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Meditazione sul Vuoto mentale
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Consapevolezza spirituale
Consapevolizzare, non colpevolizzare |
L'abito non fa il monaco,
la spiritualità porta alla nudità |
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Vita Spirituale
La vita spirituale è in funzione dell’Amore, trasforma la vita comune in Vita Divina. |
La Soluzione non è esplorare l' universo, ma immergersi profondamente in Se Stessi Origine dell' universo.
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Accettarsi
Ama il prossimo come te stesso, non immaginarlo separato da te |
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Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità 5. Senza i sensi ed il cervello non ci possono essere nemmeno l’attività percettiva, emotiva e intellettiva. Questo significa pure che la struttura energetica post mortem non può né percepire né emozionarsi né pensare. La struttura energetica post mortem esiste come vibrazioni -energie che non si rendono conto né di se stesse né di altro, così come non si rende conto nemmeno la struttura energetica post mortem nel suo complesso. Nell’ambito della Coscienza i processi post mortem del “defunto” sono invece sempre processi nell’ambito della Coscienza e la Coscienza non percepisce, non si emoziona e non pensa. Il “defunto” (più precisamente i processi post mortem) quindi non può né pensare né emozionarsi e perciò nemmeno soffrire e gioire o ambire a qualcosa. Non può quindi né soffrire “le pene dell’inferno” né “desiderare il paradiso”. Le idee che il “defunto” soffra, gioisca o che ambisca a qualcosa, sono fantasie dei “vivi”. Ogni fantasia è relativa alla mente. L’ “anima del defunto” è sempre “in pace”. L’affermazione: pace all’anima sua, può quindi essere intesa sia come constatazione, nel senso che la c.d. anima del defunto è sempre in pace, sia come augurio che può stimolare l’armonizzazione della sua struttura energetica post mortem con la Coscienza. Il morto non piange, ma i sopravvissuti si addolorano per il morto.41 Ramana Maharshi 41 Discorsi con Sri Ramana Maharshi, volume primo, Vidyananda edizioni, 2000 In effetti, la morte esiste, ma non c’è alcun morto. Il c.d. aldilà esiste solamente dalla prospettiva dei “vivi”. Qualcuno potrebbe obiettare che è impossibile sapere cosa c’è dopo la morte, aggiungendo magari: nessuno è tornato dal mondo dei morti. Questo qualcuno potrebbe anche credere nella reincarnazione e in quest’ultimo caso sarebbe utile, prima di rifare tale obiezione, che riflettesse sul fatto che un del tutto ipotetico reincarnarsi rappresenterebbe anche una forma di “ritorno dall’aldilà”. La risposta per la suddetta obiezione è semplice: essendo l’essere umano composto di tutti gli elementi della Totalità (vale a dire di: Reale Identità/Realtà, Coscienza, vibrazioni, energie, materia), l’essere umano è anche uno “strumento” che, a differenza degli strumenti scientifici che sono tutti limitati alla mente, può conoscere i processi relativi sia all’ambito della mente (vibrazioni – energie – materia) sia all’ambito della Coscienza. Può inoltre Conoscere la Realtà (Reale Identità, Sé, Dio, Assoluto) “di là” di ogni processo. Va inoltre tenuto presente che tutte le nascite, tutte le vite, tutte le morti, l’intero mondo dei vivi e l’intero “mondo dei morti” scaturiscono dalla Reale Identità di ogni essere umano e avvengono in ogni essere umano.
La creatura umana è l’astrolabio del vero, ma è necessario che vi sia un astronomo che sappia utilizzare l’astrolabio.42 Rumi
42 L’essenza del reale, Jalal ad Din Rumi, Libreria Editrice Psiche, Torino, 1995 5.1 LE PREGHIERE PER I “DEFUNTI” Non avendo l’attività intellettiva ed emotiva, il “defunto” (più precisamente i processi post mortem) non ha nemmeno il libero arbitrio e quindi non ha alcuna volontà e non può influire attivamente sul destino del proprio Divenire post mortem. Il proseguimento del Divenire post mortem, oltre che dalla misura in cui l’individuo era Divenuto sino al momento del trapasso, dipende dunque primariamente dalla quantità e dalla qualità delle emozioni e dei pensieri che i “vivi” indirizzano verso “lui”. Le preghiere per i “defunti” e per la loro c.d. anima sono benefiche per il Divenire post mortem del singolo e per l’umanità in generale. Poiché le strutture energetiche post mortem influiscono sulla qualità della vita, le preghiere e i riti volti a migliorare la qualità di tali strutture energetiche sono positivi anche per i “vivi”. Oltre a stimolare il Divenire post mortem, tali preghiere e riti migliorano la qualità delle strutture energetiche post mortem e con questo anche la qualità del loro influsso sui “vivi”. Per avvicinarsi a comprendere l’importanza di migliorare la qualità delle strutture energetiche post mortem, è utile riflettere sul fatto che ci sono “innumerevoli” strutture energetiche post mortem di bassa e di media qualità che ostacolano il Divenire e nuocciono