Non c'è miglior droga della Verità. Uccide molti, rende Eterni altri. *** La sincerità avvicina alla Verità, la Verità porta a Dio. *** L'illusione “separa” dalla Realtà. La Verità libera dall'illusione. (Aforismi tratti da Il Cavaliere delle Energie)
Home page Area abbonati Chi siamo Acquisti Aggiornamenti Newsletter Libri Contatti Carrello

Articoli spirituali

Video illuminanti

Meditazioni

Aforismi e pensieri illuminanti

Corsi di consapevolizzazione

Consapevolezza Spirituale

Realizzazione Integrale (Spirituale - materiale)

Spiritualità, Amore e sessualità consapevole

Tu Sei per te stesso il più grande dei Misteri,

il Principio di tutte le soluzioni

Il terzo paesaggio spirituale
Trasformare il rancore in Perdono
Trasformare i sensi di colpa in Amore
Risveglio della Coscienza: L'Origine spirituale
Divenire integralmente Amore e ScoprirSi Sua Origine,
questa è la Soluzione
Aprire il cuore all'Amore
La mancanza di Amore è il problema numero uno dell'umanità
La vita che è Amore non conosce timore
Non c'è Verità senza Amore, i dogmi sono figli della sofferenza
Essere Verità significa essere ogni cosa
Perché ci si dovrebbe Illuminare?
Non hai compiti, non hai missioni. Semplicemente Sii Felice!

QUALITA DELLA VITA, QUALITA' DEL LAVORO, QUALITA' DELLA MENTE

1. Divenire veritiero e quotidianità

1.1. Vita cittadina e vita monacale

1.2. L’esistenza consapevolizzante

1.2.1. Meditazione per la maturazione dell’esistenza consapevolizzante

1.2.2. L’esistenza consapevole 

1.3. Vita spirituale e maturazione spirituale

1.3.1 Meditazione

1.3.2. Vita spirituale e povertà 

1.3.3. Il concetto di servire Dio

1. DIVENIRE VERITIERO E QUOTIDIANITÀ

Il Divenire veritiero (maturazione spirituale) non è un qualcosa di astratto o di metafisico e di lontano dalla quotidianità. La vita in funzione del Divenire veritiero non è in contrasto con la quotidianità, anzi: la mente può utilizzare la vita e la quotidianità,  che tra l’altro avvengono in lei stessa, per Divenire in modo veritiero.

Essendo il Divenire veritiero un’esigenza fondamentale di ogni mente, la sostanziale qualità dell’utilizzo del proprio processo vita da parte della mente è determinata da quanto lo stesso processo vita  è fruito in funzione del Divenire veritiero. Questo per due motivi interdipendenti:

- più la vita è in funzione del Divenire veritiero e più esaudisce l’esigenza sostanziale della mente di Divenire in modo veritiero e

- il Divenire veritiero migliora la qualità della vita. Divenendo qualitativamente la mente migliora la qualità della vita.

La mente che non Diviene in modo veritiero di solito immagina di dover fare tante cose e di avere tanti impegni, molti doveri e grosse responsabilità, mentre, anche per migliorare la propria esistenza, dovrebbe concentrarsi primariamente su “una cosa soltanto”: Divenire in modo veritiero. Il “resto viene da solo”, nel senso che i vari aspetti della vita (che sono particolari aspetti dell’esistenza della mente) si realizzano come naturale conseguenza del soddisfare l’esigenza sostanziale della mente di Divenire in modo veritiero. Divenendo qualitativamente la mente diventa più fluida e quindi anche la vita scorre più fluidamente in lei: se ne va il futile e si manifesta l’utile.

Stimolare in modo idoneo il proprio Divenire è (dovrebbe essere) l’occupazione  sostanziale della mente, anche perché ciò fa emergere il naturale funzionamento dell’ambito Reale Identità – Coscienza - mente: l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente.

Quando la mente non Diviene in modo veritiero non soddisfa la propria esigenza sostanziale di Divenire qualitativamente e quindi nuoce a se stessa e ad altre menti, immaginando magari di fare del bene perché fa cose che pensa siano importanti, perdendo però di vista oppure “semplicemente” ignorando che Divenire in modo veritiero è l’esigenza fondamentale e che meglio stimola il proprio Divenire e più fa del bene a se stessa e alla collettività (ad altre menti).

Qualche mente potrebbe pensare che esistere in funzione del proprio Divenire veritiero sia egoismo o narcisismo. Invece, esistendo in funzione del Divenire veritiero la mente rispetta l’esigenza fondamentale di ogni mente – Divenire qualitativamente, il che è il rispetto di base. Divenire in modo veritiero libera la mente dall’egoismo e dal narcisismo, anche perché la avvicina all’Amare il “prossimo” come “se stessi” (1). Divenendo veramente la mente fa del bene a se stessa e all’umanità intera (a tutte le menti). Divenendo in modo veritiero la mente si libera dell’identità immaginata (“io”, “ego”) che è la base dell’egoismo e del narcisismo, mentre Divenendo in modo ingannevole potenzia l’identità immaginata e questo accresce l’egoismo e il narcisismo. In assenza di Divenire veritiero l’egoismo e il narcisismo possono soltanto cambiare forma e assumere, per esempio, anche una veste che può essere interpretata come spirituale (ego spirituale e narcisismo spirituale).

