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Meditazione sul Vuoto mentale
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Consapevolezza spirituale
Consapevolizzare, non colpevolizzare |
L'abito non fa il monaco,
la spiritualità porta alla nudità |
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Vita Spirituale
La vita spirituale è in funzione dell’Amore, trasforma la vita comune in Vita Divina. |
La Soluzione non è esplorare l' universo, ma immergersi profondamente in Se Stessi Origine dell' universo.
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Accettarsi
Ama il prossimo come te stesso, non immaginarlo separato da te |
Aforismi e pensieri illuminanti
Realizzazione Integrale (Spirituale - materiale)
Spiritualità, Amore e sessualità consapevole
Tu Sei per te stesso il più grande dei Misteri,
il Principio di tutte le soluzioni
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Gli argomenti di questo sito sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità BRANI TRATTI DAL LIBRO INTRODUZIONE I processi definiti incarnazione, reincarnazione e Karma sono oggetto di ricerca da millenni. Da tali ricerche sono scaturiti vari insegnamenti sull’incarnazione, sulla (presunta) reincarnazione e sul Karma. Alcuni segmenti di tali insegnamenti esprimono in modo veritiero lo svolgersi di questi processi, ma ci sono anche segmenti o insegnamenti nel loro insieme che non sono molto veritieri. Questi possono facilmente fuorviare lo studio degli stessi processi ed ostacolare il Divenire1. Ad esempio, ci sono insegnamenti secondo i quali da una parte nulla è permanente e dall’altra parte esiste *** Quanto sono veritiere le mie idee riguardo al Karma, all’incarnazione ed alla reincarnazione? Ho riflettuto abbastanza a fondo e dettagliatamente su cosa sono l’incarnazione, la reincarnazione ed il Karma? Ho analizzato in modo positivamente critico gli insegnamenti ricevuti oppure li ho semplicemente accettati come veritieri? Le mie idee riguardo al Karma, all’incarnazione ed alla reincarnazione poggiano sulla mia esperienza diretta di come avvengono questi processi oppure si tratta di concetti che ho accettato passivamente? Conosco effettivamente cosa sono l’incarnazione, la reincarnazione ed il Karma oppure soltanto credo di sapere cosa sono effettivamente? CAPITOLO: L'INCARNAZIONE Il soggetto che si incarna è sempre *** *** L’incarnazione collettiva è l’esprimersi della Reale Identità attraverso l’umanità nel suo complesso. *** L’incarnazione individuale è l’esprimersi della Reale Identità attraverso un singolo individuo - attraverso una singola Coscienza individuale (un processo d’individuazione della Coscienza). *** Il concepimento di ogni embrione umano rappresenta quindi anche l’inizio di una nuova incarnazione di Dio (Reale Identità, Sé, Assoluto, Realtà). Concepimento dell’embrione umano significa dunque anche inizio di una nuova incarnazione di Dio. *** Ogni individuo è un’incarnazione di Dio che È *** Consacrando pienamente la mente a Dio, vale a dire volgendo le azioni, le emozioni ed i pensieri “verso” *** Nell’incarnarsi, *** Credere che la Coscienza entri nella carne può essere motivo di fantasie alquanto fuorvianti, ad esempio: *** L’affermazione: alla mia Anima (Coscienza) il corpo sta molto stretto, non ne posso più di questa vita, il mondo non fa per me, potrebbe tra l’altro essere percepita come “molto spirituale”. Di solito denota invece un basso grado di maturità spirituale, vale a dire un basso grado di consapevolizzazione della mente, di chi la esprime e la sua tendenza a fuggire dalle vicissitudini quotidiane. *** La Coscienza non è mai prigioniera né del corpo né di altro. La Coscienza è “sempre Libera”, più precisamente la Coscienza è “di là” della dicotomia libertà-prigionia che è esclusiva alla mente. CAPITOLO: LA PRESUNTA REINCARNAZIONE
