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LIBRI
NOCIVITA' DELLE TEORIE SULLA (PRESUNTA) REINCARNAZIONE
Articolo tratto dal libro
Saggio spirituale di Andrea Pangos

Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

7. NOCIVITÀ DELLE TEORIE SULLA (PRESUNTA) REINCARNAZIONE

Le varie teorie sulla (presunta) reincarnazione ovvero sulla c.d. trasmigrazione dell’Anima, si sono sviluppate anche come tentativo di dare delle risposte, compatibili con la logica della mente Ignara della Reale Identità e ignara dell’effettivo svolgersi dei processi, sul senso della nascita, della vita e della morte. Ad esempio, basandosi appunto anche sul concetto delle reincarnazioni ovvero dell’Anima che trasmigra da corpo in corpo per evolversi.

Nel riflettere sulla veridicità degli insegnamenti sulla reincarnazione, si dovrebbe tener conto pure del fatto che gli Accadimenti Effettivi sono quelli che avvengono nell’ambito della Coscienza e che la mente ed i suoi processi (vibrazioni, energie, materia/oggetti, avvenimenti, incontri, esperienze/concepimento, nascita, vita, morte…) sono una manifestazione dei processi della Coscienza, i quali avvengono in modo spontaneo e “di là” di ogni logica di tipo intellettivo. Nel cercare di spiegarsi le “ragioni” della vita umana, andrebbe inoltre considerato che le “ragioni”, se ci sono, dell’esprimersi della Reale Identità e quindi anche della vita umana, sono “di là” della mente e sono incomprensibili alla mente - non sono concettualizzabili.

“Nonostante” il basso grado di veridicità e l’alto grado di nocività per il Divenire e per la qualità della vita, delle teorie sulla (presunta) reincarnazione, esse sono comunque molto popolari e molti credono in modo convinto a tali teorie. Tra le cause della loro popolarità e del loro fascino, ci sono:

-l’attaccamento all’io,

-l’attaccamento alla vita,

-la paura di morire (di cessare definitivamente di esistere come entità particolare/individuale),

-la credenza/speranza nella (presunta) trasmigrazione dell’Anima,

-la credenza/speranza di potersi Illuminare in una (presunta) vita futura,

-l’attaccamento ai frutti dell’azione,

-l’attaccamento ai concetti di bene e di male.

7.1 ATTACCAMENTO ALL’IO E ALLA VITA

Una delle ragioni del fascino degli insegnamenti sulla (presunta) reincarnazione è che offrono ai credenti la speranza che la loro identità immaginata (“io”) oppure la loro individualità o la loro Anima71 individuale (Coscienza individuale), continuerà ad esistere reincarnandosi. Tali insegnamenti possono anche ingannevolmente aiutare a mitigare la paura di morire (di cessare definitivamente di esistere come entità particolare/individuale), mentre stimolano certamente l’attaccamento72 alla vita, all’identità immaginata (all’ “io”), all’individualità ed all’Anima individuale (Coscienza individuale), ovvero l’attaccamento alle idee sull’individualità e sull’Anima individuale (Coscienza individuale). Tutti questi elementi: il desiderio che l’entità individuale (ovvero ciò che si definisce come “se stessi”) continui ad esistere, la paura di morire e l’attaccamento alla vita sono grandi ostacoli per il Divenire.

71 Come già menzionato in questo libro, il processo che in questo volume è definito Coscienza, è da alcuni denominato Anima.

72 L’attaccamento è esclusivo alla mente. La Coscienza e la Reale Identità sono “immuni” all’attaccamento.

La più sottile di tutte le afflizioni è l’attaccamento alla vita: anche l’uomo saggio ne è toccato.73

Patanjali

73 Yoga Sutra, Aforismi sullo Yoga, Patanjali, Demetra, pag. 29

Divenire in modo qualitativo significa anche smettere gradualmente di immaginare di essere ciò che prima si immaginava di essere: cessare di immaginare74 non solo di essere l’identità immaginata e che essa sia Reale, ma anche di immaginare di essere l’individualità (Coscienza e mente) nel suo complesso e che essa sia Reale. Significa cioè anche avvicinarsi ad esperire ogni identità immaginata ed ogni individualità come irReali e Dio (Assoluto) come Unica Realtà e come (propria) Reale Identità. Il Divenire si può definire anche come Ricerca della (propria) Reale Identità e non si può giungere a Conoscere la (propria) Reale Identità, “fermandosi” alle illusioni: identità immaginata, individualità e Coscienza (individuale/Infinita).