(1)  L’Amare il prossimo come se stessi esige la dissoluzione dell’immaginaria suddivisione in io e in non io. L’Amare il prossimo come se stessi è esclusivo alla mente Quieta che Ama tutta se stessa con tutta se stessa. Il “se stessi” e il “prossimo” sono, infatti, segmenti della mente che alcuni segmenti mentali definiscono, appunto, come se stessi o io e come il prossimo

Alcuni timori della mente riguardo all’esistere in funzione del Divenire derivano dall’immaginare che mettendo al primo posto la stimolazione del Divenire veritiero ne risentiranno: il lavoro, la vita famigliare, i rapporti, il tempo libero, la vita sociale, la vita emotiva, la vita sessuale e altri aspetti della vita. Tali timori sono sostanzialmente infondati, anche perché:

- se non Diviene qualitativamente la mente può soltanto sognare di essere realizzata e di potersi realizzare; rispetto alla Realizzazione del Divenire del tutto ogni altra cosiddetta realizzazione è praticamente nulla;

- soltanto il Divenire veritiero permette l’emersione della Naturale “Felicità” (2) dell’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente. La mente poco Divenuta (non abbastanza consapevole) soffre continuamente, rendendosi conto di ciò soltanto parzialmente perché assuefatta alla sofferenza. Rispetto allo stato della mente durante l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente ogni stato mentale è uno stato di sofferenza, cambiano “soltanto” il tipo e il grado di sofferenza. Soltanto Divenendo in modo veritiero la mente può neutralizzare le ragioni della propria sofferenza;

(2) Il sostantivo  “Felicità” è virgolettato perché si tratta di un utilizzo metaforico di questo termine, in questo caso utilizzato giusto per “rendere l’idea” dello stato mentale durante l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente, il quale è ben oltre la felicità intesa nel senso comune del termine.

- la vita è sperimentata dalla mente, appare nelle mente ed è un aspetto della stessa mente (3). La qualità della vita è determinata quindi primariamente dalla qualità della mente in cui appare, vale a dire da quanto la mente è Divenuta veramente: più è Divenuta veramente e maggiore è la qualità del suo sperimentare e interpretare la vita, emotivamente e intellettualmente. Divenendo in modo qualitativo (consapevolizzandosi e maturandosi) la mente permette l’emergere dell’Amore dell’Essere pienamente e della Beatitudine (4) del Sussistere pienamente: più la mente è consapevole, più è vicina al BenEssere. Per la mente Quieta tutto ciò che sperimenta è Amore, Consapevolezza e Pace. Per la mente Quieta, la vita è il Regno dei Cieli in terra. Inoltre, maggiore è il grado di consapevolezza della mente, più facilmente si svolge il Divenire veritiero e di conseguenza sono più qualitativi anche i vari aspetti della vita: rapporti interpersonali (5) con “se stessi” (6) e “altri”, salute psicofisica, vita famigliare, carriera professionale, aspetti emotivi, vita sessuale, tempo libero… La mente imperfetta (inQuieta) percepisce e interpreta il mondo come imperfetto: la mente perfetta (Quieta) percepisce e interpreta il mondo come perfetto: sperimentando e interpretando il mondo come imperfetto la mente dimostra la propria imperfezione e inQuietudine.

(3) Tutto ciò che la mente sperimenta e definisce come vita (vita propria, vita altrui, vita umana, vita animale, vita vegetale…), appare nella stessa mente ed è un aspetto della stessa mente.

(4) La Beatitudine è lo stato eterno e Immutabile della Reale Identità e non può essere sperimentato dalla mente. La Beatitudine emerge nel senso che Divenendo qualitativamente la mente rende sempre più possibile il proprio dissolversi e quindi l’emergere dell’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente.

(5) In sostanza si tratta sempre del rapporto della mente con se stessa: tutti i dialoghi, tutti  i rapporti, tutte le amicizie… appaiono nella mente che li sperimenta e dalla prospettiva della mente che li sperimenta sono tutti suoi aspetti.

(6) “Se stessi” è tra virgolette perché non si tratta della Reale Identità, ma dell’io (identità immaginata).

- i problemi sono primariamente una conseguenza della mente non abbastanza consapevole, la quale è anche il problema fondamentale per se stessa e di conseguenza una concausatrice di problemi di altre menti. Divenendo in modo veritiero (consapevolizzandosi e maturandosi) la mente causa meno problemi e risolve più facilmente quelli esistenti, anche perché li affronta in modo meno ansioso e con più coraggio, risoluzione e lucidità.

Divenendo in modo veritiero la mente non perde nulla di importante e si avvicina a ciò che veramente conta – l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente e soprattutto il Divenire del tutto. La stimolazione del Divenire veritiero è l’unica soluzione effettiva per un miglioramento sostanziale della qualità della vita. Il disagio, la sofferenza, i problemi… sono primariamente una conseguenza della mente non abbastanza consapevole e Ignorante la Reale Identità (Dio, Realtà, Assoluto, Sé, Origine). Tale mente complica la vita e crea problemi. La mente consapevolizzata invece semplifica la vita e risolve più facilmente i problemi o più precisamente: più la mente è consapevole (Divenuta veramente) e meglio intravede la semplicità “onnipresente” e le soluzioni essenziali, meno complica e così diminuisce anche la creazione di problemi.