alla salute ed alla vita in generale. Il modo migliore per migliorare la qualità delle strutture energetiche post mortem non è comunque tanto agire intenzionalmente su di esse, quanto consapevolizzare la propria mente: più la mente è consapevolizzata e più trasforma positivamente in modo spontaneo le vibrazioni - energie dell’intera umanità. Sono particolarmente dannosi gli aggregati delle strutture energetiche post mortem dei morti nei campi di concentramento, nelle prigioni ed in luoghi di tortura e di sofferenza in generale. Tali aggregati influiscono molto nocivamente sull’umanità in generale, ma soprattutto sulla mente connessa in modo accentuato (soprattutto se si tratta di “possessione”) con tali strutture energetiche. Nel caso di una visita a tali luoghi è opportuno proteggersi dall’influsso di questi aggregati, ad esempio pregando43 prima, durante e dopo lavisita. È inoltre consigliabile realizzare un talismano di protezione e di armonizzazione da portare con sé durante tale visita, ma anche in generale. 43 Esempi di preghiere/affermazioni: -Chiedo alla Reale Identità di proteggermi dagli in flussi negativi di… (indicare il luogo che si visita). - Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi le vibrazioni negative relative a… (indicare il luogo che si sta visitando/si è visitato). - Che 5.2. INFERNO, PURGATORIO E PARADISO Inferno, purgatorio e paradiso sono tre simboli/concetti molto importanti per tutti, inclusi coloro che non credono all’esistenza dell’inferno, del purgatorio e del paradiso. Tutti sono soggetti all’influsso di questi tre simboli/concetti, profondamente radicati nei processi collettivi dell’umanità, anche e soprattutto coloro che non si rendono conto di tale influsso. L’argomento inferno, purgatorio e paradiso non dovrebbe dunque essere liquidato con un semplice non esistono, perché essi esistono nell’immaginario collettivo ovvero come fenomeni vibratorio – energetici e relativi processi della Coscienza Collettiva. È quindi utile utilizzare i simboli/concetti inferno, purgatorio e paradiso per spiegare alcuni fenomeni che possono essere descritti/identificati con questi tre simboli/concetti. I simboli/concetti inferno, purgatorio e paradiso si possono utilizzare per suddividere gli insiemi di strutture energetiche post mortem in base alla loro qualità. Da questo aspetto si può lecitamente affermare che le strutture energetiche di bassa qualità formano l’inferno, quelle di media qualità formano il purgatorio, mentre le strutture energetiche post mortem di alta qualità formano il paradiso. L’inferno può essere definito come il “mondo”/ la “dimensione” delle strutture energetiche post mortem di bassa qualità. Il purgatorio può essere definito come il “mondo”/la “dimensione” delle strutture energetiche post mortem di media qualità. Il paradiso può invece essere definito come il “mondo”/ la “dimensione” delle strutture energetiche post mortem di alta qualità. Il purgatorio può essere definito pure come dimensione delle strutture energetiche post mortem che stanno maturando per raggiungere la qualità delle strutture energetiche post mortem che formano il Paradiso. Questo non significa che le strutture energetiche post mortem che in base a tale suddivisione formano l’inferno e il purgatorio soffrono e che le strutture energetiche post mortem che in base a tale suddivisione formano il paradiso, gioiscono. Come già spiegato, la sofferenza e la gioia sono inscindibili dall’attività mentale che esiste soltanto sino a che “si è in vita”.
E, allo stesso modo, qualunque sia l’essere di cui ci si ricorda, allorché alla fine si abbandona il proprio corpo, sempre, o figlio di Kuntī, è a lui che si va, trasformati in quello stesso essere.45 Bhagavad gita 45 Bhagavadgita, Adelphi edizioni, 1996, pag. 96. Con la qualità della propria attività mentale (percettiva, emotiva, intellettiva) l’individuo determina la qualità della propria (futura) struttura energetica post mortem, determinando così anche a quale dei tre ambiti qualitativi essa apparterà. In questo modo contribuisce anche alla formazione di diversi ambiti qualitativi di strutture energetiche post mortem, ambiti che come già menzionato si possono suddividere anche in ambito dell’inferno, del purgatorio e del paradiso. I simboli/concetti inferno, purgatorio e paradiso si possono utilizzare anche per definire tre stati mentali (del “vivo”). In base a tale suddivisione, l’inferno è lo stato della mente inquieta (non consapevolizzata), il purgatorio è lo stato della mente che si sta quietando (consapevolizzando), mentre il paradiso è rappresentato dalla mente quieta (consapevolizzata). A causa della mente non consapevolizzata (inquieta), l’individuo rende infernale la propria vita e quella altrui ed è lo stesso individuo (la sua mente) che può ottenere la mente paradisiaca, passando attraverso il purgatorio della consapevolizzazione della mente. La vita appare nella percezione di chi
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