La soluzione migliore per alcuni è proprio la vita monacale. Ognuno ha le proprie esigenze di maturazione. L’importante è scegliere l’ambito che meglio favorisce la consapevolizzazione.
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VITA CITTADINA E VITA MONASTICA

VITA CITTADINA E VITA MONACALE

Brano tratto dal libro Divenire

di Andrea Pangos

Come comprare il libro

Gli argomenti di questa pagina sono trattati al corso Alla Ricerca della Reale Identità

Non si può divenire con qualità “fuggendo” dagli impegni quotidiani. Occuparsi di spiritualità non deve essere una (falsa) giustificazione per scappare da questioni irrisolte, paure, conflitti…, e per reprimere frustrazioni, complessi, delusioni…, che sono sempre nostri processi. Si è sempre con tutti i propri contenuti e non si può in nessun modo scappare (d)a se stessi. Questi contenuti si possono affrontare oppure si può immaginare di riuscire a scappare. L’occuparsi di spiritualità per fuggire da ciò che non piace, non è maturazione spirituale (divenire veritiero), ma è abbagliamento con allucinogeni (primariamente concetti) di tipo (pseudo) spirituale.

Nella maggior parte dei casi, la formazione dell’individuo è stata condizionata da influssi simili a quelli cui sottostà ancora (che continuano a costituirsi in lui): tradizioni famigliari e collettive, credenze religiose, usi cittadini, concetti inerenti al lavoro, idee sul senso della vita, un certo tipo di approccio alla sessualità, meccanismi nei rapporti interpersonali, rappresentazioni riguardo alla spiritualità, concetti sulla vita in generale… L’individuo è anche il prodotto di antenati, che avevano fatto alcune esperienze simili a quelle che sta affrontando. Se non sono state elaborate in modo consapevole hanno concorso alla formazione di ostacoli per la consapevolizzazione che caratterizzano il cosiddetto inconscio famigliare[3]: traumi famigliari, forme emozione e pensiero radicate in ambito familiare, repressione della sessualità, sofferenza e privazione come “filosofie di vita”, frustrazioni e complessi in comune ai famigliari, processi nocivi relativi a suicidi, incesti, conflitti famigliari e altro ancora. La comparsa di condizioni simili a quelle che hanno influito sulla formazione di tali impedimenti “obbliga” chi vuole consapevolizzarsi ad affrontarle in modo illuminante, senza fare finta che non ci siano o che non influiscano nocivamente. Si tratta di una specie di cura omeopatica, una cura omeopaticonsapevolizzante.

Chi sceglie la vita da monastero, ashram, comunità, eremita…, di solito non incontra direttamente (non compaiono in lui) condizioni quotidiane simili a quelle che hanno portato alla formazione di molti degli ostacoli per divenire con qualità. Questo può essere un limite per neutralizzarli, anche perché può illudersi di averli trascesi, mentre è soltanto il tipo di vita che non li fa riscontrare. Poi, quando entra in contatto con la vita “ordinaria”,[4] si rende conto che lo turbano ancora. Gli impedimenti possono essere eliminati anche senza che l’individuo sperimenti condizioni simili a quelle che hanno portato alla loro formazione, ma incontrarle direttamente nella quotidianità e affrontarle in modo illuminante, può facilitare la loro neutralizzazione.

Questo non significa che la vita “ordinaria” sia l’ambito di maturazione più favorevole per tutti. La soluzione migliore per alcuni è proprio la vita monacale. Ognuno ha le proprie esigenze di maturazione. L’importante è scegliere l’ambito che meglio favorisce la consapevolizzazione. Va comunque considerato che ogni ambito percepito appare a noi in noi stessi e che, se non diveniamo con qualità, siamo sempre l’ambiente sbagliato primario.    

La condizione ottimale per taluni ricercatori spirituali è la vita monastica.

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