74 Solamente l’identità immaginata immagina ciò, La Reale Identità e la Coscienza non immaginano e non si identificano. L’identificarsi è esclusivo all’identità immaginata ovvero alla mente.

Sappi che se cerchi in qualche modo il tuo utile, non troverai mai Dio, perché non cerchi soltanto lui. Tu cerchi qualcosa insieme a Dio, proprio come se facessi di Dio una candela con cui cercare qualcosa – quando si è trovata la cosa, si getta via la candela. Quel che cerchi insieme a Dio è il nulla, qualsiasi cosa sia – utile, ricompensa, interiorità o che altro: tu cerchi il nulla, e perciò trovi il nulla. Che tu trovi il nulla dipende solo da questo: che tu cerchi il nulla.75

Meister Eckhart

75 La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1996, pag. 44.

La mente dell’individuo ignaro della (propria) Reale Identità è preda dell’inganno che la vita sia Reale ed è spesso caratterizzata anche dalla paura di morire. Divenire in modo qualitativo significa anche liberare la mente da tale inganno e far così trascendere alla mente l’attaccamento alla vita e la paura di morire:

-non ingannevolmente, attraverso il mero convincersi/credere che la propria Anima (individuale) è immortale e che trasmigrerà, bensì

-effettivamente, esperendo direttamente di non poter morire, per il semplice motivo che non si è stati concepiti, che non si è nati e che non si sta vivendo, perché la (propria) Reale Identità non è né concepita, né nasce, né vive, né muore. Tale esperire si può realizzare solamente attraverso la disidentificazione dell’identità immaginata dal corpo fisico, dalle emozioni, dai pensieri, dall’individualità. Ciò si ottiene quietando (consapevolizzando) la mente.

Osserva te stesso come se fossi morto, dico a me stesso, e nemmeno sentirai l’arrivo della morte.76

                                                                       Nikolaj  Velimirović

76 Nikolaj Velimirović, Molitve na jezeru, Neven, Beograd, 1998.

7.2 LA (PRESUNTA) TRASMIGRAZIONE DELL’ANIMA

Invece di stimolare l’avvicinarsi a Conoscere “ora e qua” la (propria) Reale Identità, attraverso la consapevolizzazione dell’illusorietà dell’identità immaginata, della mente, della Coscienza (Infinita/individuale) e dell’individualità nel suo complesso, le teorie sulla (presunta) reincarnazione ostacolano il Divenire, anche perché:

-stimolano colui che crede nella reincarnazione ad ingannarsi di essere un’entità (individuale) particolare, la quale “trasmigra di corpo in corpo” attraverso il tempo e lo spazio per acquisire nuove esperienze, e

-potenziano l’attaccamento a tale (presunta) entità “trasmigrante”.

Per avvicinarsi a comprendere che non c’è alcuna entità che “trasmigra di corpo in corpo” attraverso il tempo e lo spazio per acquisire nuove esperienze, è utile tenere presente che:

-la Coscienza si autoriconosce attraverso la mente, nel senso che si manifesta come mente e che i processi mentali stimolano l’autoriconoscersi della Coscienza attraverso se stessa ed i propri processi. La Coscien

za (Infinita/individuale), vale a dire l’Anima (Infinita/individuale), non fa però alcun’esperienza di tipo mentale (avvenimenti, incontri, sensazioni, emozioni, pensieri…), ma “soltanto” si autoriconosce anche attraverso la mente, non provando però mai alcuna sensazione, alcun’emozione e non avendo mai alcun desiderio, pensiero... La Coscienza (Infinita/individuale) non muta mai nella propria essenza di Coscienza;

-l’Anima individuale (Coscienza individuale) non si trova nel tempo e nello spazio, ma è atemporale e aspaziale e dunque non può trasmigrare attraverso il tempo e lo spazio.