*** Le caratteristiche di una Coscienza individuale non passano mai “direttamente” ad un’altra Coscienza individuale, perlomeno non in modo tale e così rilevante da rendere una Coscienza individuale “l’evoluzione diretta” di una “precedente” Coscienza individuale. *** Tra l’altro, siccome la Coscienza è un processo atemporale, nessuna Coscienza individuale può essere una conseguenza temporale di altre Coscienze individuali. Non ci sono Coscienze individuali che continuano la “storia temporale e la storia in generale” di una Coscienza individuale “precedente”. *** La reincarnazione (del tutto ipotetica) del c.d. ego (l’entrata/la discesa dell’ego in un nuovo corpo fisico, come affermano alcuni) rappresenterebbe il fenomeno che è comunemente definito come possessione. *** Questo significa pure che è errata anche l’affermazione: ha lasciato il corpo fisico, riferita a “qualcuno che è morto”. In effetti, il corpo fisico è “lasciato” dalle vibrazioni e dalle energie che vanno a costituire la struttura energetica post mortem, mentre *** Per il “defunto” non cambia nulla se la (sua) Coscienza individuale è Maturata del tutto o in minima parte. Come già spiegato, tale differenziazione ha valore soltanto per i “vivi”. *** Dunque: non c’è alcuna reincarnazione, ma ci sono incarnazioni individuali nell’ambito dell’incarnazione collettiva. *** Riflettere su questo aspetto del rapporto singolo essere umano – umanità può favorire la comprensione di che cos’è l’incarnazione e può stimolare la trasformazione del “voler bene” a qualcuno in Amare: Ama il prossimo come te stesso. Egli è Te Stesso: l’Unico Se Stesso. Ama il prossimo tuo come te stesso, inteso non nel senso di ama il prossimo tuo quanto Te Stesso, ma nel senso di come Te Stesso, perché egli è Te Stesso. CAPITOLO: LA COSIDDETTA VITA DOPO LA MORTE Il “defunto” (più precisamente i processi post mortem) quindi non può né pensare né emozionarsi e perciò nemmeno soffrire e gioire o ambire a qualcosa. Non può quindi né soffrire “le pene dell’inferno” né “desiderare il paradiso”. Le idee che il “defunto” soffra, gioisca o che ambisca a qualcosa, sono fantasie dei “vivi”. *** In effetti, la morte esiste, ma non c’è alcun morto. Il c.d. aldilà esiste solamente dalla prospettiva dei “vivi”. *** La sofferenza e la gioia sono inscindibili dall’attività mentale che esiste soltanto sino a che “si è in vita”. *** Con la qualità della propria attività mentale (percettiva, emotiva, intellettiva) l’individuo determina la qualità della propria (futura) struttura energetica post mortem. *** I simboli/concetti inferno, purgatorio e paradiso si possono utilizzare anche per definire tre stati mentali (del “vivo”). In base a tale suddivisione, l’inferno è lo stato della mente inquieta (non consapevolizzata), il purgatorio è lo stato della mente che si sta quietando (consapevolizzando), mentre il paradiso è rappresentato dalla mente quieta (consapevolizzata). *** Non essendo dotati di: percezione, attività emotiva e attività intellettiva, i “defunti” (i processi post mortem) non hanno la possibilità di “prendere l’iniziativa” e perciò non hanno la possibilità di “farsi vivi con i vivi”. Tra l’altro, non lo desiderano nemmeno perché il desiderare è inscindibile dall’attività emotiva ed intellettiva. L’idea che i “defunti” vogliono comunicare con i morti, è una “proiezione” del desiderio del “vivo” di parlare con il (caro) “defunto”. *** Comunicare in modo accentuato “con i defunti” (processi post mortem), può anche essere un modo per ottenere informazioni che possono essere utili ai fini del Divenire e con questo alla vita in generale. *** Durante la comunicazione accentuata con i “defunti” (con i processi post mortem) può accadere che compaia l’immagine del “defunto” (di come il suo corpo/viso appariva mentre era “in vita”), che si senta la “sua voce”, che si percepisca il “suo odore”... Questo avviene a causa di una comunicazione accentuata con il “defunto”, durante la quale la mente (del “vivo”) è in uno stato tale da poter percepire tale immagine, voce e odore... Grazie a tale stato mentale, le vibrazioni della struttura energetica post mortem ovvero i processi della Coscienza “del defunto” sono elaborati dalla mente (del vivo) e tradotti in