Per risolvere sostanzialmente i problemi è fondamentale che la mente comprenda che:

- il suo problema basilare è rappresentato dai suoi processi non sufficientemente consapevolizzati;

- la risoluzione effettiva dei problemi incomincia con l’assumersi la responsabilità (non la colpa) del proprio stato e con l’iniziare a Divenire in modo veritiero. Questo sottintende anche il suo consapevolizzare che la vita e l’intero universo appaiono in lei stessa e quindi: che il cosiddetto e solo presunto “mondo esteriore” è un suo segmento e che i responsabili sostanziali dei suoi problemi non si trovano all’“esterno” (7), ma sono i processi mentali non sufficientemente consapevolizzati. Se la mente non consapevolizza i propri processi che conca usano il problema è probabile che anche se “risolve” il problema questo ritornerà a manifestarsi magari in forma diversa.

(7) La mente può subire gli influssi nocivi di altre menti, ma consapevolizzandosi li trasforma beneficamente sino trascenderli.  

La mente che sembra non avere problemi non significa per forza che è consapevolizzata. Alcune menti sanno destreggiare bene la vita in loro stesse e in altre menti e sembrano non avere problemi, ma se non sono consapevoli nella misura dovuta, il loro problema maggiore sono proprio loro stesse. Si tratta di un problema di cui le stesse menti non abbastanza consapevoli non possono comprendere l’effettiva gravità.

1.1. VITA CITTADINA E VITA MONACALE

La mente non può Divenire veramente qualitativamente “fuggendo” dagli impegni quotidiani. Occuparsi di spiritualità non deve essere per la mente una (falsa) giustificazione per fuggire dai problemi, dalle paure, dalle questioni irrisolte e per reprimere ancora maggiormente le proprie frustrazioni, i propri complessi…, anche perché i problemi, le paure, le situazioni irrisolte, le frustrazioni, i complessi sono suoi processi ed è impossibile che la mente possa effettivamente scappare a se stessa. La mente è sempre con se stessa e quindi con i propri contenuti. Ciò che può fare è scegliere se affrontare i propri contenuti (problemi, paure, conflitti, circostanze…) oppure fantasticare di scappare da essi. Il corpo fisico, l’ambiente, le circostanze, i problemi, le paure… appaiono sempre nella mente: sia chi scappa sia ciò da cui scappa sia la stessa fuga sono aspetti della mente. Tale mendace occuparsi di spiritualità “fuggendo dalla vita”, non rappresenta di certo un effettivo maturare spiritualmente (Divenire in modo veritiero), ma è un abbagliarsi con allucinogeni (primariamente concetti) di tipo “spirituale”.

Nella maggior parte dei casi la mente si è formata condizionata da influssi simili a quelli in cui continua a esistere, per esempio: tradizioni famigliari e collettive, credenze religiose, usi cittadini, concetti inerenti al lavoro, idee sul senso della vita, un certo tipo di approccio alla sessualità, meccanismi nei rapporti interpersonali, rappresentazioni riguardo alla spiritualità, concetti sulla vita in generale… Condizionamenti che se non sono stati fruiti in modo consapevolizzante hanno concorso alla formazione di ostacoli per Divenire in modo veritiero. Inoltre, la mente è anche il prodotto delle menti antenate che avevano “accumulato” alcune esperienze simili a quelle che sta affrontando la mente in questione. Esperienze che se non sono state affrontate in modo consapevolizzante hanno concorso anch’esse alla formazione di ostacoli per il Divenire veritiero che caratterizzano i processi famigliari, tra cui il cosiddetto inconscio famigliare (8), per esempio: traumi famigliari, emozioni nocive caratterizzanti la famiglia, forme pensiero fuorvianti radicate a livello famigliare, frustrazioni e complessi comuni a varie menti della famiglia, repressione della sessualità, sofferenza e privazione come “filosofie di vita”, processi nocivi relativi a suicidi, incesti, conflitti famigliari e altro ancora. In questo senso, un altro vantaggio dell’utilizzo della quotidianità (intesa nel senso di “vita ordinari” o “vita cittadina” e non vita da monastero, ashram, comunità eremita…)  come processo consapevolizzante è che la comparsa nella mente di condizioni simili a quelle che hanno influito sulla sua formazione e sulla creazione di ostacoli per il Divenire veritiero, “obbliga” la mente che vuole Divenire in modo veritiero ad affrontare tali condizioni e ostacoli in modo consapevolizzante, senza fare finta che non ci siano o che non influiscano nocivamente sul Divenire (ogni processo che impedisce l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente è un influsso nocivo). L’affrontare in modo consapevolizzante le condizioni (immagini, emozioni, pensieri…) che compaiono in lei le permette di consapevolizzare/neutralizzare con maggior efficacia determinati ostacoli per Divenire veramente. Si tratta di una specie di cura omeopatica, una cura omeopaticonsapevolizzante.

