Dio si può soltanto Essere e in Realtà non si può Essere altro che Dio, perché soltanto Dio (Assoluto) È Reale. - Karma e incarnazione
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LIBRI

ANNIBALE E AMELIA NELL'ALDILA'
Quinto capitolo del romanzo spirituale

Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

Capitolo precedente

CAPITOLO QUINTO

Amelia Parenti sopporta dolorosamente di essere diventata vedova prima che bisnonna. È disperata, tormentata dal senso di colpa. Quante cose ha nascosto al marito Annibale. Più si avvicina il momento della cerimonia funebre e più riflette su come affievolire il rimorso.

Ma ecco, così tutt’ad un tratto, come spesso accade, dopo un’ora d’intenso arrovellarsi sul da farsi con il senso di colpa, in un attimo di vuoto mentale, l’ispirazione. Eh già, farà proprio così. Spedirà al marito una sincera lettera di commiato. Il problema è che lui è già abbondantemente permeato dalle correnti vibratorie dell’aldilà e va trovato un modo veloce ma efficace di far pervenire la lettera alla sua Anima. La vedova telefona al sacerdote di una parrocchia a cui Annibale ha donato molto. Lui prima ascolta attentamente, poi risponde: – Preghi per l’Anima di Annibale, lasci che sia il Padre Eterno a decidere il da farsi. – solo poche parole. Amelia non riceve alcun’indicazione che lei potrebbe ritenere concreta.

Insoddisfatta della risposta, la nonna di Athos decide di affidarsi all’amministrazione pubblica. Inaffidabile? Certo! Ma ad ogni modo, sempre e comunque più palpabile delle preghiere. Tra l’altro, un timbro è pur sempre un timbro, una ricevuta firmata è pur sempre un documento reale, riflette Amelia. La forte instabilità emozionale fa sì che ritenga per davvero possibile spedire una lettera all’altro mondo. Un unico dilemma: A chi rivolgersi per tale servizio? Alla posta? Ad un perito giudiziario? Al comune? Oppure informare di tal esigenza direttamente il Papa che a quanto si dice è in diretta corrispondenza ufficiale con Dio?

Troverà certamente un modo sicuro per recapitare la lettera ad Annibale. Ne è convinta. Ma prima di agire in modo concreto, deve preparasi psicologicamente. Minuziosamente. Guidata anche dal timore di violare le leggi divine, chiama un altro sacerdote, noto per essere in linea con le esigenze dei tempi moderni. Un prete “in”, insomma. Si mormora addirittura che abbia l’amante. Più di una, dice qualcuno. Fortuna sua. Lui ascolta Amelia molto attentamente e senza pensarci molto, replica: – I tempi stanno cambiando signora, adeguarsi alle nuove tecnologie è spesso inevitabile. Le Vie del Signore sono infinite, che rimangano eternamente tali. Perché non prova a spedirgli un’e-mail?

Oltremodo soddisfatta della risposta e della proposta, la nonna di Athos ritorna ai preparativi funebri. Solo lei e Dio sanno quanto sente il bisogno di confessarsi direttamente al marito. Ma di tempo non ce n’è. Almeno per ora. Il momento del funerale si sta avvicinando e lei è piena d’impegni che deve assolvere in gran par te da sola. In questi frangenti i più vicini sono lontanissimi. Il marito è partito per l’estero eterno. Notaio, figlio unico e padre di Athos, è anche lui all’estero. Fortunatamente più vicino, in crociera alle Bahamas, impossibilitato, a dire il vero nolente a tornare in tempo per assistere dal vivo alla cerimonia funebre del padre.

Così, in uno stato di confusione generale, la vedova decide, sostenuta in questa scelta da Athos, di far cremare quel che resta del corpo fisico del marito. Decisione saggia. Meglio non rovinare il ricordo di un uomo che, anche in tarda età, aveva mantenuto un aspetto attraente. Sembianze radicalmente mutate in occasione dell’incidente e dopo. Il defunto, un uomo abituato a decidere da solo, avrebbe probabilmente operato una scelta diversa che venir incenerito per direttissima. Ma egli ora giace immobile, senza alcuna chance di esprimere la propria autorità. Anche la vedova non è del tutto convinta riguardo all’incenerimento del cadavere. Teme le conseguenze di una tanto radicale ed espressa metamorfosi del corpo fisico in mera polvere, cenere praticamente in forme. Potrà Annibale, così, senza mani, bocca, orecchie e cervello, ricevere, leggere, comprendere la sua lettera di commiato ed eventualmente rispondere?

