le azioni armate lo spostamento dei confini, le detonazioni e le sparatorie non offrono una giustificazione plausibile, bensì la ragione principale del pagamento di tributi e dazi doganali, sotto forma di arti mozzati e vite perse. Ciò rende l’economia di guerra simile a quella in tempo di pace. Attenzione: il dato di fatto che l’economia di guerra è parte integrante del la macchina bellica, induce l’abbaglio che la prima è una conseguenza della seconda, mentre invece la seconda viene creata proprio come protocollo per il funzionamento ottimale della prima.

Alcuni affermano che la partecipazione al conflitto armato rappresenta un obbligo. Non pochi sono ancor oggi storditi dall’oppio dell’eroismo. Ad ogni modo, giunti a questo punto sarebbe forse inopportuno non chiedersi in quale misura la triade “basso grado di conoscenza di se stessi – fortemente interiorizzati meccanismi comportamentali – dipendenza da potenti influssi esterni” aveva influito sulla voracità con la quale l’eruzione bellica aveva sommerso tante vite.

E poi, che cosa pensare riguardo all’affermazione che la presenza dei combattenti nei focolai bellici, influì sulla perdita della stabilità psichica degli stessi? Affermare che la perdita della stabilità psichica della massa è la prova della precedente stabilità mentale della stessa, apre lo spiraglio a molteplici quesiti: Perché una moltitudine di uomini psichicamente equilibrati si era tanto ferocemente scontrata con un’altra moltitudine di esseri, anch’essi psichicamente equilibrati? Come mai le dita della mano di un padre psichicamente equilibrato che tanto dolcemente hanno accarezzato il viso di sua figlia, un’ora più tardi sono là a premere il grilletto per togliere la vita ad altri padri? Quali contenuti mentali fanno sì che gli stessi occhi che nella luce del mattino si erano incrociati con l’amorevole sguardo della madre, nell’oscurità serale cerchino la preda umana a cui togliere la vita?

Fondamentali rivelazioni si celano al di là dell’inconsapevolezza che determina le amplitudini della vita, una traccia le cui valli e cime significano la mutevolezza di tutto...

Il testo sullo schermo scompare.

La busta sul monitor pure.

Grazie a Dio, finalmente qualcuno che la pensa come me. Ca pisce bene le cose questo Delphi, pensa, molto soddisfatto, Athos. Sarebbe un peccato se fosse stato soltanto un sogno. No, non può es sere stato un sogno. Dimostrerò che la busta esiste veramente.

Lo stesso giovane che prima temeva che la busta esistesse veramente, ha già escogitato come dimostrare che essa veramente esiste.

Semplice! Ora mi trovo nello stesso stato di “veglia” di quando sul monitor è apparso il testo sulla guerra... Verificherò se sto sognando o se sono sveglio... Accenderò la televisione... Registrerò il telegiornale su videocassetta... Annoterò in un’agenda speciale le notizie, i nomi e i dati più importanti... Se adesso sto sognando, quando mi sveglierò non ci saranno più né le annotazioni né la registrazione... E se ci saranno, guarderò la registrazione e la confronterò con i quotidiani cartacei e quel che avrò annotato... Da sveglio? E se invece ora sto veramente dormendo? Deve esserci un modo più efficace per divenire consapevole del proprio sognare, per quanto esso possa apparire reale. Ma sì. Lo so. Non può un uomo rimanere sveglio per due-tre giorni di fila, ma nenache dormire. Guarderò ogni giorno il TG delle 14:00 su TVNonSiamoProprio-TuttiScemi-TVNSPTS. Nel caso che io guardi tre-quattro TG delle quattordici consecutivamente, le date saranno miei testimoni, senza mai addormentarmi, questo significherà che sto sognando di essere sveglio e allora ordinerò a me stesso di svegliarmi. Così pure, affinché questa verifica di veglia sia ancor più efficace, telefonerò al maggior numero possibile di conoscenti... Ad ognuno racconterò qualche storia incredibile, tanto pazzesca da venir sicuramente ricordata... Annoterò quel che ho detto... Allora, se ora sto sognando, quando mi sveglierò, cavolo, saprò pur di essermi svegliato, li richiamerò, chiederò cosa gli avevo raccontato e paragonerò ciò che mi diranno con le mie annotazioni... E nel caso che coincidano? Starà forse a significare che tutti quanti sogniamo lo stesso sogno? E se invece soltanto sognerò di essermi svegliato? Pure se sto soltanto sognando di sognare? O di essere sveglio? E se invece sto solo sognando di essermi addormentato? Non è forse più facile che mi pizzichi?, Athos diventa preda di un intenso giramento di testa. Non capisce più quel che si è raccontato, cosa si è prefissato e se in tutto questo ci sia un filo di logica. I pensieri gli gironzolano dappertutto, preceduti come sempre dalle emozioni.

Per iniziare la verifica dello stato di veglia deve accendere la TV. Tanto confuso non riesce nemmeno ad incappare nel telecomando. In un certo senso per fortuna, la TV è una meta ben più grande del telecomando. Decide così di puntare verso essa. Le sue mani la raggiungono. L’accende. Ora bisogna trovare una videocassetta. Impresa alquanto difficile in quello stato. Impossibile, visto ciò che accade in quest’istante. Un qualcosa del tutto inaspettato. Di assolutamente impensabile sino a questi momenti. Se gli ultimi giorni erano stati pesanti e i minuti appena passati pienamente psichedelici e strapieni di novità, il futuro si annuncia molto tragico.

TV Soloverità sta mandando in onda un servizio sull’improvvisa morte di Annibale Parenti, famoso imprenditore e nonno paterno di Athos. Per il nipote, che non può credere ai propri occhi, che si sforza invano di credere a ciò che le orecchie stanno ascoltando, si tratta di una gran tragedia. – Ne ho abbastanza di quest’incubo! – esclama. Ora desidera nuovamente che tutto quel che sta vivendo sia soltanto un sogno, un terribile incubo soltanto. Si batte sul viso, fortemente, ma niente, il giornalista Denis Bentivoglio è ancora là, in mezzo allo schermo: – Confermiamo dolorosamente che Annibale Parenti, imprenditore sessantottenne, tra le più importanti figure di Roma, proprietario anche della nostra azienda, è morto alcuni minuti fa attraversando in modo inadeguato la strada, investito da una macchina della volante. Tra qualche attimo vi mostreremo le immagini dell’incidente prontamente ripreso dalle nostre telecamere.

– Hanno ucciso il nonno! – urla Athos, s’inginocchia davanti alla TV e le da una e due e tre... testate. Com’è possibile? Così, tu t’ad un tratto! Sono stato con lui ieri mattina, e ora... No, no, no! Impossibile! Si tratta sicuramente di un incubo molto sofisticato, tanto fine che non riesco a disincantarmi. Impossibile che tutto ciò sia realtà.

Ma Denis Bentivoglio continua a riferire sull’improvvisa e tragica morte del nonno di Athos.

Il giovane è preso dalla paura di riflettere su quel che gli sta diventando chiaro: Sono sveglio, è il nonno ad essere partito per il sonno eterno. È un attimo cardinale nella vita del giovane che mai prima ha provato la morte tanto da vicino. Sta divenendo consapevole di quant’era, quant’ancora è profondamente legato a nonno Annibale. Le discussioni con lui, i diversi punti di vista, superficiali o meno, si basavano su sincero amore, lacerato ora dal dolore.

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