(8) L’inconscio famigliare è inconscio per la mente che non lo ha consapevolizzato: i singoli segmenti dell’inconscio famigliare sono inconsci soltanto per la mente che non li ha consapevolizzati o perlomeno non se ne rende conto, ma non sono inconsci per la mente che se ne rende conto e “ancora meno” per la mente che li ha consapevolizzati (armonizzato le loro vibrazioni con la Coscienza [Infinita]). Per Divenire qualitativamente non è tanto importante che la mente si renda conto dell’inconscio famigliare ovvero dei suoi singoli aspetti, ma è fondamentale che consapevolizzi quei processi  dell’inconscio famigliare che ostacolano il Divenire veritiero. Consapevolizzando questi segmenti, trasforma beneficamente l’inconscio famigliare e questo influisce beneficamente sulle menti dei famigliari e sulle menti di chi è soggetto concretamente all’influsso dei processi dell’inconscio famigliare. Consapevolizzando l’inconscio famigliare, la mente fa del bene a se stessa e alle menti dei famigliari. Per consapevolizzare l’inconscio famigliare, la mente può fare la seguente richiesta/affermazione: Questa mente chiede di consapevolizzare l’inconscio famigliare e  Questa mente abbandona completamente l’inconscio famigliare alla Reale Identità.

Scegliendo invece di Divenire in un ambito non ordinario, per esempio in monastero, in ashram o in comunità oppure conducendo un’esistenza da eremita…, la mente di solito non incontra direttamente (non compaiono in lei) condizioni quotidiane simili a quelle che hanno portato alla formazione degli ostacoli per Divenire in modo veritiero. Questo può essere un limite per l’eliminazione qualitativa di questi ostacoli, anche perché la mente può illudersi di averli trascesi, mentre invece non si rende conto della loro esistenza anche perché il tipo di esistenza che “conduce” (9) (da monastero, ashram, comunità, eremita…) non li fa emergere. Può anche succedere che la mente sia convinta di aver consapevolizzato pienamente certe condizioni, ma quando “entra in contatto con la “vita ordinaria” (10) (non da monastero, ashram, comunità, eremita…) si rende conto che soltanto immaginava di averli consapevolizzati, ma che, in effetti, certi influssi la turbano ancora. Gli ostacoli per il Divenire veritiero possono essere eliminati anche senza che la mente sperimenti condizioni simili a quelle che hanno portato alla loro formazione, ma incontrarle direttamente nella quotidianità e affrontarle in modo consapevolizzante può facilitare la loro eliminazione (consapevolizzazione).

(9) Che si costituisce in lei stessa.

(10) Più precisamente: quando nella mente appare ciò che la stessa mente definisce come vita ordinaria.

Il suddetto non significa che la vita “quotidiana ordinaria” è la soluzione maturativa migliore per tutte le menti, anzi, per alcune menti la soluzione maturativa migliore è la vita da monaco, da ashram, da comunità o da eremita. Ogni mente ha le proprie esigenze Divenitive ed è importante che scelga l’ambito più idoneo al proprio Divenire veritiero. La scelta dell’ambito esistenziale è tanto qualitativa quanto esso è favorevole al Divenire veritiero, indipendentemente dal fatto che si tratti di esistenza cittadina, monacale, da eremita o altro. Inoltre, ogni ambito appare nella mente e se la mente non Diviene qualitativamente, qualsiasi ambito è un ambito sbagliato perché la mente che non si consapevolizza nella misura dovuta è di per sé l’ambito sbagliato primario.     

Riguardo al summenzionato è utile che la mente consideri che talvolta la necessità di “appartarsi dalla vita quotidiana” (11) (optando per un’esistenza da monaco, sanyasin in ashram, comunità o da eremita) per Divenire in modo veritiero, deriva anche dalla mancanza di un metodo consapevolizzante abbastanza qualitativo per consapevolizzare efficacemente la “vita ordinaria”, vale a dire dal non avere un insegnamento che offra strumenti abbastanza efficaci da utilizzare qualitativamente la “vita ordinaria” in funzione del Divenire veritiero. La mancanza di un tale metodo o perlomeno la mancanza di una sua maggior diffusione è anche una delle ragioni per cui nella storia dell’umanità ci sono state rarissime menti Divenute del tutto (una su milioni). Questo ha tra l’altro portato la massa delle menti a immaginare che Divenire del tutto sia un  qualcosa di eccezionale, mentre Divenire del tutto è del tutto Naturale

(11) Si tratta di una metafora: ciò che è comunemente definito come appartarsi consiste in un cambiamento dello scenario mentale (immagini, emozioni, pensieri…) in uno scenario mentale che solitamente è definito, appunto, come appartarsi.

Tutti i processi mentali fanno parte del Divenire e praticamente tutti possono essere utilizzati per facilitare il Divenire veritiero o per alimentare il Divenire ingannevole. È quindi bene che la mente cerchi di giovarsi di ogni occasione quotidiana per maturare, invece di, come spesso accade, peggiorare la qualità della quotidianità “arricchendola” di ulteriori processi poco consapevolizzati e non consapevolizzanti.