Tutti questi universi sono manifestazioni illusorie della Coscienza dovute all’illusione. In realtà non c’è né universo né trasmigrazione alcuna. Quando si apre l’occhio divino si vede soltanto lo spazio della Coscienza senza alcun universo.77

Yoga Vasishtha

77 Storie dello yoga Vasishtha, Edizioni Vidyananda, Assisi, 2001, pag. 38.

7.2.1 I COSIDDETTI LIVELLI EVOLUTIVI DELL’ANIMA

Secondo alcuni insegnamenti, l’Anima (Coscienza) sale e scende attraverso vari livelli evolutivi, anche come conseguenza di presunti c.d. meriti e demeriti della stessa Anima. Particolarmente fantasiose sono le teorie secondo le quali ci si può reincarnare in pietre, fiori o animali. Tali insegnamenti non considerano però che nell’ambito dell’Anima (Coscienza) non ci sono meriti e demeriti, i quali sono concetti e sono quindi esclusivi alla mente.

Non ci sono i c.d. livelli spirituali attraverso i quali l’Anima (la Coscienza) sale e scende, nel senso di involuzione ed evoluzione attraverso la (presunta) reincarnazione, anche perché lo Spirito (Anima, Coscienza) non ha livelli, i quali esistono soltanto per la mente e nella mente. La cosiddetta discesa dell’Anima (Spirito, Coscienza) consiste, in effetti, nel manifestarsi della Coscienza Infinita attraverso l’incarnazione collettiva/individuale. La Coscienza Infinita si è evoluta atemporalmente e aspazialmente e quindi “simultaneamente” sino alla Coscienza individuale, che è la sua forma evolutiva massima. Questo significa pure che il “modello” di Coscienza individuale esiste da sempre come Coscienza Infinita, vale a dire che il processo d’individuazione della Coscienza esiste da sempre.

Secondo alcuni insegnamenti, l’Anima conclude il proprio ciclo di trasmigrazione quando ha completato il ciclo delle esperienze necessarie, ad esempio dopo aver fatto “tutti” i lavori del mondo, dopo aver provato tutti i ruoli del mondo (madre/padre, figli/figlia, moglie/marito, direttore/dipendente…), dopo aver… Nell’ambito di tali insegnamenti, c’è pure la teoria che i samskara (impressioni mentali) accumulati durante una vita si possono annullare durante (presunte) vite successive, vivendo esperienze opposte a quelle che hanno portato alla formazione dei samskara in una (presunta) vita precedente. I samskara non si possono però annullare facendo esperienze opposte (c’è da considerare altresì che non esistono esperienze del tutto opposte), ma si possono “annullare” (neutralizzare) solamente attraverso la loro armonizzazione con la Coscienza e la riprogrammazione delle loro cause Karmiche, le quali si trovano nell’ambito della Coscienza. I samskara si possono cioè neutralizzare soltanto consapevolizzando la mente. Indipendentemente dal tipo di esperienza, ogni esperienza che non consapevolizza (non armonizza la mente con la Coscienza) è un’esperienza che non consapevolizza e che potenzia i samskara già esistenti, creandone di nuovi non armonizzati con la Coscienza. Così pure, ogni esperienza che consapevolizza (armonizza la mente con la Coscienza) apporta invece alla neutralizzazione dei samskara.

Alcuni affermano anche che, dopo la morte del corpo fisico, l’Anima si riposa prima di continuare la propria evoluzione reincarnandosi in un nuovo corpo fisico. Non considerano però che la stanchezza è esclusiva al corpo fisico ovvero alla mente.

7.2.2 IL PRINCIPIO DEGLI OPPOSTI ED IL PRINCIPIO DI CONTINUITÀ

Alcuni insegnamenti sono caratterizzati anche dal c.d. principio degli opposti e dal c.d. principio della continuità, i quali spesso coesistono pur essendo potenzialmente escludenti l’uno l’altro ovvero contraddittori. Essendo però la mente non consapevolizzata (inquieta) molto abile a manipolare se stessa, molte menti di tale specie credono in tali principi e non di rado li utilizzano nel modo che meglio sembra giustificare determinate circostanze e convenienze. Ad esempio:

-in base al c.d. principio degli opposti, la mente elucubra che chi in una (presunta) vita precedente è stato un assassino, dovrà essere assassinato in una (presunta) vita successiva; oppure

-in base al c.d. principio della continuità, chi in questa vita fa il guaritore è perché nelle (presunte) vite precedenti è stato un guaritore o uno sciamano.