Ma la decisione è già stata presa. Il tempo passa inesorabile e l’organismo fisico del defunto viene così ben combusto che per custodire quel che è rimasto del suo corpo fisico basta una piccola urna aurea. La cerimonia funebre, cui partecipano i più alti rappresentanti del mondo politico ed economico non solo cittadino, è fedelmente accompagnata da un’ampissima gamma di emozioni negative. Tristezza, paura, angoscia, sgomento, costernazione, sconcerto, odio, rancore, rammarico, invidia, gelosia, tormento, incertezza, sofferenza, pena… Sono tutte là, in fila con i propri plurali e derivati vari. Gli eredi, effettivi e potenziali, sono nelle prime file con il loro approssimativamente autentico pianto amaro. L’atmosfera è piena anche di aspettative e di speranze. I nemici del trapassato sono soddisfatti della scomparsa, a loro avviso non prematura, di Annibale. Alcuni volti consentono a se stessi il primo evanescente sorriso dopo anni di astinenza, precisamente paralisi espressiva facciale. In fin dei conti si tratta di gente seria.

E come più che Sempre c’è anch’Egli, il Testimone Onnipresente. Questa volta testimonio neutrale d’innumerevoli condoglianze fatte e strette di mano date, di alcuni sentiti abbracci e pochi baci. La sincerità complessiva è mal rappresentata, il livello d’ipocrisia invidiabilmente alto. Naturale, si tratta degli ultimi saluti ad un uomo che per difendere il buon nome della propria famiglia ha spesso causato dolore ad altri.

Il parroco esegue gli obblighi funerari in modo standard. In fin dei conti per lui si tratta di routine quotidiana. Vero che Parenti donava molto alla parrocchia, ma alla fin fine ora si tratta sol tanto di un morto e oltretutto incenerito. Continuerà Amelia la tradizione filantropica famigliare? Al prete converrebbe conquistare la benevolenza della potenziale donatrice, ma la sua mente opta per una soluzione diversa: Che Dio la benedica e sia fatta la volontà del Signore. Molto confortevole calmare la coscienza facendo leva sul concetto della volontà divina. Perché non farlo? Si tratta di un metodo molto efficace con appurata garanzia seco lare per dire, fare e credere senza dover per forza comprendere. Tra l’altro sono quasi duemila anni che Ponzio Pilato fa scuola: lavarsene le mani è un approccio semplice, veloce e spesso redditizio. E poi, imitare altri pare sicuramente più facile che essere se stessi.

La cerimonia sta finendo. Le forze di Amelia Parenti anche. Lei perde conoscenza, cade e per sua fortuna il suo sguardo non s’incontra con quelli che la circondano. Lo svenimento si sarebbe facilmente tramutato in profondo coma. Gli occhi di tanti assomigliano molto al display del registratore di cassa. Le menti di alcuni familiari si sono messe subito a calcolare quale parte aggiuntiva di eredità gli spetterebbe nel caso che Amelia si congiunga definitivamente con Annibale.

La vedova giace inerte. Sembra non rendersi conto del caos scoppiato nel cimitero. Il suo viso è rilassato, quasi beato. In questo stato, con i flussi mentali in gran parte liberi dai condizionamenti sensoriali, sullo schermo mentale della vedova compare l’immagine del marito. Dal sognare ad occhi aperti Amelia è passata al far sogni ad occhi chiusi, dall’immaginare l’illusoria realtà percepita dai sensi si è sintonizzata sulle frequenze di una visione, definiamola così, interiore.

– Amore, di nuovo insieme. Finalmente anch’io dall’altra par te. Staremo insieme per sempre! – esclama lei, sinceramente felice.

– Noi Siamo più che da Sempre Uno! – enuncia una voce, non quella del marito.

Poi si fa vivo anche lui, Annibale: – Amore mio, non sei ancora giunta a me. Vivrai ancora a lungo. Ma sappi, nemmeno io mi trovo in qualche particolare aldilà. La situazione è diversa da quel che mi aspettavo. So di essere morto, ma non ho l’impressione di essere partito, perlomeno arrivato, in qualche specie di aldilà.

Tanto ho donato alla chiesa per salire in Cielo, ma del Paradiso nulla.

– Ma come fai a sapere di essere veramente morto?