“Vivere” (12) in funzione del Divenire significa anche affrontare e risolvere in modo consapevolizzante la quotidianità e le problematiche che la vita pone dinanzi (si tratta di alcuni aspetti della mente che affrontano altri aspetti della mente). La mente che Diviene qualitativamente si “radica nella materia” trascendendo nel contempo “l’attaccamento alla materia” (13): “unisce” in se stessa il Cielo e la Terra per Conoscere l’Origine del Cielo e della Terra. Se la mente non affronta le vicende e le problematiche quotidiane in modo consapevolizzante e non le risolve qualitativamente, esse la turbano (paure, stress, ansia, aspettative, conflitti…) e sono un ostacolo per il quietarsi (consapevolizzarsi). Ogni attività, ogni lavoro, ogni rapporto, la famiglia, il tempo libero… sono processi del Divenire, diversa è “soltanto” la qualità con cui la mente li utilizza per maturarsi e consapevolizzarsi. Più sono utilizzati in funzione del Divenire veritiero, più maturano come processi in funzione dello stesso e più aumenta la qualità del lavoro, dei rapporti, della vita famigliare, del tempo libero…

(12) La parola “vivere” è tra virgolette perché si tratta di un concetto metaforico, nel senso che non c’è un qualcuno (un io) che vive la vita, ma è la vita a vivere se stessa. L’abbaglio che ci sia qualcuno (un io) che vive la vita deriva primariamente deriva primariamente dalla convinzione che l’io sia un soggetto reale ovvero vero, mentre si tratta sostanzialmente di un insieme di concetti abbaglianti (io sono il corpo, io sono nato, io sto vivendo, io sono nel tempo e nello spazio, io parlo…).

(13) L’attaccamento alla materia è profondamente diverso dal radicamento nella materia. Il primo è un ostacolo per il Divenire veritiero, mentre il secondo è caratteristico per l’Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente. L’attaccamento alla materia sottintende un’io (più precisamente: l’identità immaginata) che dipende da ciò che possiede e da ciò che avviene, nel senso che lo stato mentale dipende in gran parte da ciò che “l’individuo possiede” e dalla tipologia degli avvenimenti. Il radicamento nella materia esige invece la piena consapevolezza della mente che tutto ciò che in genere è definito come materia e come mondo materiale sono suoi processi, il che sottintende (ed esige) anche l’assenza dell’io (più precisamente: dell’identità immaginata). Il radicamento a terra è caratterizzato quindi anche dalla consapevolezza che sia “colui che possiede” sia la “cosa posseduta” sono segmenti della stessa mente. 

La mente Diviene in modo veritiero anche per migliorare la qualità della propria esistenza: L’esistenza va esistita in modo consapevolizzante per partecipare con Amore, Consapevolmente e Integralmente al meravigliosamente illusorio gioco della vita – sempre meno come “individui” (identità immaginata) e sempre più come Essere Onnicomprensivo (Manifestazione). Per esistere nella pienezza della propria, luce la mente deve illuminare la propria esistenza consacrandosi pienamente alla Ricerca della Reale Identità.

1.2. L’ESISTENZA CONSAPEVOLIZZANTE

L’esistenza che stimola il Divenire veritiero è un’esistenza consapevolizzante. Essendo il Divenire in modo veritiero un’esigenza primaria di ogni mente, esistendo in modo consapevolizzante la mente svolge il proprio “compito primario”.

La mente che esiste in modo consapevolizzante rispetta la vita: la misura in cui la mente rispetta la vita è determinata proprio da quanto la sua esistenza è consapevolizzante, anche perché più la vita è in funzione del Divenire veritiero, più è in funzione dell’esigenza sostanziale della mente – Divenire veramente.   

Esistere in modo consapevolizzante per Divenire del tutto è la Retta Via di ogni mente.

Ma stretta è la porta ed angusta è la via che conduce alla vita, e pochi sono coloro che la trovano. (14)

Mt. 7, 14

(14) I quattro Vangeli, I classici  Blur, RCS Libri, 2005

L’abbaglio che il Divenire veritiero è incompatibile con la “vita ordinaria” è uno dei maggiori ostacoli per il Divenire veritiero e può facilmente sfociare in “estremismo spirituale”, il quale è anche un aspetto del “fuggire dalla vita” intesa come aspetto della Retta via. Per Divenire qualitativamente la mente non deve “cessare di vivere la vita ordinaria per scappare in ciò” che definisce vita spirituale, ma è necessario che esista in modo consapevolizzante per giungere a esistere Consapevolmente.

Il concetto che per maturare spiritualmente (Divenire in modo veritiero) la mente deve trascendere ogni attaccamento (15) è veritiero, ma interpretato in malo modo è altamente fuorviante. Alcune menti pensano che per trascendere ogni attaccamento sia necessario abbandonare la “vita ordinaria” in favore di ciò che definiscono come vita spirituale (16). La sostanza del trascendimento degli attaccamenti non consiste però in un cambio di stile di vita, ma consiste nella piena emersione del costante Alternarsi del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente, il che è inscindibile dalla consapevolizzazione della mente – dall’esistenza consapevolizzante. Senza consapevolizzarsi la mente non può trascendere gli attaccamenti, ma può soltanto fantasticare di averli trascesi e rimane sempre caratterizzata dall’attaccamento, soltanto in modo diverso, per esempio: l’attaccamento alla carriera è sostituito con l’attaccamento a ciò che la stessa mente definisce come spiritualità, condito con l’attaccamento al (concetto di) non attaccamento. Questo può facilmente potenziare l’abbaglio della mente di essere molto evoluta spiritualmente e di essere sulla strada giusta (è, infatti, lo è, nel senso che ha intrapreso la strada giusta per credere in modo diverso nei propri abbagli e nuocere così a se stessa e ad altre menti). 

