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ARTICOLI
L'IDENTITA' IMMAGINATA
Articolo di Andrea Pangos

1. L’IDENTITÀ IMMAGINATA

1.1. INDIVIDUO EFFETTIVO E INDIVIDUO IMMAGINARIO

1.2. IL CONCETTO IO

1.3. IL QUESITO FONDAMENTALE: CHI SONO IN REALTÀ IO? – QUAL È LA REALE IDENTITÀ?

1.4. QUALITÀ DELL’IDENTITÀ IMMAGINATA

1.5.ACCOGLIENZA E TRASFORMAZIONE DELL’INDIVIDUO IMMAGINARIO

1.6. LA CONSAPEVOLIZZAZIONE DELL’IDENTITÀ IMMAGINATA

1.7. IL COSIDDETTO RINUNCIARE A SE STESSI

1.8. IDENTITÀ IMMAGINATA E CRISI D’IDENTITÀ

1.9. IDENTITÀ IMMAGINATA E PROBLEMI INDIVIDUALI E COLLETTIVI

1.10 IDENTITÀ IMMAGINATA E DISCRIMINAZIONE

1.11. IDENTITÀ IMMAGINATA E PSICOSI

1.12. SUSSISTO ASSOLUTO

1. L’IDENTITÀ IMMAGINATA

L’identità immaginata è l’insieme di percezioni che definiscono il “se stessi”. In sostanza e specificatamente si tratta di immagini, sensazioni, emozioni e idee riguardo al “se stessi”: io sono anche queste immagini, sensazioni, emozioni e idee.

L’identità immaginata è sì composta da questi quattro elementi percettivi, ma in sostanza è un’identità concettuale; è l’attività intellettiva[1] a rendere possibile la definizione dell’identità: io sono il corpo, le emozioni, i pensieri; sono la somma delle esperienze, sono colei che è nata, sono colui che vive, sono il capofamiglia, sono una donna in carriera, sono la pecora nera della famiglia, sono alto, sono bassa, sono intelligente, sono stupido, sono vincente, sono anoressica…. 

[1] I pensieri sono una forma di percezione: l’attività intellettiva deriva dalla percezione primaria, che è la percezione (della mente) di esistere.

La base mentale dell’identità immaginata è la percezione primaria della mente di esistere (io sono, io esisto) - la consapevolezza della mente riguardo alla propria esistenza. Le immagini, le sensazioni, le emozioni e i pensieri sono aspetti della consapevolezza, modi della mente di percepire se stessa, suoi singoli aspetti. L’identità immaginata è quindi un modo della mente di sperimentare ed interpretare se stessa, una modalità della consapevolezza di spiegarsi alcuni suoi processi, di indicarsi in modo distorto.

Le cause effettive dell’identità immaginata sono invece i processi della Coscienza relativi a ciò che nella mente si manifesta, appunto, come identità immaginata.

L’identità immaginata è:

- un’entità autoreferenziale, è lei stessa a definirsi e a propinarsi come sé vero e proprio;

- immaginaria anche perché la Reale Identità (Assoluto, Sé, Dio, Realtà) è “oltre” ogni immaginazione[2]. Il termine di identità immaginata è stato scelto anche perché stimola a riflettere sul fatto che si tratta soltanto di un’identità irreale.

[2] L’immaginazione è inscindibile dalla mente, mentre la Reale Identità Sussiste “di là” della stessa.

La ragione fondamentale dell’esistenza dell’identità immaginata è l’insufficiente grado di consapevolezza dei segmenti mentali che la formano, immaginano. Tra le ragioni più specifiche vi sono invece:

- l’identificazione con la consapevolezza, specificatamente con: il corpo (io sono il corpo), le emozioni (io sono le emozioni) e i pensieri (io sono i pensieri), vale a dire l’interpretazione, emotiva e intellettiva, non sufficientemente consapevole di ciò che la mente conosce (“se stessi”, se stessi, gli altri, il mondo, l’universo…[3]) e di ciò che non conosce (la parte di umanità non conosciuta, l’universo sconosciuto, la Coscienza, Dio ovvero ciò che definisce come Dio…);

- l’ignoranza riguardo alla Reale Identità. Non conoscendo il Sé Reale, alcuni segmenti mentali fantasticano che il sé reale sia l’identità immaginata;

- l’inconsapevolezza che la Vera Identità è la Totalità[4], vale a dire l’insieme di Reale Identità e Manifestazione (Coscienza, vibrazioni, energie e materia);

- l’immaginare la separazione, a causa dell’inconsapevolezza riguardo all’Unità Onnicomprensiva.

Oltre a essere una conseguenza di queste ragioni, l’identità immaginata è una causa delle stesse.

[3] Si tratta chiaramente di aspetti della stessa mente, ma la mente non abbastanza consapevolizzata non sa che è così e immagina che si tratti di aspetti del c.d. mondo esteriore.

[4] La Vera Identità non è relativa all’individuo, ma a Quello che si è in Verità - la Totalità.