– Ottima domanda, soprattutto se penso che quando ero ancora vivo non sapevo veramente di essere vivo. Ad ogni modo il mio funerale ha dissolto ogni minimo dubbio. Tanta gente rattristata. Ma perché? Io non sto per nulla male.

– Non stai male?

– Affatto.

– Grazie a Dio. Ma dimmi, è venuto qualcuno ad indicarti la strada verso il Paradiso?

– No, nessuno. Probabilmente San Pietro non ha ancora preparato la chiave per la mia entrata. Forse mi ha riservato qualche stanza speciale. Nel caso che ci vada in Paradiso…

– Vuoi forse dire che… – Amelia non ha il coraggio di terminare la domanda.

– Ad essere sincero, ho proprio l’impressione di essere uscito dalla Via che porta in Paradiso. Da quel che inizio a capire è laggiù sulla terra, da vivi, che bisogna raggiungere il Paradiso. Ho la netta impressione che il viaggio dopo la morte sia pieno d’incertezze.

– Ma che dici?

– Sono riflessioni che ho fatto ultimamente. Da morti, le cose si vedono molto diversamente. Ad ogni modo, per ogni evenienza, hai con te il mio passaporto? O qualche altro documento? Potrebbe servirmi.

– Ma come ti viene in mente che al tuo funerale porti con me il tuo passaporto? No, non ho portato nessun tuo documento. Tranne, tranne… – Amelia esita un po’: – …la richiesta per il tuo incenerimento. Ma ho la mia carta d’identità. Posso farti da garante per l’identificazione. Anche se penso non sarà necessario. Dio dovrebbe sapere chi sono i suoi figli! – dichiara Amelia aggiungendo alquanto preoccupata: – Hai incontrato qualche diavolo? Qualcuno ha minacciato di portarti all’inferno?

– No. Sai, penso di trovarmi in una specie di sala d’aspetto per l’aldilà. Non è mica male qua, ci resterei pure. Posso vedere quel che accade sotto di me, in città e più in là. Come su uno schermo enorme.

– Provi rammarico, sei triste?

– No, semplicemente osservo quel che accade sotto di me. Non sono né triste né felice. Voi vivi mi sembrate in qualche modo plastici. Illusori. Non veri. L’unica cosa che mi disturba un po’ è il vostro pianto. Tanto inutile e controproducente piangere. Mi attira verso terra.

– Ma Annibale, piangiamo perché ti amiamo.

– Allora, se m’amavate, perché non piangevate così quand’ero vivo?

– Ma dove ti trovi? – Amelia preferisce troncare questo tema.

– È come se mi trovassi sospeso in aria, come un dirigibile. Da questa prospettiva le cose sembrano del tutto diverse da come le vedevo quando le guardavo terra-terra. Allora credevo di essere al centro della partita, di essere insostituibile. Mi facevo prendere dagli avvenimenti, credendo di guadagnare in importanza. In realtà ero schiavo dei miei propri abbagli, cieco a un più profondo comprendere del senso della vita. Accecato dalla mucillagine di quel che mi avevano servito come modo di vivere, un modello che avevo poi adeguatamente e inopinatamente elaborato, creando false ragioni necessarie a dar valore a quello che facevo e come lo facevo.

– Dunque qualche rammarico c’è l’hai.

– Ad essere sincero sì. Il rimpianto di non aver aperto gli occhi prima. Ah, quanti abbagli mi sono preso. Guarda per esempio il nostro parroco! Credevo alle sue storie sulla morte e l’inferno, donavo alla parrocchia per salvarmi l’Anima. Appena ora vedo che lui non aveva la minima idea riguardo a quel che mi diceva, che soltanto ripeteva ciò che aveva imparato da qualcun altro. Lui non ha alcun’esperienza e conoscenza riguardo a quel che mi sta succedendo quassù. E parlava tanto convintamene, credendo di sapere tante cose, sull’inferno e sul Paradiso, come se ci fosse stato milioni di volte. – Annibale si ferma, come dovesse riflettere, poi continua: – Complimentati con i partecipanti al mio funerale per il loro bizzarro comportamento. Eccelso umorismo nero. Guardano nell’urna come se io mi trovassi veramente là.

– Ma scusa, come pensi visto che il cervello ti è diventato ce nere?

– Alla fin fine, è sempre stato cenere.

– Perché dici così?

– Mi è venuto spontaneo. Così, senza pensare. Sai, da quando sono morto, praticamente non ho pensieri. Le cose le so all’istante, quasi senza pensare.