(15) Si tratta di aspetti della mente che trascendono l’attaccamento ad altri aspetti della stessa mente.

(16) Sia ciò che la mente definisce vita quotidiana sia ciò che definisce vita spirituale appaiono nella mente e sono aspetti della stessa mente.

Il trascendimento ultimo degli attaccamenti non è un modo particolare della mente di porsi verso la vita, nel senso di scegliere determinati avvenimenti ed escluderne altri, ma è uno stato che deriva dalla costante Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente.

1.2.1. MEDITAZIONE PER LA MATURAZIONE DELL’ESISTENZA CONSAPEVOLIZZANTE

1) Questa mente chiede l’eliminazione degli ostacoli per l’esistenza consapevolizzante.

Tempo: 2’-3’

2) Questa mente chiede la maturazione dell’esistenza consapevolizzante.

Tempo: 2’-3’

3) Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità.

Tempo: 2’-3’

Le formulazioni: Questa mente chiede di… e Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità, sono più esatte e migliori delle formulazioni: Chiedo al Sé di… e Mi abbandono completamente alla Reale Identità, perché non siamo Noi (Assoluto, Sé, Reale Identità, Dio, Realtà) a chiedere, ma è la mente a chiedere e la mente non è certamente la Reale Identità.  Le formulazioni: Chiedo al Sé di… oppure Chiedo a Dio di… oppure Chiedo alla Reale Identità di… oppure Mi abbandono all’Assoluto… e altre formulazioni simili, stimolano l’identificazione con la mente e potenziano così l’identità immaginata, aumentando l’abbaglio che si è colui che prega (corpo fisico, attività emotiva e intellettiva…), mentre in Realtà si Sussiste come Colui (Sé, Assoluto, Reale Identità, Dio, Realtà…) a chi è indirizzata la richiesta.   

1.2.2. L’ESISTENZA CONSAPEVOLE  

L’esistenza Consapevole consiste nel costante Alternarsi del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente.  (17) L’esistenza Consapevole è inscindibile dall’Alternanza ed è caratterizzata anche dalla consapevolezza di non essere colui che esiste, ma di Sussistere  come Origine (Assoluto, Reale Identità, Sé, Dio, Realtà) di ogni esistenza.

(17) Il Sussistere pienamente è comunque “di là” della Consapevolezza. Durante il Sussistere pienamente non c’è consapevolezza.

Per la mente poco consapevolizzata, è molto difficile credere che la Reale Identità (Assoluto, Dio, Sé, Reale Identità, Realtà) di ogni essere umano Sussiste come Origine di ogni esistenza. La credenza sottintende sempre l’ignoranza e se la mente vuole trascendere la propria ignoranza e la dicotomia credo - non credo, è necessario che Divenga in modo veritiero, altrimenti rimarrà sempre schiavizzata dalle catene della propria ignoranza.

La mente che vuole liberare se stessa dalla propria ignoranza riguardo all’Origine di tutte le esistenze, può fare ciò anche:

- ponendosi in modo appropriato la domanda consapevolizzante Qual è la Reale Identità? e

- eseguendo la meditazione per conoscere l’Origine dell’esistenza.

1) Questa mente chiede di consapevolizzare come la vita avviene in lei.

Tempo: 3’-5’

2) Questa mente chiede di consapevolizzare la totalità della propria esistenza.

Tempo:2’-3’

3) Qual è l’Origine di ogni esistenza?

Tempo: 10’ ma anche un’ora o più.

         La mente si chiede una volta: Qual è l’Origine di ogni esistenza?, poi si quieta per fare emergere risposte veritiere, per esempio: Dio; oppure La Realtà;  oppure  Io Assoluto;  oppure ancora “Io” Assoluto Sussisto come Origine della Manifestazione.

1.3. VITA SPIRITUALE E MATURAZIONE SPIRITUALE       

Compreso nella sua essenza il concetto di vita spirituale può aiutare la mente a Divenire in modo veritiero. Quando invece la mente non ne comprende l’essenza questo concetto può facilmente abbagliare e sviare. Spesso ciò che è definito come vita spirituale non è tale da far maturare spiritualmente (Divenire in modo veritiero), ma è soltanto una vita in linea con dei concetti riguardanti la spiritualità o presunta tale, più precisamente riguardanti ciò che gli stessi concetti definiscono come spiritualità e come vita spirituale. Il seguire determinati concetti spirituali ovvero certi tipi di condotta (definita come) spirituale non sottintende maturare spiritualmente. D’altra parte, ci sono modi di vita  che possono sembrare “poco o per nulla spirituali” perché non sono in linea con ciò che la mente crede sia spirituale e spiritualmente corretto, ma attraverso i quali la mente matura spiritualmente in modo molto qualitativo.