Seguendo la logica del principio di continuità però, un assassino dovrebbe continuare a essere un assassino in tutte le (presunte) vite successive, il che contraddice il suddetto e diffuso modo di interpretare il c.d. principio degli opposti. In base alla logica dei contrari invece, chi in questa vita è un guaritore, nella (presunta) vita successiva dovrebbe impersonare qualcuno che fa ammalare la gente, il che contraddice il suddetto e diffuso modo di interpretare il c.d. principio della continuità.

Secondo i due suddetti principi:

-Chi in questa (ed unica) vita ha aiutato migliaia di individui a guarire, in una (presunta) vita successiva continuerà a fare il guaritore oppure sarà uno sterminatore?!

-In una del tutto ipotetica vita futura, un benefattore odierno continuerà ad essere un benefattore oppure sarà un malfattore/dittatore?!

Ai fini del Divenire non è molto importante il numero delle esperienze che si fanno78, ma è fondamentale la qualità delle esperienze, la quale è determinata primariamente dal grado di consapevolizzazione della mente nel farle, vale a dire da quanto la mente è quieta nell’esperirle/produrle. Si possono fare milioni di esperienze, ma se la mente non è consapevolizzata, sono esperienze che “nutrono” l’inquietudine (della mente) e rafforzano l’identità immaginata, il che chiaramente ostacola il Divenire. Le esperienze che più contano ai fini del Divenire sono certamente l’Essere pienamente e soprattutto il Sussistere pienamente.

78 Tra l’altro, ogni attimo è un esperienza di per sé e quindi tutti fanno “innumerevoli” esperienze.

Alcuni Divengono del tutto in giovane età, mentre c’è chi Diviene minimamente pur vivendo cento anni e facendo una miriade di svariate esperienze. Quest’ultima affermazione potrebbe dar adito all’idea che chi Diviene del tutto in giovane età, è perché la sua Anima individuale (Coscienza individuale) è maturata molto durante le (presunte) vite precedenti. In effetti, però, alcuni Divengono del tutto in giovane età, perché il loro processo d’individuazione della Coscienza inizia e si esprime attraverso condizioni molto qualitative per il Divenire.

Se Maria non avesse prima generato Dio nello spirito, egli non sarebbe mai nato da lei nel corpo. Per Dio vale di più essere generato da ogni vergine – ovvero da ogni anima buona – che essere nato corporalmente da Maria.79

Meister Eckhart

79 La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1996, pag. 54.

7.2.3. LIBERARSI DAL “CICLO DI RINASCITE”

Il cosiddetto liberarsi dal (presunto) ciclo di rinascite non significa diventare qualcosa o qualcuno (un’entità) che non rinasce perché si è Realizzato, ovvero perché ha raggiunto uno stato particolare esente dal nascere e dal morire. Vuole invece dire Conoscere pienamente e senza più alcun dubbio80 la (propria) Reale Identità e che Essa non è mai nata, mai vissuta e mai morta.

80 Perché Divenuti del tutto.

Confondere per ignoranza il Sé col non-Sé significa essere schiavi delle nascite e delle morti.81

Śamkara

81 Vivekacudāmani – il gran gioiello della discriminazione, Śamkara, Âśram Vidja, 1989, Roma,pag. 87.

Lo “stato” della Reale Identità non si può né ottenere, né diventare né raggiungere, anche perché in Realtà si È già Ciò (Reale Identità, Sé, Dio, Assoluto, Realtà), La Reale Identità non può Realizzarsi. Soltanto un processo (il mutabile) può realizzarsi, mentre la Reale Identità È Eternamente Immutabile, “di là” della Realizzazione. Realizzarsi (Divenire del tutto) non significa diventare Reali come individuo o entità “differenziata”, il che è impossibile, ma vuole semplicemente dire radicarsi (come individuo) definitivamente nella certezza che soltanto Dio (Reale Identità) È Reale, mentre l’individualità, che tra l’altro non si reincarna, è un’illusione che avviene nell’ambito dell’illusorio (irReale) esprimersi della (propria) Reale Identità. Realizzare il Sé non significa che il Sé si Realizza. Il Sé (Reale Identità Dio, Assoluto, Realtà) è Immutabile e non si può Realizzare. Ciò che è definito Realizzazione del Sé consiste nell’essere Divenuti del tutto, quando si Conosce costantemente il Sé come Unica Realtà e come (propria) Reale Identità. Realizzare il Sé significa quindi che la mente ha definitivamente realizzato (conosciuto) che il Sé è l’Unica Realtà, la Reale Identità di ogni essere umano.

