Altroché presa in giro, io ti sto indirizzando verso il Centro. Non ti è bastato girare attorno a te stessa per tutta la vita? – Eternamente Qua
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Meditazione sul Vuoto mentale
Consapevolezza spirituale
Consapevolizzare, non colpevolizzare
L'abito non fa il monaco,
la spiritualità porta alla nudità
Vita Spirituale
La vita spirituale è in funzione dell’Amore, trasforma la vita comune in Vita Divina.
La Soluzione non è esplorare l' universo, ma immergersi profondamente in Se Stessi Origine dell' universo.
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PENSIERI SPIRITUALI

Jalal ad din Rumi
Tratti da L'essenza del Reale - Libreria Editrice Psiche

L’immersione è quella realtà che sopravviene quando l’essere si stabilisce al di fuori dell’io, al di là dello sforzo, oltre l’azione e il movimento. Finisce con l’annegare dentro l’acqua, e ogni azione che da quello proviene non è un’azione sua, ma dell’acqua. Se tuttavia in quell’acqua  egli riesce a muovere la mano o un piede, non lo si può dire “annegato”, e se getta il grido: “Affogo!”, non la si chiama immersione.

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Solo tali uomini si sono estinti in Dio. Rispetto a questi, il peccato non è peccato e il crimine non è tale, poiché essi sono soprafatti ed estinti in Lui.

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Perciò, quando gli uomini hanno compreso che tutto viene da Dio, le cose esteriori divengono una soltanto.

-

Fortunato colui che, al di là del profumo, perviene alla realtà in se stessa e vi trova l’unione. Da quel momento in poi anche l’annientamento (fana’) cessa di esistere, e si ritrova per l’eternità (baqa’) nell’essenza stessa del muschio, assumendo di esso gli attributi. Più oltre ancora, tornerà a comunicare al mondo intero il suo profumo, perché il mondo sia vivificato da lui. Di quanto era stato prima, solo un nome rimane. Al pari di un cavallo, o di un altro animale, che si sia perso in un deserto di sale e in sale abbia finito col trasformarsi. Della sua natura di cavallo, solo il nome è rimasto: ma nella realtà, e tanto per l’azione che per l’influenza, esso è quel mare di sale. Il nome che è rimasto non gli fa torto, e non pregiudica la sua qualità salina: se tu scegliessi un nome diverso per questa miniera di sale, non cesserebbe di essere del sale.

-

Se il sole tramonta, la luce finisce. Devi divenire il sole, lì finisce l’ansia della separazione.

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Ogni cosa è parte del derviscio, il bene e il male

Chi non è così, certo non è un derviscio.

-

Tu, che sei un impronta del modello divino;

tu che sei lo specchio della bellezza del Re:

non è al dì fuori di te tutto quel che è nel mondo,

e quanto vuoi, cercalo in te: tu lo sei.

  -

Cosa facile è la pretesa di amare.

Altro è, però, darne la prova.

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La creatura umana è l’astrolabio del Vero, ma è necessario che vi sia un astronomo che sappia utilizzare l’astrolabio.

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Quando lo Shaykh ha varcato il grado del “noi” e dell’ “io”, quando la sua individualità è scomparsa e non resta, e nella luce del Vero è consumata – morite prima di morire -, allora diviene la luce di Dio.   

-

E se approfondisci ogni volta questo argomento, trovi che è in te la radice: tutte queste scienze non sono che tue ramificazioni, giacché Lui ti ha creato per Se Stesso e ha creato  tutte le cose per te.  Ho creato le cose per te, e ti ho creato per Me.

-

“Se mi conosce solo dalle parole da me pronunciate, non mi conosce veramente. Le parole non hanno durata, le sillabe non permangono, le labbra e questa stessa bocca non restano. Queste cose, sono semplici accidenti. Ma se al contrario egli mi conosce attraverso il mio agire, se conosce il mio sé essenziale, so che allora è in grado di elogiarmi, e che quella lode mi spetta davvero.”

-.

Così fanno i grandi dotti del nostro tempo, che spaccano il capello in ogni genere di conoscenze. Sanno a perfezione e hanno una comprensione piena di tutte le materie che non li riguardano.

Ma su quel che concerne ciò che è veramente appropriato al momento e tocca l’uomo più vicino di ogni cosa, e precisamente il suo proprio sé, il vostro grande studioso non sa dir parola.

Egli si pronuncia o meno di ogni cosa e attesta: “Questo è permesso, questo non è permesso, quella cosa è lecita e l’altra no.”

Quel che non conosce, è il suo proprio sé: ignora se sia lecito o illecito, se sia permesso o non permesso, puro o impuro.”