Una cosa sono i concetti sulla vita spirituale, i quali possono essere più o meno qualitativi e veritieri, altra cosa è l’effettiva vita spirituale che non è determinata dalla forma, ma dal suo potenziale di stimolare la maturazione spirituale (il Divenire veritiero). La vita spirituale è la vita consapevolizzante. La vita è tanto spirituale quanto stimola il Divenire veritiero, indipendentemente dall’ambito in cui si svolge e dalla forma con cui si esprime. La vita spirituale qualitativa porta a trascendere la forma, i modi espressivi, la suddivisione in spirituale - non spirituale. La vera vita spirituale non è una questione di concetti sulla spiritualità, ma è questione di Alternanza del Sussistere pienamente con l’Essere pienamente. Nella mente Divenuta del tutto avviene costantemente una piena vita spirituale, indipendentemente dalla forma in cui essa avviene.

Dopo l’autorealizzazione, qualsiasi siano il comportamento o le azioni espresse attraverso il corpo di un saggio, queste saranno spontanee e completamente incondizionate; non possono essere connesse ad alcuna disciplina. Un saggio realizzato può nascondersi in una persona dall’aspetto trasandato, seduta in un campo per cremazioni, o in palazzo prezioso, nel palazzo di un re. Può essere un macellaio per vocazione, o un uomo d’affari di successo, ciò non di meno un essere realizzato, avendo trasceso la dimensione dell’essere, risiede per sempre nell’eterno assoluto. (18)

Sri NIsargadatta Maharaj

(18) Il nettare dell’immortalità – ultimi insegnamenti, Sri Nisargadatta Maharaj, a cura di Robert Powell, Ubaldini Editore – Roma, pag. 91.

L’incomprensione di cos’è effettivamente la vita spirituale scaturisce primariamente dal non comprendere (da parte della mente) a fondo il significato del concetto di maturazione spirituale: la maturazione spirituale è un processo che porta la mente a trascendere se stessa. L’incomprensione di cos’è l’effettiva maturazione spirituale (il Divenire veritiero) può dar adito a idee, emozioni e condotte che sono un grande ostacolo per la stessa maturazione spirituale. Tale non comprendere può essere paragonato al “salire in una macchina guidata da un autista che non si conosce, senza sapere perché si è saliti, ignorando dov’è diretta la macchina e se l’autista sa guidare”. A causa di tale ignorare alcune menti immaginano di star maturando spiritualmente, mentre, in effetti, soltanto si occupano di temi spirituali e conducono un’esistenza che è comunemente definita come esistenza spirituale.

Per comprendere il significato essenziale dei concetti di vita spirituale e di maturazione spirituale e disilludersi dagli abbagli riguardanti questi due concetti e processi, è necessario che la mente consideri che la quintessenza della maturazione spirituale consiste nella maturazione della mente e che l’intera vita (che sia definita come spirituale o come non spirituale) appare soltanto nella mente che la percepisce e interpreta.

1.3.1. MEDITAZIONE

La seguente meditazione serve anche a stimolare la dissoluzione dell’immaginaria suddivisione in vita spirituale e in vita non spirituale.

1) Questa mente chiede la riprogrammazione dei concetti sulla vita e sulla spiritualità.

Tempo: 2’-3’

2) Questa mente chiede l’eliminazione degli abbagli sulla vita e sulla spiritualità.

Tempo: 2’-3’

3) Questa mente chiede l’eliminazione dell’immaginaria suddivisione spiritualità - vita quotidiana.

Tempo: 2’-3’

4) Questa mente si abbandona completamente alla Reale Identità.

Tempo: minimo 3’

1.3.2. VITA SPIRITUALE E POVERTÀ 

Secondo alcune menti la vita spirituale deve essere caratterizzata anche dalla povertà intesa come rinuncia ai beni materiali. L’effettiva “rinuncia spirituale” consiste invece nel rinunciare della mente agli abbagli, tra cui all’abbaglio identità immaginata (io, ego). L’effettiva povertà è la povertà di idee riguardo a “se stessi” (identità immaginata) e a Dio. Meno idee la mente ha riguardo al “se stessi” e a Dio e più le idee sono consapevolizzate, più la mente è vicina a Conoscere Dio (Assoluto, Sé, Realtà, Origine) come Reale Identità di ogni essere umano.

La credenza che la vita spirituale deve essere caratterizzata dalla rinuncia ai beni materiali è causata anche dalle convinzioni che la materia sia divisa dallo Spirito e che la materia sia impura mentre lo Spirito è puro. Queste credenze/convinzioni possono a loro volta stimolare la formazione:

- del convincimento errato che la cosiddetta vita spirituale sia in conflitto con la cosiddetta vita materiale (mondana),

- del convincimento fuorviante che lo Spirito è in conflitto con la materia, 

- della credenza abbagliante che per avvicinarsi a Dio oppure allo Spirito è necessario rigettare la materia.

Lo Spirito è la Coscienza e come tale non è mai in conflitto con la materia. Lo Spirito (Coscienza) e “immune” ai conflitti. Soltanto la mente può essere in conflitto. Ogni conflitto è un conflitto della mente inquieta con se stessa, anche perché condizionata, per esempio, dal concetto fuorviante che lo Spirito è in conflitto con la materia ovvero che la cosiddetta vita spirituale è in conflitto con la cosiddetta vita materiale.