immagini, suoni, odori, ma anche in pensieri/frasi ed emozioni. *** Comunicare in modo accentuato con i processi post mortem di bassa qualità, ad esempio durante le c.d. sedute spiritiche, può essere molto nocivo perché la mente può collegarsi in modo marcato con le strutture energetiche post mortem di bassa qualità. *** Il modo più qualitativo per comunicare in modo accentuato con i “defunti” è rivolgersi ai processi dei Divenuti del tutto (non più “vivi”), ad esempio ai processi di: Leonardo, Tesla, Santa Caterina da Siena, Michelangelo, Gesù, Buddha, Mira Bai, Padre Pio, Mozart, Vasishtha, Marie Curie… ***. I nomi: Leonardo, Tesla, Santa Caterina da Siena, Michelangelo, Gesù, Buddha, Mira Bai, Padre Pio, Mozart, Vasishtha, Madame Curie… sono concetti nella mente di chi immagina tali concetti e le figure relative a questi nomi. Essendo però nomi relativi ai processi svolti da ciò che furono Leonardo, Tesla, Santa Caterina da Siena, Michelangelo, Gesù, Buddha, Mira Bai, Padre Pio, Mozart, Vasishtha, Madame Curie… questi nomi sono formule di iniziazione molto qualitative per “attivare” i relativi processi in funzione del Divenire. ***. Una spiegazione particolare la merita anche il c.d. processo di revisione della vita, vale a dire la revisione di ciò che la mente ha vissuto durante CAPITOLO: DISCERNERE Chi non Discerne la Reale Identità (Sé, Dio, Assoluto, Realtà) dal Suo irReale esprimersi (Coscienza e mente) ritiene di essere stato concepito, di essere nato/a, di star vivendo e di dover morire. ***. L’identificazione con il corpo fisico, con l’attività emotiva e l’attività intellettuale, rende l’abbaglio di essere colui che è stato concepito, che è nato, che sta vivendo e che un giorno morirà. In effetti: tutti i concepimenti, tutte le nascite, tutte le vite e tutte le morti avvengono come irReale espressione della (propria) Reale Identità. In Realtà: non c’è mai stato né mai ci sarà alcun esprimersi della Reale Identità. In Realtà non c’è mai stato e ci sarà mai: alcun concepimento, alcuna nascita, alcuna vita, alcuna morte. Tutti i concepimenti, tutte le nascite, tutte le vite e tutte le morti sono aspetti diversi dell’irReale esprimersi della Reale Identità (di ogni essere umano). ***. La Coscienza non nasce, non vive, non muore. La mente nasce e muore. La vita vive se stessa. CAPITOLO: NOCIVITÀ DELLE TEORIE SULLA (PRESUNTA) REINCARNAZIONE “Nonostante” il basso grado di veridicità e l’alto grado di nocività per il Divenire e per la qualità della vita, delle teorie sulla (presunta) reincarnazione, esse sono comunque molto popolari e molti credono in modo convinto a tali teorie. Tra le cause della loro popolarità e del loro fascino, ci sono: -l’attaccamento all’io, -l’attaccamento alla vita, -la paura di morire (di cessare definitivamente di esistere come entità particolare/individuale), -la credenza/speranza nella (presunta) trasmigrazione dell’Anima, -la credenza/speranza di potersi Illuminare in una (presunta) vita futura, -l’attaccamento ai frutti dell’azione, -l’attaccamento ai concetti di bene e di male. ***. Una delle ragioni del fascino degli insegnamenti sulla (presunta) reincarnazione è che offrono ai credenti la speranza che la loro identità immaginata (“io”) oppure la loro individualità o ***. Divenire in modo qualitativo significa anche smettere gradualmente di immaginare di essere ciò che prima si immaginava di essere. ***. Invece di stimolare l’avvicinarsi a Conoscere “ora e qua” la (propria) Reale Identità, attraverso la consapevolizzazione dell’illusorietà dell’identità immaginata, della mente, della Coscienza (Infinita/individuale) e dell’individualità nel suo complesso, le teorie sulla (presunta) reincarnazione ostacolano il Divenire. ***. Secondo alcuni insegnamenti, l’Anima (Coscienza) sale e scende attraverso vari livelli evolutivi, anche come conseguenza di presunti c.d. meriti e demeriti della stessa Anima. Particolarmente fantasiose sono le teorie secondo le quali ci si può reincarnare in pietre, fiori o animali. Tali insegnamenti non considerano