Per quanto tu possa identificarti con il senso dell’io, sappi, in verità, che per te non ci sono trasmigrazioni, per te che sei sempre identico a te stesso, onnipresente, conoscenza e beatitudine assolute, gloria effulgente.82

Śamkara


82 Vivekacudāmani – il gran gioiello della discriminazione, Śamkara, Âśram Vidja, 1989, Roma, pag. 155.

7.3. ILLUMINARSI IN UNA (PRESUNTA) VITA FUTURA

C’è anche chi nell’ambito del suo credo sulla (presunta) reincarnazione, segue il concetto: in questa vita e nelle prossime vite mi occuperò di spiritualità e mediterò, così tra dieci vite potrò illuminarmi. Tali forme pensiero e gli insegnamenti che le stimolano e sorreggono sono nocivi, anche perché stimolano l’identificarsi dell’identità immaginata con se stessa, con la vita presente e con presunte vite future. Tali insegnamenti stimolano il “proiettarsi” in un presunto futuro e “l’allontanarsi dall’ora e qua”, mentre per Divenire in modo qualitativo è invece necessario tendere incessantemente a Destarsi, cercando costantemente di consapevolizzare l’  “ora e qua”.83

83 Riguardo al tempo, è utile rilevare che essendo il tempo un aspetto della mente, ciò che la singola mente esperisce come tempo termina in modo irreversibile con la morte della stessa mente “nell’attimo della morte fisica”. Per la singola mente non può esserci un dopo (un futuro) la sua morte, come nemmeno un prima (un passato) del suo concepimento. Essendo il tempo un aspetto della mente ed essendo la mente sempre individuale, il tempo è sempre individuale e non è mai collettivo. Collettive ovvero accettate dalla collettività sono soltanto le modalità di ciò che è definito come misurazione del tempo.

A dispetto del suo contenuto verbale, il concetto: ho ancora molte vite a disposizione per Risvegliarmi, è un concetto molto sonnambulizzante. Cercando l’Illuminazione (il Divenire del tutto) in un ipotetico lontano futuro (ipotetiche vite future), si consolida l’attaccamento al c.d. futuro, creando così condizioni che allontanano dall’Illuminarsi (Divenire del tutto).

L’individuo non ha vite future e quindi non potrà, come si dice, illuminarsi tra dieci, venti o trenta vite. E pensare che secondo alcuni insegnamenti ci vogliono migliaia se non addirittura milioni di vite (come minerale, vegetale, animale ed essere umano) per ottenere un corpo idoneo all’Illuminazione, come se la qualità del corpo fisico fosse di primaria importanza per Divenire.

Le cosiddette vite future sono fantasie conseguenti all’Ignorare la (propria) Reale Identità. Non Conoscendo Se Stesso, il singolo (la sua mente): ignora che ogni vita è un aspetto dell’esprimersi della (sua) Reale Identità, immagina di essere colui che vive e può così immaginare che avrà vite future. Altrochè credere in presunte proprie vite future ed in una presunta Illuminazione durante queste presunte vite future! Per Divenire qualitativamente è necessario disilludersi anche di star vivendo questa vita, disilludersi di essere colui che vive e ConoscerSi come Origine di tutta la vita.

7.3.1. ILLUMINATO, ILLUMINARSI ED ILLUMINAZIONE

Sino a che non si Diviene del tutto, i concetti: Illuminato, Illuminarsi e Illuminazione, si utilizzano soltanto presupponendo che cosa sono l’Illuminazione, l’Illuminarsi e l’Essere Illuminati. Per comprendere effettivamente che cosa è l’Illuminazione e che cosa significa Illuminarsi ed Essere Illuminati, bisogna essere Divenuti del tutto. Solamente il Divenuto del tutto comprende/esperisce che cosa sono l’Illuminazione e l’Illuminato.