– Ci sono donne lassù?

– Sì, ma sono in gran parte anziane o poco attraenti. Molto meglio le giovani laggiù. Da qua posso vedere quel che nemmeno la fantasia più florida potrebbe immaginare. Peccato che non abbia una videocamera. Registrerei il tutto e porterei la cassetta con me. Renderei il cielo più interessante, di sicuro là non hanno materiale così scottante. Se invece andassi all’inferno, con il filmato cor romperei il diavolo, per avere un trattamento meno cocente.

– Dunque mi tradisci!

– Soltanto con lo sguardo. Perché, tu non mi hai mai tradito?

– Proprio di questo volevo parlarti.

– È da tanto che so delle tue scappatelle. Ti ho perdonato. Anch’io ho avuto le mie belle amanti.

– Quindi anche tu mi tradivi.

– Più che altro me stesso.

– Questo significa che ora siamo pari?

– Sì.

– Grazie a Dio.

– Grazie a Dio.

La vedova prova gran sollievo. Finalmente si è confessata al ma rito. Non ci sarà bisogno di scrivere la lettera di commiato ultimo. A quanto pare, il prete che mi ha consigliato di pregare Dio ave va ragione. Ho pregato, tanto non costava nulla farlo e Dio mi ha organizzato niente meno che un rendez-vous con Annibale. Grazie Signore, grazie. Erano anni che non pregavo, peccato. Se lo avessi fatto, Annibale sarebbe forse ancora vivo, riflette da svenuta Amelia raggiunta poi da altri pensieri: O sto forse interpretando in modo soggettivo e privo di fondamento qualcosa che sarebbe accaduto indipendentemente dalle mie preghiere. E poi, mica ho pregato tanto. Ora comunque debbo tornare in me.

– Ciao Annibale, ti amo tantissimo.

– Ciao Eterno Amore.

Poi, ancora da svenuta, la vedova immagina di inspirare profondamente, di chiudere gli occhi per riaprirli solo un attimo più avanti, nel così detto mondo reale. Ad attenderla ci sono i partecipanti al funerale. La stanno scrutando meravigliati. Alcuni piangono, altri gioiscono. Chi per la morte di Annibale, chi per il “ritorno alla consapevolezza” della vedova, a causa della sua fallita definitiva partenza da questo mondo.

– Non piangete, Annibale sta bene! – esclama lei.

– Ah si? E chi gliel’ha detto? – domanda il parroco con tono accusatorio.

– Mio marito! – ribatte decisamente la Parenti, poi, comprendendo la situazione, dice tra sé e sé: Zitta Amelia, non è ancora tempo di finire in manicomio!

Anche per via dell’intermezzo imprevisto, il parroco si decide per un’inconsueta accelerazione della procedura. Salta alcuni rituali, abbrevia il discorso. Dopo poco più di un quarto d’ora, gli apparentemente vivi si sentono liberi di lasciare il cimitero.

Un nuovo capitolo si apre nella vita cittadina e nazionale. I mass-media che sino a questo punto hanno in buona misura rispettato il dolore di famigliari ed amici del Parenti, danno subito vita ad una baraonda d’informazioni tra le più disparate. Il mondo ha così occasione di rendersi conto da più vicino di quel che è ve ramente accaduto al nonno di Athos. Tv Soloverità prima, le altre emittenti subito dopo, mandano in onda filmati inediti sull’incidente. Ma cosa ci facevano le telecamere proprio sul luogo dell’incidente, proprio quelle di TV Soloverità, proprio negli attimi in cui era stato investito il proprietario e il presidente della stessa emittente? Annibale Parenti è veramente morto falciato dalla macchina delle forze dell’ordine, oppure è fuggito con qualche giovane amante, sotto il caldo sole dei tropici, lontano dalla moglie? Possibile che abbia usato tutta questa messa in scena per sparire? La dipartita finale del famoso imprenditore è avvenuta veramente, oppure si tratta di una fiction ottimamente prodotta? Trucco pubblicitario? Eh sì, oramai è praticamente più che lecito ogni sospetto derivante dal riflettere sulla circostanza che tante telecamere di TV Soloverità abbiano, da (tante)diverse angolature, portato testimonianza (tele)visiva di un tale tragico e del tutto inatteso avvenimento. La massa di infodipendenti è in fermento. Sbalordita. Che cosa si nasconde dietro a tutto questo?

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