però che nell’ambito dell’Anima (Coscienza) non ci sono meriti e demeriti, i quali sono concetti e sono quindi esclusivi alla mente. Non ci sono i c.d. livelli spirituali attraverso i quali l’Anima (la Coscienza) sale e scende, nel senso di involuzione ed evoluzione attraverso la (presunta) reincarnazione, anche perché lo Spirito (Anima, Coscienza) non ha livelli, i quali esistono soltanto per la mente e nella mente. ***. Il cosiddetto liberarsi dal (presunto) ciclo di rinascite non significa diventare qualcosa o qualcuno (un’entità) che non rinasce perché si è Realizzato, ovvero perché ha raggiunto uno stato particolare esente dal nascere e dal morire. Vuole invece dire Conoscere pienamente e senza più alcun dubbio80 la (propria) Reale Identità e che Essa non è mai nata, mai vissuta e mai morta. ***. C’è anche chi nell’ambito del suo credo sulla (presunta) reincarnazione, segue il concetto: in questa vita e nelle prossime vite mi occuperò di spiritualità e mediterò, così tra dieci vite potrò illuminarmi. Tali forme pensiero e gli insegnamenti che le stimolano e sorreggono sono nocivi, anche perché stimolano l’identificarsi dell’identità immaginata con se stessa, con la vita presente e con presunte vite future. Tali insegnamenti stimolano il “proiettarsi” in un presunto futuro e “l’allontanarsi dall’ora e qua”, mentre per Divenire in modo qualitativo è invece necessario tendere incessantemente a Destarsi, cercando costantemente di consapevolizzare l’ “ora e qua”. ***. A dispetto del suo contenuto verbale, il concetto: ho ancora molte vite a disposizione per Risvegliarmi, è un concetto molto sonnambulizzante. Cercando l’Illuminazione (il Divenire del tutto) in un ipotetico lontano futuro (ipotetiche vite future), si consolida l’attaccamento al c.d. futuro, creando così condizioni che allontanano dall’Illuminarsi (Divenire del tutto). CAPITOLO: LE PRESUNTE VITE PRECEDENTI Chi ero nella vita precedente/nelle vite precedenti?, è un quesito che non rari si pongono. Per avvicinarsi alla comprensione di chi (non) si era nella (presunta) vita precedente/nelle (presunte) vite precedenti”, è utile chiedersi chi si è in questa vita e chiedersi se si è il soggetto che vive oppure se si è il Soggetto (Reale Identità) dal Quale scaturiscono tutte le vite. È inoltre molto utile porsi quesiti del tipo: -Io? Chi io? -Chi sono io? -Chi sono io in Realtà? -In Realtà, sono qualcuno o qualcosa? -Chi è colui che si sta ponendo questa domanda? -A chi mi riferisco con il termine io? A ciò che Sono Realmente o a ciò che immagino di essere, più precisamente: a ciò che la mia identità immaginata immagina di essere? Mi riferisco al corpo fisico? Mi riferisco alle idee che ho riguardo a “me stesso”, più precisamente riguardo a ciò che la mia identità immagina di essere? Mi riferisco all’identità immaginata? Mi riferisco alla Coscienza individuale o alla Coscienza Infinita? Mi riferisco alla (mia) Reale Identità o a cosa? -Conosco/esperisco la Coscienza (Infinita/individuale) o l’ho perlomeno conosciuta/esperita, oppure ho soltanto idee sulla Coscienza (Infinita/individuale) e su di me come Coscienza (Infinita/Individuale)? -Conosco la (mia) Reale Identità oppure soltanto immagino che la (mia) Reale Identità sia ciò che immagino Essa sia? ***. Nelle vite precedenti sei stato… Queste parole dovrebbero essere interpretate nel modo seguente: Come Reale Identità (Sé, Dio, Assoluto, Realtà) e come Coscienza Infinita sei stato incarnato attraverso tutti gli individui concepiti sinora, sei ora incarnato attraverso tutti gli individui “viventi” e ti incarnerai attraverso tutti gli individui che saranno concepiti. ***. I malintesi riguardo all’affermazione: Nelle vite precedenti sei stato… sorgono anche a causa dell’identificazione dell’identità immaginata, a causa dell’ignorare la (propria) Reale Identità. Anche il migliore e il più preciso degli insegnamenti sull’incarnazione può essere facilmente frainteso da chi lo riceve, a causa dell’identificarsi con il corpo, le emozioni e i pensieri, tra cui le