L’(esistenza dell’)identità immaginata, è anche un indicatore molto concreto di quanto può essere abbagliante il funzionamento non abbastanza consapevole della mente, anche nel suo creare fantasmi, tra cui l’identità immaginata, che alla mente poco consapevole sembrano entità reali, mentre sono soltanto allucinazioni. A causa del basso grado di consapevolezza della stragrande maggioranza delle menti, oggigiorno l’identità immaginata è in un certo senso “naturale” (e così minimamente riconosciuta, da sembrare un elemento naturale di ciò che è comunemente definita mente sana, invece è una patologia), anche nel senso che si forma pure attraverso ciò che è definita evoluzione naturale percettiva del bambino, tramite la distinzione io e non io, mio corpo e corpo non mio (altrui), emozioni mie e non mie, pensieri miei e non miei. Una mente sottostante, sin dal concepimento, nella misura necessaria all’influsso di menti altamente consapevoli, si svilupperebbe diversamente. Maturerebbe sì il discernimento del proprio corpo da quello altrui, delle proprie emozioni da quelle altrui, dei propri pensieri da quelli altrui, ma quasi senza immaginare la separazione e la molteplicità. Più è consapevolizzante l’influsso a cui sottostà una mente appena concepita o neonata, meno è stimolata a fantasticare la separazione e maggiori possibilità ha di consapevolizzare l’Unità Onnicomprensiva.

Ignorando la Vera Identità (Totalità) e immaginando la separazione del conoscitore dal conosciuto[5], alcuni segmenti mentali costruiscono l’identità immaginata in base al principio io sono questo e non sono quello, formando così due gruppi immaginari: me e non me (ciò che sono e ciò che non sono). Si tratta di un circolo vizioso: immaginando il “se stesso” il “singolo” definisce automaticamente anche ciò che “lui” non è. Viceversa, determinando ciò che “lui” non è, indica a ciò che è. Nel senso ampio del concetto e del fenomeno, l’identità immaginata è quindi relativa al me (sono questo e quello). In quello ampio è invece composta sia dal me che dal non me (non sono quello e quello), dall’io e dall’non io.

[5] Il conoscitore che percepisce è la mente, come lo è anche il conosciuto, mentre il Conoscitore Reale (“oltre” la percezione) è la Reale Identità. In nessuno dei due casi c’è separazione.

È vero che l’individuo (la mente) non è la Totalità (Vera Identità) e l’Assoluto (Reale Identità), e che ci sono corpi, emozioni, idee, azioni… altrui, ma:

- la classificazione in me - non me, allontana la mente dalla possibilità di riconoscere la Vera Identità e la Reale Identità, che non sono chiaramente identità individuali, ma la piena consapevolezza riguardo queste due identità rappresenta una caratteristica della Consapevolezza integrale (Essere pienamente), lo stato di Naturalezza mentale;

- la divisione in  me – non me, è relativa primariamente a ciò che la mente sperimenta, per esempio ciò che definisce come: corpo fisico, corpi fisici altrui, emozioni e idee proprie e altrui, mondo, universo…, e tutto ciò sono suoi processi (il cosiddetto mondo esteriore è sì tale rispetto al corpo fisico, ma non è effettivamente esteriore, perché al pari del corpo fisico fa parte della mente che li percepisce). L’intero universo percepito è un aspetto della mente Immaginando la separazione del me (semplificando: mio corpo e mio mondo interiore) dal non me (mondo esteriore a me), la mente immagina la propria separazione da se stessa, il distacco di suoi segmenti da altri suoi segmenti. Questo le impedisce di consapevolizzare che tutto ciò che sperimenta sono suoi aspetti, inscindibili tra essi. Essendo la mente un unico processo (un’unica “sostanza mentale”) - è un insieme di processi (vibrazioni, energie, materia) inscindibili tra loro, la percezione di separazione non può che essere immaginaria – la mente che immagina la propria divisione.

Né la Reale Identità (Assoluto), né la Vera Identità (Totalità) né il vero individuo (la mente) possono essere effettivamente divisi. La divisione in me - non me[6] è pura fantasia (questa purezza non rappresenta comunque il minimo ostacolo, anzi, per imbrattare la mente con confini effettivamente inesistenti). Immaginando la separazione, la mente la sperimenta e aumenta la sua convinzione che esiste veramente, per esempio: la divisione in mondo interiore ed esteriore, e quella dell’individuo da Dio – l’individuo non è Dio, ma non è nemmeno separabile da Lui.    

[6]  Divisione intesa, per esempio, come immaginazione che il mondo percepito sia veramente esteriore e non facente parte della mente che lo percepisce.

La classificazione in me – non me, è ben diversa dalla classificazione in Me (Reale Identità, Assoluto) – non Me (Manifestazione: corpo, emozioni, pensieri, consapevolezza…), la quale può essere di ottimo ausilio alla mente per consapevolizzarsi. Il primo tipo di ripartizione è falso e stimola la mente a immaginare la separazione, mentre il secondo è veritiero e stimola la mente a Discernere la Reale Identità dalla Manifestazione e a consapevolizzare che in Realtà (non come individuo) Si Sussiste Assoluti.

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