I concetti: Illuminarsi, Illuminazione e Illuminato, sono spesso utilizzati nei modi più vari, ad esempio per definire:

-scintille o periodi di sensazione di essere uno con tutte le vibrazioni, tutte le energie e tutto l’Universo. Tale esperienza è relativa primaria-mente alla mente e denota, tra l’altro, l’esperire la (presunta) dualità: io ed il mondo/l’Universo. In tale stato la mente è esperita come Reale, mentre invece è irReale;

-scintille o periodi di “vuoto mentale”, il quale corrisponde all’ “assenza” di emozioni e pensieri ovvero ad emozioni e pensieri (quasi) pienamente armonizzati con la Coscienza. Durante tale esperienza, inerente primariamente alla mente, la stessa mente è esperita ancora come Reale;

-scintille o periodi di esperire di essere uno con la Coscienza Infinita, il che denota ancora l’esperire la (presunta) dualità: io e la Coscienza Infinita. Si tratta comunque di un passo avanti rispetto alle due esperienze summenzionate, anche perché si esperiscono in misura accentuata i processi della Coscienza e non si percepisce soltanto la mente. La Coscienza è però esperita come Reale, mentre invece è irReale;

-scintille o periodi di esperire di essere la Coscienza Infinita. Verbalmente, questa esperienza può essere espressa con il concetto: Io sono la Coscienza Infinita. In questo la Coscienza è esperita come Reale e quindi non si è ancora esperito il suo essere irReale rispetto alla Reale Identità;

-scintille o periodi di sentire di essere uno con Dio (Reale Identità, Sé, Assoluto, Realtà), il che denota ancora l’esperire la (presunta) dualità: io e Dio;

-scintille o periodi di Essere pienamente, quando si Discerne il Reale dall’irReale e si Conosce che la (propria) Reale Identità È Immutabile, senza inizio né fine. Permanendo in questo stato si matura la certezza che la Reale Identità È Reale e che la Coscienza e la mente sono irReali;

-scintille di Sussistere pienamente. Questo Stato è conosciuto (come tale) soltanto dopo il ritorno consapevolizzato all’Essere pienamente, perché durante il Sussistere pienamente non c’è il conoscitore e quindi non c’è nemmeno la conoscenza di Sussistere pienamente. Il Sussistere pienamente rende ancora più salda la certezza, maturata con l’Essere pienamente, che solamente la Reale Identità È Reale e che la manifestazione (l’esprimersi della Reale Identità) esiste soltanto dalla prospettiva della stessa manifestazione, mentre dalla prospettiva della Reale Identità non c’è alcuna manifestazione.

L’Illuminazione “vera e propria” consiste invece nel costante permanere tra il Sussistere pienamente e l’Essere pienamente ovvero nel costante Discernere la Reale Identità dal suo irReale esprimersi.

7.4. ATTACCAMENTO AI FRUTTI DELL’AZIONE ED AI CONCETTI DI BENE E DI MALE

Secondo alcuni insegnamenti chi fa del bene in una vita, gli ritornerà del bene nella vita successiva e dunque gli conviene comportarsi bene. Oltre ad ostacolare il Divenire attraverso la stimolazione dell’attaccamento a presunte vite future, tali insegnamenti ostacolano il Divenire anche perché stimolano l’attaccamento ai frutti dell’azione e a ciò che si definisce bene e male.

Preoccupati soltanto delle azioni, ma mai delle loro conseguenze; non avere a motivo i frutti delle azioni, non restare invischiato nell’non agire.84

Bhagavad Gita

84 Bhagavad Gita, Oscar Classici Mondatori, Milano, 1999; pag. 13.

Agire senza creare attaccamento ai frutti dell’azione è uno dei principi fondamentali da rispettare per Divenire in modo concreto. Stimolando l’attaccamento ai frutti dell’azione, gli insegnamenti basati sul tornaconto del comportarsi bene possono essere molto limitanti per il Divenire, anche perché non sempre ciò che è definito come comportarsi bene è effettivamente un comportarsi bene, nel senso di stimolare il Divenire.

Se si domandasse a un uomo vero, che opera dal suo fondo proprio, perché compie le sue opere, questi, per rispondere giustamente, non direbbe altro che: “Io opero perché opero.”85

Meister Eckhart

85 La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondatori, pag. 47.

Fare del bene è certamente meglio che fare del male, ma per Divenire del tutto va trascesa ogni suddivisione, tra cui anche quella in bene ed in male. Tra l’altro, se il bene ed il male non sono osservati dalla prospettiva del Divenire, le credenze su cosa siano il bene e il male sono soggettive: spesso ciò che sembra male è, in effetti, bene (per il Divenire), mentre ciò che sembra bene è, in effetti, male (per il Divenire).