idee sulla sua Anima (Coscienza) individuale. ***. Ciò che di solito sono definiti come ricordi di (presunte) vite precedenti sono, in effetti, la decodificazione in forma visuale, verbale… di informazioni insite “nella” Coscienza Infinita ed in varie strutture vibratorio – energetiche tra cui le strutture energetiche post mortem. Tali decodificazioni sono fondamentalmente di quattro generi. ***. Durante la regressione, l’ipnosi, la meditazione, il sogno… si possono “ricevere”: indicazioni in forma di immagine, messaggio verbale...; consigli su come risolvere un problema; suggerimenti per neutralizzare gli ostacoli per il Divenire; consigli su cosa fare per guarire ecc. Tali informazioni sono la risposta a processi che l’individuo (o/e altri per lui) ha avviato porgendosi domande, cercando soluzioni, pregando, meditando e attività simili, ma anche in modo non intenzionale. Per comprendere come risolvere un problema o ricevere la risposta cercata, l’individuo, o altri per lui, attiva alcuni processi che si manifestano come “rappresentazione terapeutica”, la quale ha spesso per palcoscenico il passato ed il cui protagonista il più delle volte non è l’individuo in questione (il “paziente” in “terapia”). La causa del problema o del tema trattato in questo particolare tipo di opera teatrale è comunque da cercare nella vita di chi è in terapia. CAPITOLO: IL KARMA Il Karma è un processo atemporale ed aspaziale che tende incessantemente a riconoscersi. Il Karma Infinito è ***. Il Karma individuale è la Coscienza individuale, vale a dire il processo d’individuazione della Coscienza Infinita (Karma Infinito). ***. Essendo “di là” della mente, il Karma ed i suoi processi sono incomprensibili all’attività intellettiva e non sono percepibili dalla mente. ***. Nell’ambito del Karma tutto avviene in modo spontaneo, senza alcuna ragione definibile intellettualmente. ***. Il Karma (Coscienza) non avviene nel tempo e nello spazio, i quali sono elementi della mente che a sua volta è una manifestazione dei processi del Karma. Il Karma è “di là” della mente e dunque è anche atemporale e aspaziale. Molte incomprensioni riguardo al Karma derivano proprio dal fatto di collocarlo nell’ambito del tempo/spazio. ***. Il Karma non può essere né negativo né positivo, né buono né cattivo, né pesante né leggero. Il negativo, il positivo, il buono, il cattivo, il leggero, il pesante… sono tutti elementi esclusivi alla mente, mentre il Karma è di là della mente e quindi anche “di là” di ogni dicotomia. Il Karma non è caratterizzato dal c.d. bene e dal c.d. male e dai concetti sul bene e sul male. ***. Per alcuni, il Karma ovvero i concetti sul Karma, sono un modo di spiegarsi la propria sofferenza e giustificarla, magari imputandola al c.d. (presunto) Karma pesante accumulato nelle (presunte) vite precedenti. Tale interpretazione delle cause della sofferenza fuorvia e impedisce di scorgere che la sofferenza è un’espressione del non vivere in modo consapevolizzante. ***. Consapevolizzare la mente richiede dedizione, sforzo e tendere costantemente ad “essere ora e qua”, mentre alla mente non consapevolizzata “piace vagare”, “fuggire dall’ora e qua”. La mente non consapevolizzata percepisce/interpreta perciò il fantasticare sulle (presunte) vite passate come ottima destinazione. Comprendere che la sofferenza è una caratteristica della mente inquieta (non consapevolizzata) può essere un ottimo stimolo per assumersi la responsabilità (delegata nel caso del credere alle vite precedenti: ad altri immaginari “se stessi” di immaginate vite precedenti, al Karma, al destino...) della propria sofferenza e per iniziare a consapevolizzare la mente. ***. Soltanto la mente quieta è una mente sana ed esente dalla sofferenza. Quietare la mente è il lavoro più difficile da farsi, ma anche l’unico lavoro a cui merita veramente dedicare la vita ovvero consacrare la stessa mente. Quietando la mente emerge la Verità che Dio È la (propria) Reale Identità. ***. Uno dei concetti in uso riguardo al Karma è quello che non si deve