-

         Un derviscio si recò al cospetto del re, e questi lo chiamò: “O asceta.” Rispose quegli: “Sei tu l’asceta”. Il re chiese: “Come posso essere io l’asceta, dato che il mondo intero è cosa mia?”

         “No, tu vedi le cose alla rovescia”, rispose il derviscio. “Questo mondo inferiore, il mondo di là, e tutto quello che vi è da possedere, mi appartengono. Io ho scelto il mondo intero, e tu resti appagato di un solo boccone e di un’unica mantella”.

-

Dovunque vi volgiate, là è il volto di Dio.    

Esso è un volto presente, costante, privo di imperfezioni, che resta e permane. Per giungere a quel volto, gli amanti hanno sacrificato se stessi senza alcuna pretesa in cambio: il resto degli uomini è pari a animali.

-

Vero asceta è colui che sempre, costantemente, osserva la fine, laddove le genti mondane non vedono oltre la stalla. Gli eletti e i veri iniziati, però, non vedono né la fine né la stalla: non hanno in vista altro che l’origine, e in effetti conoscono l’origine di ogni cosa. Un uomo chiaroveggente semina frumento, consapevole di ciò che raccoglierà; e così è con l’orzo, il riso e gli altri prodotti. Se ha conosciuto l’origine, non pensa più alla fine, ed essa gli è chiara nel principio. Persone di questo rango sono davvero rare. Chi osserva la fine, è invece un piccolo numero: quanto a chi è dentro la stalla, è gente non diversa dagli animali.

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Se hai visto in tuo fratello un difetto, sappi che quel difetto esiste anche in te. Il saggio non è diverso da uno specchio: quel che vedi in lui è la tua propria immagine, dato che: il credente è lo specchio del credente.

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Elimina il difetto  che ti ferisce: in realtà, è da te stesso che vieni colpito.

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Il maestro disse: “Un elefante venne condotto lungo la riva del fiume perché si abbeverasse. Si vide nell’acqua ed ebbe paura. Credeva che vi fosse un altro elefante che lo minacciasse: ignorava che da se stesso veniva spaventato.

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Le cattive qualità sono come la scabbia e i foruncoli:quando li si ha su di sé, non ci si sente offesi, ma si diviene turbati e indignati nel vederli negli altri.  

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Al Suo cospetto, due “io” non trovano posto. Tu dici “io” e Lui dice “Io”; allora, o muori tu dinanzi a Lui, oppure è Lui che morirà di fronte a te, perché ogni dualità scompaia.

Tuttavia, che Lui muoia non è possibile in alcun modo, né sul piano oggettivo né in quello teorico. 

Poiché Egli è il Vivente, che non muore mai.

La Sua grazia è di tale pienezza che, se Gli fosse possibile, morirebbe per te perché venga abolita la dualità. Ora, essendo la Sua morte impossibile, muori tu, affinché Egli in te si disveli e sia annientata la dualità.

-

Chi possiede la vera conoscenza comprende in breve molto, capisce da una sola cosa una quantità di cose, da una sola riga interi volumi.

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La risposta divina non consiste in un intervento separato per ogni distinta questione: con una sola risposta i problemi verranno tutti chiariti e le difficoltà appianate.

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Perciò l’uomo che può resistere lontano da Dio, che non fa sforzi per raggiungerLo, non è un uomo: e per di più, se egli fosse capace di comprendere Dio, allora Lui non sarebbe Dio. L’uomo vero, quindi, è colui che non può mai cessare di battersi, che senza tregua e senza riposo continua a ruotare attorno alla luce della Maestà Divina. Dio è Colui che brucia l’uomo, che l’annienta, e nessuna intelligenza può coglierlo.

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Se vuoi conoscere un uomo, lascialo parlare. Attraverso le sue parole capirai che uomo è. Persino se fosse un impostore, scaltro e guardingo, pronto a trattenere di proposito le parole per non farsi scoprire, alla fine verrà scoperto.

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Io sono uno specchio, vuoto di immagini: se nello specchio appare qualcosa, è una forma suscitata da un altro.

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Alcuni dissero a Gesù: “D’accordo, verremo a casa tua”. Ma lui rispose: “Dov’è la mia casa in questo mondo, e come potrei averne una?” 

-

         Se è il cuore a ottenere l’assorbimento, tutti gli altri sensi si annulano con lui, e la parola non ha più valore.

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Pag. 64. Davvero annegato è colui che nel quale non rimane né moto né alcun gesto, e tutti i suoi movimenti sono dovuti all’acqua.

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