Un modo per diminuire il rischio di essere fuorviati dai concetti sul bene e sul male è tenere sempre ben presente che essendo il Divenire il processo fondamentale di ogni essere umano, fare del bene significa stimolare il Divenire, mentre ostacolare il Divenire significa fare del male. Divenendo in modo qualitativo si stimola anche il Divenire altrui e si fa del bene effettivo all’umanità intera, anche perché Divenire qualitativamente avvicina ad Amare il prossimo come se stessi. Amare che è inscindibile dalla Conoscenza di Se Stessi.

La mia realizzazione è di aiuto agli altri?
Sì certamente. E’ il miglior aiuto possibile.

Ramana Maharshi

Ad ogni modo, per quanto qualitativi siano i concetti sul bene e sul male, identificarsi con il bene ed il male ovvero con i concetti sul bene e sul male, significa farsi del male: ogni forma di identificazione ostacola il Divenire. Per Divenire qualitativamente è indispensabile anche trascendere i concetti di bene e di male e giungere ad “esperire” che dalla prospettiva della Reale Identità, non ci sono né il bene né il male, anche perché in Realtà non c’è nemmeno alcuna manifestazione. La Reale Identità (di ogni essere umano) “rimane” Immutata indipendentemente da ciò che accade nella mente, indipendentemente dal fatto che l’individuo faccia ciò che può essere definito bene maggiore o male efferato. La Coscienza, indipendentemente dagli avvenimenti mentali, i quali sono, tra l’altro, una manifestazione dei processi della stessa Coscienza (Accadimenti Effettivi), è sempre la Coscienza ed è sempre “di là” di ciò che è definito bene e male.

Ogni cosa è parte del derviscio, il bene e il male. Chi non è così, certo non è un derviscio.

Rumi

7.5. REINCARNAZIONE E MANIPOLAZIONE

Le teorie sulla reincarnazione sono pure un potenziale strumento per governare/manipolare. Credendo di avere dinanzi a sé ancora molte vite, l’individuo (la sua mente) può “accettare86” più facilmente il proprio c.d. destino (la c.d. presunta predestinazione), il che lo rende più mansueto, rassegnato e fatalista e quindi meno pericoloso e più governabile/manipolabile per chi esercita potere su di lui (sulla sua mente). Credere alla reincarnazione può essere pure uno strumento per celare il fatalismo dietro il paravento della (pseudo) spiritualità. “Essere spirituali” significa trasformare il proprio destino (la propria predestinazione), ottimizzandolo in funzione del Divenire, attraverso la consacrazione della mente alla (Ricerca della) Reale Identità e non certo “accettando” in modo fatalistico ciò che accade.

86 Se è accettazione non consapevolizzata, allora si tratta di un adeguarsi e rassegnarsi.

Il rapporto tra credere nella reincarnazione ed essere manipolati a causa di ciò, trova delle corrispondenze con la credenza nella storia abbagliante sui cosiddetti inferno, purgatorio e paradiso, secondo la quale chi pecca è destinato al c.d. inferno, mentre chi soffre ha ottime possibilità di trascorrere la presunta vita dopo la morte nel c.d. paradiso, perché la sofferenza nobilita ed è “segno di spiritualità”. Tra l’altro, tale credenza è un modo efficace per tenere a bada chi soffre senza lamentarsi “troppo”, anche perché egli fantastica che andrà in paradiso, grazie appunto al proprio soffrire e presunto espiare i supposti peccati attraverso la sofferenza. Illudendosi che dopo la morte andrà in (un ipotetico) paradiso, immagina che gli convenga soffrire durante la vita, senza “nemmeno” rendersi conto che l’effettivo inferno è la sua mente inquieta (non consapevolizzata).

Dal suddetto risulta chiaro (alla mente discernente e attenta) che invece di stimolare il Divenire, come dovrebbe fare ogni “insegnamento spirituale”, le teorie sulla (presunta) reincarnazione ostacolano il Divenire, anche e soprattutto perché si basano su concetti che non trovano fondamento nei processi effettivi dell’incarnazione individuale nell’ambito di quella collettiva.

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