influire sul Karma altrui, perché così facendo ci si intromette nel libero arbitrio altrui. Questo concetto è molto fuorviante, anche perché ogni attimo si influisce sul Karma altrui e sul libero arbitrio altrui, il quale è un aspetto del manifestarsi dello stesso Karma. Tra l’altro, siccome il Karma (Coscienza) è uno soltanto, non c’è Karma altrui. ***. Con il proprio esistere ognuno riprogramma incessantemente, con minor o maggior qualità, il “proprio” Karma individuale ovvero il “proprio” processo d’individuazione della Coscienza. Dato che il “proprio” Karma ed il Karma “altrui” sono lo stesso ed unico Karma che si individua attraverso menti diverse, influendo sul “proprio” Karma è impossibile non influire anche sul Karma “altrui”. Dunque, essendo impossibile non influire sul Karma “altrui” e sul libero arbitrio altrui, quello che si può fare è migliorare la qualità dell’influenza sugli altri ovvero sulla loro mente. ***. Riprogrammare il Karma significa in sostanza stimolare il Divenire attraverso: - la riprogrammazione dei processi del Karma, la quale stimola l’individuarsi del Karma ovvero il Divenire, -la neutralizzazione delle cause Karmiche degli ostacoli per il Divenire, tra cui le cause Karmiche delle malattie e dei problemi. - l’armonizzazione della mente con il Karma (Coscienza). Riprogrammare direttamente il Karma attraverso la preghiera è quindi uno dei modi fondamentali per stimolare il Divenire, la guarigione e la risoluzione dei problemi. SOMMARIO DEL LIBRO KARMA E INCARNAZIONE Introduzione Karma e incarnazione 1. La Natura Trina 2. Sussistere ed Essere 3.L’incarnazione 3.1. L’incarnazione collettiva 3.2. L’incarnazione individuale 3.2.1. Concepimento dell’embrione e incarnazione di Dio 3.2.2. La Reale Identità e la Coscienza non entrano nel corpo 3.2.3. L’anima non è prigioniera del corpo 3.2.4. L’anima e il ricordo dell’origine Divina 4. La (presunta) reincarnazione 4.1 La Reale Identità non si reincarna 4.2 La Coscienza Infinita non si reincarna 4.3.1 La Coscienza individuale è uguale alla Coscienza Infinita 4.3.2. La Coscienza individuale dopo la morte 4.3.3. La Coscienza è una 4.4 La mente non si reincarna 4.4.1. Possessione e esorcismo 4.4.2. Le energie e le vibrazioni non sono lo Spirito
5. La cosiddetta vita dopo la morte 5.1 Le preghiere per i “defunti” 5.2. Inferno, purgatorio e Paradiso 5.3. Comunicare con i “defunti” 5.4 Apparizioni di “defunti” 5.5. Comunicare con i Divenuti del tutto 5.6. La cosiddetta revisione della vita 6.Discernere la Realtà dal suo esprimersi 6.4. Realmente e veramente 7. Nocività delle teorie sulla (presunta) reincarnazione 7.1 Attaccamento all’io e alla vita 7.2 La (presunta) trasmigrazione dell’Anima 7.2.1 I cosiddetti livelli evolutivi dell’Anima 7.2.3. Liberarsi dal “ciclo di rinascite” 7.5. Reincarnazione e manipolazione 8. Le presunte vite precedenti 8.1. Tu nelle vite precedenti sei stato 8.2 Essere pienamente e comprendere 8.2.1 Alcune cause di errori negli insegnamenti 8.3.1.1 La cosiddetta reincarnazione di un Dalai Lama 8.3.1.2 Influsso di Coscienze Maturate “non umane” 8.3.4 Quarto Genere: l’aspetto terapeutico 9. Il Karma 9.1 Il Karma Infinito e il Karma individuale 9.2 Il Karma è incomprensibile (alla mente) 9.3 Il Karma e la legge di causa e di conseguenza 9.7 Il Karma e le malattie 9.8 Il Karma ed il libero arbitrio 9.9 Il concetto di debito Karmico 9.10 Il concetto di coppia Karmica 9.11. Astrologia Karmica Conclusione Meditazioni 1.1. Rivolgersi alla Reale Identità 1.2. Abbandonare la mente 1.3.Invocare e manifestare la Grazia Divina 1.4. Consapevolizzare i processi 2.Le fasi della meditazione 3. Meditazione per conoscere l’incarnazione 3.1 Funzioni delle singole richieste della meditazione per conoscere l’incarnazione 4. Meditazione per conoscere Il Karma 5. La riprogrammazione del Karma 5.2.Riprogrammazione delle cause Karmiche 7. Maturare la capacità di riprogrammare il Karma I Divenuti del tutto Elenco di Divenuti del tutto Indice dei concetti |
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