La materia è un aspetto della mente, la quale è una manifestazione dello Spirito (Coscienza) e si compone di: vibrazioni – energia – materia. La mente e quindi anche la materia sono anche strumenti in funzione dell’eterno perpetuarsi dello Spirito.

Dalla “prospettiva” dello Spirito e del suo eterno perpetuarsi la vita umana è un insieme di processi mentali (vibrazioni – energie – materia) e come ogni processo mentale è anch’essa sostanzialmente in funzione del suo eterno perpetuarsi. La vita non può essere mai in conflitto con lo Spirito, di qualsiasi tipo di vita si tratta e non ci sono vite in cui Dio è “assente”: ogni vita è inscindibile da Dio (Assoluto, Reale Identità, Sé, Realtà, Origine). In sostanza, come manifestazione dello Spirito (Coscienza) ogni vita è spirituale in una certa misura, cambia “soltanto” il grado di spiritualità della vita che è determinato da quanto la vita è in funzione della maturazione spirituale (Divenire veritiero).

1.3.3. IL CONCETTO DI SERVIRE DIO

Uno dei concetti relativi alla vita spirituale è che la vita spirituale è la vita dedicata a Dio. Interpretato nel modo opportuno questo concetto è molto veritiero, mentre compreso in modo inopportuno può essere molto fuorviante, come nel caso in cui per Dio la mente intende un’entità che vuole questo e quello (la cosiddetta volontà di Dio) e immagina che servire Dio sia proprio fare ciò che immagina sia la cosiddetta volontà di Dio.

Il servire Dio consiste sostanzialmente nel volgersi della mente verso Dio (Reale Identità, Origine, Assoluto, Realtà, Dio, Sé) e nel consacrarsi della stessa alla Ricerca della Reale Identità. Più qualitativamente la mente è volta “verso” Dio, meglio è indirizzata alla Ricerca della Reale Identità e meglio serve Dio il quale non ha in nessun caso alcun bisogno di essere servito e non sa in nessun caso di essere servito. Come ogni concetto, i concetti: servire Dio, bisogna servire Dio… sono limitati alla mente e non tangono minimamente Dio che Sussiste eternamente Intangibile. Sono concetti che comunque interpretati in maniera consapevolizzante sono utili ai fini del Divenire veritiero della mente. Il servire Dio non serve di certo a Dio, ma servire Dio qualitativamente serve certamente alla mente per Divenire veramenteServire Dio qualitativamente è una forma di autogoverno molto benefico della mente.

Una delle credenze relative al concetto di servire Dio è che servire Dio significa aiutare il prossimo. Essendo la capacità della mente di aiutare sostanzialmente altre menti proporzionale al grado di maturità/consapevolezza  della stessa mente, aiutare sostanzialmente il prossimo significa stimolare altre menti a Divenire in modo veritiero: più la mente Diviene veramente e più aiuta il prossimo (più stimola il Divenire veritiero di altre menti) e più serve Dio. Anche in questo caso, servire Dio significa stimolare il proprio (19)  Divenire veritiero e di spontanea conseguenza il Divenire veritiero di altre menti.

(19) È la mente che stimola il proprio Divenire veritiero, non Noi (Reale Identità). La Reale Identità non Diviene, ma Sussiste come Origine di ogni Divenire.

In ogni caso, maggiore è la qualità della mente e del suo Divenire e più essa serve Dio. Divenendo qualitativamente la mente consapevolizza:

- che il servire Dio è un modo di comportarsi verso se stessa perché immagina la divisione da Dio e

- che lo scopo sostanziale del servire Dio è dissolvere l’abbaglio che ci sia tale divisione.

Facendo ciò che può essere definito come servire Dio in modo consapevolizzante, la mente disillude se stessa dall’abbaglio di essere divisa da Dio e scopre che Dio (Assoluto, Reale Identità, Realtà, Origine, Sé) Sussiste sempre con la Manifestazione e che nulla è mai stato diviso da Dio.

Importante: La fantasia di essere servitori di Dio può facilmente alimentare l’identità immaginata di tipo spirituale (ego spirituale) e quindi ostacolare la maturazione spirituale (Divenire veritiero). Non siamo Noi (Assoluto, Dio, Reale identità, Origine, Sé) a servire Dio, ma è la mente che serve Dio  (Assoluto, Dio, Reale identità, Origine, Sé). Noi (Reale Identità) non siamo i servitori di Dio, ma Sussistiamo come Colui che è servito, più precisamente come Colui che la mente immagina di servire.

Ritorna a inizio pagina

Condividi questa pagina su Facebook
Il segreto di Nikola Tesla Sri Nisargadatta Maharaj Krishnamurti-MenteLibera Osho - The Movie
Ranjit Maharaj 1
U.G. Krishnamurti UG Krishnamurti - you see
Madre Teresa di Calcutta Talks with Nisargadatta Meher Baba Interview Ghandi
OSHO: Absolutely Free Padre Pio vivo 1
Krishnamurti - Il Risveglio
Krishnamurti
Maharishi Mahesh Yogi Padre Pio - l'Eucarestia Thich Naht Hanh Carezza- Giovanni XXIII
Ultima messa di Padre Pio
Anandamayi ma Meher Baba with Lepers
Video spirituali
Copyright 2003-2010 Andrea Pangos